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L’incontro tra Yoga e tradizioni sciamaniche. Ce ne parla la yogin Selene Calloni

Intervista pubblicata sul bimestrale Vivere lo Yoga n. 36 – genn-febbr 2011

L’Occidente e l’Oriente si incontrano e si fondono nel percorso yogico di Selene Calloni, specialista di antichi cammini iniziatici. Psicologa, autrice di numerosi libri (ricordiamo fra gli altri Energia e armonia nello yoga integrale e Iniziazione allo yoga sciamanico) propone attraverso incontri teorici ed esperienziali, un doppio processo di conoscenza ispirato, da un lato, alla filosofia occidentale, dall’altro, alle pratiche orientali. Ascoltare le sue parole è come venire catturati dalla magia e dall’energia di terre lontane, ma significa anche addentrarsi nella cultura di popoli che hanno conservato tradizioni intrise di una profonda spiritualità. Bhutan, Sri Lanka, India, Tibet: sono questi i luoghi più emblematici dove Selene ha forgiato il suo sapere, che divulga attraverso workshop di yoga basati, oltre che sul nada e kundalini yoga, anche sullo yoga sciamanico. È proprio da questa forma ancestrale di yoga che Selene è stata iniziata a un cammino di conoscenza in costante evoluzione, come ci spiega nell’intervista che ci ha gentilmente rilasciato.

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
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Non è ancora uscito in Libreria ed è già molto richiesto da tante persone desiderose

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Coccole per il corpo e per l’anima

La felicità è un affiorare interiore; è un risveglio delle tue energie”.

Così affermava Osho, uno dei tanti maestri indiani che hanno elargito all’umanità semi di consapevolezza e rinnovamento interiore.

In questa frase viene indicato un percorso che parte dalle profondità dell’essere; un percorso accessibile, realizzabile, e nel contempo non semplice da attuare in un mondo così complesso, pieno di distrazioni, contraddizioni e ingiustizie. Raggiungere la felicità… A volte sembra lì, dietro l’angolo. Sembra di essere sul punto di toccarla, sino a quando si interpone tra noi ed essa un ostacolo, che può essere generato da fattori esterni o, più spesso, creato dalle nostre stesse mani, dai nostri desideri, attaccamenti, pensieri negativi d’invidia, rabbia e odio, o dalla nostra eterna insoddisfazione di esseri mortali, spesso assaliti da un’agitazione frenetica.

L’ansia è la malattia del nostro tempo: ci preoccupiamo per noi stessi, per la famiglia, gli amici, per il lavoro e per lo stato del mondo. […] Preoccuparsi non serve a niente; anche se ti preoccupi venti volte di più, questo non cambierà la situazione. […] Io sono felice nel momento presente. Non chiedo nient’altro. Non mi aspetto una felicità addizionale né condizioni che la possano favorire”. Proprio come Osho, anche il monaco vietnamita Tich Nath Han sottolinea come la felicità sia una condizione mentale-emotiva puramente interiore.

Lo yoga, l’ayurveda, la medicina tibetana e molte altre filosofie e pratiche non solo orientali c’insegnano che oltre al corpo fisico, siamo dotati di una struttura energetica, incisa dentro di noi sin dalla nascita: quel corpo sottile o eterico − chiamato dagli antichi “doppio”, poiché copia luminosa ma reale di quello “materiale”, visibile − composto da canali e chakra. L’occultista e scienziato medievale Paracelso, che lo definì corpo astrale, riteneva che le malattie si manifestassero prima nella dimensione energetica, e solo in un secondo momento in quella fisica. Comprendere, sentire e coccolare il corpo sottile significa prendersi cura delle proprie energie, la cui armonia è la porta che conduce alla felicità, qui e ora.

Carezze per l’energia vitale
La meditazione e lo yoga sono i sentieri ideali da seguire per riattivare i centri energetici, passo fondamentale per raggiungere una serena armonia e gioia interiore. Si possono però integrare i benefici di asana, pranayama e introspezione, attraverso altre piacevoli esperienze che agiscono a livello fisico, mentale e sottile. Una delle più efficaci è il massaggio.

