Tag Archive Mind-Psiche

Essere “monotasking” per mantenere l’attenzione e conservare l’energia

Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai da anni, dall’agire, lavorare, vivere secondo un orientamento multitasking.
Un approccio, invece, spesso richiesto, in modo più o meno esplicito, in vari ambienti professionali. Eppure, effettuare più compiti alla volta nuoce a livello produttivo e anche sul piano cognitivo. Il nostro cervello può subire una sorta di “cortocircuito” nel seguire i troppi e variegati compiti a cui lo sottoponiamo e può entrare in modalità stand-by.

Anche se il nostro cervello è plastico, agire in modo multitasking ci disperde tante energie, ci distrae e aumenta i pericoli di produrre sbagli anziché risultati positivi.

L’aspetto buffo è che il termine multitasking è diventato quasi di moda, in diversi ambiti, molto distanti tra loro e che con l’informatica non hanno nulla a che fare.

Sì, perché vogliamo ricordare come la parola multitasking sia stata utilizzata prima di tutto in ambito tecnologico, per indicare quei sistemi operativi capaci di eseguire più programmi contemporaneamente.

Il dogma dell’efficienza, il dogma della produttività, il dogma dell’edonismo… ci spingono a credere che in questo terzo Millennio sia necessario compiere più azioni allo stesso tempo, altrimenti si viene tagliati fuori dal sistema, si è “out”.

Ma è davvero così?

Il cammino meditativo ci spinge ad andare in tutt’altra direzione. Il cammino meditativo ci spinge ad andare controcorrente, alimentando piuttosto la nostra capacità di attenzione, di concentrazione, di focalizzazione su un pensiero, su un gesto, su una sensazione, su un’immagine.

Nella pratica meditativa non è possibile e non è nemmeno né auspicabile, né richiesto essere “multitasking”; occorre piuttosto nutrire l’attenzione cosciente orientandola verso una determinata visione/azione contemplativa.

Anche le ricerche accademiche in questi anni hanno messo in luce come l’approccio al multitasking sia deleterio sul piano creativo, energetico e produttivo.

Lo ha evidenziato per esempio Daniel Levitin, professore di psicologia e di neuroscienze all’Università McGill di Montreal, nonché autore del libro “The Organized Mind, Thinking Straight in the Age of Information Overload” (non tradotto in italiano).

Il nostro cervello – dagli studi condotti – può trattare un solo compito alla volta in maniera efficiente, lucida, pratica. In altre parole, quando stiamo svolgendo due attività simultanee si attivano più aree a livello cerebrale, ma di fatto il cervello tratta un solo compito alla volta. La corteccia prefrontale ci permette di coordinare e pianificare vari compiti, ma in realtà il cervello ha bisogno di un brevissimo lasso di tempo per portare la nostra concentrazione su un compito e poi su un altro.

Una frase che ci ha fatto sorridere e che condividiamo pienamente l’ha riferita lo scrittore statunitense Philip Connors:

Voglio accrescere le mie capacità di concentrazione, non ridurle. Tuttavia, tutte le meravigliose invenzioni del XXI secolo mi spingono, mio malgrado, nella direzione opposta”.

Noi meditanti attraverso la pratica costante, sincera e regolare ci stacchiamo dai condizionamenti, dalle distrazioni, lasciando la nostra mente in uno stato naturale.

Come abbiamo sottolineato nel libro Mindfulness Immaginale la meditazione produce vari benefici, tra cui: la pacificazione della mente; l’attenzione cosciente e l’assenza di giudizio.

La meditazione ci porta a una pacificazione mentale e una mente in pace plasma il cervello portandolo a indirizzare meglio le funzioni cerebrali verso gli atti che compiamo nel momento presente.

