Tag Archive Meditazione

Essere “monotasking” per mantenere l’attenzione e conservare l’energia

Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai da anni, dall’agire, lavorare, vivere secondo un orientamento multitasking.
Un approccio, invece, spesso richiesto, in modo più o meno esplicito, in vari ambienti professionali. Eppure, effettuare più compiti alla volta nuoce a livello produttivo e anche sul piano cognitivo. Il nostro cervello può subire una sorta di “cortocircuito” nel seguire i troppi e variegati compiti a cui lo sottoponiamo e può entrare in modalità stand-by.

Anche se il nostro cervello è plastico, agire in modo multitasking ci disperde tante energie, ci distrae e aumenta i pericoli di produrre sbagli anziché risultati positivi.

L’aspetto buffo è che il termine multitasking è diventato quasi di moda, in diversi ambiti, molto distanti tra loro e che con l’informatica non hanno nulla a che fare.

Sì, perché vogliamo ricordare come la parola multitasking sia stata utilizzata prima di tutto in ambito tecnologico, per indicare quei sistemi operativi capaci di eseguire più programmi contemporaneamente.

Il dogma dell’efficienza, il dogma della produttività, il dogma dell’edonismo… ci spingono a credere che in questo terzo Millennio sia necessario compiere più azioni allo stesso tempo, altrimenti si viene tagliati fuori dal sistema, si è “out”.

Ma è davvero così?

Il cammino meditativo ci spinge ad andare in tutt’altra direzione. Il cammino meditativo ci spinge ad andare controcorrente, alimentando piuttosto la nostra capacità di attenzione, di concentrazione, di focalizzazione su un pensiero, su un gesto, su una sensazione, su un’immagine.

Nella pratica meditativa non è possibile e non è nemmeno né auspicabile, né richiesto essere “multitasking”; occorre piuttosto nutrire l’attenzione cosciente orientandola verso una determinata visione/azione contemplativa.

Anche le ricerche accademiche in questi anni hanno messo in luce come l’approccio al multitasking sia deleterio sul piano creativo, energetico e produttivo.

Lo ha evidenziato per esempio Daniel Levitin, professore di psicologia e di neuroscienze all’Università McGill di Montreal, nonché autore del libro “The Organized Mind, Thinking Straight in the Age of Information Overload” (non tradotto in italiano).

Il nostro cervello – dagli studi condotti – può trattare un solo compito alla volta in maniera efficiente, lucida, pratica. In altre parole, quando stiamo svolgendo due attività simultanee si attivano più aree a livello cerebrale, ma di fatto il cervello tratta un solo compito alla volta. La corteccia prefrontale ci permette di coordinare e pianificare vari compiti, ma in realtà il cervello ha bisogno di un brevissimo lasso di tempo per portare la nostra concentrazione su un compito e poi su un altro.

Una frase che ci ha fatto sorridere e che condividiamo pienamente l’ha riferita lo scrittore statunitense Philip Connors:

Voglio accrescere le mie capacità di concentrazione, non ridurle. Tuttavia, tutte le meravigliose invenzioni del XXI secolo mi spingono, mio malgrado, nella direzione opposta”.

Noi meditanti attraverso la pratica costante, sincera e regolare ci stacchiamo dai condizionamenti, dalle distrazioni, lasciando la nostra mente in uno stato naturale.

Come abbiamo sottolineato nel libro Mindfulness Immaginale la meditazione produce vari benefici, tra cui: la pacificazione della mente; l’attenzione cosciente e l’assenza di giudizio.

La meditazione ci porta a una pacificazione mentale e una mente in pace plasma il cervello portandolo a indirizzare meglio le funzioni cerebrali verso gli atti che compiamo nel momento presente.

Silvia C. Turrin

Articolo pubblicato anche sul mio sito dedicato alla Meditazione:
https://nelcuoredellameditazione.wordpress.com/

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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yoga bhole

Lo Yoga Terapia

Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche purificatorie dell’Hatha Yoga ha sviluppato un metodo terapeutico che permette di curare rigidità e dolori muscolari. L’obiettivo è quello classico dello Yoga: unire mente e corpo per sviluppare una profonda conoscenza del Sé

“Allorché l’attività della mente viene posta sotto controllo, la mente diviene pura come un cristallo, e riflette con precisione, senza distorsione alcuna, colui che percepisce, ciò che viene percepito, e lo stesso ente che percepisce”.

