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Jane Goodall e la difesa della natura africana

A vederla nelle immagini di ieri e di oggi, all’apparenza sembra una donna gracile, troppo elegante e raffinata per vivere giorno e notte nella selvaggia savana africana. Per fortuna, le apparenze spesso ingannano. Al di là di un alone aggraziato, nei lineamenti e nei gesti, Jane Goodall ha dimostrato una grande determinazione nel perseguire il suo sogno: studiare sul campo gli scimpanzé per capirne i comportamenti, e al contempo difenderli dai continui attacchi dei bracconieri sensibilizzando l’opinione pubblica mondiale. La sua avvincente e toccante storia viene riproposta nel libro L’ombra dell’uomo (Orme Editori, 2012), uno scritto uscito per la prima volta nel 1971 e tradotto in più di 40 lingue, ora ripresentato in una versione aggiornata. Il volume non è solo la biografia di una donna e ricercatrice coraggiosa, ma è anche uno “specchio letterario” dell’uomo. La Goodall giunse per la prima volta in terra africana nel 1957, quando aveva solo 23 anni. Sin da piccola è affascinata dagli animali del continente nero.

Scrive nel libro L’ombra dell’uomo: “[…] all’età di otto anni, decisi che, una volta cresciuta, sarei andata in Africa a vivere in mezzo agli animali selvatici”. Con questa convinzione, la Goodall ha compiuto i giusti passi per giungere in Kenya, dove ebbe modo di iniziare a lavorare con l’antropologo e paleontologo Louis Leakey. Una collaborazione fondamentale nel suo percorso – come lei stessa evidenzia nel libro – poiché è stato proprio il dottor Leakey ad accrescere il suo interesse per lo studio degli scimpanzé. Tre anni dopo, precisamente il 14 luglio 1960, Jane Goodall arrivò in Tanzania (all’epoca ancora Tanganica), entrando in quella che sarebbe stata la sua “casa” per molti anni a venire: la Gombe Stream Game Reserve. Dal 1968, quest’area protetta al confine con lo Zambia, è diventata Parco Nazionale della Tanzania. L’ombra dell’uomo ripercorre il suo primo incontro con le famiglie di scimpanzé del Gombe, le difficoltà incontrate durante le ricerche e le tante soddisfazioni, legate al contatto diretto con una specie animale considerata molto vicina all’uomo. La costante simbiosi con il loro modus vivendi ha portato la Goodall ad avvicinarsi a loro come mai nessun ricercatore prima di lei aveva saputo fare. Dopo 18 mesi di “reciproca” osservazione, gli scimpanzé iniziavano a fidarsi di lei, tanto da venirle incontro per prendere il cibo dalle sue mani: un gesto importantissimo, perché significava che l’accettavano nella loro comunità. Come scrive lei stessa nell’Introduzione e come sottolineato da molti etologi, le sue ricerche sono state pionieristiche, poiché hanno rivoluzionato le conoscenze allora dominanti. Per esempio, grazie agli studi di Jane Goodall si è dimostrato che gli scimpanzé adoperano utensili e che addirittura li costruiscono con le loro mani. Impiegano infatti steli di piante per sondare i termitai e per prelevare le termiti di cui si nutrono; nel caso utilizzino uno stelo con foglie, queste vengono strappate con le labbra o i denti. Queste scoperte sono state fondamentali per ridimensionare l’antropocentrismo, cioè la continua esaltazione della supremazia dell’uomo sulla natura.

Non mettere più al centro del cosmo l’essere umano significa modificare le sue relazioni con le altre specie animali e con la natura nel suo complesso. Questo processo di ridimensionamento del predominio dell’uomo in parte è avvenuto, ma c’è ancora tantissima strada da compiere, come si evince guardando gli ecosistemi dell’Africa e dell’intero pianeta. L’uomo continua a sfruttare in modo indiscriminato le risorse della terra, continua a uccidere animali per avere semplicemente dei trofei o per accumulare soldi, continua a ritenersi superiore ai meccanismi regolatori della natura, quando invece anche l’uomo fa parte dello stesso sistema. Le ricerche compiute dalla Goodall dimostrano che è molto più efficace la collaborazione, anziché il dominio dell’uomo sulle altre specie. La vita dell’etologa inglese mette anche in luce come le battaglie contro bracconaggio, deforestazione e traffico illegale di scimpanzé e di altre specie animali siano minacce che ancora incombono prepotentemente sul continente africano e sull’intero pianeta.

Per questo, attraverso l’Istituto da lei fondato, l’Istituto Jane Goodall, sostiene vari progetti, per promuovere l’educazione ambientale e per proteggere gli animali dall’avidità dell’uomo, che spesso si dimostra meno intelligente rispetto agli altri primati.

Silvia C. Turrin
Articolo pubblicato anche sul sito SMA Afriche

 

http://www.janegoodall-italia.org/index.html Istituto Jane Goodall Italia Onlus

http://www.ormebooks.it/index.php Orme Editori, Casa editrice che ha rieditato L’ombra dell’uomo

Video intervista a Jane Goodall da A Ferro E Fuoco di Margherita d’Amico (in inglese con sottotitoli in italiano)

 

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