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La casa ai confini del mondo, tra nature writing e mindfulness

È uno di quei libri che, a distanza di parecchi decenni dalla sua pubblicazione (1928), riesce ancora a toccare le corde dell’anima, accompagnando la lettrice/il lettore in una dimensione dove terra, acqua, aria e fuoco plasmano paesaggi e stagioni. Oltre a ciò, è sorprendente scoprire come un testo fondativo del nature writing contenga al suo interno preziosi elementi di mindfulness.

Quando mi sono immersa nelle pagine de “La casa ai confini del mondo” – che la redazione di Piano B Edizioni mi ha gentilmente inviato in agosto – non pensavo di addentrarmi in una scrittura capace di esprimere in maniera così dettagliata e poetica, l’amore e il rispetto per la Natura nel suo complesso. E, soprattutto, non pensavo di trovarvi numerosi concetti collegabili a pratiche di presenza mentale.

Ma, in fondo, la contemplazione di Madre Natura rappresenta in sé un’esperienza meditativa quando la stessa osservazione avviene in modo consapevole e in una condizione di rispetto e di stupore.

Henry Beston, in ciò, è maestro, perché le sue narrazioni inerenti il luogo in cui ha vissuto per un intero anno – ovvero Cape Cod, in Massachusetts – disvelano un’acuta capacità di andare in profondità con lo sguardo.

Facciamo però un passo indietro
per capire meglio la genesi e la struttura
de “La casa ai confini del mondo”.

Henry Beston (1888 – 1968) visse a cavallo di due epoche, tra ´800 e ´900. Fu testimone diretto degli orrori della prima guerra mondiale, avendo prestato servizio come autista di ambulanze in Francia, nella zona del Bois-le-Prêtre e nella battaglia di Verdun (come racconta lui stesso nel suo primo libro, “A Volunteer Poilu”). In seguito, in qualità di addetto stampa della marina degli Stati Uniti, vide combattimenti e morti.

La decisione di trascorrere un intero anno in quasi totale solitudine sulle dune di Cape Cod probabilmente nacque in lui per allontanarsi da un mondo bellicoso e da un modello di società all’epoca nascente – quella industriale e capitalistica – in cui faceva fatica ad adeguarsi.

Seguendo in parte le orme di Henry David Thoreau (1817 – 1862), che si allontanò dalla “civiltà” e andò “nei boschi perché desiderava vivere con saggezza”, Beston, nell’autunno del 1926, si trasferì in una piccola casa di legno fatta costruire tempo prima e che chiamò Fo’Castle (castello di prua).

Una decisione, quella di staccarsi da una normale quotidianità, maturata da mesi, programmata, voluta. La casa in cui andò ad abitare si trovava in una posizione eccezionale, affacciata com’era sull’oceano Atlantico. Ed è proprio da questo luogo privilegiato che nacquero le pagine di “La casa ai confini del mondo”.

Leggendo questo libro dalla prospettiva di un’istruttrice di mindfulness si notano tanti dettagli collegabili a concetti intrisi di presenza mentale e attenzione cosciente.

L’analisi scrupolosa della storia geologica della spiaggia di Cape Cod, la descrizione dei diversi tipi di terra che la compongono, i colori del paesaggio che mutano a seconda del suolo e del momento in cui lo si guarda, la quiete del silenzio: già questi pochi elementi racchiusi nei primi paragrafi del testo hanno il sapore della mindfulness.

Infatti, nel libro ravvisiamo (come già rilevato nell’incipit di questo Articolo) la centralità degli elementi terra, acqua, aria, fuoco, che scandiscono “i ritmi solenni della natura”. Questa stessa centralità è presente in un percorso di mindfulness, attraverso la pratica della meditazione sugli elementi.

Nei racconti di Beston troviamo inoltre l’elogio del “quieto silenzio”, che è il contesto più indicato per meditare, poiché la quiete esterna conduce più agevolmente alla quiete interiore. E troviamo la totale sintonia con la natura, con le sue manifestazioni sia esse impetuose – come i venti carichi di neve o il mare furioso – sia esse poetiche, come un placido tranquillo tramonto.

E ancora, se nella mindfuness si parla di body scan (la scansione delle varie parti del corpo), nello scritto di Henry Beston possiamo individuare una “scansione” dettagliata dell’oceano nelle diverse condizioni atmosferiche, o ancora, una “scansione” dei tanti tipi di flora e fauna presenti a Cape Cod.

Ma c’è molto di più ne “La casa ai confini del mondo”.

Beston ci mostra l’importanza di ogni istante, anche quello avvolto dalle ombre più scure.

Ci invita ad ascoltare echi di voci antiche, quelle dei nativi Nauset, popoli di lingua algonchina ormai estinti, che con le loro danze onoravano terra, oceano e cielo.

Beston ci restituisce con poetica narrazione il profondo legame che unisce l’essere umano alla natura, al di là del bene e del male, senza giudizi.

 

Accogliere settembre seguendo gli “insegnamenti” di Beston

Domani (nel momento in cui scrivo questo pezzo) varcheremo la soglia di settembre, un mese che ci porterà nella stagione autunnale. Un periodo ideale per contemplare la Natura nella stessa maniera che ci ha mostrato Henry Beston, descrivendoci la sua esperienza a Cape Cod.

A prescindere dal luogo in cui ci troviamo – città, mare, campagna, montagna – possiamo cogliere le tante sfumature che Madre Natura ci dona.

Osserviamo le variazioni della luce solare che lentamente diminuisce.

Ammiriamo il gioco cromatico delle foglie degli alberi che passano dalle gradazioni del verde a tinte più accese, come il giallo oro, il rosso intenso e il marrone ramato. Prestiamo attenzione alla forma delle foglie e alle caratteristiche delle cortecce delle piante che vediamo.

Questi semplici momenti di presenza mentale (mindfulness) in connessione con la Natura ci aiutano a recuperare il legame con Madre Terra. Un legame che stiamo perdendo – e che molti hanno già perso – per via di stili di vita troppo frenetici e condizionati dall’eccessivo uso e abuso di smartphone, social, video, immagini virtuali, intelligenze artificiali.

Contemplare la Natura – sulla scia del lavoro di Beston – ci può aiutare a sentirci nuovamente parte della grande rete della vita, in cui si intrecciano tante specie, vegetali, animali, minerali e noi, umani.

Possiamo ritornare a stupirci delle meraviglie presenti sul nostro (unico) pianeta. Possiamo vederci come parte del Tutto.

Senza più ergerci a padroni del mondo e della natura, la nostra visione muta, diventiamo più consapevoli, attenti a ciò che ci circonda e possiamo capire che ciò che guardiamo all’esterno di noi è un riflesso del nostro mondo interiore. Pacificando la nostra mente e il nostro cuore possiamo ricreare armonia dentro e fuori di noi.

 

Silvia C. Turrin

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