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Tunisia, tra oasi nel deserto, laghi salati e musei a cielo aperto

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori di souk, osservare un cielo stellato dormendo tra palme e sabbia sahariana. Questo e altro ancora è possibile viverlo non allontanandosi poi molto dalla nostra penisola. A sole due ore (circa) di volo, partendo dai principali aeroporti italiani si raggiunge la Tunisia, Paese africano che, nonostante un rapido processo di modernizzazione, mantiene ancora in vita antiche tradizioni maghrebine.

Molti gli itinerari che il piccolo Stato a nord dell’Africa offre, in ogni stagione dell’anno, ai numerosi turisti provenienti dall’Italia desiderosi di conoscere da vicino la cultura araba, sperimentando il vero hamman, fumando narghilè o visitando luoghi dove la storia è ancora tangibile.

Tunisi, la capitale, sta diventando sempre più occidentale: caotica, inquinata dal traffico e dai rumori. Ma nella medina – labirinto di vie popolate da venditori e artigiani – si assorbono gli odori e i colori tipicamente arabi, grazie ai souk che in essa si dipanano come una ragnatela. La città ospita inoltre la più importante esposizione archeologica del Maghreb, racchiusa nel Museo del Bardo, dove varie sezioni ripercorrono vari periodi storici, nel corso dei quali si sono succeduti romani, greci, arabi.

È però al di fuori della capitale che si inizia a conoscere l’essenza del Paese incastonato tra Mar Mediterraneo, Algeria e Libia.

La zona settentrionale tunisina vanta numerosi siti archeologici definibili veri e propri musei a cielo aperto, testimonianze delle varie civiltà che hanno lasciato le tracce del proprio passaggio.

Cartagine, antica capitale punica, patria di Annibale, è tra i luoghi più famosi, grazie alle numerose vicende storiche che l’avvolgono. Purtroppo, delle vestigia imponenti non è rimasto molto a causa delle distruzioni apportate dai Romani. L’ideale sarebbe quindi affidarsi a una guida esperta per effettuare un percorso che permetta effettivamente di capire le vicissitudini di Cartagine, edificata nell’anno 814 a.C., sulle cui fondamenta si sono sovrapposte architetture fenicie, romane, bizantine, arabe. Un tour che potrebbe includere le Terme di Antonino; il quartiera Bysa; il Museo nazionale, dove si possono ammirare i reperti dei recenti scavi; i porti dai quali i cartaginesi partirono per sfidare Roma; e il quartiere Magon, in cui rimangono resti dell’epoca punica.

Merita poi una visita Sidi Bou Saïd – non molto distante da Cartagine – antico villaggio, situato su un dirupo affacciato sul Mediterraneo, caratterizzato da abitazioni dipinte di bianco, sulle quali risaltano i portoni blu e i colori dei fiori e delle piante che le circondano. Ed è proprio la struttura architettonica, impreziosita da giardini e cascate di bougainvillee, a rendere magica la sosta in questo grazioso paese. Valgono una tappa anche Testour, dal sapore Andaluso, essendo stata fondata dai Mori cacciati dalla Spagna sul finire del XV secolo, e Dougga, in cui domina l’imponente mausoleo libico-punico, alto 21 metri, e dove un’antica strada pavimentata conduce al campidoglio dedicato alle divinità di Giove, Giunone e Minerva.

El Djem, cittadina ubicata fra Souss e Sfax e circondata da piante di ulivi, rappresenta un altro luogo importante a livello archeologico. È qui che si trova il ben conservato anfiteatro romano, opera che testimonia la rilevanza di questa piccola località ai tempi della Roma imperiale.

Tra uliveti e pianure desolate, nella parte centrale della Tunisia, si erge Kairouan, quarta città sacra dell’Islam, che ogni anno accoglie fedeli provenienti da tutto il Maghreb, diretti alla Grande Moschea: edificio circondato da possenti mura, al cui interno si trova un cortile rivestito in marmo, un minareto e, sotto un portico, vi è l’ingresso alla sala delle preghiere. Secondo la tradizione musulmana sette pellegrinaggi a Kairouan equivalgono a un viaggio a La Mecca.

Il lato selvaggio e spettacolare della Tunisia lo si può ammirare addentrandosi nel Sud del Paese, dove oasi, distese di laghi salati, anfratti rocciosi e sabbie sahariane avvolgono il viaggiatore in un’atmosfera ipnotica. La città costiera di Gabès rappresenta il centro da cui si dipanano le piste che conducono al deserto. Gabès merita una tappa soprattutto per la spettacolare strada delle oasi: palme, melograni, campi di tabacco e altri tipi di vegetazione si estendono per circa sei chilometri, percorribili in bicicletta o noleggiando il tipico calèche (calesse).

Non molto distante, si trova il villaggio trogloditico di Matmata, da visitare preferibilmente al mattino presto o nel tardo pomeriggio, nelle ore in cui non c’è “il turismo di massa”: solo così è davvero possibile capire il modus vivendi dei suoi abitanti. Il villaggio, praticamente sotterraneo, è stato fondato dai Berberi per sfuggire sia agli attacchi di invasori, sia al caldo. Le abitazioni sono scavate nella roccia e sono collegate da un intricato sistema di gallerie.

