Tag Archive Marcus Miller

Festival Jazz a Juan 2015 – Tra sax, basso e tromba – Kenny Garrett – Marcus Miller – Ibrahim Maalouf

Anche quest’anno, lo storico Festival Jazz di Juan-les-Pins non ha deluso le aspettative. La rassegna giunta alla 55ª edizione, tanto amata dagli appassionati di jazz, ha visto protagonista, fra gli altri, un istrionico Al Jarreau, ancora pieno d’energia, sempre bravissimo nei suoi scat, Santana, Zappa plays Zappa e il duo eccezionale composto da Chick Corea e Herbie Hancock.

A giudizio di chi scrive quella del 18 luglio è da annoverare tra le serate memorabili di questa edizione. Il penultimo incontro del Festival è stato aperto dal geniale Kenny Garrett, che ha portato sul palco di Juan-les-Pins una ventata di free e contemporary jazz di alto spessore. Sin dalle prime note è emersa la sua straordinaria capacità di sperimentare col sax, aspetto questo ormai consolidato da almeno tre decenni. Il suo è un percorso iniziato negli anni ’70, epoca in cui crebbe immerso nella scena jazz di Detroit. Miles Davis, Art Blakey, Freddie Hubbard e Woody Shaw sono alcune delle icone jazz con cui ha suonato.

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Kenny Garrett Quintet – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Garrett ha voluto cominciare il live partendo da “J.Mac”, tratto dall’album Seeds From the Underground (2012), ben accolto da pubblico e critica.  Brano pieno di energia in cui si trovano echi di Post Bop, “J.Mac”  è un chiaro riferimento al grande sassofonista di New York Jackie McLean (1931 – 2006), al quale Garrett ha dedicato questo omaggio. Da Pushing the World Away (2013) Kenny Garrett ha scelto, prima, il brano omonimo al disco, un’intensa “preghiera” in jazz, che allontana le follie e i condizionamenti del mondo e che volge lo sguardo alla dimensione, quasi spirituale, del qui e ora; poi, sempre dall’album del 2013 ha suonato “J’ouvert” coinvolgente omaggio a Sonny Rollins.

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Kenny Garrett Quintet – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Non poteva non terminare con il “manifesto” delle persone felici, “Happy people” tratto dall’omonimo album del 2002.  Kenny Garrett ha fatto emergere ancora una volta la sua eleganza e la sua tecnica impeccabile; al contempo, è stato bravissimo nel coinvolgere il pubblico, grazie alla buona sinergia con gli altri musicisti, Rudy Bird (percussioni), Vernell Brown Hr (piano), Corcoran Holt (contrabbasso), McClenty Hunter (batteria) e la partecipazione straordinaria di Mino Cinelu (percussioni).

Protagonista della seconda parte della serata, Marcus Miller, caro amico del Festival di Juan-les-Pins, che ha presentato alcuni brani del suo nuovo eccellente Afrodeezia (2015), album che è un viaggio per il mondo attraverso il jazz, tra New York, Detroit, Chicago, Brasile, Senegal, Mali e Burkina Faso, Ghana.

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Marcus Miller – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Nazione, quest’ultima, che lo ha ispirato nel comporre “Hylife”, prima traccia del nuovo album, in cui il jazz-funk contemporaneo si mescola con il leggendario highlife ghanese e i vocalizzi tipicamente senegalesi. Per questo pezzo e per gli altri l’istrionico bassista (in realtà, polistrumentista) si è avvalso di un sorprendente collettivo di musicisti e coristi, tra cui Alex Han (sax), Lee Hogans (tromba), Brett Williams (piano), Adam Agati (chitarra), Louis Cato (batteria), Guimba Kouyaté (chitarra acustica), Cherif Soumano (kora), Julia Sarr (corista), Mino Cinelu, percussionista versatile che ha suonato anche con il compianto Miles Davis.

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Guimba Kouyaté (chitarra acustica), Cherif Soumano (kora) – Live Marcus Miller – at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

L’ensemble era ben affiatato, capace di creare un’energia speciale sul palco percepita dal pubblico, che ad ogni assolo applaudiva entusiasta. Ineccepibili gli arrangiamenti di ogni brano, da “Hylife” a “B’s River”, seconda traccia di Afrodeezia, alla rilettura di uno storico successo soul-funk.

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Marcus Miller – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

«Volevo omaggiare la Motown – ha detto Marcus sul palco – e mi sono chiesto: qual è il pezzo della famosa etichetta di Detroit con i giri di basso più cool?» e ha iniziato a suonare “My girl”… delirio del pubblico.

Ma si è interrotto, dicendo: «Sì ok, ma cerco qualcosa di più, più… cool. Allora, ascoltate… questa è una linea di basso che ho imparato all’età di 12 anni».