Così si legge nei Sutra di Patanjali, un testo − si presume risalente al II secolo d.C. − a cui molti maestri yogici di oggi si ispirano per portare avanti antiche conoscenze volte al benessere olistico della persona. Nella tradizione classica, di cui Patanjali rappresenta una delle più autorevoli figure, il termine Yoga significa “unione”, indicando con questa parola l’unione tra la mente e il corpo. È proprio a tale concezione che si ispira lo Yoga terapia, metodo ideato dal medico fisiologo M.V. Bhole, nato in India nel 1935. Il suo approccio si basa su una lunga esperienza in campo clinico. Dopo essersi specializzato in fisiologia nel 1961 presso l’All India Institute of Medical Science di Nuova Delhi, il dott. Bhole ha svolto per oltre trent’anni la professione di ricercatore nel Kaivalyadhama Yoga Research Institute, fondato da Swami Kuvalayananda a Lonavla (provincia di Pune). È in questo Istituto che si è specializzato in fisiologia respiratoria e nel corso degli anni Sessanta ha sperimentato l’efficacia delle tecniche yoga su particolari patologie, come l’asma bronchiale. Quello è stato un importante punto di partenza. Come lui stesso afferma “Da lì, è iniziato un lavoro scientifico riguardante le possibili applicazioni terapeutiche dello Yoga che vede oggigiorno utilizzare tecniche di meditazione per la cura di problemi dovuti allo stress”.

Attività, incontri e approcci terapeutici gli hanno permesso di elaborare un proprio metodo chiamato Yoga terapia, perfezionato dopo lunghi e approfonditi studi legati al Pranayama e agli effetti delle pratiche purificatorie dell’Hatha Yoga.

Attingendo poi a testi classici, molti dei quali letti in lingua originale, ovvero l’antico sanscrito, il dottor Bhole ha cercato di unire in un unico sistema varie pratiche dello yoga: gli Asana (posture); il Pranayama (il controllo del respiro); Kriya (lavoro con gli organi interni attraverso i meccanismi respiratori); Bandha (lavoro con i muscoli respiratori durante lo stato di apnea); meditazione e recitazione di mantra.

“È un metodo terapeutico in cui le tecniche vengono insegnate e date all’allievo come strumento utile per una pratica personale”, sottolinea il dottor Bhole.

yoga terapiaUn incontro di Yoga terapia si sviluppa partendo da una serie di esercizi di rilassamento del corpo, seguiti da una sequenza di asana, al termine della quale si ascolta la risonanza lasciata dai vari movimenti. Oltre alle varie posture, viene praticata la purificazione dei canali energetici tramite respirazioni guidate e vengono recitati mantra le cui vibrazioni infondono benessere agli organi interni del corpo.

A differenza dell’Hatha Yoga, con questo metodo gli insegnanti non puntano all’immediata perfezione degli asana da parte degli allievi. Poiché lo yoga è una ricerca che dal corpo fisico si espande a quello sottile, il percorso di conoscenza può variare da persona a persona. Il maestro, in questo senso, fornisce spiegazioni dettagliate in merito ai movimenti da praticare e le posizioni da assumere. Spetta però al singolo trovare e perfezionare la propria personale postura, ascoltando anche le vibrazioni interne e i lievi micro-cambiamenti che avvengono a livello fisico. Ascoltarsi è il verbo che meglio sintetizza questo tipo di pratica. Infatti, non è tanto un metodo che si concentra sulla pratica di asana, quanto sulle Pranayama e sulle tecniche di purificazione interiore.

Lo Yoga terapia consiste dunque in un ascolto del corpo, della mente, delle emozioni e delle energie che si espandono. Nello Yoga terapia sono centrali la percezione e la comprensione diretta, nonché soggettiva delle esperienze interiori. È un approccio esperienziale, in cui è fondamentale una corretta respirazione: l’inspirazione e l’espirazione accompagnano i movimenti nella giusta sequenza, rendendo più naturali i movimenti stessi. Proprio perché privo di “forzature”, questo metodo è adatto a chiunque, anche a chi soffre di particolari problematiche fisiologiche (come dolori muscolari o mal di schiena), perché come si afferma nell’Hatha Pradipika:Lo Yoga può essere un sollievo per la sofferenza”.

Silvia C. Turrin

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 70 di Vivere lo Yoga di settembre-ottobre 2016. Come sempre trovate tanti articoli
Non è ancora uscito in Libreria ed è già molto richiesto da tante persone desiderose

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Mindfulness Immaginale, rimedio anti-stress

Sul nuovo numero della rivista “Elisir di Salute” (luglio-agosto 2017) trovate un articolo di Silvia dedicato interamente alla Mindfulness Immaginale.