Dopo aver sperimentato la suggestiva attraversata del Chott el Djerid, il grande lago salato, avvolto da sfumature rosa e bianche, si raggiunge una delle mete più famose della Tunisia: Tozeur, celebre sia per la sua oasi composta da palme da datteri e da un rigoglioso giardino botanico, che per il Festival del Sahara. Tozeur, la città principale della regione dei laghi salati, è anche una delle porte per accedere al silenzio e agli immensi spazi del mare di sabbia africano.

Non si può infatti abbandonare il Paese tunisino senza aver trascorso almeno una notte nel deserto: un’esperienza che se vissuta lontana dai cliché tipicamente turistici potrebbe riempire il cuore di mille emozioni, perché l’apparente vuoto e l’illusorio silenzio del deserto dischiudono la pace dell’anima.

Silvia C. Turrin

 


Per organizzare il viaggio:
Gabr’Aoun Robo, Tunisia: nel paese dalle sabbie bianche tra chott, ksour e piste del sud -, Polaris, Firenze, 2006

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a
Per gli antichi Romani era la “finis terrae”, la fine della terra. Oltre le spiagge,

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Viaggio in Giappone, alla ricerca dell’armonia

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità, ai ritmi veloci e alle innovazioni iper-tecnologiche incontriamo una dimensione profondamente spirituale. Sui monti o nascosti tra boschi e giardini vi sono centinaia di templi, molti dei quali innalzati in onore delle divinità dello shintoismo. Oltre il 60% della popolazione del Sol Levante segue questo culto, in cui si ritrovano elementi di animismo e di panteismo.

Proprio il Giappone, terra di splendidi e intensi contrasti, è la meta dove ti condurrà – dal 16 al 25 settembre 2018 – Selene Calloni Williams, scrittrice, documentarista, nonché Direttrice di Imaginal Academy.

Il tempio di Kinkaku-ji

Il viaggio prevede la conoscenza di luoghi di incredibile bellezza e ricchi di storia, come Kyoto, l’antica capitale imperiale, in cui si respira la cultura del paese. Visiterai diversi grandi templi, tra cui il Kinkaku-ji, o Padiglione d’Oro, chiamato così perché interamente ricoperto con foglie d’oro. Il tempio Kinkaku-ji – in origine villa di riposo di uno shogun Ashikaga – fa parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Anche se in Giappone non esiste una vera e propria religione ufficiale, il buddhismo, nelle sue varie correnti, insieme allo shintoismo è tra quelle più seguite. Le varie tappe dell’itinerario mostreranno anche questo aspetto “sincretista” di una nazione moderna che ha saputo proteggere il suo ricco mosaico culturale.

Un’altra tappa dell’itinerario sarà Nara, a sud di Kyoto, antica città che ha contribuito ad arricchire l’arte e la letteratura giapponese. Qui sorge lo splendido tempio di Kofukuji, edificato nel 710, in cui sono ospitate numerose statue buddhiste di grande valore. Sempre nella cittadina di Nara altrettanto suggestivo è il tempio di Todaiji, che conserva il grande Buddha, il più celebre tra monumenti antichi della città. Fra le tappe del viaggio ci sarà anche il bellissimo santuario Kasuga, costruito nel 768, uno dei luoghi shintoisti più famosi del Giappone.

IL tempio di Kasuga

Si tratta di un Viaggio/Seminario unico e irripetibile, durante il quale Selene condurrà un Workshop intensivo incentrato sullo Yoga Sciamanico.

Il Seminario intensivo di Yoga Sciamanico si svolgerà in un bellissimo tempio buddhista, presso il Monte Koya, nel Parco Regionale di Koya-Ryujin. Con la sua altitudine di circa 1000 metri il Monte Koya (chiamato Koyasan in giapponese) è un antichissimo luogo di meditazione e apprendimento religioso, tanto che sulla montagna sono stati eretti 120 templi e monasteri, alcuni dei quali offrono alloggio a pellegrini e visitatori, piatti vegetariani, e danno anche la possibilità di iniziarsi alla pratica dello zazen, la meditazione zen. Il sito è classificato come Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Tempio presso Koyasan

Il seminario, rivolto in particolare ai giapponesi, è aperto anche a un numero molto ristretto di persone provenienti dall’Europa. Per questo, se sei interessata/interessato a partecipare al Viaggio e al Workshop ti invitiamo caldamente a contattarci, poiché le richieste sono numerose.

Durante il Seminario intensivo di Yoga Sciamanico verranno trattati i seguenti temi:

-aprire il cuore

-trasformare la paura

-ritrovare il nostro scopo nella vita

-affrontare i cambiamenti, invecchiamento, malattia,…

-relazioni, affetti e intimità

-creare abbondanza nelle nostre vite

-trasformare e guarire i traumi.

Il Viaggio in Giappone in compagnia di Selene Calloni Williams ti permetterà di risvegliare il tuo potenziale e la tua forza interiore, anche per il tramite dei paesaggi incantevoli in cui avrai modo di immergerti. Templi e giardini zen ti aiuteranno a ritrovare una profonda armonia interiore, che potrai accrescere grazie ai caldi autunnali cromatismi degli aceri giapponesi.

