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Ikigai. Scoprire ciò che dà senso alla propria vita

Ci siamo mai chiesti qual è la nostra principale motivazione esistenziale? O qual è l’elemento che rappresenta la molla che ci spinge a fare, creare, andare avanti con entusiasmo? Porsi queste domande è fondamentale per trovare le ragioni più profonde che alimentano quotidianamente la nostra felicità. Per il solo fatto di formulare questi interrogativi riusciamo a essere più distaccati e meno coinvolti dai ritmi frenetici. Abbiamo tutti bisogno di dare un senso alla nostra vita. Un senso che va oltre la dimensione materialistica; un senso che non dipende da quali e quanti oggetti o soldi abbiamo a nostra disposizione. La felicità, piuttosto, è in stretta sintonia con le nostre vere passioni e con il nostro modo di rapportarci a noi stessi, agli altri e al mondo circostante. Ognuno può vivere un’esistenza ricca di significato: l’elemento chiave è individuare il motivo o i motivi che ci spingono ad alzarci la mattina con entusiasmo. In altri termini, è importante scoprire quale forza interiore ci motiva a dare forma, concretezza, bellezza e armonia alla nostra vita. Possiamo fermarci e chiederci “quale forza mi fa sorridere, mi fa affrontare gli ostacoli esistenziali, mi fa assaporare ogni istante?”.

Energia vitale e longevità

Regolarmente vengono portati avanti studi per esplorare i fattori che alimentano la felicità. Tra le indagini più recenti troviamo quelle condotte dal ricercatore e autore statunitense Dan Buettner, il quale ha analizzato le cosiddette “blue zones”, ovvero quelle regioni del pianeta dove le persone raggiungono età particolarmente avanzate. Una di queste “zone blu” è Okinawa, considerata un’eccezione rispetto al resto del Giappone. I suoi abitanti conducono una vita sana, attiva, sono allegri e hanno una speranza di vita molto alta: in media 87 anni per le donne e 79 anni per gli uomini. Gli studi condotti da Dan Buettner e da altri ricercatori mettono in evidenza come gli abitanti di queste “zone blu” soffrano meno di malattie tipiche della vecchiaia – quali demenza senile e Alzheimer – rispetto ad altre nazioni sviluppate, come gli Stati Uniti. Da queste analisi è emersa la stretta correlazione tra i fattori che incrementano la felicità nelle persone e la loro longevità. Chi si sente realizzato, chi percepisce di avere una vita piena e soddisfacente – sia esso un pescatore, una maestra d’asilo, una mamma, ecc. – ha un’alta aspettativa di vita. Partendo dal Giappone e da Okinawa possiamo quindi capire i segreti del legame tra felicità e longevità.

Un’esistenza ricca di significato

In Italiano o in altri idiomi occidentali non esiste un unico e determinato termine che possa indicare “la gioia di vivere” o “la ragion d’essere”. In Giappone troviamo questa magica parola, ovvero “ikigai”, che sintetizza appieno la bellezza di esperire in modo concreto una vita appagante. “Ikigai” indica molti concetti, comunque tutti connessi al senso più profondo della piena realizzazione di sé. Ikigai signfica: “la gioia di fare le cose che rendono la vita degna di essere vissuta”, o anche “la ragione per cui vale la pena esistere”, o ancora “ la realizzazione di sé e l’automotivazione”. Si tratta di una filosofia e al contempo uno stile di vita che porta le persone a sentirsi pienamente vivi, soddisfatti, felici. Il livello di ikigai varia da soggetto a soggetto, da comunità a comunità. Per alcuni individui è difficile, se non decisamente arduo, individuare il proprio ikigai. In un ambiente sociale complesso e carico di parecchie distrazioni, incombenze e condizionamenti, non per tutti è facile capire qual è davvero la propria passione, o la propria motivazione esistenziale. Le ricerche condotte sull’isola di Okinawa ci aiutano a comprendere quali sono gli elementi che contribuiscono a dare un senso profondo alla nostra esistenza.