La rivista è disponibile o prenotabile nelle edicole.

Sommario della rivista Elisir di salute luglio-agosto 2017 in cui trovate un articolo interamente dedicato alla Mindfulness Immaginale scritto da Silvia


Ecco un breve estratto dell’Articolo:

 

Personalmente, mi sono avvicinata alla Meditazione

durante un viaggio nell’India del Nord; in seguito ho

avuto modo di approfondire la pratica frequentando

la scuola di Nonterapia/Imaginal Academy fondata

dalla mia maestra Selene Calloni Williams. Quindi

sono diventata Istruttrice di Mindfulness Immaginale.

Grazie a questo percorso ho compreso quanto sia

importante meditare, non solo per se stessi, ma anche

per gli altri. Con il termine “meditare” non intendo solo

la pratica in senso stretto, che prevede una condizione

di isolamento e di profonda introspezione interiore.

L’approccio meditativo dà molta importanza allo sviluppo

della consapevolezza delle proprie emozioni, dei

propri pensieri e delle sensazioni corporee. Ciò aiuta a

diventare pienamente presenti nelle varie situazioni

che si vivono, riuscendo a cogliere maggiormente i

propri bisogni e quelli di chi ci sta di fronte. Questo

nuovo atteggiamento permette anche di capire che i

pensieri e le emozioni sono passeggeri e che quindi,

ad esempio, noi non siamo la nostra rabbia; permette

inoltre di sviluppare e accrescere qualità oggi più che

mai necessarie, come empatia e compassione, quest’ultima

intesa nel significato latino di “cum patior”, cioè

“soffro con”.

Continua tra le pagine di Elisir….


Per approfondire:

Selene Calloni Williams, Silvia C. Turrin – Mindfulness Immaginale. Pratiche di meditazione e visione immaginale – Edizioni Mediterranee 2016

 

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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Myanmar-Birmania, la terra dei 37 Nat

La Birmania-Myanmar è un Paese straordinario. Questa nazione, dopo decenni difficili a livello socio-politico, sta nuovamente camminando sulla strada della libertà. Nonostante le privazioni, la sua gente ha conservato la gioia nel cuore. Merito certamente della spiritualità che da sempre aleggia in questo angolo d’Oriente. Una spiritualità fortemente basata sul buddhismo, oltre che, in percentuale minore, su culti animistici.

Per le città, nei templi, anche quelli sperduti nella foresta, sfilano le tonache arancioni dei monaci Theravada. Tanti i simboli buddhisti che si incrociano viaggiando in ogni suo anfratto: pagode avvolte da misticismo, stupa impregnati di preghiere dei fedeli.

È proprio grazie alla forza di queste tradizioni ancestrali che il popolo birmano ha mantenuto in vita antichissimi culti. Tra questi i Nat meritano di essere conosciuti.

I Nat appartengono al mondo della bellezza poetica.

Per approfondire la loro storia uno dei libri più originali è Le Carte dei Nat e le costellazioni familiari, uno strumento per parlare con gli antenati scritto dalla documentarista, nonché scrittrice Selene Calloni Williams.

Dopo aver compiuto diversi viaggi etno-antropologici in Birmania, anche in luoghi mai raggiunti dal turismo di massa, Selene ha voluto raccogliere quanto appreso sul culto dei Nat in questo libro, divenuto tra l’altro uno strumento utilissimo per quanti lavorano nell’ambito della psicogenealogia.

Come scrive l’Autrice:

“I Nat sono il prodotto di una filosofia naturale che mostra una radice universale. […] Essi rappresentano le molteplici forze della psiche umana. Il legame dei Nat con gli avi è nel loro carattere sciamanico e animistico. Per le tribù animiste, ancora oggi presenti nella foresta birmana, vi è una connessione stretta fra Nat, antenati e spiriti”.

Puoi addentrarti nel culto dei Nat e nell’anima vera della Birmania dal 28 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018, viaggiando con Voyagesillumination – Imaginal Academy in compagnia di Selene come guida d’eccezione.

Un itinerario che inizia dalla capitale Yangon, dove potrai ammirare la straordinaria Shwedagon Paya, la Pagoda d’oro, il tempio più bello di tutto il Myanmar.