Silvia C. Turrin

Articolo pubblicato anche sul mio sito dedicato alla Meditazione:
https://nelcuoredellameditazione.wordpress.com/

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
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Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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Oltre la sofferenza

Alla notizia della morte di Stephen Hawking le reazioni di milioni di persone nel mondo sono state sorprendenti. Commozione, ammirazione, stima hanno dominato i commenti relativi al decesso del cosmologo, fisico, matematico e astrofisico britannico. Reazioni emotive alimentate certamente dalle incredibili scoperte fatte da Hawking, relative alla cosmologia quantistica, alla teoria dei buchi neri e all’origine dell’universo. Ammirazione e commozione derivate anche dalla caparbietà, dalla forza, dal coraggio che Hawking ha [di]-mostrato al mondo a dispetto della malattia degenerativa.

Scoprì di avere la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) a soli 21 anni. Nonostante ciò, ha superato lo shock iniziale, ha oltrepassato la facile tentazione di deprimersi, di gettare la spugna e di non proseguire gli studi (complessi) di cosmologia. Anzi, ha rivoluzionato la disciplina in questione, ha avuto due mogli e tre figli, e ci ha lasciato in eredità un vasto patrimonio di conoscenze non soltanto di carattere accademico e scientifico.

Sì, perché la vita di Stephen Hawking può essere da esempio a tutti coloro che vivono una profonda sofferenza non solo fisica, ma anche emotiva.

La storia di Hawking ci ha fatto pensare proprio al concetto di sofferenza. La malattia di Hawking certamente gli procurava grande sofferenza, che avrebbe potuto divenire ancor più forte e intensa se Hawking non avesse reagito alla sua condizione immutabile. Egli, scienziato di fama internazionale con un alto quoziente intellettivo, era impotente di fronte alla degenerazione della SLA. Eppure, proprio grazie alla sua intelligenza e alla sua caparbietà, insieme alla voglia di vivere una vita piena e ricca di emozioni, ha saputo non aggravare ulteriormente il peso della sua sofferenza deprimendosi. Non si è lasciato sopraffare dal dolore, dal senso di ingiustizia, perché sapeva che la vita va oltre la malattia, va oltre la materialità del corpo fisico.

Parlare qui di Stephen Hawking può sembrare fuorviante, ma non è proprio così. Siccome tutto è interrelato, allora l’esperienza di questo grande scienziato ci tocca un po’ tutti da vicino.

Egli ci ha mostrato chiaramente come funzionano le Quattro Nobili Verità:

1-la sua vita è stata caratterizzata dalla sofferenza legata alla malattia degenerativa

2-sapeva qual’era la causa della sua sofferenza

3-sapeva che in qualche modo poteva eliminare un certo tipo di sofferenza, quella che l’avrebbe portato a commiserarsi e a rinchiudersi in se stesso

4-ha scoperto la via attraverso cui vivere comunque una vita ricca di significato e felice.

Molte persone aumentano la propria sofferenza lamentandosi, talvolta ingiustamente. Per esempio, ci si arrabbia perché la commessa non è stata gentile e non ha sorriso; perché a causa di un parcheggio maldestro si sono rotti i fanali posteriori dell’auto; perché il collega non ha riso per una nostra battuta ironica su di un altro collega non presente; perché ci siamo svegliati con un forte mal di testa…

Ci sono sofferenze che non possiamo controllare, altre le possiamo attenuare e altre ancora le possiamo eliminare, come quelle derivanti da ansia e affaticamento.

Ci sono anche altri tipi di sofferenze di cui siamo gli unici artefici, come quelle causate dall’avidità o dall’orgoglio o dalla malevolenza o ancora dall’invidia.

Nelle nostre mani abbiamo il potere di vivere perennemente nella sofferenza o di trasformarla in qualcosa che possa arricchire la nostra vita e quella degli altri.

Stephen Hawking ci ha insegnato che è possibile andare oltre la sofferenza e realizzare qualcosa di davvero straordinario per se stessi e per il mondo intero.