Per maggiori info scrivi a: info@voyagesillumination.com

e visita il sito ufficiale di VoyagesIllumination. com

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a
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scozia isole

Il placido mondo delle isole scozzesi

Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso, in cui i movimenti sinuosi o tormentati del mare si accostano ad un cielo dalle sfumature mutevoli. Entrare in un mondo dove spiagge di sabbia cristallina, brughiere, falesie e fiordi spettacolari si fondono in armonia e dove il passato convive placidamente col presente. Tutto questo si può assaporare visitando le numerose isole scozzesi, alcune bagnate dalle fredde acque dell’Atlantico, altre avamposto nel mare del Nord.
scoziaIn prossimità delle suggestive highlands, si trova l’arcipelago delle Orcadi, raggiungibile in meno di un’ora partendo dal piccolo paesino di John O’Groats. Il nome Orkney ha un’origine norvegese e significa “isole delle foche”, denominazione che non sorprende, dato che lungo le coste si possono incontrare svariati esemplari di questi graziosi mammiferi marini. E la derivazione scandinava si spiega dal forte influsso che ebbero i Vichinghi in questi luoghi, un tempo loro mete di conquista. Tracce di questi antichi navigatori sono ancora tangibili osservando per esempio i graffiti in alfabeto runico incise sulle pareti di Maes Howe: necropoli risalente all’età della pietra, situata sull’isola più ampia delle Orcadi, Mainland. Proprio qui vi è un’alta concentrazione di siti preistorici: dalle Standing Stones of Stenness (3000 a.C.) – circolo di dodici colonne in pietra che ricordano Stonehenge – al Ring of Brodgar (2800 a.C.), inserito in un luogo suggestivo, accanto a due loch (laghi, in scozzese), utilizzato presumibilmente per seguire le fasi lunari. Tra gli insediamenti archeologici più datati figura Skara Brae (3200 circa a.C.), villaggio preistorico chiamato anche la Pompei britannica. Il suo aspetto originario è riuscito a conservarsi non grazie a una coltre di ceneri e lapilli, ma dal soffice manto di sabbia che ha permesso di lasciare intatte le abitazioni, tutte collegate tra loro da intricati corridoi e passaggi. Il centro principale di Mainland è Kirkwall, cittadina dove domina l’imponente cattedrale dedicata a St Magnus, edificata nel lontano 1137. Sempre a Kirwall si può ripercorrere il passato delle Orcadi, visitando il Museum of Orkney History, allestito nella Tankerness House (risalente al XVI sec.).

scozia isoleMa la vera anima di queste terre incastonate in acque cristalline, si riesce a scoprire addentrandosi nei piccoli villaggi, parlando con gli abitanti, ospitali e disponibili, immergendosi nella natura. L’isola di Hoy, a sud di Mainland (raggiungibile da Stromness o da Houton), offre scorci pieni di poesia, emozionanti, come quelli che si ammirano dalle scogliere di St John’s Head, falesie alte più di 300 metri. E altrettanto suggestivo è il faraglione a forma di pinnacolo conosciuto col nome di Old Man of Hoy. Turisticamente meno frequentate sono altre isole che compongono l’arcipelago delle Orcadi: Rousay, ricoperta da un soffice tappeto d’erica, sulla quale si trova il Midhowe Cairn, tomba preistorica, al cui interno vi è una camera lunga 30 metri, chiamata “la grande nave dei morti”; Stronsay, nota per il suggestivo arco roccioso Vat of Kirbister; e ancora North Ronaldsay, sperduta nelle fredde correnti atlantiche, dove vivono placidamente foche e numerose specie di uccelli.

La stagione invernale, non è certamente l’ideale per scoprire questo angolo di Scozia: il limite è rappresentato dalle basse temperature e dai repentini cambiamenti del tempo. Eppure, questo periodo dell’anno è vissuto intensamente dagli abitanti delle Orcadi. Il solstizio d’inverno è per esempio occasione di suggestive cerimonie presso Maes Howe, grazie a un gioco di luci che si riflettono nella camera tombale.

scozia isoleIl culto del sole è ancora particolarmente vivo nelle isole Shetland, tant’è che in pieno inverno (alla fine di gennaio) viene celebrata, presso Lerwick, la festa di Up-Helly-Aa, reminescenza di un antico rito pagano che culmina, tra canti e musiche tradizionali, con l’incendio della riproduzione di una galea vichinga. Le Shetland, a Nord delle Orcadi, sono caratterizzate da un paesaggio aspro e selvaggio, coi loro faraglioni, anfratti, voes (fiordi), habitat perfetto per una variegata fauna: delfini, balene, foche, lontre e un’incredibile varietà di uccelli, che volteggiano vicino alle scogliere e che nidificano nella brughiera. E anche su queste isole il passato è ben testimoniato da numerosi siti archeologici, come i misteriosi “broch”: torri circolari dell’età del ferro, presumibilmente edificate a scopo difensivo. La più famosa e imponente è Mousa Broch, alta 12 metri.