La Birmania è anche terra del buddhismo Theravāda, ovvero la “Via degli anziani”, originatasi circa 100 anni dopo la morte del Buddha.

Visiterai Bagan, un luogo magico. Bagan è rimasto il centro spirituale della corrente Theravada, come testimoniano le centinaia di templi ancora esistenti, circondati da una fitta foresta.

In questo viaggio, se già non la conosci, scoprirai la Mindfulness Immaginale e i suoi benefici a livello psico-fisico. Praticherai meditazione con la guida esperta di Selene Calloni Williams e dei monaci buddhisti: un’opportunità incredibile, che ti aprirà la strada verso una maggiore consapevolezza e verso l’inizio di una vita piena, orientata all’armonia.

Altra tappa suggestiva è il Monte Popa, dove forte è la presenza dei Nat, spiriti protettori e guide che vivono nella natura. Su questa vetta entrerai a contatto coi Nat, con la loro forza selvaggia.

Per prepararti al viaggio ti consigliamo di immergerti nelle pagine del libro di Selene Calloni Williams, Le Carte dei Nat (Edizioni Mediterranee), in cui oltre alla psicogenealogia viene illustrata la spiritualità birmana. Il volume è arricchito da 37 carte che corrispondo ai 37 Nat (disegnati dall’artista Luigi Scapini) e dal dvd “Myanmar, Terra dei Nat”, girato a Bagan tra gli sciamani del Monte Popa.

Per maggiori info clicca qui.

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

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I benefici neurologici della Mindfulness – in Scienza e Conoscenza

Sul numero 60 della rivista “Scienza e Conoscenza” è pubblicato un mio articolo dal titolo “I benefici neurologici della Mindfulness” in cui mi ricollego al libro “Mindfulness Immaginale” (Mediterranee, 2016).

Ecco un breve estratto dell’articolo:

Praticando la meditazione Theravāda, che e parte integrante della Mindfulness Immaginale, si sviluppa la capacita di andare oltre l’idea del materialismo e dell’oggettivita delle cose, ottenendo importanti risultati a livello integrale. Per intraprendere questo percorso di fuoriuscita dalla gabbia dell’io e per svuotare la mente dai pensieri ossessivi e necessario apprendere i fondamenti della Mindfulness. Una volta apprese le basi si puo praticare la meditazione quando e dove si vuole.

Mindfulness immaginale: un cammino di consapevolezza

Chi va oltre la dimensione tangibile, sa che la pratica della meditazione permette di scoprire il proprio vero sé, e di accedere a stati spirituali altrimenti non sperimentabili. È proprio sulla meditazione che si fonda la Mindfulness Immaginale, sviluppata da Selene Calloni Williams e dal monaco Theravāda Gotatuwe Sumanaloka Thero.

[…] Continua tra le pagine di Scienza e Conoscenza n. 60

 

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
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Dal Buddhismo Theravāda alla Mindfulness Immaginale

Sul numero di marzo di Missioni Consolata tra i tanti articoli trovate anche il mio scritto intitolato “Dal Buddhismo Theravāda Alla Mindfulness Immaginale” in cui parlo, come suggerisce il titolo, di Buddhismo, della tradizione dei monaci della foresta e di Mindfulness con numerosi riferimenti al libro edito da Mediterranee “Mindfulness Immaginale

Eccone un breve estratto:

Le varie correnti buddhiste hanno inoltre in comune cinque importanti precetti a cui ogni monaco o anche buddhista laico deve conformarsi. Queste regole sono: astenersi dall’uccidere o danneggiare qualunque creatura vivente; astenersi dal prendere ciò che non ci è stato dato; astenersi da una condotta sessuale irresponsabile; astenersi da un linguaggio falso o offensivo; astenersi dall’assumere bevande alcoliche e droghe. Queste sono le norme “base” di un cammino lungo, che permette al praticante di andare oltre la sofferenza.

[…]

La corrente Theravāda e gli eremitaggi della foresta

Il buddhismo Theravāda, conosciuto anche come scuola buddhista meridionale o Hīnayāna (del piccolo veicolo), è presente in Sri Lanka, Laos, Cambogia, Birmania e Thailandia. Theravāda è una parola pali che significa «Dottrina dei più anziani dell’Ordine» o «Via degli Anziani», un nome derivante dalla stretta aderenza all’insegnamento originale e alle regole di vita monastica che il Buddha ha trasmesso. Nella dottrina Theravāda è fondamentale il concetto di liberazione del singolo dall’eterno ciclo di morte e rinascita: ciò significa che è l’individuo stesso, una volta comprese le cause della sofferenza come il desiderio, l’ignoranza (intesa come non conoscenza della realtà) e gli attaccamenti, a dover agire compiendo azioni virtuose per raggiungere il nirvana. La corrente Theravāda è caratterizzata al suo interno da una tradizione ancor più rigorosa, che è quella dei monaci della foresta.