Una profonda sofferenza può aprire le porte della mente e del cuore, rendendoci disponibili agli altri” – Tenzin Gyatso

Silvia C. Turrin
Articolo pubblicato anche sul sito: Nel Cuore della Meditazione

Alla notizia della morte di Stephen Hawking le reazioni di milioni di persone nel mondo
Sul nuovo numero della rivista “Elisir di Salute” (luglio-agosto 2017) trovate un articolo di Silvia
Praticare la Mindfulness Immaginale significa cercare di essere consapevoli, significa sentire/ascoltare con attenzione cosciente. La
Possiamo individuare punti di contatto tra la psicologia analitica e forme spirituali collegate strettamente  alla
Sul numero 60 della rivista "Scienza e Conoscenza" è pubblicato un mio articolo dal titolo

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Mindfulness Immaginale, rimedio anti-stress

Sul nuovo numero della rivista “Elisir di Salute” (luglio-agosto 2017) trovate un articolo di Silvia dedicato interamente alla Mindfulness Immaginale.

La rivista è disponibile o prenotabile nelle edicole.

Sommario della rivista Elisir di salute luglio-agosto 2017 in cui trovate un articolo interamente dedicato alla Mindfulness Immaginale scritto da Silvia


Ecco un breve estratto dell’Articolo:

 

Personalmente, mi sono avvicinata alla Meditazione

durante un viaggio nell’India del Nord; in seguito ho

avuto modo di approfondire la pratica frequentando

la scuola di Nonterapia/Imaginal Academy fondata

dalla mia maestra Selene Calloni Williams. Quindi

sono diventata Istruttrice di Mindfulness Immaginale.

Grazie a questo percorso ho compreso quanto sia

importante meditare, non solo per se stessi, ma anche

per gli altri. Con il termine “meditare” non intendo solo

la pratica in senso stretto, che prevede una condizione

di isolamento e di profonda introspezione interiore.

L’approccio meditativo dà molta importanza allo sviluppo

della consapevolezza delle proprie emozioni, dei

propri pensieri e delle sensazioni corporee. Ciò aiuta a

diventare pienamente presenti nelle varie situazioni

che si vivono, riuscendo a cogliere maggiormente i

propri bisogni e quelli di chi ci sta di fronte. Questo

nuovo atteggiamento permette anche di capire che i

pensieri e le emozioni sono passeggeri e che quindi,

ad esempio, noi non siamo la nostra rabbia; permette

inoltre di sviluppare e accrescere qualità oggi più che

mai necessarie, come empatia e compassione, quest’ultima

intesa nel significato latino di “cum patior”, cioè

“soffro con”.

Continua tra le pagine di Elisir….


Per approfondire:

Selene Calloni Williams, Silvia C. Turrin – Mindfulness Immaginale. Pratiche di meditazione e visione immaginale – Edizioni Mediterranee 2016

 

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
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un libro per sempre Mindfulness Immaginale

Mindfulness Immaginale e la capacità di darsi – Intervista a Selene Calloni Williams

Alcune persone, un po’ confuse sul concetto e sulla pratica della Mindfulness, mi chiedono: “Perché ti sei avvicinata proprio alla Mindfulness Immaginale? Cos’ha di diverso rispetto agli altri corsi proposti in Italia?”. Io rispondo in modo semplice, spiegando come la Mindfulness Immaginale sia uno straordinario ponte di collegamento tra la pratica meditativa tipica dell’Oriente e l’approccio psicologico immaginale nato in Occidente.

La Mindfulness Immaginale, sviluppata da Selene Calloni Williams e dal reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, è rispettosa delle basi filosofiche da cui deriva; infatti, essa è incentrata sulla corrente Theravada, ovvero quella scuola buddhista che più si avvicina agli insegnamenti originari dell’Illuminato e da cui traiamo i principi e le pratiche della meditazione.

Selene Calloni Williams e il reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, monaco buddhista Theravada

Bisogna capire che il mondo della Mindfulness si è ormai diversificato. Essendo diventata molto popolare e “di moda”, all’interno della Mindfulness sono sorti approcci puramente materialistici, che non tengono abbastanza in considerazione la dimensione “sacra”, “invisibile” insita invece nella Mindfulness primeva , così come ci è giunta a noi dall’Oriente.