Appena ha iniziato a diffondere le note di “Papa Was a Rollin’ Stone”, capolavoro dei Temptations, il pubblico si è esaltato. La versione di Marcus Miller è incredibile, grazie ad arrangiamenti estremamente curati, mai prevedibili, con un interplay assolutamente fantastico tra fiati, basso, piano e chitarra. Se questo momento del live ha toccato livelli elevati, l’apice è stato raggiunto quando sulla scena è arrivato Ibrahim Maalouf.

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Ibrahim Maalouf at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

L’eclettico trombettista ha composto un brano speciale appositamente per l’occasione, che parte dal basso di Miller, passa per le percussioni, la sezione fiati, per giungere a sonorità circolari in un continuo crescendo, sino a una sorta di trance musicale globale, scandita dalla voce evocativa del vocalist e poeta marocchino, Aziz Sahmaoui, co-fondatore dell’Orchestre National de Barbès. Semplice e giocoso, Maalouf ha ammaliato con il suo modo di sviscerare le note e per la complicità che ha instaurato con gli altri musicisti, tanto da creare un pathos come quello che si potrebbe percepire solo in un collettivo Maghrebino, Gnawa, balcanico.

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Ibrahim Maalouf – Marcus Miller ensemble – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Situazione musicale davvero straordinaria, unica, quella creata dal trombettista franco-libanese Ibrahim Maalouf, che è intervenuto solo a un brano, ma la sua è stata una forte, incredibile, prorompente presenza.

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Ibrahim Maalouf – Marcus Miller ensemble – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Particolarmente toccante è stato il pezzo “Gorée (Go-ray)” dall’album Renaissance (2012), che Marcus Miller aveva già proposto in occasione della sua ultima esibizione a Jazz à Juan nel 2013. Anche questa volta ha voluto ricordare la sua visita all’isola senegalese, Gorée, luogo simbolo della storia, divenuta tristemente nota in passato come centro di smistamento e commercio degli schiavi. Marcus Miller però ha sottolineato che: «Questo brano vuole sì ricordare la storia, ma soprattutto vuole celebrare la capacità dell’essere umano di trasformare le cose orribili come la schiavitù in qualcosa di positivo. Da quella disumana esperienza… tanto è emerso di buono, come la musica. Questo è un pezzo non basato sulla collera, bensì sulla speranza…».

Anche questo è Jazz…

«Viva il Jazz», come ha dichiarato con gioia sul palco Jean-René Palacio, Direttore Artistico di Jazz à Juan.

Silvia C. Turrin

Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

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Festival Jazz a Juan 2013 – da Larry Graham a Marcus Miller un tripudio di jazz-funk

Il penultimo incontro del Festival Jazz di Juan les Pins – storica rassegna giunta alla sua 53ª edizione – si è sviscerata all’insegna dei ritmi Black, regalando al pubblico una totale immersione nelle variegate onde musicali scandite da jazz-funk, crossover, fusion e contemporary jazz. Filo conduttore di questo speciale evento non solo è stata la buona musica, ma anche il suono del basso. Protagonisti sono stati infatti noti musicisti, virtuosi bassisti.

Larry Graham tra il pubblico del Festival Jazz a Juan Les Pins – 20-07-2013

La serata di sabato 20 luglio è stata inaugurata dal “giovane” arzillo Larry Graham, classe 1946, musicista, cantante, produttore discografico nato a Beaumont (Texas), conosciuto in particolare per essere stato uno dei componenti della famosa funk band Sly & the Family Stone. Il suo live, sin dai primi minuti, si è sviscerato come un concerto-spettacolo, aperto dalla vivace vocalist Ashling “Biscuit” Cole che invitava il pubblico ad accogliere calorosamente con una standing-ovation “il grande Larry Graham”. Mentre gli astanti lo attendevano guardando in direzione del palco, a sorpresa, l’istrionico band leader si è materializzato alla sinistra del parterre, vestito di bianco, incluso un bel chapeau con una piuma davvero singolare, con il suo inseparabile basso: ha attraversato la platea meravigliando piacevolmente gli spettatori, per poi incantarli con il suo carisma. A dispetto dei suoi 67 anni (che compirà il prossimo 14 agosto), Larry Graham ha dimostrato ancora di essere un front-man pieno d’entusiasmo e vitalità, che sa unire la dimensione musicale tout court all’aspetto coreografico.

Larry Graham e la sua band

Accompagnato da ottimi musicisti – Wilton “Fab” Rabb (chitarra/voce), Jimi “Joy” McKinney (tastiere), Dave “City” Council (tastiere, organo), Brian “Rio” Braziel (percussioni) – Larry Graham ha travolto piacevolmente il pubblico in un’ondata di soul-funk, proponendo vari brani tratti dal suo cd più recente Raise Up. Un titolo che appare emblematico, forte, leggibile a più livelli: “sollevatevi” al ritmo della musica funk, può voler significare; o, “sollevatevi” e difendete i vostri diritti; o ancora, “sollevatevi”, “destatevi” dalla monotonia per vivere intensamente ogni attimo. E una vita intensa l’ha vissuta e la sta vivendo quotidianamente Larry Graham, lui che ha fatto la storia della musica afroamericana prima con Sly & The Family Stone, poi con la Graham Central Station; lui che ha inventato la tecnica dello slapping. Tra i momenti estremamente divertenti e coinvolgenti del suo live vi è di certo quello targato “back in time”: con un’immaginaria macchina del tempo lui e il suo gruppo hanno riportato le lancette della storia indietro, catapultando il pubblico nel 1969. Un flashback scandito dall’esibizione di Sly & The Family Stone al festival di Woodstock. Di quel memorabile evento Larry Graham ha riproposto il classico “Dance to the Music”.

