Vaccini anti-covid: qual è la situazione in Africa

Secondo i nuovi dati forniti giovedì 11 febbraio 2021 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nell’arco di un mese, in Africa, i decessi causati dal virus Covid-19 sono aumentati del 40%. Questo aumento sembrerebbe dovuto alla maggiore contagiosità delle varianti del virus, come la ormai ben nota variante sudafricana. Ma qual è il punto sulle vaccinazioni nel continente africano? Cerchiamo di seguito di fornire una mappa dei paesi che stanno cercando di accelerare la campagna di vaccinazione.

L’arcipelago delle Seychelles

Il primo paese africano ad aver iniziato a vaccinare la popolazione è stata la Repubblica delle Seychelles. La campagna vaccinale è infatti partita agli inizi di gennaio del 2021. Questo primato è dovuto al fatto, ben noto, che le Seychelles vivono di turismo. Più del 50% del PIL deriva da questo settore ed è quindi necessario creare le condizioni affinché i viaggiatori si sentano sicuri nel paese. Ma la sicurezza è a doppio binario, perché anche chi vorrà visitare l’arcipelago dovrà fornire non solo un certificato di vaccinazione valido, ma anche un certificato che comprovi la negatività al test anti-Covid (il test deve essere effettuato al massimo 72 ore prima di partire). L’intento del presidente Wavel Ramkalawan è quello di immunizzare almeno il 70% della popolazione entro fine marzo. Ricordiamo che l’arcipelago è popolato da poco più di 95mila abitanti.

Marocco

Tra i paesi africani che si sono attivati per primi per iniziare la campagna di vaccinazione vi è anche il Marocco. Dalla fine di gennaio 2021 è disponibile il vaccino britannico AstraZeneca: il primo cargo è giunto via aereo dall’India. La vaccinazione è gratuita e in una prima fase interesserà chi lavora in ambito sanitario con più di 40 anni, gli insegnanti con più di 45 anni, le persone che hanno superato i 75 anni, chi è attivo nelle forze armate marocchine e i funzionari pubblici. Anche i residenti stranieri appartenenti a una delle categorie qui segnalate possono fare richiesta di essere vaccinati. Per sensibilizzare i cittadini è stata lanciata la campagna “Io mi proteggo, io proteggo il mio paese”. L’intento del governo è quello di immunizzare l’80% della popolazione, cioè circa 25 milioni di adulti. Per raggiungere l’obiettivo è stato richiesto anche il vaccino cinese SinoPharn, più economico rispetto a quello britannico e più facile da conservare.

Il caso Tanzania

La Tanzania rappresenta un caso a sé. Il Presidente John Magufuli e il Ministro della Sanità continuano a minimizzare i pericoli del Coronavirus e spronano l’utilizzo della medicina tradizionale piuttosto che i vaccini per fermare i contagi. Non è possibile stabilire esattamente il numero dei contagi e dei decessi nel paese, ma le chiese locali hanno lanciato un allarme: il numero delle cerimonie funebri è nettamente aumentato. Il Rwanda, che confina con la Tanzania, ha intanto deciso di rifiutare l’ingresso nel paese agli autotrasportatori provenienti dalla Tanzania.

Il Sudafrica sospende la campagna vaccinale

 

Dalla diffusione della pandemia, il Sudafrica è la nazione africana più toccata dai contagi. Si stimano circa 1,5 milioni di casi nel paese e oltre 46mila decessi. Ma l’emergere della variante sudafricana sta ulteriormente complicando la situazione. Il governo sudafricano ha deciso di sospendere temporaneamente la campagna vaccinale anti-Covid dopo l’esito di una ricerca avviata presso l’Università del Witwatersrand.
Secondo lo studio, il vaccino britannico AstraZeneca acquistato proprio per avviare la campagna vaccinale avrebbe una protezione limitata contro la variante sudafricana, anche nelle forme moderate della malattia. La sua efficacia sarebbe solo del 22%. Per questo il governo sarebbe pronto a rivendere le dosi del vaccino britannico per acquistare altri tipi di vaccini, tra cui quello russo.

Diversi paesi optano per il vaccino russo e per quello cinese

Algeria, Guinea (Conakry), Egitto e Tunisia sono tra i paesi africani che hanno acquistato dosi del vaccino russo Sputnik V. Ricordiamo che in Russia tale vaccino era stato approvato già l’11 agosto 2020. Nel mondo, diverse nazioni che ruotano attorno alla sfera geopolitica della Russia (come l’Ungheria, la Serbia, la Bielorussia, ma anche il Venezuela, l’Argentina, il Pakistan, la Bolivia, il Paraguay e gli Emirati Arabi) lo hanno omologato per la sua alta efficacia, che si attesta al 90%. Altri paesi africani – come il Botswana e la Repubblica democratica del Congo – stanno acquistando dosi del vaccino cinese.

La Costa d’Avorio ha subito un ritardo nella fornitura del vaccino Pfizer/BioNTech e al contempo nel paese si attende l’autorizzazione dell’utilizzo dei vaccini provenienti da Russia e Cina. L’inizio della campagna vaccinale in Costa d’Avorio è prevista per la metà di febbraio, per evitare una recrudescenza dei contagi. Infatti, a partire da dicembre 2020 i nuovi casi sono aumentati, probabilmente per effetto delle varianti.

Secondo i dati forniti dall’OMS, molte nazioni africane non avrebbero i criteri corretti per ricevere i vaccini che necessitano uno stoccaggio particolarmente delicato, come quello di Pfizer/BioNTech, che prevede una conservazione, all’interno della catena del freddo, a circa -75/80° C. Per i paesi africani risulta quindi molto più semplice gestire e conservare vaccini come quello russo (che ha bisogno di una temperatura tra +2 e +8°C) e quello cinese (che sembrerebbe il meno costoso; il costo all’unità è un dato non pervenuto). Anzi, adesso i vaccini cinesi sono due: oltre a Sinopharm, si è aggiunto Sinovac, elaborato in partnership con il Brasile.

 

(a cura di) Silvia C. Turrin

 

Foto: Coloursofhope.org.za; Outremers 360°

 

L’articolo è online anche sul sito SMA Africa

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