Anche gli abitanti delle Shetland, come del resto tutti gli scozzesi, sono affabili e sempre disponibili a far conoscere la loro cultura, le loro tradizioni. Nelle città principali (come Lerwick), così come nei piccoli centri si possono incontrare numerosi artigiani, veri e propri artisti: chi realizza violini, chi caldi e morbidi capi di lana, chi tappeti. Per scoprire gli scorci mozzafiato e la natura di queste isole, si può partecipare al Festival delle passeggiate delle Shetland (fine di agosto). Musica e storie tradizionali vengono invece narrate alla fine di settembre, in occasione dello Shetland Storytelling Festival, appuntamento dedicato alla narrazione di racconti, inframmezzati o accompagnati da danze e canti.

E la musica tipicamente scozzese aleggia anche sulle Western Isles o Ebridi Esterne, come dimostra l’Hebridean Celtic Festival (sull’isola di Lewis), evento dal richiamo internazionale, nel corso del quale viene diffusa, anche da artisti di fama mondiale, la tradizione musicale gaelica. In effetti, le Ebridi, sempre avvolte da folate di vento, rappresentano una roccaforte della cultura gaelica, anche dal punto di vista linguistico. In questo angolo di Scozia immerso nelle acque dell’Atlantico, la natura offre scorci poetici e suggestivi, come le bianche e deserte spiagge dell’isola di Harris o le distese dei cosiddetti “machair”, parola celtica che indica i pascoli marini (curati da comunità rurali) – composti da sabbia e resti di conchiglie – che, nella tarda primavera, si coprono di variopinti fiori selvatici. Gli appassionati di archeologia possono scoprire anche sulle Ebridi spettacolari siti preistorici, come le Calanais Standing Stones, menhir eretti nel neolitico, la cui posizione pare essere legata a elementi astrologici.

Le isole scozzesi sembrano essere avvolte da un alone di selvaggia tranquillità, dove l’ambiente naturale convive in armonia con i ritmi, non frenetici, degli abitanti. Un consiglio: è possibile alloggiare presso operatori alberghieri attenti al risparmio energetico e alla tutela ecologica (per informazioni: Green Tourism Business Scheme ).


Web-site utili:

 
www.visithebrides.com

www.visitorkney.com/

www.visitshetland.com

www.visitscotland.com


 

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
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islanda natura

Islanda, isola ai confini del mondo

Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano e si incontrano: questa è l’Islanda. Isola che geograficamente e culturalmente appartiene al Vecchio Continente, eppure, sembra essere così lontana dai ritmi frenetici tipici di molte città europee e, allo stesso tempo, appare così proiettata verso un futuro eco-tecnologico. Basta immergersi nei meandri della capitale per accorgersi quanto la “terra di ghiaccio” abbia un’anima postmoderna, legata strettamente al concetto di sviluppo sostenibile.

reykjavik Islanda

Reykjavík – Islanda

Reykjavík, a dispetto delle temperature particolarmente rigide che la caratterizzano per lunghi periodi dell’anno, è una metropoli vivace, animata da un’effervescente vita notturna, grazie ai numerosi pub e live club dove la musica è protagonista. A riscaldare le notti gelide e i lunghi inverni ci pensa l’energia geotermica che, sfruttata sapientemente, offre abbondante calore nel pieno rispetto dell’habitat circostante. Le numerose terme e piscine della capitale sono avvolte dai vapori sulfurei provenienti dal sottosuolo, dominato da forze geotermiche perennemente attive che riscaldano questa città vicinissima al Circolo polare artico. Accanto ad abitazioni dai colori vivaci (sulla falsariga di Amsterdam o dei centri urbani scandinavi), si scorgono case moderne caratterizzate da architetture all’avanguardia che sfruttano al massimo la luce e il calore.

Gullfoss Islanda

la spettacolare cascata di Gullfoss

Ma per scoprire e osservare l’energia sotterranea che ribolle nelle profondità dell’isola, basta raggiungere il cosiddetto “Circolo d’Oro” – non molto distante dalla capitale – dove oltre alla spettacolare cascata di Gullfoss, si può ammirare la famosa area geotermica chiamata non a caso Geyser, nome che risale al XVII secolo. In questa zona la potenza della natura domina ancora incontrastata, come dimostrano gli imponenti getti di vapore che svettano nel cielo per decine di metri (celebre è il geyser di Strokkur).

akureyri islanda

Akureyri

Meritano una tappa, lungo la costa meridionale, anche la scogliera di Dyrhólaey, paradiso per gli amanti del birdwatching, e il piccolo centro di Vik, caratterizzato dalla spiaggia di sabbia nera, per effetto delle eruzioni vulcaniche (tristemente celebre è quella del Laki, nel 1783) che hanno lasciato come ricordo un manto di lava scura.
Nella zona settentrionale, merita una visita Akureyri, una delle città nel nord dell’isola più popolate. Distante solo 60 chilometri dal Circolo polare artico, questo grazioso centro può essere il punto da cui partire per immergersi nei paesaggi che circondano il lago Myvatn, in cui si alternano solfatare, pozze di fango bollenti, crateri e vulcani dalle forme più bizzarre.

L’Islanda appare quasi un altro pianeta… basta osservare, per esempio, l’immensa calotta glaciale del Vatnajökull (8.300 km²) sotto alla quale pulsa il cuore di un vulcano attivo o ammirando i paesaggi quasi primordiali del Parco nazionale dello Jökulsárgljúfur, caratterizzato dalla cosiddetta “gola degli Dei” (Ásbyrgi) e da una miriade di cascate, tra cui la celebre Dettifoss, vero e proprio tripudio di energia naturale. Quella stessa energia che fluisce e si respira in ogni angolo di quest’isola ai confini del mondo e che continua a sprigionare forza attraverso terremoti, eruzioni, colate di fango vulcanico e sbuffi di geyser.

