Rasayana, pratiche di purificazione

“L’uomo che costantemente riceve il massaggio diviene forte e amabile alla vista, sulla sua persona la vecchiaia apparirà molto tardivamente e sarà afflitto difficilmente da malattie che provengono dall’esterno”, si legge nell’antico testo Sushruta Samhitâ che, insieme alla Charaka Samhitâ, costituisce il testo base dell’Ayurveda.

Questa “scienza della vita” (Ayus significa “Vita”, mentre Veda “Conoscenza”) è il sistema di medicina tradizionale dell’India, fondato su una concezione olistica della persona, poiché enfatizza la stretta correlazione tra corpo, mente e anima. Si tratta di un sapere ancestrale, le cui origini risalgono a oltre 4mila anni fa, che attraverso l’uso di elementi naturali, quali erbe, radici e minerali, contribuisce al mantenimento di una buona salute.

Il massaggio è una pratica fondamentale nell’Ayurveda per conservare l’individuo in una condizione di benessere: con un aspetto giovane, una pelle liscia e una capigliatura luminosa.

Alida Dal Degan, fondatrice della Scuola di Massaggio e Fondamenti della Medicina Ayurvedica di Torino, e massima esperta in Italia delle antiche conoscenze dei monaci erboristi erranti, nel suo bel libro Nel cuore del massaggio ayurvedico, ricorda queste parole di Shri S.V. Govindan (1924-2007), discepolo del Mahatma Gandhi e grande maestro dell’antica scienza taumaturgica indiana: “Se un anziano si sottopone a un massaggio per 40 giorni all’anno, sembrerà molto più giovane della sua età […] e se segue le giuste regole di alimentazione e di riposo i segni della vecchiaia possono essere cancellati. Questi trattamenti della Medicina Ayurvedica sono chiamati rasayana. Quando la malattia o altri problemi disturbano l’armonia naturale del corpo […] trattamenti particolari di massaggio possono avere risultati meravigliosi”.

In sanscrito, rasayana significa infatti ringiovanimento, rigenerazione ed è un metodo millenario, che agisce sull’aspetto fisico e sul benessere del corpo, aiutando a mantenere vigore giovanile, a recuperare energia e flessibilità.

L’impiego di antichi saperi
La medicina ayurvedica si basa sulle esperienze e sui viaggi di Charaka, originario del Kashmir, considerato il padre della scienza medica antica Indù. Come ricorda Alida Dal Degan, Charaka (scritto anche Caraka), che praticò intorno alla metà del700 a.C., è chiamato il vagabondo “perché vagabondi per loro natura erano i medici erboristi”. L’India, con i suoi vari paesaggi e con una natura diversificata e rigogliosa, è stata il laboratorio di  Charaka. Altrettanto importante è la figura di Sushruta, nativo di Varanasi (Benares), il più grande chirurgo dell’antica India, attivo intorno al600 a.C.

L’Ayurveda è suddiviso in otto branche di specializzazione e una di queste è il rasayana.

La radice etimologica, rasa, presenta diversi significati, tra cui gusto, essenza, sapore, succo e anche emozione. Nel processo terapeutico, le pratiche connesse a questo metodo preservano, trasformano e rivitalizzano l’energia; rafforzano il sistema immunitario e permettono al corpo e alla mente di raggiungere un sano equilibrio.

I trattamenti di rasayana sono di diversi tipi: i Kamya Rasayana favoriscono una buona salute, poiché incrementano il livello dell’energia interiore; medhakamya rinvigorisce la memoria e stimola l’intelligenza; pranakamya promuove vitalità e longevità; naimittika aiuta a contrastare una specifica malattia.

Le terapie si basano sull’impiego di particolari medicamenti composti da differenti erbe, raccolte, preparate e miscelate secondo antiche conoscenze, al fine di armonizzare e sostenere il flusso vitale. L’assunzione per via orale delle varie erbe officinali migliora la bellezza interiore, grazie alle proprietà delle piante selezionate che, a seconda dei casi, possono rappresentare antiossidanti naturali e contrastare quindi i radicali liberi; o ancora possono essere impiegate per tonificare le funzioni del corpo e della mente.

La versione completa dell’articolo è sul n. 30 di Vivere lo Yoga

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