Certo, i confini tra Oriente e Occidente sono diventati labili, almeno dal punto di vista di talune tendenze e modus vivendi legati alla globalizzazione: dall’uso dei medesimi mezzi di comunicazione alla diffusione di modelli socio-tecnologici simili. Possiamo affermare come la Mindfulness Immaginale permetta di approcciarsi alla vita occidentale in maniera più lucida e consapevole. Essa ci aiuta a rimanere attenti alla realtà circostante e ai fenomeni che accadono, restando al contempo ancorati alla dimensione spirituale, sacra.

I ritmi esistenziali in Occidente, o meglio, nel cosiddetto “Nord del Mondo”, continuano a essere frenetici e offuscati da un’innumerevole quantità di distrazioni; la visione materialista appare ancora forte, sebbene vi siano piccole minoranze di persone, con visioni anche tra loro molto differenti, che si sono allontanate proprio dall’eccesso di materialismo per abbracciare stili esistenziali frugali e ispirati a qualche forma di devozione: chi verso la religione cristiana, chi verso il buddhismo, chi verso un approccio più panteistico.

Selene Calloni_Williams, ideatrice di Imaginal Academy – L’Accademia degli Immaginalisti

Come la mia maestra Selene Calloni Williams spiega nei suoi corsi organizzati con Imaginal Academy, “Praticare la Mindfulness Immaginale, significa seguire un cammino “controcorrente”, attraverso il quale tutti i valori del mondo vengono trasvalutati. Il mondo è fondato sugli attaccamenti e la meditazione porta allo scioglimento degli attaccamenti e al Nirvana, cioè alla liberazione dall’illusione di esistere come individuo separato dal tutto. Le sensazioni di mancanza sono passaggi segreti che portano verso il mondo infero, il regno dell’anima e quindi vanno coltivate attraverso la meditazione. Il meditante deve andare nella direzione da cui tutti gli altri fuggono, smettere di agitarsi per contrastare la natura, e alleandosi con essa incamminarsi impeccabilmente verso la liberazione finale”.

La Mindfulness rischia di venire snaturata, ecco perché credo sia giusto fare chiarezza in un tempo storico in cui le mode e la tendenza del “tutto e subito” rischiano di avere il sopravvento; rischiano di creare più confusione e poche certezze tra le persone.

E per fare chiarezza ho voluto intervistare ancora una volta la mia maestra, Selene Calloni Williams. L’occasione è avvenuta in un bellissimo pomeriggio di giugno; ci stavamo avvicinando al crepuscolo e la natura ci ha regalato suoni e colori avvolti da sfumature poetiche. Il canto degli uccellini ci ha accompagnate durante questo interessante dialogo.

Un dialogo indirizzato a chi già certamente conosce la Mindfulness Immaginale, un dialogo rivolto anche a tutte quelle persone che sentono sia giunto il tempo di praticare un cammino controcorrente…

L’importanza della dimensione sacra

Inizio l’intervista a Selene porgendole una domanda introduttiva, ma importantissima per decifrare l’epoca in cui stiamo vivendo.

Silvia: Quanto è importante la Mindfulness Immaginale in un periodo storico come quello che stiamo vivendo? Un periodo in cui sembra che tutto sia dominato dal caos. Un periodo in cui tante persone si sentono distratte e confuse? Come la Mindfulness Immaginale può trasformare l’inconsapevolezza in consapevolezza e il disordine in armonia?