A cura di Silvia C. Turrin

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
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Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a
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intervista di Syusy Blady a Zecharia Sitchin

Syusy Blady, sulle tracce dei misteri della storia

Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a trasmissioni di successo quali “Turisti per caso” (con Patrizio Roversi) o il più recente “In viaggio con la zia” (con Livio Beshir e il simpatico e preparatissimo critico d’arte Costantino D’Orazio).

Syusy Blady non è soltanto una capace conduttrice televisiva, che ha creato uno stile comunicativo personale e unico, ma è anche autrice e attrice, nonché è un’instancabile appassionata di viaggi. È una nomade.

Che ci faccio qui?” – citando un noto libro di Chatwin – potrebbe essere un suo motto. Già con Turisti per caso (insieme all’inseparabile Roversi) ci ha accompagnati in giro per mondo, conducendoci, attraverso immagini e racconti avventurosi, in tantissimi luoghi meravigliosi, dall’India al Marocco, dall’Argentina alla Cina, passando per il Giappone e la Polinesia Francese.

Il suo interesse per l’archeologia e la storia l’hanno poi portata a indagare su alcuni “enigmi” legati ad antiche civiltà. Sulla scia dei lavori pionieristici di Peter Kolosimo, Syusy Blady ha cercato di dipanare la matassa dei misteri che ancora aleggiano sulla nostra storia, viaggiando in vari angoli di questo nostro villaggio globale. Molti degli itinerari presentati nel ciclo di puntate televisive di “Misteri per caso” vengono riproposti in forma scritta nel libro “Tutta un’altra storia” (Verdechiaro Edizioni), riedizione di un precedente e fortunato volume del 2011. Questa volta, la narrazione è integrata anche con riferimenti interattivi, che rimandano il lettore a oltre 80 video, tramite cui andare sulle tracce di una storia diversa. Per esempio… siamo proprio sicuri che Cristoforo Colombo sia stato davvero il primo navigatore a scoprire l’America?

Syusy Blady attingendo a fonti antiche e attuali ci spiega episodi precedenti il 1492 che dimostrerebbero come altri esploratori abbiano toccato per primi le terre del Nuovo Mondo. Basti considerare alcune mappe storiche, citate nel libro “Tutta un’altra storia”, come quella di Benincasa del 1482 o la Mappa di Vinland del 1440: entrambe, raffigurano terre che teoricamente e ufficialmente erano allora sconosciute. Ma ufficiosamente la realtà era ben diversa.

Syusy Blady ci svela anche il suo incontro con il compianto Zecharia Sitchin (1922-2010), sumerologo poi diventato famosissimo come scrittore: nei suoi libri ha svelato teorie relative alla genesi della specie umana; teorie che si rifanno proprio ai miti sumerici, nei quali si legge, in forma epica, ciò che secondo Sitchin è realmente accaduto agli albori delle origini della nostra specie. In particolare, una tavoletta sumera assume un’importanza rilevante dalla prospettiva di Sitchin: in essa si vede la dea Ninmah che crea un bambino e la dea è circondata da ampolle, come se si trovasse in un laboratorio.
intervista di Syusy Blady a Zecharia SitchinQuesto e altri elementi storici, tra cui un sigillo cilindrico del 2400 a.C. in cui si vede chiaramente il pianeta Nibiru, hanno portato Sitchin a formulare la sua teoria, descritta in modo semplice e chiaro anche da Syusy Blady in “Tutta un’altra storia”. Ciò che noi chiamiamo dèi non sono forse altro che esseri molto progrediti giunti da un altro pianeta? Fu il loro arrivo sulla Terra a determinare il nostro sviluppo e la nostra evoluzione? È grazie alle loro conoscenze che possiamo trovar spiegazioni relative a monumenti, come le mura megalitiche, e a eventi ancora oscuri, come l’improvvisa e inspiegabile distruzione della straordinaria civiltà di Mohenjo-Daro, nella valle dell’Indo?

Syusy ci guida anche in altri tempi e luoghi: dalla Siria – quando ancora non era presa d’assalto dai giochi geopolitici di altre nazioni – a Malta, da Il Cairo a Baalbeck. Sono tante le tappe compiute da Syusy che ci portano indietro nel tempo e che ci fanno riflettere sulla nostra evoluzione e sul nostro modo di studiare e considerare la storia.

È chiaro che molte analisi sono imbevute di preconcetti eurocentrici e paternalisitici, cui si aggiunge una visione fallocratica/androcratica della società. Un manufatto può essere catalogato in un modo piuttosto che in un altro a seconda della prospettiva del ricercatore. Il lavoro encomiabile di Marija Gimbutas (1921-1994) ne è una prova: la nota e compianta archeologa ha praticamente riscritto una parte della nostra storia, mettendo in luce il ruolo della donna e della logica femminile agli albori delle prime società umane. Linee di discendenze matrilineari, società pacifiche ed egualitarie, culti sacri legati a divinità femminili: erano questi gli elementi salienti dell’Europa neolitica. Questi elementi sono stati per lungo tempo offuscati o minimizzati o deformati sul piano storico-archeologico, proprio per la forza della logica fallocratica/androcratica dominante.