Ne esistono di vari tipi, appartenenti a varie tradizioni. Negli ultimi anni, in molti centri, si sta sviluppando la tendenza a unire diverse pratiche in un solo massaggio definibile olistico. In una struttura all’avanguardia dal punto di vista dei percorsi dedicati al benessere, immersa nella natura, un team di esperti ha ideato il Massaggio dell’Anima. Una denominazione che certo non lascia indifferenti e che cattura facilmente l’attenzione. “La scelta del nome è stata immediata e naturale. Si voleva dare importanza alla sfera sottile dell’essere, poiché questo particolare massaggio agisce sul corpo, ma tocca anche l’anima. Produce benefici a livello sia fisico, sia emotivo. In esso sono racchiuse antiche conoscenze alle quali ci ispiriamo, arricchite da approcci moderni”, spiegano Anna ed Elisa, operatrici di Monticello Spa, professioniste di varie discipline olistiche, tra cui il Massaggio dell’Anima.

Obiettivo primario di questo trattamento è sciogliere le tensioni e riequilibrare le energie. Attraverso carezze, digitopressioni, movimenti e altre pratiche si toccano i sette principali chakra, depurandoli da blocchi , stress e tossine.

“È lo spiritual body massage per eccellenza − sottolinea Elisa − dato che combina differenti tecniche, tra cui la cristalloterapia, il reiki, la kinesiologia, i massaggi metamorfico, craniosacrale e quello coi pinda. Sebbene la struttura di base sia la stessa, ogni Massaggio dell’Anima viene personalizzato a seconda dei problemi specifici di chi vi si sottopone”.

Esattamente come nella tradizione ayurvedica, l’analisi del soggetto, l’utilizzo di determinate sostanze (in particolari oli) e i trattamenti sono individuali. Ogni essere umano è unico. Partendo da questo assunto fondamentale, chi esegue il Massaggio dell’Anima seleziona una precisa modalità di massaggio, l’intensità, l’intreccio con un trattamento piuttosto che con un altro e la relativa durata. Ciò che non cambia è il tempo utilizzato per completarlo, ovvero cento minuti, necessari per renderlo olistico ed efficace. Inoltre, la combinazione, coerente e più adatta all’individuo, di più tecniche, riunite in un’unica seduta, intensifica i loro rispettivi benefici. Qui di seguito spiegheremo le caratteristiche dei trattamenti principali adottati nel Massaggio dell’Anima per stimolare equilibrio e armonia in chi lo riceve.

La versione completa dell’articolo è sul n. 29 di Vivere lo Yoga

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Pinuccia Nasazzi

Alpe Agueglio - foto di Silvia C. Turrin

Curare con i fiori. Una pratica antichissima, usata in epoche remote da molti popoli, tra cui Egizi, Romani e i Nativi d’America. Dopo un periodo di offuscamento, la floriterapia è stata riportata alla luce dal noto medico inglese Edward Bach all’inizio degli anni Trenta. Per evitare gli effetti collaterali delle medicine allopatiche, il dott. Bach ha rivolto la sua ricerca verso il mondo della natura, individuando 38 fiori di piante e alberi capaci di alleviare molti disagi psicologico-energetici dei suoi pazienti. La storia dei fiori di Bach è ben nota, tanto che vengono ancora oggi ampiamente utilizzati. Negli ultimi anni, si sono però verificate alcune novità nel campo della floriterapia. Tra queste segnaliamo lo sviluppo di altri tipi di rimedi: dai fiori californiani a quelli francesi; e non potevano non essere elaborati anche i fiori italiani di recente creazione. In questo nuovo e variegato panorama di rimedi floreali abbiamo scoperto un metodo originale, che pur partendo dalla filosofia del dott. Bach presenta caratteristiche specifiche e uniche. Si tratta delle cosiddette Goccioline della Grigna elaborate da Pinuccia Nasazzi, terapeuta specializzata in reiki, PNL, rebirthing, sciamanesimo.