L’isola dei centenari felici

Okinawa è una delle isole più grandi del Giappone. È circondata dalle acque blu cobalto dell’oceano Pacifico e il nord dell’isola è ricoperto da verdi foreste lussureggianti. Una ricerca del 2006 pubblicata sul “Journals of gerontology Series A” ha messo in evidenza una percentuale molto alta di centenari sull’isola (oltre 50 centenari per ogni 100mila persone) rispetto ad altre zone con diffuso benessere. Dallo studio è emersa poi la bassa incidenza di malattie cardiovascolari sul tasso di mortalità tra gli uomini e soprattutto tra le donne di Okinawa (le patologie coronariche sono per esempio molto più elevate negli Stati Uniti). Questi dati si spiegano considerando lo stile di vita degli abitanti dell’isola; uno stile che include un’alimentazione basata in prevalenza sul consumo di legumi, cereali integrali, tofu, alghe marine, frutta. Molti isolani hanno un orto, dove vi coltivano le verdure (a foglia verde, poi cavoli, zucche, cipolle, daikon) di cui poi si nutrono. Oltre al cibo sano, gli abitanti di Okinawa sono attivi. Gli anziani praticano sport, tai chi, karate, altri continuano a coltivare la passione per il ballo. Questa vitalità fa rima con comunità, cioè le persone non si rinchiudono soli nelle proprie case, ma mantengono i loro rapporti sociali. Il senso di appartenenza a una comunità è elemento imprescindibile per una buona qualità di vita. Gli abitanti di Okinawa provano un profondo appagamento interiore, percepiscono gioia e serenità, tutti fattori che contribuiscono a mantenere inalterati la loro energia e il loro ottimismo. Dalle ricerche è emerso che la maggior parte degli isolani sanno perfettamente quale sia il loro ikigai, qual è il senso della loro vita, qual è l’aspetto esistenziale che li spinge ogni mattina ad alzarsi con entusiasmo. In pratica, sanno quale attività o quale obiettivo è davvero rilevante e per la quale o per il quale vale la pena dedicarvisi. Per esempio, come ha messo in evidenza il già citato Dan Buettner durante una conferenza gestita dall’organizzazione non-profit The Sapling Foundation, “l’ikigai di un insegnante di karate consiste nel trasmettere il suo sapere ai propri allievi; […] l’ikigai di un pescatore centenario consiste nell’andare a pesca tre volte a settimana per nutrire la sua famiglia”. Ognuno trova il proprio ikigai e vive in accordo con esso. Ma chi non lo ha ancora ben individuato, come può riconoscerlo? Vediamolo insieme.

Porsi domande precise

Per esplorare se stessi possiamo ricorrere a esercizi che prevedono associazioni mentali, visualizzazioni, utilizzo di immagini. Si può partire in modo semplice rispondendo alle seguenti quattro domande fondamentali :

 Cosa adoro fare? Qual è la mia passione ?
 Quali sono le mie qualità, i miei talenti? Qual è la mia vocazione?
 Qual è il servizio, la professione per cui posso e voglio essere remunerata/o?
 Qual è la mia missione in questa società?

Queste domande possono essere utilizzate per formare uno schema, dal quale emerge un’intersezione tra passione, vocazione, professione e missione. Da questa intersezione possiamo individuare l’ikigai, la ragion d’essere che costituisce la linea dinamica della nostra esistenza. Dal grafico (si veda lo schema dell’ikigai) emerge che la forza che dà senso alla nostra vita sarà tanto più intensa e concreta quanto più le nostre passioni si integrano con la nostra professione, con le nostre capacità e con le richieste sociali. Riconoscere il proprio ikigai non significa affatto cambiare tutto di sé, bensì vuol dire prendere coscienza di chi si è e capire ciò che fa nascere dentro di sé la gioia, in accordo sia coi propri valori e talenti, sia con le necessità del mondo.

Silvia C. Turrin

La ricerca del nostro tesoro interiore prosegue per tutta la vita. Di

quando in quando e opportuno verificare quali componenti del nostro

ikigai conservano tutta la loro pregnanza e quali invece vanno

adeguate alle nuove circostanze in cui ci troviamo a vivere oppure a

un cambiamento interiore.

Bettina Lemke


Letture per approfondire

 

 

Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
L’autunno è una stagione perfetta per disintossicarsi. Non solo nutriamo il nostro organismo con alimenti
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le
Ildegarda di Bingen grazie ai suoi studi e al suo vasto sapere seppe individuare le

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Spezie che passione! Benefici e ricette – Seconda Parte

Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo parlato dei chiodi di garofano, della curcuma, della cannella, del cardamomo e dell’anice stellato. Qui approfondiamo il discorso, ricordando la centralità delle spezie nell’Ayurveda, l’antica medicina tradizionale indiana, molto attenta alla qualità degli alimenti e alla loro giusta combinazione. Infatti, nella cucina ayurvedica è fondamentale considerare l’equilibrio energetico del cibo, nonché la quantità che se ne consuma.

Come ricorda il dottor Vasant Lad la farmacologia dell’Ayurveda include molte preparazioni erboristiche e le spezie sono tra gli ingredienti più importanti. I rimedi ayurvedici, sottolinea sempre il dottor Vasant Lad, sono utili per riportare in armonia gli aspetti del corpo che si trovano in uno stato di squilibrio.