Negli ultimi decenni, come mette in luce anche questo volume di Syusy Blady, si sta cercando di delineare un’altra storia, un po’ più vera, un po’ meno ideologizzata, un po’ più rispettosa di modelli incentrati sul matriarcato e sui culti femminili. È dovere di ciascun cittadino capire e conoscere il passato per non commettere più gli stessi errori. Se capiamo il passato senza guardarlo con lenti offuscate o deformate possiamo capire il presente, le contraddizioni e le dominazioni che vediamo nel mondo. Se comprendiamo il presente possiamo capire quale strada percorrere tutti insieme per andare avanti nella nostra evoluzione. È chiaro che se il paradigma politico-economico attuale ancora fortemente basato su logiche maschili non cambierà, il nostro destino come specie umana vivente sarà compromesso.

Siamo noi gli artefici della nostra esistenza. Studiare la storia serve a questo: a capire le nostre vere radici, senza le quali non possiamo crescere davvero in modo compiuto, prospero e armonioso.

Tutta un’altra storia” di Syusy Blady, in modo divertente e coinvolgente, ci elargisce variegati spunti su cui riflettere, per aggiungere nuovi tasselli al vasto mosaico del nostro passato, più o meno remoto. Un passato sul quale aleggiano ancora diverse domande e ancora diversi misteri. Solo ricerche archeologiche serie e rigorose, attuate in un’ottica paritaria ed equilibrata tra il femminile e il maschile, potranno spiegare molti quesiti che ruotano attorno alla nostra storia.

Purtroppo, tanti luoghi ricchi di vestigia ancora nascoste, come Israele, la Palestina, la Siria, l’Egitto e l’Iraq, sono tormentati da guerre e instabilità politico-sociali. E purtroppo, tanti storici monumenti del passato sono stati distrutti durante questi conflitti, come se si volesse oscurare un passato scomodo per taluni gruppi di potere.

La storia è una disciplina quanto mai “politica”, è uno strumento che crea la cultura di un Paese, e quindi delle varie civiltà. È da lì, dalle nostre radici storiche, che bisogna partire per evolvere!

Silvia C. Turrin

 

Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
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Per gli antichi Romani era la “finis terrae”, la fine della terra. Oltre le spiagge,

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ploumanac'h

Leggende e paesaggi della Bretagna

Per gli antichi Romani era la “finis terrae”, la fine della terra. Oltre le spiagge, gli scogli, i faraglioni, solo l’ignoto, avvolto da oscure leggende popolate da strane creature marine. Oggi, la Bretagna è semplicemente la terra più occidentale del Vecchio Continente, ma visitandone le città, le foreste, i paesaggi in riva all’oceano si respira un’aria ancora intrisa di mistero. Sembra che in questa regione francese con una propria e forte identità, la realtà terrena conviva armoniosamente con miti arcaici e bizzarri esseri. E tutto questo, grazie alla suggestione della natura.

La foresta di Brocéliande è tra i luoghi-simbolo dell’irreale: è qui che secondo il cosiddetto “ciclo bretone” si svolgono episodi legati alla ricerca del Graal. Nel piccolo borgo di Comper, un castello di pietra rossa accoglie il “Centro dell’immaginario Arturiano”, dove si può conoscere l’epopea della Tavola Rotonda, mentre il villaggio del Folle Pensiero, tra Mauron e Tréhorentec, dà accesso alla Fontana di Barenton, dove si narra avvenne l’incontro tra la fata Viviana e mago Merlino. Passando invece per Tréhorentec, si entra nella Valle senza Ritorno, dove la fata Morgana pietrificava gli amanti infedeli. Ma a prescindere da queste leggende, Brocéliande è uno spazio verdeggiante che invita a rilassarsi e a perdersi nella natura, fra i numerosi laghi (Étang du Pas du Houx; du Château de Comper e altri ancora), gli alberi, alcuni ultracentenari, e una ricchissima avifauna.

Altri paesaggi, suggestivi, sconfinati, aperti sul mare si scorgono lungo le coste bretoni. Pointe du Raz, di fronte all’Île de Sein (nel Finistère), è uno dei punti più spettacolari della regione. Questo sperone roccioso, da cui si ammira l’immensità dell’orizzonte, trova una naturale prosecuzione lungo la costa frastagliata sino a raggiungere il crinale selvaggio della Punta del Van (Pointe du Van): altra zona panoramica da non perdere.

Ploumanac’h, la costa di Granito Rosa

Ploumanac’h, la costa di Granito Rosa

Più a nord, in zona Roscoff, passando per Perros Guirec, sino a Ploumanac’h, domina la costa di Granito Rosa, riconosciuta Patrimonio nazionale, caratterizzata dall’asprezza del litorale, dominato, appunto, dalle sfumature intense del granito, eredità di lenti processi d’erosione che hanno artisticamente creato questo caos, di una bellezza selvaggia, fatto di scogli dalle forme più bizzarre. Percorrendo e visitando le coste bretoni, di certo, non ci si annoia, perché lo spettacolo della natura cattura l’anima. E poi, c’è il fascino delle maree che, due volte al giorno, instancabilmente, svelano distese di sabbia, scogli, spugne, alghe, molluschi, ricci di mare altrimenti sommersi dalle acque. L’alta e la bassa marea sono fonte di vita, trasformano i litorali nell’arco di poche ore. La loro ampiezza, in Bretagna, può raggiungere i 6 metri sulla costa atlantica e i 12 sull’area protesa verso La Manica.