Selene: La Mindfulness Immaginale può fare tantissimo, però bisogna che la gente la pratichi. La Mindfulness Immaginale può ristabilire un legame con tutto ciò che è connesso alla dimensione invisibile. Per esempio, aiuta a migliorare sia la qualità del sonno, sia il nostro rapporto con il nostro corpo. Una persona che riesce a dormire bene, risulta essere meno ansiosa, e quindi è meno agitata. Per trasformare il caos bisogna partire dalle persone. Bisognerebbe che si incominciasse con l’instaurare/ristabilire una maggiore fiducia verso il proprio corpo, verso i propri organi, perché moltissimi individui ormai vivono come se il corpo fosse un oggetto, una macchina; hanno dimenticato il rapporto profondo con gli organi, con la dimensione sacra del corpo. Per Jung gli organi sono gli Dèi, mentre per gli sciamani sono i nostri avi. Certamente non sono semplici oggetti meccanici. Eppure l’uomo sembra avere con il corpo lo stesso rapporto che ha con una macchina, con un computer, solo che il corpo può ammalarsi, può cedere, invecchiare, può dar fastidio. Il corpo ha delle richieste. Questo aumenta l’ansia, la sua frustrazione e ciò, talvolta, può tradursi in violenza e può causare violenza, o incomprensione verso gli altri, perché non comprendere il proprio corpo significa anche non comprende gli altri. Significa anche spezzare il rapporto con l’invisibile. Se questo accade, allora si vive nell’ansia e nella paura.

Silvia: Spiegando la Mindfulness Immaginale ai neofiti e non solo, ho notato come talune persone pensino che per praticarla occorre rimanere in silenzio, in solitudine, al chiuso, e meditare nella classica postura del loto o a gambe incrociate. Anche su questo bisogna fare chiarezza…

Selene: Meditare non significa soltanto rimanere a gambe incrociate e a occhi chiusi. Anzi, è proprio quando una persona deve fare qualcosa per uscire dallo stato di meditazione che si rivela un vero meditante, non quando deve fare qualcosa per mettersi in meditazione. È uscire dallo stato meditativo che fa la differenza tra un praticante o meno. Di fatto, la meditazione è una propaggine della vita, di una vita vissuta in uno stato di consapevolezza. Praticare la Mindfulness Immaginale significa cercare di essere consapevoli, significa sentire/ascoltare con attenzione cosciente. La meditazione è attenzione.

Se una persona è attenta, soffre anche meno. Le persone sono distratte perché hanno paura, hanno paura perché sono in ansia, sono in ansia perché non stanno attente all’invisibile, non guardano le cose in profondità, perché non meditano. Tutto questo si rivela un circolo vizioso. La meditazione può ricondurci in un circolo virtuoso, ovvero: guardo le cose con attenzione, le guardo con profondità, sono consapevole, diminuisco l’ansia, diminuisco la paura e riesco a essere sempre più consapevole, meno distratto. La distrazione è originata proprio da ansia e da paura, le quali provocano superficialità, che a sua volta è causata dalla paura di andare in profondità nelle esperienze di vita. La Mindfulness Immaginale è di enorme beneficio per chi vuole seriamente uscire da questa gabbia.

Silvia: Anche in Italia la mindfulness ormai è inflazionatissima. Viene inserita in tanti contesti come fosse qualcosa di ludico, di facile e sbrigativo. Viene insegnata in certi corsi o seminari a numerosi gruppi di persone, senza prestare l’attenzione in modo specifico alle esigenze e peculiarità di ciascuno. Non si rischia una eccessiva semplificazione?

Selene: La semplificazione non è un rischio, si vede già. La situazione è già così, la mindfulness viene snaturata. Semplificare di per sé non sarebbe sbagliato, ma in questa semplificazione, se eccessiva, si rischia di stravolgere i fondamenti e i contenuti della Mindfulness stessa.

Portare la meditazione a tutti, che di per sé è un buon intento, in realtà è difficile, poiché il processo di semplificazione può trasformarsi in un processo in cui la mindfulness viene deformata. Si finisce così per perdere il suo nucleo centrale, che è il recupero del sacro, della capacità di darsi, di amare, di ritrovare l’unione con il Tutto. La mindfulness se snaturata diventa esattamente l’opposto, cioè qualcosa che parte dall’io e che ha come fine il rinforzo delle categorie dell’io. Mentre la meditazione dovrebbe essere esattamente l’opposto, cioè il superamento e la dissoluzione dell’io. Fare e praticare la Mindfulness Immaginale significa avviare i processi di depersonalizzazione e di smaterializzazione del reale; significa anche lasciare andare gli attaccamenti e coltivare per sé e per il mondo la Pace.