Chi pratica yoga e meditazione sa che il cibo rientra nella sādhana quotidiana e rappresenta al contempo una forma di devozione (bhakti), ecco perché in India si assiste a varie puja (rituali) prima dei pranzi. Il cibo (āhāra) ci aiuta a mantenere in armonia e a riequilibrare mente, corpo e spirito.

Riprendiamo dunque il discorso spezie parlando di…

Cumino

In cucina si utilizzano i piccoli semi verde scuri della pianta chiamata Cuminum cyminum. Originario della valle del Nilo, il cumino è molto diffuso in tutto il Medio Oriente, dalla Grecia, alla Turchia, e lo troviamo in tante ricette arabe, cinesi, indonesiane e, naturalmente, indiane. Ancora oggi, molte famiglie marocchine portano sempre in tavola una ciotolina di semi di cumino. L’aroma pungente e amaro deriva da un suo componente attivo, il cuminaldeide, caratterizzato da importanti proprietà medicinali, tanto da prevenire l’osteoporosi e il diabete di tipo 2, come affermato dal dottor Bharat B. Aggarwal, autore del libro “Le spezie che salvano la vita”. Ricco di ferro, il cumino favorisce anche la digestione e la secrezione dei succhi gastrici. Lo ritroviamo in varie ricette a base di legumi (ceci, fave, lenticchie e fagioli), nel tandoori, in stufati e nella preparazione di salse a base di yogurt.

Tandoori masala

Si parla di tandoori quando per la cottura del cibo viene utilizzando un forno realizzato in terracotta, dalla forma di una grande giara dal collo ristretto. All’interno di esso gli alimenti cuociono rapidamente all’esterno, mentre all’interno rimangono teneri. È usato in particolare per la preparazione del pane, di spiedini a base di carne e verdure, e del famoso pollo tandoori.

Si parla invece di tandoori masala per riferirsi alla miscela di spezie che viene usata per insaporire i cibi cotti appunti nel tandoori.

Ingredienti:

un cucchiaio di semi di coriandolo
un cucchiaio di cumino
un cucchiaio di curcuma
noce moscata
semi di peperoncino piccante
2 o 3 chiodi garofano

Versate le spezie in un mortaio e macinateli finemente. Miscelate il tutto e riponetelo in un contenitore ermetico in modo che l’aroma non si disperda.

La noce moscata

È il seme della “Myristica officinalis”, albero sempreverde diffuso in particolare a Grenada, nelle Molucche, India, Madagascar e Brasile. Per il controllo delle siole Molucche – dette “isole delle spezie” – si scontrarono olandesi, portoghesi, inglesi e francesi. Il suo sapore è unico, poiché la noce moscata ha un alto contenuto di miristicina, un olio volatile che se assunto in dosi elevate crea effetti allucinogeni, o alterazioni delle percezioni. Non provoca alcun danno in cucina, perché la quantità adoperata è minima. In ogni caso, dovrebbe usarla con moderazione le donne in gravidanza e le persone con problemi di fegato.

La noce moscata, se usata con prudenza, si rivela una spezie altamente benefica, per esempio nell’alleviare stati ansiosi e depressivi; migliora inoltre la memoria e secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research contribuisce a prevenire convulsioni.

Il miglior modo di usarla per assimilare tutte le sue proprietà è grattugiarla al momento. È un ingrediente prezioso per insaporire dolci, budini e creme, purea di patate e verdure, ed è altresì fondamentale nella preparazione della besciamella.

Il pepe

Chiamato anche “re delle spezie”, il pepe nero durante il Medioevo era prezioso quanto l’oro, tanto che poteva essere utilizzato come moneta di scambio. Di qualità superiore è il pepe indiano, grazie al suo alto contenuto di piperina, ovvero quel composto che stimola le terminazioni nervose del naso (è per questo che gustare o odorare il pepe può causare una serie di starnuti). Il pepe è una spezia altamente benefica, proprio grazie alla piperina, sostanza che aiuta ad attivare la digestione; inoltre, secondo un gruppo di ricercatori thailandesi la piperina contribuisce a migliorare le funzioni cerebrali.

Esistono varie specie di pepe oltre a quello nero:

bianco: ha questo colore poiché dai frutti del pepe nero è stato rimosso il pericarpo; ha un gusto acuto e un retrogusto leggermente dolce;

verde: deriva dalle bacche del pepe nero colte ancora non mature e immerse in acqua; ha un sapore fresco e piccante;

rosso: è una varietà di pepe le cui bacche sono colte quando sono molto mature; ha un gusto aromatico particolare;

lungo: meno piccante del pepe nero e molto aromatico si presenta con una forma allungata simile a una spighetta; lo si può usare intero oppure lo si grattugia al momento;

di Sichuan: come suggerisce il nome è originario della Cina. È di colore rosso e ha un sapore piccante con retrogusto agrumato.

