Africa

Una nuova corsa all’Africa?

Mentre l’Europa è incapace di affrontare seriamente, in modo etico e umano la questione dei flussi migratori, dall’altra parte del Mediterraneo il continente africano è nuovamente preso di mira dagli interessi di numerose nazioni. Vari partiti e movimenti politici cercano di controllare i migranti provenienti dall’Africa, chiudendo anche porti e frontiere, ma quelle stesse forze politiche guardano con rinnovato interesse proprio al continente africano.

Viaggi non solo diplomatici

Tra il 2018 e il 2019 svariate figure politiche sono atterrate in Africa per motivi diplomatici e istituzionali. L’attuale Primo Ministro italiano Giuseppe Conte, in meno di un anno, ha compiuto visite in Etiopia, in Eritrea, in Ciad, in Niger, in Libia. In particolare il Niger sta diventando, ormai da alcuni anni, un’area di particolare interesse per l’Italia. Basti pensare all’incremento del numero di militari italiani per il tramite della MISIN, ovvero la Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger, che si collega all’accordo di cooperazione stipulato il 26 settembre 2017, tra il governo di Roma e quello di Nyamey. Un accordo reso pubblico soltanto il 6 febbraio 2019 grazie all’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), alla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (Cild) e alla Rete Italiana contro il Disarmo. Un accordo che di fatto ha una natura militare (per leggere l’accordo in pdf clicca qui)

Niger conteso tra Italia e Francia

Il Niger sta diventando una di quelle nazioni dove convergono gli interessi di Italia e Francia, esattamente come succede in Libia e in Algeria. Questo accresciuto interesse da parte dell’Italia per il Niger è motivato non solo dall’accordo militare tra i due Paesi, stipulato nel mese di settembre 2017. Il Niger è importante per l’Italia in quanto terra di passaggio dei migranti. Intrattenere buone relazioni con il Niger significa in parte gestire meglio la cosiddetta “immigrazione illegale”. Ma è davvero così? Forse contrastare il traffico dei migranti è una “scusa” che nasconde altri interessi? Una maggiore presenza militare italiana in Niger non è vista positivamente dalla Francia, che ha molti interessi in questa parte del Sahel. Basti dire che nel nord del Niger, nella regione di Agadez e nella regione di Tillabéry, si trovano importanti risorse minerarie. Non c’è solo l’ambitissimo uranio, ma anche l’oro, il fosfato, lo zinco, il petrolio, il gas, il ferro, il carbone e il molibdeno. Si parla tanto di uranio, ma anche il molibdeno è un metallo ricercato dall’industria nucleare ed è molto richiesto anche per la realizzazione di parti di velivoli e missili. Un rafforzamento della presenza italiana in Niger è visto dall’Eliseo come atto di interferenza geopolitica in un’area che Parigi, da secoli, considera parte della sua orbita francofona.

Ambasciate e affari

La rivista britannica The Economist, nel numero dell’8 marzo 2019, parla di una “nuova contesa dell’Africa” da parte di varie nazioni. Vengono citati alcuni dati interessanti. Per esempio, tra il 2010 e il 2016 sono state aperte 320 nuove ambasciate in Africa. Inoltre, sono aumentati gli investimenti stranieri in tutto il continente. Dai dati emerge che l’aumento degli investimenti non deriva dalla tanto menzionata e vituperata Cina, ma dall’India. New Delhi sta infatti cercando di rafforzare i rapporti economici, tecnologici e militari con l’Africa Orientale. Grazie al benestare di Francia e Stati Uniti, l’India potrà per esempio utilizzare la base navale di Gibuti. Anche i Paesi dell’Unione Europea hanno investito di più in Africa negli ultimi anni. A proposito di ambasciate, ricordiamo che l’Italia, nel gennaio 2018, ne ha inaugurata una a Niamey, capitale del Niger, la prima italiana in un Paese del Sahel.

Macron e l’allargamento della “francofonia”

Il Presidente francese Emmanuel Macron, sin dal suo insediamento all’Eliseo, ha mostrato la volontà di rafforzare i legami politici, economici e militari con vari Paesi africani. Se con il discorso di Ouagadougou del novembre 2017, Macron cercò di mostrare un volto non neocolonialista della Francia, di fatto, l’Africa, anche per il governo di Parigi rimane un continente strategico. Burkina Faso, Ciad, Ghana, Mauritania, Nigeria sono i paesi africani dove ha fatto tappa Macron, rivelando un particolare interesse verso l’Africa anglofona. Come se ciò non bastasse, proprio mentre scriviamo l’articolo, Macron è in partenza per il Kenya, l’Etiopia e Gibuti: l’intento è quello di contrastare l’avanzare della Cina a livello economico. In occasione di questo tour di Macron nell’Africa Orientale si stima saranno firmati contratti del valore di tre miliardi di euro, che serviranno per lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche in quest’area del continente. Macron sarà accompagnato anche da figure dell’economia francese legate a potenti società e gruppi, come EDF, Orange, Danone, Engie. Probabile una visita di Macron anche in Ruanda, il 7 aprile prossimo, in occasione del 25° anniversario del genocidio.

Spira il vento di un nuovo colonialismo?

Se si guarda alla presenza statunitense in Africa si comprende come in questo continente rimanga estremamente forte la partecipazione o l’influenza straniera sul piano economico e militare. Secondo la rivista americana The Intercept il governo di Washington disporrebbe di 34 siti militari in Africa e starebbe sempre più investendo nelle basi strategiche per l’utilizzo di droni. Il Niger, ancora una volta, è nel centro degli interessi, anche statunitensi: Washington avrebbe l’intenzione di creare una vasta base militare proprio in Niger. La morte di quattro soldati statunitensi nell’ottobre 2017, al confine col Mali, ha frenato momentaneamente l’ambizioso progetto. Per gli attori politici stranieri sembra facile entrare in Africa: “giocano” tra loro proprio come ai tempi della Guerra Fredda. Dalla Libia all’Algeria, dal Mali alla Repubblica Democratica del Congo, passando per il Niger, le élite politiche locali sono deboli. Mancano figure forti, capaci di tracciare un nuovo corso per l’Africa, capaci di una visione di medio-lungo periodo che tuteli i cittadini delle varie nazioni africane e che crei davvero sviluppo per e nelle comunità locali, in modo che le risorse minerarie vadano a vantaggio degli africani e non più a vantaggio delle grandi e potenti corporation straniere.

Silvia C. Turrin

Foto: MO Magazine; The Guardian Nigeria; The African Magazine

 

L’articolo è on line anche sul sito web SMA Africa

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