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I Simple Minds ancora “up on the catwalk”

In occasione del prossimo atteso live all’Alcatraz di Milano delle Menti Semplici – durante il quale presenteranno una set-list mai proposta prima ispirata ai loro primi 5  album – ripropongo un mio vecchio articolo scritto dopo l’uscita di Black & White 050505.

I Simple Minds hanno rappresentato un punto di riferimento musicale importante durante la mia adolescenza/giovinezza, soprattutto per il loro impegno a favore di Amnesty International e per il capolavoro che è stato Street Fighting Years, un disco con cui hanno affrontato tematiche sociali che mi hanno ispirata…

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I Simple Minds ancora “up on the catwalk”

Là fuori nel buio, là fuori nella notte, là fuori nella luce delle stelle, un’anima arde luminosa più di mille Soli”. Frase che richiama alla mente lo storico album Street fighting years realizzato nell’ormai lontano 1989 dai Simple Minds, band originaria di Glasgow che ha saputo attraversare indenne il crepuscolo dell’era punk e la fine dell’epoca dorata della new-wave. Quel messaggio, pregno di significati, posto in un angolo della cover di Street fighting years, metaforicamente racchiude in sé l’essenza del gruppo scozzese, caratterizzata dalla voglia di infiammare i cuori con la propria musica e di smuovere le coscienze raccontando problemi sociali, ma anche aspetti più intimisti del sentire umano.

Le “menti semplici”, della cui formazione iniziale sono rimasti Jim Kerr e Charlie Burchill, dopo aver superato la crisi degli anni Novanta, dovuta a patiti allontanamenti (su tutti quello del tastierista Michael MacNeil) e ai difficili rapporti con il mondo del business discografico, stanno ritrovando un proprio percorso musicale in bilico tra passato e presente − sempre legato all’elettronica e ad architetture melodiche spesso raffinate − iniziato nel 2002 con Cry.

A tre anni di distanza da quel lavoro definibile di transizione, i Simple Minds tornano up on the catwalk (lungo le passerelle) con l’atteso Black & White 050505. Album permeato di sonorità rock-elettroniche travolgenti, come dimostra il singolo “Home” − in programmazione radiofonica dal 22 luglio − che ne anticipa l’uscita prevista per il 12 settembre. Un brano che sintetizza perfettamente il sound pieno di energia del nuovo disco, in cui si sente non poco l’influsso del mixaggio realizzato da Bob Clearmountain, noto per aver contribuito ad alcuni successi firmati Patti Smith, Nile Rogers, David Bowie, Roxy Music e che già aveva collaborato con Jim Kerr e compagni ai tempi di Once upon a time. La post-produzione di Clearmountain ha rafforzato la carica rock che pervade, sin dalla prima traccia, Black & White 050505.

L’album si apre infatti con “Stay visibile”, dagli arrangiamenti estremamente coinvolgenti, sprigionati dal martellante incedere della batteria di Mel Gaynor e dalla chitarra di Charlie Burchill, il tutto inframmezzato dal tocco melodico delle tastiere. Accattivante, orecchiabile, con un riff rock-pop da canticchiare è “Stranger”, impreziosita dal saggio ritmico trascinante della chitarra. E sulla stessa lunghezza d’onda è “Different world (Taormina.Me)” in cui emergono sonorità pulsanti, a tratti eteree, grazie all’immancabile verve di Burchill e all’intreccio fra batteria e basso. È poi presente una differente versione di “The jeweller”, brano originariamente inserito in Our secret are the same, cd per molto tempo fantasma, mai ufficialmente lanciato sul mercato, che ha visto la luce solo con il cofanetto Silver Box, retrospettiva della loro lunga carriera iniziata ventisei anni or sono con Life in a day.

Ma in Black & White 050505, oltre alla dimensione puramente rock, si ritrovano quelle atmosfere ipnotiche che, sin dagli esordi, caratterizzano il sound della band. Ne è un esempio “Underneath the ice”, impregnata di arabeschi elettronici e di un suadente tappeto melodico, in cui domina la calda, sensuale voce di Jim Kerr. E poi ancora l’intimista “Dolphins”, suggestiva traccia che magistralmente chiude l’intero album attraverso note in grado di generare sensazioni di totale abbandono e di evocare, al contempo, immagini di orizzonti lontani.

Se la nuova produzione non è paragonabile dal punto di vista compositivo a capolavori del passato, quali Sons and fascination, New gold dream, Sparkle in the rain e Street fighting years, non si deve certo negare come in Black & White 050505 i Simple Minds abbiano riposto la loro inalterata passione nel creare musica. L’anima della band − che ha scaldato anche i palchi del Live Aid e di memorabili concerti per Amnesty International, Greenpeace e per Nelson Mandela − arde ancora, infiammando ed emozionando con intensità.

Silvia C. Turrin© articolo del 2005

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