Siamo giunti alla fine di ottobre. Questi ultimi mesi sono stati intensi e impegnativi a vari livelli. L’intensità, a tratti, ha in qualche modo accelerato i ritmi e tanti giorni sono anche volati via velocemente.
Tempus fugit. Il tempo sembra non bastare per tutto ciò che si vuole realizzare.
Ma è davvero così?
Davvero il tempo è così “tiranno” da divorare energie, spazi, progetti? Questo tempo che fagocita tutto, gli antichi Greci, lo chiamano Kronos. Proprio come il mitologico Titano Krónos divorò i suoi figli (ad esclusione di Zeus grazie all’intervento della figura femminile chiamata Rea) e separò cielo e terra per la sete di potere e controllo, così questo tempo tende ad accaparrarsi tutto. È un tempo misurabile, lineare, scandito inesorabilmente da ore, minuti, secondi…
Grazie però alla teoria della relatività e agli studi emersi in seguito sappiamo che non esiste un tempo “assoluto”. Velocità e gravità lo influenzano…
Possiamo stabilire noi stessi il “nostro tempo”.
E la fine di ottobre ci invita proprio a fare questo: a scegliere il “nostro tempo”, a scegliere come viverlo, con quale ritmo, con quale velocità, e scegliere quali “pesi” portarci appresso…
Se facciamo un passo indietro nella storia, scopriamo che antichi popoli erano già consapevoli della necessità di liberarsi dal controllo di Kronos.
Osservando e vivendo in sintonia con i cicli naturali, antichi popoli vedevano nella fine di ottobre un tempo liminale, a sottolineare il passaggio dalla stagione della luce a quella dell’oscurità.

Entriamo infatti in un tempo in cui le ombre, la notte, il freddo prevalgono sulla luce, sul giorno, sul calore.
Ci troviamo in una fase tra l’Equinozio d’autunno e il Solstizio d’inverno.
Per noi che seguiamo un cammino meditativo e di presenza mentale in simbiosi con la Natura, questo tempo è indicato proprio per entrare ancor più in profondità nel nostro mondo interiore.
Questo tempo liminale apre la soglia a un periodo più introspettivo.
Possiamo riappropriarci del nostro tempo, rallentare, tornare a noi stessi.
Questa fase per gli antichi Celti segnava la fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo. Per questo celebravano Samhain con vari rituali, per lasciar andare il passato e fare spazio al presente. Erano rituali di consapevolezza, scanditi dal ricordo degli antenati, dalla celebrazione della morte e dai riti di trasformazione per il tramite dell’Elemento Fuoco.
Ispirandoci anche a queste archetipiche celebrazioni, possiamo anche noi accedere a un tempo nuovo.
Pratiche di Mindfulness per celebrare il passaggio dalla luce all’ombra
Per vivere questa fase liminale dal vecchio al nuovo occorre entrare nelle nostre profondità. Occorre varcare la soglia del nostro mondo interiore, per capire quali “pesi” lasciar andare.
Chiediamoci:
a questo punto della mia Vita quali schemi mentali mi bloccano? Quali dinamiche frenano la mia crescita? Da quali pesi voglio alleggerirmi?
Solo eliminando il vecchio possiamo far spazio al nuovo: nuove energie, nuove idee, nuove dinamiche, nuovi cammini.
Per lasciar andare il vecchio spesso occorre guardare ai nostri lati oscuri, alle nostre ombre, a tutto ciò che ci frena e ostacola verso la trasformazione.
Ed è qui che la pratica meditativa ci aiuta e sostiene.
Dedicandoci a pratiche meditative profonde possiamo comprendere come abbandonare il vecchio, come alleggerirci, per intraprendere nuovi percorsi.

Nelle nostre meditazioni ricordiamoci dell’Elemento Fuoco, in quanto trasformativo.
Basta accendere una candela e un incenso per invitare attorno a noi le energie del cambiamento.
Focalizzandoci sul nostro respiro, ringraziando per i doni ricevuti e lasciando andare i pesi del passato possiamo aprirci al nuovo.