Consulente per le discipline energetiche e spirituali, Pinuccia è nata a Esino Lario (Lecco) e ha vissuto sin da piccola in un luogo dove il rapporto uomo-ambiente appare ancora legato ad ancestrali ritmi della terra e del sole. Il percorso che l’ha portata a individuare i “suoi” rimedi floreali è stato lungo e inframmezzato da tante esperienze, tra cui lo studio dell’iridologia e seminari presso la Comunità spirituale di Findhorn in Scozia. Ciò che davvero l’ha spinta a creare le Goccioline della Grigna è stato un impulso spirituale-altruistico-istintivo, a cui si aggiunge l’amore verso la sua terra d’origine.

Pinuccia ha scritto interessanti, originali volumi, tra cui:

Goccioline della Grigna – Rimedi Floreali
Auto-pubblicato, 2009, Pagg. 120
Euro 15

Questo manuale descrive il metodo di preparazione, le proprietà curative dei 32 Rimedi Floreali, gli abbinamenti con i relativi simboli, le storie di fantasia abbinate alla comprensione dei Rimedi.

“I Rimedi Floreali “Goccioline della Grigna” sono stati preparati con amore nel Parco Regionale della Grigna Settentrionale. Il metodo di preparazione è fedele al metodo originale di Edward Bach. i Rimedi sono adatti a tutti compresi i bambini e le donne in gravidanza. Assumendo le “Goccioline della Grigna” doniamo al nostro Essere qualcosa che agisce dentro di noi con delicatezza e gentilezza, ponendoci in armonia con tutto ciò che vibra amore, pace e gioia dilagante.”
Pinuccia Nasazzi

La cura di Domenico
Auto-pubblicato, Pagg.100, Euro 15
2010

Il libro descrive minuziosamente la pratica della Disciplina Termica e la vita di Domenico Riella, attraverso il riassunto di alcune conferenze tenute da Domenico e Pinuccia nella zona di Lecco. La Disciplina Termica è una tecnica di benessere fisico che utilizza i quattro elementi della natura, alimentazione a crudo e pratiche con l’acqua che riportano velocemente l’equilibrio termico nel corpo, ripristinando così la salute originaria nel nostro organismo in maniera dolce e naturale.

 Visita il suo sito

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Tai Chi

 Il Tai Chi Chuan è un antico insieme di tecniche marziali. Basato sui principi del taoismo, in cui sono centrali le espressioni dello yin e dello yang, è caratterizzato da una serie di movimenti codificati, elaborati nel passato da esperti maestri. Si possono individuare tre stili principali, ognuno dei quali porta il nome di colui che ha sviluppato l’insieme delle tecniche. Chen Wangting ha ideato lo stile Chen, caratterizzato da movimenti sia rapidi, sia lenti. Lo stile Wu, creato da Wu Quanyu, si pratica posizionando gli arti inferiori in parallelo e con il corpo inclinato. Il più diffuso è quello ideato da Yang Luchan, che consiste in movimenti lenti, ampi e fluidi. Sebbene le origini non siano ancora state ben documentate, è certo che il tai chi sia nato nella Cina antica, intorno al XII secolo. Ed è nella Cina contemporanea che Andrew Austin ha studiato e ha appreso le tecniche di questa arte marziale che agisce al di là della pura dimensione fisico-materiale, portando benefici a livello energetico. L’autore, che insegna tai chi in Gran Bretagna dal 1992, inquesto agile volume ne spiega in modo semplice ed esaustivo i concetti basilari, descrivendo anche con l’ausilio di immagini, le principali sequenze di esercizi. Una sezione introduce alle modalità del riscaldamento e alla pratica del qigong, che equilibra l’energia del corpo (chi), attraverso una fase di concentrazione, grazie alla quale la mente si distende e il respiro si calma.  Oltre a spiegare le varie forme, ovvero la sequenza di movimenti specifici che costituiscono il tai chi, Austin ha sintetizzato in un capitolo finale un programma da sviluppare in quattro settimane, attraverso il quale si rielabora quanto appreso. È bene però non dimenticare che la conoscenza è un cammino ininterrotto e questo libro rappresenta solo un tassello di un percorso molto lungo, ma entusiasmante, che arricchisce la propria essenza.    