Per approfondire si consiglia la lettura del libro “Mindfulness Immaginale”

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
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Recuperare l’anima e la relazione ecologica con la natura

Possiamo individuare punti di contatto tra la psicologia analitica e forme spirituali collegate strettamente  alla Madre Terra?

È possibile che i disagi non solo psicologici che affliggono tante donne e uomini derivino anche da una mancanza di relazione o da un errato rapporto con la natura nel suo complesso?

Queste domande trovano in parte risposta leggendo il volume “Jung e lo Sciamanesimo” scritto dallo psicologo clinico C. Michael Smith. In questo testo, edito da Amrita, l’Autore ha voluto analizzare l’origine delle malattie, partendo da una duplice prospettiva: quella naturale organica e quella psico-spirituale. Questi due approcci, generalmente separati quando si parla di cure, vengono entrambi presi in considerazione nello sciamanesimo tradizionale, in cui i metodi di guarigione prevedono rituali, danze, movimenti.

In pratica nello sciamanesimo la guarigione avviene non soltanto nel corpo, ma anche nell’anima del malato. Corpo e anima non sono disgiunti, ma anzi sono dipendenti l’uno dall’altra. Ecco perché lo sciamano antico e moderno dà importanza al sacro e la natura è essa stessa sacra. Il processo terapeutico per lo sciamano si attua impiegando per esempio animali di potere e/o guide spirituali. Lo sciamano dialoga con gli spiriti della natura, con i vivi, ma anche con i morti.

Anche per Jung la terapia include la dimensione del sacro, individuabile nel Sé e nel suo archetipo.

A tal proposito C. Michael Smith sottolinea come entrambe le discipline – lo sciamanesimo e la psicologia analitica – offrano una via “per vivere pieni d’anima”.

Dal testo emergono quindi numerosi parallelismi tra l’approccio sciamanico e l’approccio junghiano: per il primo vi è la salute quando si vive in accordo con la volontà del sacro; per il secondo vi è la salute quando si vive in accordo con i suggerimenti del Sé.

Sé e dimensione sacra possono esseri letti come sinonimi.

Quando ci allontaniamo dal nostro Sé, dal nostro centro più profondo, sperimentiamo disagi, disturbi.

Michael Smith fa emergere inoltre un’intuizione originale, che trasforma Jung in uno sciamano sulla base del percorso di vita che ha compiuto il famoso psicologo svizzero. In tal senso è interessante notare come Jung avesse sviluppato due personalità, una più tendente all’adattamento sociale e psicologico, l’altra più intuitiva e immaginifica. Queste due personalità, come per una sorta di processo sciamanico, si sono integrate dopo che Jung riuscì ad affrontare le sue ombre e a recuperare la sua anima.

Michael Smith ci offre quindi un’analisi estremamente interessante, capace di mettere a confronto due campi apparentemente distanti, ma che in realtà, come leggiamo tra le pagine del libro, hanno più elementi in comune di quanto si creda. E questa comunanza l’aveva già ampiamente messa in luce C.G. Jung il cui lavoro è quanto mai attuale.

La nostra società immersa com’è in un materialismo sempre più sfrenato, in un eccesso di individualismo e in una costante deformazione nei rapporti sempre più tendenti al virtuale sta perdendo l’anima. Recuperare l’anima e la relazione ecologica con la natura sono due priorità che le donne e gli uomini contemporanei dovranno prima o poi affrontare per salvare se stessi e il pianeta.

Silvia C. Turrin

 

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
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I benefici neurologici della Mindfulness – in Scienza e Conoscenza

Sul numero 60 della rivista “Scienza e Conoscenza” è pubblicato un mio articolo dal titolo “I benefici neurologici della Mindfulness” in cui mi ricollego al libro “Mindfulness Immaginale” (Mediterranee, 2016).