[…] Continua tra le pagine di Missioni Consolata (marzo 2017)

 

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Stare bene, meditando

Con piacere segnalo il numero di Febbraio della rivista Vivere Light in cui trovate, fra gli altri, un articolo da me curato dedicato alla Meditazione e alla Mindfulness.
Eccone un breve estratto:

Se praticata con costanza ogni giorno, la Mindfulness Immaginale aumenta i livelli di attenzione e concentrazione e ciò è molto utile per affrontare diverse situazioni, non solo professionali. Inoltre, aumenta la calma interiore, pacifica i pensieri rendendoli più gestibili; permette altresì di entrare e capire disagi e disturbi, trasformandoli in nostri alleati. In questo modo, possiamo conoscere i nostri lati ombrosi: solo così possiamo affrontarli e non essere più vittime di essi.

[…] Continua tra le pagine di Vivere Light di Febbraio 2017

 

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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un libro per sempre Mindfulness Immaginale

Mindfulness Immaginale – il Libro

Le basi della Mindfulness Immaginale

Chi va oltre la dimensione tangibile, sa che la pratica della meditazione permette di scoprire il proprio vero sé, e di accedere a stati spirituali altrimenti non sperimentabili. È proprio sulla meditazione che si fonda la Mindfulness Immaginale, sviluppata da Selene Calloni Williams e dal monaco Theravāda Gotatuwe Sumanaloka Thero. È stato sull’isola di Sri Lanka che si conobbero, nel lontano 1982. All’epoca, Sumanoloka era un giovane monaco novizio Theravāda che abitava in una grotta nell’eremo della foresta di Abharana in compagnia del venerabile maestro Ghata Thera, mentre Selene, giovanissima, fu condotta nell’eremo dal suo maestro di yoga e di sciamanismo, Michael Williams. Selene Calloni Williams e Gotatuwe Sumanaloka Thero insegnano meditazione dal 1990 sia in Asia, sia in Europa, portando avanti un approccio che unisce il metodo simbolo-immaginale alle pratiche della meditazione buddhista Theravāda.
Come spiega la stessa Selene Calloni Williams: «La Mindfulness Immaginale è un cammino di consapevolezza che migliora le condizioni di benessere interiore trasmutando emozioni di tristezza, rabbia, paura. In questi ultimi anni, innumerevoli sono state le conferme scientifiche a sostegno della tesi secondo la quale la pratica della meditazione buddhista (in particolare Vipassana, Satipaṭṭhāna e Cankamana) sia in grado di conferire grandi benefici psicologici e fisici, che vanno ben oltre la semplice riduzione dello stress. Questo ha fatto sì che la Mindfulness incontrasse un vasto consenso anche al di fuori degli ambiti clinici».

