Scrivo in un giorno sospeso ancora tra l’inverno e la primavera. È un giorno di metà di marzo.
Da un lato, non è facile parlare di bellezza in un periodo in cui il mondo sta vivendo un ritorno al passato.
In tante parti del globo le lancette della storia sono state riportate indietro, a un tempo in cui “la clava” – tipica della Preistoria – dettava legge. Apparentemente, i “più forti” (o i più furbi e arroganti?) stanno tirando le redini di un pianeta che avrebbe bisogno di tutt’altro: non di guerre, ma di armonia; non di scontro di culture e fedi, ma di dialogo; non di logiche retrograde affossate su interessi di parte, ma di una visione d’insieme che abbracci e consideri ogni essere.
Dall’altro lato, è doveroso parlare di bellezza proprio perché non possiamo lasciare spazio solo ed esclusivamente a notizie angoscianti e a figure folli e autocratiche.
È doveroso parlare di bellezza perché è attorno a noi.
La bellezza la possiamo vedere in tutte quelle persone che aiutano e sostengono gli altri in modo disinteressato; in quelle organizzazioni che vanno a lavorare proprio in quei luoghi dove la terra è rossa del sangue degli innocenti; nelle vere amicizie e nei rapporti umani scanditi da sorellanza e fraternità.
E, naturalmente, la bellezza la possiamo vedere, toccare, annusare ogni giorno grazie a Madre Natura, che nel mese di marzo – con l’Equinozio di primavera – si risveglia dal placido e silenzioso inverno.

Scrivo – come dicevo nell’incipit – in un giorno sospeso tra due stagioni:
l’una, più fredda (che purtroppo da noi, nel Levante ligure, non è stata così fredda, ma piovosa… aspettavo la neve, ma le follie [altre] del clima non mi hanno portato questo regalo, a differenza di altre zone d’Italia);
l’altra, simbolo di rinascita.
Marzo è così… un mese di transizione tra due periodi dell’anno tra loro energeticamente diversi: l’uno invita all’introspezione, l’altro al risveglio.
A livello simbolico Marzo è un mese “particolare”: è associato a Marte, il pianeta della guerra (sarà per questo che assistiamo all’infiammarsi dei conflitti nella Mezzaluna?).
A sua volta Marte, sul piano alchemico, si collega all’energia dell’elemento ferro, la cui natura è doppia, essendo sì collegato al coraggio e alla forza, ma anche alla rabbia.
Marzo è proprio un mese sospeso tra due energie, e anche tra due visioni del mondo e della vita.
Quale vogliamo far emergere e coltivare?
L’energia della guerra e della rabbia, o l’energia del coraggio, della forza e del risveglio per la costruzione di una società globale abitata da esseri umani senzienti e consapevoli?
Noi – la sottoscritta e AL (insegnanti di Meditazione e di Mindfulness, nonché Forest Therapy Guides) e anche la nostra cagnolona Angie che vive ogni giorno nella non-dualità e nella più assoluta equanimità – optiamo per la seconda energia.
Pratiche meditative e di presenza mentale che consigliamo per il mese di Marzo
Essendo marzo un mese di transizione tra una fase invernale più calma e una fase primaverile più attiva consigliamo di praticare la Meditazione con i fiori d’arancio (Zagare del Citrus sinensis).

Questa meditazione aiuta ad allontanare lo stress grazie al profumo, alle forme e all’energia sprigionata dai fiori d’arancio.
In questo periodo di transizione è possibile che si avvertano di più alcuni “disturbi”, come insonnia, ansia, stanchezza, difficoltà a concentrarsi.
Attraverso la Meditazione con i fiori d’arancio possiamo coltivare uno stato di leggerezza.
Come scrivo nel mio libro dedicato alle Meditazioni con i Fiori, le zagare – i fiori dell’albero di arancio (Citrus sinensis) – ci invitano a entrare in una dimensione accogliente, protetta, dove poter alimentare l’emozione della gioia.
Nel mio libro parlo in particolare dell’arancio amaro, poiché dai suoi boccioli freschi si estrae, tramite distillazione a vapore, il neroli, un olio essenziale dalle note agrumate e fiorite, ampiamente utilizzato in aromaterapia.
Infatti, è un’essenza che produce diversi effetti benefici: aiuta a superare ansia, tristezza, malinconia, e permette di migliorare il rapporto con se stessi, sia a livello fisico, sia sul piano psico-energetico.
Abbracciare l’impermanenza
Marzo e l’arrivo della primavera ci invitano inoltre a riflettere e a meditare sull’impermanenza. I fiori e gli alberi che vediamo sbocciare – dal pruno al ciliegio, dal pesco alla mimosa, passando per i narcisi, le violette e le primule – esprimono poeticamente la natura effimera dei fenomeni.
Accettare l’impermanenza non vuol dire adottare un atteggiamento disinteressato verso la vita – pensando che “tanto tutto cambia, quindi rimango indifferente a tutto…” – tutt’altro!

Abbracciare l’impermanenza significa:
- dare valore a ogni istante della nostra vita, a ogni situazione, a ogni persona cara, senza però rimanere legati a forme di attaccamento;
- lasciar andare quando è giunto il momento di cambiare qualcosa nella nostra vita;
- osservare e vivere la vita come un flusso che scorre (il “panta rei” eracliteo) senza rimanere succubi dei cambiamenti;
- affrontare le trasformazioni dell’esistenza in modo più consapevole e calmo.
In questi giorni, rileggendo alcuni appunti, ho ritrovato queste parole di Marguerite Yourcenar (dal libro “Il giro della prigione”) che racchiudono benissimo la natura dell’impermanenza:
Non si vede due volte lo stesso ciliegio, né la stessa Luna contro cui si staglia un pino.
Ogni momento è ultimo, perché è unico.
Nel viaggiatore, tale percezione si acuisce per l’assenza delle abitudini facilmente rassicuranti,
tipiche del sedentario che inducono a credere che l’esistenza resti per sempre.
(l’ultima frase spingerebbe anche a ricordare la differenza tra “viaggiatore” e “turista”… il primo desidera conoscere, esplorare, entrare in relazione con la cultura e il luogo in cui si trova; il secondo continua a portare con sé l’approccio da sedentario che lo caratterizza a casa: da qui la scelta di comodi pacchetti all-inclusive… ma questa è un’altra storia…).
Ritornando all’impermanenza e alla primavera, concludo questo scritto citando le parole di Kobayashi Issa. Il seguente haiku ci offre speranza, ci invita a cogliere l’effimera bellezza, assaporandola nonostante le difficoltà…
Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.
Kobayashi Issa