Recensione di Silvia C. Turrin©

Tai Chi
ANDREW AUSTIN
Edizioni Red
2008
pgg.95
Euro 7,90

 

 

 

 

La buona salute comincia da un’alimentazione equilibrata e sana. Questa è una convinzione antica quanto
Il mondo, agli inizi del XXI secolo, sembra impazzito, sembra “andare alla rovescia”, come dicono
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Talvolta, l’importanza e il ruolo dei nostri antenati viene sottovalutato, o addirittura non viene nemmeno
Capita che un evento imprevisto ci faccia capire che stiamo correndo troppo nella nostra vita.

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Ayurveda. La scienza dell’autoguarigione

 Non è semplice sintetizzare i principi e le pratiche che caratterizzano una scienza millenaria basata sui saggi insegnamenti degli antichi Rishi (“veggenti della verità”) in modo chiaro ed esaustivo. Il dottor Vasant Lad, grazie a una lunga esperienza fondata su approfonditi studi, è riuscito in questo volume a fornire un quadro completo degli elementi basilari dell’Ayurveda, che oltre essere branca medica della conoscenza indiana, è anche filosofia e religione. L’autore, tra i massimi esperti di questa disciplina legata ai Veda (i più antichi testi sacri induisti), ne spiega le origini, sottolineando come la parola Ayurveda, derivata dal Sanscrito, significhi “scienza della vita”. L’uomo, considerato nella sua totalità (corpo, mente, spirito), è definito come microcosmo della natura, cioè sintesi perfetta dell’interazione tra i cinque elementi (Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra). Partendo da queste nozioni fondamentali, poi ampliate attraverso immagini, schemi e tavole riassuntive in cui descrive, tra l’altro, il ruolo centrale del prana come energia vitale, il dottor Vasant Lad entra nel cuore dell’Ayurveda, spiegando il concetto centrale di dosha (vatapittakapha), ovvero quelle tre energie che sono il fondamento dell’esistenza psicosomatica dell’uomo. Pubblicata per la prima volta in Italia nel 1987, quest’opera rappresenta un buon manuale per capire cos’è l’Ayurveda anche attraverso le tecniche di diagnosi (come l’esame del polso radiale) e di cura (tra cui la liberazione emotiva e il Pancha Karma), nonché utili indicazioni sui cibi in relazione alla costituzione. Sono segnalati inoltre i benefici apportati sia da minerali e gemme, sia dai colori (cromoterapia) e i rimedi erboristici, citando le proprietà di piante quali l’aloe, la cannella e il gotu kola (utile per stimolare la memoria).

Recensione di Silvia C. Turrin©

DOTTOR VASANT LAD
Ayurveda. La scienza dell’autoguarigione
Edizioni Il punto d’incontro
pgg.253
euro 14

 

 

 

La buona salute comincia da un’alimentazione equilibrata e sana. Questa è una convinzione antica quanto
Il mondo, agli inizi del XXI secolo, sembra impazzito, sembra “andare alla rovescia”, come dicono
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Talvolta, l’importanza e il ruolo dei nostri antenati viene sottovalutato, o addirittura non viene nemmeno
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Il Buddhismo zen

Il Buddhismo comprende varie scuole di pensiero o indirizzi. Vi è il Buddhismo delle origini, noto con il nome di hinayana (del piccolo veicolo) o theravada (degli anziani). Chiamato anche Scuola del Sud, poiché si è diffuso in particolare in Birmania, Thailandia, Cambogia, Laos e Sri Lanka, mira alla salvezza del singolo e all’eliminazione della sofferenza, attraverso la pratica degli insegnamenti del Buddha. L’altra principale scuola di pensiero è il Buddhismo mahayana (o del grande veicolo). Sul piano dottrinale, si discosta da quello theravada in quanto predica l’ascetismo, inteso come atteggiamento di compassione e saggezza. L’asceta rinuncia alla propria salvezza per offrirla a vasti strati sociali, mentre quello hinayana afferma che ogni uomo deve salvarsi da solo praticando le virtù. Proprio dal Buddhismo mahayana si è originato il pensiero zen.