Benefici della pratica

La Mindfulness Immaginale, se praticata in modo regolare, apporta una serie di benefici: aiuta a essere più sereni e calmi; permette di superare in modo più consapevole le paure e sciogliere gli attaccamenti; favorisce una maggiore armonia psico-fisica, poiché spinge a uscire dalla gabbia dell’io, dall’individualità e dai limiti creati dalla nostra mente. Praticando la meditazione Theravāda, che è parte integrante della Mindfulness Immaginale, si sviluppa la capacità di andare oltre l’idea del materialismo e dell’oggettività delle cose, ottenendo importanti risultati a livello integrale. Per intraprendere questo percorso di fuoriuscita dalla gabbia dell’io e per svuotare la mente dai pensieri ossessivi è necessario apprendere i fondamenti della Mindfulness. Una volta apprese le basi si può praticare la meditazione quando e dove si vuole. Come abbiamo sintetizzato nel libro “Mindfulness Immaginale” (Edizioni Mediterranee, 2016), la Mindfulness Immaginale produce una serie di effetti benefici a livello mentale, fisico ed energetico. Vediamo alcuni insieme.
Uno dei primi risultati che possiamo ottenere è la depersonalizzazione/disidentificazione. Pensiamo che le idee e le emozioni siano nostre, secondo un’accezione legata all’io. Per esempio, quando avvertiamo rabbia verso una persona o una situazione, il processo di depersonalizzazione/disidentificazione ci porta a capire che “non siamo la rabbia”; allo stesso modo, quando avvertiamo tristezza capiamo che “non siamo la tristezza”. La meditazione ci aiuta a non identificarci con il pensiero o l’emozione che avvertiamo in un dato momento.
Praticando la Mindfulness Immaginale attuiamo poi il processo di smaterializzazione, grazie al quale modifichiamo l’idea secondo cui la realtà sia fissa, e comprendiamo che ciò che viviamo è un flusso di coscienza ed è modificabile in qualsiasi momento. Il processo di smaterializzazione ci permette di riprendere il potere sulla stessa realtà, che è pura immagine.
Altri effetti benefici della pratica costante sono la pacificazione e il rallegramento della mente, ovvero: le onde dei pensieri si stabilizzano, si tranquillizzano, ampliando i livelli del piacere; in pratica, impariamo a stare nel presente e ad amare ogni cellula del nostro corpo. Anche il nostro livello di attenzione aumenta, poiché impariamo a rimanere focalizzati sul presente, e rafforziamo così la nostra consapevolezza del “qui e ora”. Per il tramite della meditazione apprendiamo inoltre a vivere in assenza di giudizio, senza pensieri dicotomici, come bello/brutto, buono/cattivo, mi piace/non piace.

Trasformare la nostra esperienza di vita

Chi pratica la Mindfulness Immaginale finisce sempre per trovare se stesso, sviluppando la capacità di attenuare pensieri disturbanti e ossessivi. Per non identificarsi con essi e per dissolverli si impara a contemplarli, “entrando” in essi. Come fare per dissolverli? Quando abbiamo un pensiero ossessivo, o che ci procura ansia, o sentiamo un’emozione di rabbia o di malinconia, ci rivolgiamo alla pratica meditativa e quindi ci fermiamo, assumiamo la postura appropriata (nella posizione del loto, o del semi-loto, o a gambe incrociate) e rimaniamo immobili; dopo aver praticato un lavoro sul respiro, entriamo nel pensiero disturbante o nell’emozione che ci turba, e iniziamo a coltivarlo/a, contemplarlo/a, permettendo al pensiero o all’emozione di ingigantirsi. In tal modo, il pensiero o l’emozione o l’idea lentamente si trasvaluta e mostra l’altra faccia di sé che è liberazione, visione, forza, potere.
La Mindfulness Immaginale (che si ispira alla psicologia archetipica) ci squarcia un velo, quello del materialismo, che è una peculiarità dell’uomo attuale, abitante di una realtà che è sogno, proiezione.
Attraverso la meditazione noi sviluppiamo momenti di lucida visione e chiarezza intuitiva, che corrispondono a una sorta di riavvio del cervello: tale processo scioglie schemi mentali abituali e cristallizzati e ne ricostruisce altri più elastici e ricettivi. Dal punto di vista scientifico, la meditazione agisce sulle sinapsi cerebrali e sulla produzione di endorfine, acuendo l’intuizione e innalzando la felicità.

Focalizzare la mente sul presente

La Mindfulness si basa sulla tradizione del buddhismo Theravāda, corrente che è particolarmente diffusa in Sri Lanka, Birmania, Tailandia, Laos. Nel buddhismo Theravāda sono conosciute straordinarie tecniche di meditazione, tra cui: le meditazione sul respiro, la contemplazione del corpo, la contemplazione delle emozioni, la contemplazione della mente, la meditazione camminata, la contemplazione dello scheletro (simbolo dell’impermanenza). Accanto alla pratica della meditazione propriamente detta, nel buddhismo Theravāda ha grande importanza il “Satipatthana”, la via della piena attenzione e consapevolezza. Il “Satipatthana” consiste nell’essere sempre presenti a ciò che accade nel momento in cui accade. A tal fine si possono usare semplici affermazioni da ripetersi come mantra, per mantenere la mente focalizzata sul momento presente, impedendole di lasciarsi prendere dall’agitazione e dall’ansia. Per esempio, se sto guidando l’auto ripeterò a me stesso “So che sto guidando, so che sto guidando…”; se sto mangiando ripeterò “So che sto mangiando…” e così via, a seconda della situazione in cui ci troviamo.

Per approfondire si veda il libro edito da Mediterranee “Mindfulness Immaginale

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
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