Ecco un breve estratto dell’articolo:

Praticando la meditazione Theravāda, che e parte integrante della Mindfulness Immaginale, si sviluppa la capacita di andare oltre l’idea del materialismo e dell’oggettivita delle cose, ottenendo importanti risultati a livello integrale. Per intraprendere questo percorso di fuoriuscita dalla gabbia dell’io e per svuotare la mente dai pensieri ossessivi e necessario apprendere i fondamenti della Mindfulness. Una volta apprese le basi si puo praticare la meditazione quando e dove si vuole.

Mindfulness immaginale: un cammino di consapevolezza

Chi va oltre la dimensione tangibile, sa che la pratica della meditazione permette di scoprire il proprio vero sé, e di accedere a stati spirituali altrimenti non sperimentabili. È proprio sulla meditazione che si fonda la Mindfulness Immaginale, sviluppata da Selene Calloni Williams e dal monaco Theravāda Gotatuwe Sumanaloka Thero.

[…] Continua tra le pagine di Scienza e Conoscenza n. 60

 

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Dal Buddhismo Theravāda alla Mindfulness Immaginale

Sul numero di marzo di Missioni Consolata tra i tanti articoli trovate anche il mio scritto intitolato “Dal Buddhismo Theravāda Alla Mindfulness Immaginale” in cui parlo, come suggerisce il titolo, di Buddhismo, della tradizione dei monaci della foresta e di Mindfulness con numerosi riferimenti al libro edito da Mediterranee “Mindfulness Immaginale

Eccone un breve estratto:

Le varie correnti buddhiste hanno inoltre in comune cinque importanti precetti a cui ogni monaco o anche buddhista laico deve conformarsi. Queste regole sono: astenersi dall’uccidere o danneggiare qualunque creatura vivente; astenersi dal prendere ciò che non ci è stato dato; astenersi da una condotta sessuale irresponsabile; astenersi da un linguaggio falso o offensivo; astenersi dall’assumere bevande alcoliche e droghe. Queste sono le norme “base” di un cammino lungo, che permette al praticante di andare oltre la sofferenza.

[…]

La corrente Theravāda e gli eremitaggi della foresta

Il buddhismo Theravāda, conosciuto anche come scuola buddhista meridionale o Hīnayāna (del piccolo veicolo), è presente in Sri Lanka, Laos, Cambogia, Birmania e Thailandia. Theravāda è una parola pali che significa «Dottrina dei più anziani dell’Ordine» o «Via degli Anziani», un nome derivante dalla stretta aderenza all’insegnamento originale e alle regole di vita monastica che il Buddha ha trasmesso. Nella dottrina Theravāda è fondamentale il concetto di liberazione del singolo dall’eterno ciclo di morte e rinascita: ciò significa che è l’individuo stesso, una volta comprese le cause della sofferenza come il desiderio, l’ignoranza (intesa come non conoscenza della realtà) e gli attaccamenti, a dover agire compiendo azioni virtuose per raggiungere il nirvana. La corrente Theravāda è caratterizzata al suo interno da una tradizione ancor più rigorosa, che è quella dei monaci della foresta.

[…] Continua tra le pagine di Missioni Consolata (marzo 2017)

 

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

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Stare bene, meditando

Con piacere segnalo il numero di Febbraio della rivista Vivere Light in cui trovate, fra gli altri, un articolo da me curato dedicato alla Meditazione e alla Mindfulness.
Eccone un breve estratto:

Se praticata con costanza ogni giorno, la Mindfulness Immaginale aumenta i livelli di attenzione e concentrazione e ciò è molto utile per affrontare diverse situazioni, non solo professionali. Inoltre, aumenta la calma interiore, pacifica i pensieri rendendoli più gestibili; permette altresì di entrare e capire disagi e disturbi, trasformandoli in nostri alleati. In questo modo, possiamo conoscere i nostri lati ombrosi: solo così possiamo affrontarli e non essere più vittime di essi.

[…] Continua tra le pagine di Vivere Light di Febbraio 2017

 

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
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