Il termine Zen è di origine giapponese, ma l’effettiva matrice storica proviene dalla parola cinese ch’an e da quella sanscrita dhyana, traducibili come “meditazione”.  Non a caso ch’an indica proprio la posizione seduta da meditante che costituisce la pratica centrale del Buddhismo. Chiamato in India e in Cina anche “via della liberazione”, lo zen oltre a basarsi sugli insegnamenti del Buddha, ha incorporato il pensiero di grandi filosofi cinesi, quali Lao Tzu, Ciuang Tzu e Lieh Tzu. Si può infatti considerare una sintesi delle tradizioni culturali indiane e cinesi. Il monaco indiano Bodhidharma è ritenuto essere colui che ha introdotto il pensiero zen in Cina, nel 520 d.C. In realtà, prima di lui, vi sono stati altri precursori importanti che hanno gettato le basi di tale corrente buddhista, come Hui-neng e Sung-chao. A partire dal XII secolo il buddhismo zen si è profondamente radicato nella cultura del Giappone, qui importato dal monaco Eisai, che ha fondato monasteri a Kyoto e a Kamakura. Nel Paese del Sol Levante lo zen è penetrato in molte sfere non solo sociali: ha influenzato l’architettura, la poesia, il giardinaggio (bonsai e ikebana) e le arti marziali (karate e judo).

Il buddismo zen non è un sistema filosofico, né una religione. È piuttosto una pratica basata su una precisa visione della vita. Lo scopo ultimo è il superamento totale di ogni formalismo e attaccamento terreno. Per raggiungere la consapevolezza reale è necessario andare oltre il mondo fittizio o delle illusioni svuotando la mente da ogni pensiero e il cuore da ogni desiderio. Centrale è dunque la concezione di “vuoto” che non è affatto sinonimo di negazione o cessazione, bensì si riferisce a una condizione dinamica, da cui può emergere qualunque possibilità. Il “vuoto” contiene il Tutto secondo uno dei principi fondanti lo zen (derivato dal Taoismo) ed è raffigurato da un simbolo dalla forma circolare chiamato enso (un cerchio vuoto). Questo ideogramma rappresenta in fondo l’idea secondo cui è necessario entrare in contatto con la verità in modo spontaneo, attraverso la meditazione o contemplazione senza oggetto. Attraverso la meditazione si raggiunge questa condizione di “vuoto” che conduce alla consapevolezza dell’unità dell’essere, ovvero l’illuminazione. Per il Buddhismo tradizionale l’illuminazione, detta nirvana, si può raggiungere solo rinunciano al mondo e distaccandosi completamente da esso. Per il Buddhismo zen l’illuminazione, chiamata satori, si ottiene attraverso una partecipazione attiva e consapevole della vita. L’unità dell’essere si percepisce rispettando e interagendo con ogni essere vivente e con ogni elemento naturale.

Lo stato di profonda consapevolezza interiore si raggiunge rimanendo semplicemente seduti, immergendosi nel silenzio e nell’immobilità. È la cosiddetta postura zazen: si medita a occhi aperti rimanendo seduti nella posizione yogica chiamata “del loto completo” (a gambe incrociate) su un cuscino rotondo detto zafu. In questa posizione si percepisce il libero fluire del respiro e si libera la mente, poiché l’attenzione viene rivolta verso le profondità del Sé. Il silenzio, i respiri, la concentrazione verso la dimensione interiore permettono al praticante di osservarsi da dentro, di conoscersi e di sentirsi unito con il cosmo. La pratica meditativa si estende nella vita quotidiana, proprio per arrivare all’illuminazione, raggiungibile solo partecipando consapevolmente al mondo. Il lavoro e le mansioni di ogni giorno sono dunque la prosecuzione della meditazione zen. 