Ci si può fermare in un punto (consigliamo la zona della costa di Granito Rosa) e osservare come il paesaggio cambi in breve tempo, per effetto dell’attrazione della luna. Durante la bassa marea, lungo le spiagge e sugli scogli, è naturale consuetudine vedere gruppi di persone, tra cui numerosi bambini, con in mano una piccola gerla di vimini, a caccia di vongole e granchi. Non a caso il “plateau de fruits de mer” è uno dei piatti principi della gastronomia bretone, che può essere più o meno ricco di scampi, ostriche, gamberetti e altri frutti di mare.
E parlando di cucina, merita di essere citato il “far”, sformato morbido e dolce, un tempo preparato in occasione di particolari ricorrenze, da gustare dopo una passeggiata in una della tante cittadine bretoni piene di fascino, come la cittadella di St. Malo, da visitare percorrendo il periplo delle sue mura, da cui si ammira la valle della Rance e l’orizzonte marino, o Nantes, la città più grande della Bretagna, o la caratteristica Vannes, i cui bastioni e il quartiere attorno alla cattedrale la fanno sembrare ancora un borgo medievale.

E infine non si può dimenticare Carnac, immerso nella campagna bretone, dove si trova un’alta concentrazione di resti megalitici, dolmen, cromlech, tumuli. Da scoprire, magari in compagnia di qualcuno in grado di andare oltre l’apparenza di quell’agglomerato di pietre poste 40 secoli a. C. da antichi popoli, su cui, non a caso, aleggiano ancora infinite leggende.

Silvia C. Turrin

Video by Bretagne Tourisme


 


 

Per conoscere meglio la Bretagna:

http://www.tourismebretagne.com/

 

 

 


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Atomium

I vari volti di Bruxelles

Pur essendo una capitale ancora a misura d’uomo, Bruxelles è una città dinamica, vitale, che racchiude una miriade di angoli urbani da scoprire, molteplici culture e offre tutto l’anno una serie di eventi estremamente originali. Per descriverla, si potrebbe iniziare partendo da una delle piazze più suggestive ed esoteriche del continente europeo: la Grand-Place, definita dall’eccentrico Jean Cocteau “un ricco teatro”, perché il suo insieme è armonico, nonostante ogni facciata sia differente. Cuore pulsante della capitale belga, questa grande piazza, di giorno, così come di sera, pullula di passanti, turisti e soprattutto di giovani che spesso si siedono in cerchio cantando o suonando percussioni, circondati dall’atmosfera gotica di edifici come la Casa del Re, in passato mercato del pane, e ora sede del Museo comunale in cui è raccolta una preziosa collezione di maioliche e porcellane. Ma oltre alla storia e all’arte, la Grand-Place e altri luoghi di Bruxelles nascondono vari simboli alchemici che è possibile scoprire grazie a particolari itinerari organizzati da alcune associazioni culturali cittadine. E ogni due anni, in agosto, la piazza – che tutte le settimane ospita il mercato dei fiori – si colora di un tappeto di begonie multicolori, realizzato da giardinieri/artisti.

la Grand-Place

la Grand-Place – Bruxelles

Bruxelles oltre a essere sede dell’Unione Europea è una città in cui si respira la cultura a 360 gradi. È qui che tra il 1893 e il 1905 lo sviluppo dell’Art Nouveau ha scolpito abitazioni, oggetti, decorazioni. Figura rappresentativa di questa corrente artistica è stato l’architetto Victor Horta, nella cui casa, divenuta Museo, si ammirano mosaici, vetrate, mobili e altre opere realizzate in puro stile Liberty. L’Art Nouveau si ritrova poi nella casa-atelier di Paul Cauchie, altro grande esponente di questa forma estetica, e nel Museo degli strumenti di musica, che merita una visita anche per la ricca collezione di strumenti – antichi, moderni, europei, etnici – una delle più importanti al mondo.

Gli appassionati d’arte possono davvero sbizzarrirsi tra gli oltre 70 musei presenti nella capitale belga: antichità egiziane, greche, romane, cinesi e precolombiane trovano spazio nei Musei reali d’arte e di storia, non molto distanti dall’imponente Arco di Trionfo, immerso nel Parco del Cinquantenario, mentre nel quartiere reale, in cui dominano la cattedrale di Saint Michel e Gudule e il palazzo reale, si trovano il museo d’arte antica, che racchiude opere di Pierre Breughel, Rubens, Rodin, e quello d’arte moderna, in cui sono esposte opere di grandi pittori belgi, come Delvaux, Ensor e Magritte, tra i massimi esponenti del surrealismo.