Il pubblico coinvolto sul palco durante il live di Larry Graham

Poi con “Thank you for letting me Be myself” ha trasportato la platea in un movimento circolare e vivace ai ritmi del funk. Altrettanto divertente è stata la presentazione di un classicone della musica soul, “I Can’t Stand the Rain”, scritta originariamente da Ann Peebles e reinterpretata con grande energia da Ashling “Biscuit” Cole. Il ritmo non si è mai interrotto per tutto il live, sino alla fine. Con “I Want To Take You Higher” Marcus Miller si è aggiunto alla band, per suonare più o meno in incognito le tastiere. Larry Graham con il suo gruppo ha salutato il pubblico andandosene dalla stessa direzione da cui era giunto: è sceso dal palco con il suo basso dal colore che non passa inosservato (giallo), seguito da musici e vocalist scandendo l’effervescenza vulcanica del buon vecchio funk.

Marcus Miller – 20-07-2013

Dopo un breve intervallo, l’atmosfera musicale è cambiata con il concerto di Marcus Miller, anch’egli noto e apprezzato bassista, nato a Brooklyn il 14 giugno 1959. La dimensione coreografica creata da Larry Graham ha lasciato il posto a un clima sospeso tra jazz, fusion, rock-funk in cui è emersa una grande professionalità di Miller e dei giovani musicisti che lo hanno accompagnato. Il live è stato aperto da brani tratti dal suo disco più recente Renaissance: prima suonando “Detroit”, poi “Redemption”, poi ancora “Jekyll & Hyde”. Momento particolarmente toccante è stata la sua presentazione – in un ottimo francese – del pezzo “Gorée (Go-ray)”: in questo frangente Marcus Miller ha voluto ricordare la visita sull’isola senegalese, distante circa tre km dalla capitale Dakar, divenuta tristemente nota in passato come centro di smistamento e commercio degli schiavi. Proclamata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 1978, Gorée è un luogo simbolo della storia.

Marcus Miller coi suoi musicisti – come ha raccontato a Juan Les Pins – ha visitato la “Maison des Esclaves”, la casa degli schiavi, da cui sono passati milioni di africani, allontanati per sempre dalla loro Madre terra: è qui, in questo luogo, che finivano i loro diritti di esseri umani, calpestati dall’avidità, dall’ignoranza e dalla crudeltà di altri esseri umani. Passando per la “porta del non ritorno”, la loro libertà venne totalmente negata, annullata. Il viaggio a Gorée lo ha talmente emozionato che Marcus Miller ha deciso di scrivere un brano intitolato proprio a quest’isola. Solo da questa traccia Miller dimostra di essere davvero un musicista di alto spessore, la cui grandezza non inizia e termina con un’indiscussa professionalità, ma va oltre, raggiungendo la sensibilità della sua anima.

trascinante duetto tra Marcus Miller e Larry Graham

Una sensibilità scandita dalle sue parole, con cui ha evidenziato che una tragedia può trasmutarsi, creando nel tempo effetti positivi. I discendenti di quegli schiavi hanno in effetti attinto dalle loro radici africane per dar vita a tante espressioni artistiche di incredibile valore. Trascinante è stato il duetto con il “maestro” del basso, Mr Larry Graham, con cui ha suonato, divertendosi, il classico dei Beatles “Come Together” (scritta da John Lennon per Timothy Leary). Oltre a Renaissance Miller ha attinto ad altri suoi cd: dal disco Free ha riproposto “Blast” per concludere con una straordinaria versione di “Your Amazing Grace” (inclusa nel disco M2).

Marcus Miller, Larry Graham, e i giovanissimi Sean Jones (tromba), Alex Han (sax)

Con questo 11° live in quel di Juan Les Pins (il primo lo tenne nel 1996), Marcus Miller ha confermato di essersi scrollato di dosso “il peso” delle sue collaborazioni passate (in primis, coi compianti Miles Davis, Grover Washington Jr e Luther Vandross) e di aver creato un suo stile personale, sganciato da qualsiasi modello. Ha inoltre dato la possibilità a giovani musicisti – Sean Jones (tromba), Alex Han (sax), Adam Agati (chitarra), Brett Williams (tastiere) e Louis Cato (batteria) – di suonare con lui, per sprigionare una nuova energia artistica.

Il fermento musicale sia per Larry Graham sia per Marcus Miller è una costante, così come la loro linfa creativa che genera sempre eccellenti composizioni.

Silvia C. Turrin

Credits photos: Gilles Lefrancq©

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