Articolo di Silvia C. Turrin © pubblicato anche sul sito nonsoloanima

Sul numero di marzo di Missioni Consolata tra i tanti articoli trovate anche il mio
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Ben-Essere con l’Aromaterapia

La strada che conduce verso la salute consiste nel farsi un bagno aromatico e un massaggio profumato al giorno”. Così affermava già nel IV secolo a.C. Ippocrate, colui che ha gettato le basi della moderna medicina, superando pratiche tradizionali basate sui riti e sulla magia. Fu Ippocrate, pioneristicamente, a considerare la malattia come disturbo dell’equilibrio naturale. Tra le cure da lui suggerite rientravano i massaggi e i bagni di essenze aromatiche.

L’utilizzo degli oli per il benessere psico-fisico si perde nella notte dei tempi.  Egizi, greci e antichi romani utilizzavano essenze come mirra, cedro, rosa, bergamotto e menta per profumare ambienti e per l’igiene quotidiana, ma anche per le celebrazioni religiose, poiché  gli effluvi sprigionati da sostanze aromatiche erano considerati elementi di unione tra terra e cielo. In India, antica e diffusa è la tradizione dei massaggi con oli specifici, a seconda della costituzione psico-fisico-energetica della persona. Sebbene la storia delle essenze abbia origini remote, solo agli inizi del ventesimo secolo si parla ufficialmente di “aromaterapia”, grazie ai lavori compiuti dal chimico francese René-Maurice Gattefossé, considerato il padre fondatore di questa affascinante disciplina, oggi riscoperta e rivalorizzata. 

Tra gli esperti in Italia di aromaterapia vi è certamente Luciano Cognola, ricercatore e divulgatore nell’ambito della medicina naturale, autore di testi quali Aromaterapia. Guida agli oli essenziali e al loro utilizzo per la salute e il benessere (Grafiche Futura Edizioni, 1999) e I segreti della nuova aromaterapia (Sì Edizioni, 2009). Nei suoi scritti spiega in dettaglio cosa sono e come si utilizzano gli oli essenziali, sostanze non grasse, a dispetto del nome, prodotte dal metabolismo delle piante. “Essi rappresentano l’anima del mondo vegetale – spiega Luciano – e possiamo definirli eterei in quanto evaporano a contatto con l’aria. Il loro profumo protegge la pianta dall’azione distruttiva di agenti esterni”. L’olio essenziale è quindi un estratto fitochimico scelto e selettivamente estratto attraverso vari procedimenti, come la distillazione a vapore, l’estrazione con solventi, la spremitura, la macerazione o l’enfleurage, impiegato soprattutto per prodotti cosmetici.

Non tutti gli oli, però, sono innocui per l’uomo. Come ha sottolineato Luciano: “È importante conoscere bene le loro proprietà ed i loro effetti. Tutti gli elementi viventi, quindi anche gli oli essenziali, possiedono una carica elettrica che si può misurare, una energia vitale che si trasmette a chi viene in contatto con essi. Attraverso misurazioni scientifiche si è dimostrato che anche solo annusando un olio essenziale l’energia dell’organismo si modifica, portando cambiamenti a livello emozionale. Questa energia vitale caratterizza tutti gli oli essenziali naturali e puri. Gli oli essenziali interagiscono con l’organismo umano a livello fisico, psico-emozionale e spirituale”.