Atomium

Atomium

Tra i simboli di Bruxelles, oltre alla simpatica statua di bronzo del Manneken Pis che attira intorno a sé migliaia di visitatori, figura il maestoso Atomium: molecola di ferro ingrandita 165 miliardi di volte realizzata nella zona dell’Heysel, in occasione dell’Esposizione Universale del 1958. È costituito da nove sfere e la più alta, che raggiunge i 102 metri, è uno dei punti panoramici più suggestivi della città.

La capitale belga è anche sinonimo di fumetti. È qui che sono nati celebri personaggi come Lucky Luke, Buck Danny e Tintin. Non sorprende quindi che passeggiando per le vie di Bruxelles si incontrino qua e là le loro immagini dipinte sulle pareti di librerie e caffè all’aperto. Ma la loro “casa ufficiale” è il colorato Centro belga della Bande Dessinée (edificio già di per sé opere d’arte, visto che è stato realizzato nel 1903 da Victor Horta): spazio di ben 4000 m² in cui è svelata la storia della cosiddetta “nona arte”, ovvero il fumetto, e i personaggi che l’hanno resa famosa in tutto il mondo.

E tra un itinerario e l’altro, i golosi possono far sosta al Museo del cacao e del cioccolato, dove si gustano vere e proprie prelibatezze, dalle praline con ripieno di nocciola a quelle profumate allo zenzero, al gelsomino o alla violetta, scoprendo anche i segreti e la storia della vera cioccolata.

Silvia C. Turrin


Per Approfondire:

https://visit.brussels/fr


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Myanmar-Birmania, la terra dei 37 Nat

La Birmania-Myanmar è un Paese straordinario. Questa nazione, dopo decenni difficili a livello socio-politico, sta nuovamente camminando sulla strada della libertà. Nonostante le privazioni, la sua gente ha conservato la gioia nel cuore. Merito certamente della spiritualità che da sempre aleggia in questo angolo d’Oriente. Una spiritualità fortemente basata sul buddhismo, oltre che, in percentuale minore, su culti animistici.

Per le città, nei templi, anche quelli sperduti nella foresta, sfilano le tonache arancioni dei monaci Theravada. Tanti i simboli buddhisti che si incrociano viaggiando in ogni suo anfratto: pagode avvolte da misticismo, stupa impregnati di preghiere dei fedeli.

È proprio grazie alla forza di queste tradizioni ancestrali che il popolo birmano ha mantenuto in vita antichissimi culti. Tra questi i Nat meritano di essere conosciuti.

I Nat appartengono al mondo della bellezza poetica.

Per approfondire la loro storia uno dei libri più originali è Le Carte dei Nat e le costellazioni familiari, uno strumento per parlare con gli antenati scritto dalla documentarista, nonché scrittrice Selene Calloni Williams.

Dopo aver compiuto diversi viaggi etno-antropologici in Birmania, anche in luoghi mai raggiunti dal turismo di massa, Selene ha voluto raccogliere quanto appreso sul culto dei Nat in questo libro, divenuto tra l’altro uno strumento utilissimo per quanti lavorano nell’ambito della psicogenealogia.

Come scrive l’Autrice:

“I Nat sono il prodotto di una filosofia naturale che mostra una radice universale. […] Essi rappresentano le molteplici forze della psiche umana. Il legame dei Nat con gli avi è nel loro carattere sciamanico e animistico. Per le tribù animiste, ancora oggi presenti nella foresta birmana, vi è una connessione stretta fra Nat, antenati e spiriti”.

Puoi addentrarti nel culto dei Nat e nell’anima vera della Birmania dal 28 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018, viaggiando con Voyagesillumination – Imaginal Academy in compagnia di Selene come guida d’eccezione.

Un itinerario che inizia dalla capitale Yangon, dove potrai ammirare la straordinaria Shwedagon Paya, la Pagoda d’oro, il tempio più bello di tutto il Myanmar.

La Birmania è anche terra del buddhismo Theravāda, ovvero la “Via degli anziani”, originatasi circa 100 anni dopo la morte del Buddha.

Visiterai Bagan, un luogo magico. Bagan è rimasto il centro spirituale della corrente Theravada, come testimoniano le centinaia di templi ancora esistenti, circondati da una fitta foresta.

In questo viaggio, se già non la conosci, scoprirai la Mindfulness Immaginale e i suoi benefici a livello psico-fisico. Praticherai meditazione con la guida esperta di Selene Calloni Williams e dei monaci buddhisti: un’opportunità incredibile, che ti aprirà la strada verso una maggiore consapevolezza e verso l’inizio di una vita piena, orientata all’armonia.

Altra tappa suggestiva è il Monte Popa, dove forte è la presenza dei Nat, spiriti protettori e guide che vivono nella natura. Su questa vetta entrerai a contatto coi Nat, con la loro forza selvaggia.

Per prepararti al viaggio ti consigliamo di immergerti nelle pagine del libro di Selene Calloni Williams, Le Carte dei Nat (Edizioni Mediterranee), in cui oltre alla psicogenealogia viene illustrata la spiritualità birmana. Il volume è arricchito da 37 carte che corrispondo ai 37 Nat (disegnati dall’artista Luigi Scapini) e dal dvd “Myanmar, Terra dei Nat”, girato a Bagan tra gli sciamani del Monte Popa.

Per maggiori info clicca qui.

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