Gli oli essenziali sono concentrati in diverse parti della pianta: per esempio, l’incenso deriva dalla resina, la cannella dalla corteccia, l’eucalipto dalle foglie, il cedro dal legno, la rosa dai fiori.  L’albero dell’arancio è un caso interessante, perché da esso si ottengono varie essenze: il petit grain dalle foglie, il neroli dai fiori, l’essenza di arancio dolce dalle bucce dei frutti. Ciascun olio essenziale e le varie miscele si utilizzano in funzione del disturbo che si vuole trattare o del risultato che si vuole raggiungere. Alcune essenze, come quella di lavanda e quello di melaleuca, hanno incredibili proprietà lenitive e curative. La prima è un antinfiammatorio naturale, in caso di punture di insetti o arrossamenti della pelle; è calmante (basta inalare alcune gocce tramite diffusore o fazzoletto imbevuto di essenza); favorisce inoltre la rigenerazione delle cellule (grazie al massaggio o a impacchi) ed è impiegata nei cosmetici per il trattamento di pelle grassa e impura (alcune gocce di essenza si possono aggiungere a shampoo). L’olio di melaleuca, chiamato anche tea tree oil, viene estratto dai rametti e dalle foglie dell’albero del tè, pianta originaria dell’Australia, impiegata dai popoli aborigeni per preparare rimedi contro tosse, mal di testa, ferite e tagli della pelle. Il tea tree oil può essere usato puro in caso di ustioni e contusioni oppure unito e miscelato a soluzioni oleose e a creme per vari problemi cutanei, come l’acne e le micosi.

Gli oli essenziali vengono assunti attraverso due vie: quella esterna (inalazione, bagni, assorbimento epidermico, massaggi) e quella interna (assunzione orale). Tutti i naturopati specializzati in aromaterapia sottolineano che entrambe le soluzioni devono essere monitorate e, soprattutto, l’uso interno (assunzione per bocca) deve avvenire  sotto il controllo di esperti del settore (in special modo per le donne in gravidanza).

John Steele, aromaterapeuta di Los Angeles, consiglia questo test cutaneo per ridurre al minimo la possibilità di reazioni allergiche quando si usa per la prima volta un olio essenziale: bagnare con una goccia di essenza un bastoncino con cotone idrofilo, passarlo all’interno del polso o del gomito e coprire la zona con una benda. Se dopo 24 ore non compaiono né prurito, né rossore si può usare tranquillamente l’essenza scelta.

Oltre al massaggio con gli oli essenziali (da unire sempre a un olio di base come quello di mandorle dolci, di oliva o di sesamo), è particolarmente rigenerante il bagno aromatico. Valerie Ann Worwood, autrice di un libro indispensabile per approfondire queste tematiche, ovvero Guida completa all’aromaterapia (Macro Edizioni, 2002), consiglia alcune miscele di oli per sperimentare bagni tonificanti. Tra queste suggerisce 4 gocce di lavanda e 4 gocce di lemongrass; in alternativa: 6 gocce di arancio amaro e 2 di timo linalolo. Per combattere la cellulite la Worwood propone alcuni composti: 4 gocce di patchouli e 8 di salvia; oppure 6 gocce di limone e 6 gocce di origano. Le essenze è meglio aggiungerle ai sali da bagno o ai bagnoschiuma naturali

Per chi invece ama gli effetti olistici del massaggio, una buona miscela per tonificare il corpo è la seguente: 10 gocce di basilico, 15 gocce di lavanda e 5 di lemongrass. Per un massaggio anti-cellulite: 8 gocce di finocchio, 10 di limone e 12 di pompelmo.

L’utilizzo degli oli essenziali durante il massaggio non fa bene solo al corpo, ma anche alla psiche e alla parte più emozionale della persona. Infatti, molte ricerche hanno dimostrato che i profumi agiscono sulla stessa attività cerebrale, come evidenziato da Alan Hirsch, neuropsichiatra e direttore del Centro per la ricerca e il trattamento dell’olfatto e del gusto di Chicago, il quale ha constatato dagli studi sulla frequenza delle onde cerebrali che il profumo di lavanda fa aumentare nella parte posteriore della testa le onde alfa, associate al rilassamento.

Per approfondire le proprietà delle piante e l’aromaterapia, consigliamo di contattare direttamente Luciano Cognola:

tel. 0187-823224
Il Giardino degli Angeli
e-mail: info@ilgiardinodegliangeli.it

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Jaya Lakshmi

La musica indiana ha il potere di diffondere suoni trascendentali, in particolare quella propriamente collegata ai canti vedici e tramandata da maestro a discepolo nel corso dei secoli. È una musica basata sui Raga, ovvero quell’antico sistema di note cadenzate, sviluppate secondo precisi dettami, che esprimono la mutevole e diversificata natura dell’uomo e del cosmo. Altrettanto importante nella musica non solo indiana, ma più in generale nel panorama sonoro orientale, è il Kirtan, pratica spirituale strettamente legata al Mantra Yoga, in cui è centrale la ripetizione di parole e suoni sacri. Lungo il percorso di conoscenza interiore e di realizzazione del Sé, il Kirtan è uno dei metodi che portano al risveglio di Bhakti, l’amore trascendentale. A questa antica pratica si ispira la vocalist statunitense Jaya Lakshmi, i cui dischi inneggiano all’antico misticismo dei canti Vedici. Dopo essersi laureata in Antropologia all’Università del New Hampshire e aver composto canzoni ispirate ai verdeggianti spazi naturali dell’Oregon, si è avvicinata alla spiritualità che avvolge l’India, terra caleidoscopio di fedi, paesaggi, usanze. È stato l’incontro con il guru spirituale Sri Govinda Maharaj a permetterle di entrare in contatto con una realtà differente rispetto a quella in cui è cresciuta. Ha appreso gli insegnamenti di Srī Caitanya e ha studiato il sanscrito, oltre che la letteratura Vedica. Il suo nome, Lakshmi, attribuitole dallo stesso Sri Govinda Maharaj, si riferisce a una delle divinità legate al Dharma, incarna la bellezza, la generosità e la sensualità. Aspetti, questi, che si ritrovano nella musica realizzata da questa interprete divenuta portavoce della cultura indiana. Dopo aver formato i Lost at Last – gruppo col quale ha dato vita a composizioni intimiste e spirituali – Jaya Lakshmi, nel 2003, ha realizzato il suo primo album solista, Ocean of Mercy, prodotto dalla Sequoia Records. Un lavoro intenso, che mette in luce le sue doti vocali e compositive, confermate più volte anche con prestigiose collaborazioni (ricordiamo quella con uno dei padri della new age, William Ackerman, col quale ha firmato Hearing Voices).

La voglia di sperimentare nuovi percorsi musicali le ha permesso di creare dischi in cui i canti vedici e strumenti indiani si amalgamano ai ritmi di altre culture, come quella andaluso-gitana. Jewel of Hari (2004) è un mosaico sonoro, composto da echi orientaleggianti e momenti di profondo intimismo meditativo. L’ultimo album, Sublime − prodotto da Steve Gordon (noto anche per i progetti Buddha-Lounge e Sacred Earth Drums) − prosegue nella direzione intrapresa coi precedenti lavori. Si sente il lirismo della tradizione sonora induista e la forte impronta mistica generata dalla ripetizione di mantra. Accompagnata da musicisti di alto spessore, quali Deva Priyo (sarod), Manose (bansuri) e Daniel Paul (tabla), Jaya Lakshmi tributa omaggio ad alcune divinità importanti nel pantheon induista, come Brahma, simbolo della creazione (con “Brahma Shanti”) e  Shiva, figura che incarna colui che distrugge per ricreare e trasformare la realtà (con “Shiva Shankar”).

Altre tracce ipnotiche sono “Ohe! Vaisnava Thakura” (inclusa nella nostra compilation) e “Om Gurave”, perfette per entrare in una dimensione contemplativa, lontana dalle inutili corse al materialismo; una dimensione dove ritrovare quella pace interiore da sprigionare poi verso un mondo che, mai come adesso, anela e ha bisogno di armonia.

Articolo di Silvia C. Turrin ©

  “Viaggi nella Musica” Un volume dedicato alla Musica e alla Musicoterapia, con approfondimenti inerenti
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Gianfranco Rosi è stato insignito dell'Orso d'oro alla Berlinale con un docufilm impegnato e purtroppo
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