Il sesamo

Questi semi oleosi sono utilizzati sin dall’antichità da varie civiltà, come quella cinese, egiziana e mesopotamica. Sono ricchi di calcio, ferro, fosforo, magnesio e vitamine del gruppo B; contengono inoltre proteine, fibre, acidi omega-6 polinsaturi. Grazie a questi componenti i semi di sesamo hanno proprietà antiossidanti e ricostituenti. Si utilizzano per arricchire insalate e insaporire i prodotti da forno (pane, biscotti). I semi di sesamo sono ideali anche per preparare creme nutrienti, come la salsa tahina.

Tahin

Ingredienti

semi di sesamo biologici
aglio
olio d’oliva
succo di limone

Tostare i semi di sesamo in una padella antiaderente a fuoco basso, finché non iniziano a dorare. Una volta raffreddati versarli in un mortaio. Aggiungere l’olio d’oliva, l’aglio schiacciato in precedenza e il succo di limone. Amalgamare bene il tutto sino a formare una crema.

Testo a cura di Silvia C. Turrin

La Prima Parte è consultabile a questo link:
Spezie che passione Prima Parte

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche

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yoga bhole

Lo Yoga Terapia

Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche purificatorie dell’Hatha Yoga ha sviluppato un metodo terapeutico che permette di curare rigidità e dolori muscolari. L’obiettivo è quello classico dello Yoga: unire mente e corpo per sviluppare una profonda conoscenza del Sé

“Allorché l’attività della mente viene posta sotto controllo, la mente diviene pura come un cristallo, e riflette con precisione, senza distorsione alcuna, colui che percepisce, ciò che viene percepito, e lo stesso ente che percepisce”.

Così si legge nei Sutra di Patanjali, un testo − si presume risalente al II secolo d.C. − a cui molti maestri yogici di oggi si ispirano per portare avanti antiche conoscenze volte al benessere olistico della persona. Nella tradizione classica, di cui Patanjali rappresenta una delle più autorevoli figure, il termine Yoga significa “unione”, indicando con questa parola l’unione tra la mente e il corpo. È proprio a tale concezione che si ispira lo Yoga terapia, metodo ideato dal medico fisiologo M.V. Bhole, nato in India nel 1935. Il suo approccio si basa su una lunga esperienza in campo clinico. Dopo essersi specializzato in fisiologia nel 1961 presso l’All India Institute of Medical Science di Nuova Delhi, il dott. Bhole ha svolto per oltre trent’anni la professione di ricercatore nel Kaivalyadhama Yoga Research Institute, fondato da Swami Kuvalayananda a Lonavla (provincia di Pune). È in questo Istituto che si è specializzato in fisiologia respiratoria e nel corso degli anni Sessanta ha sperimentato l’efficacia delle tecniche yoga su particolari patologie, come l’asma bronchiale. Quello è stato un importante punto di partenza. Come lui stesso afferma “Da lì, è iniziato un lavoro scientifico riguardante le possibili applicazioni terapeutiche dello Yoga che vede oggigiorno utilizzare tecniche di meditazione per la cura di problemi dovuti allo stress”.

Attività, incontri e approcci terapeutici gli hanno permesso di elaborare un proprio metodo chiamato Yoga terapia, perfezionato dopo lunghi e approfonditi studi legati al Pranayama e agli effetti delle pratiche purificatorie dell’Hatha Yoga.

Attingendo poi a testi classici, molti dei quali letti in lingua originale, ovvero l’antico sanscrito, il dottor Bhole ha cercato di unire in un unico sistema varie pratiche dello yoga: gli Asana (posture); il Pranayama (il controllo del respiro); Kriya (lavoro con gli organi interni attraverso i meccanismi respiratori); Bandha (lavoro con i muscoli respiratori durante lo stato di apnea); meditazione e recitazione di mantra.

“È un metodo terapeutico in cui le tecniche vengono insegnate e date all’allievo come strumento utile per una pratica personale”, sottolinea il dottor Bhole.

yoga terapiaUn incontro di Yoga terapia si sviluppa partendo da una serie di esercizi di rilassamento del corpo, seguiti da una sequenza di asana, al termine della quale si ascolta la risonanza lasciata dai vari movimenti. Oltre alle varie posture, viene praticata la purificazione dei canali energetici tramite respirazioni guidate e vengono recitati mantra le cui vibrazioni infondono benessere agli organi interni del corpo.

A differenza dell’Hatha Yoga, con questo metodo gli insegnanti non puntano all’immediata perfezione degli asana da parte degli allievi. Poiché lo yoga è una ricerca che dal corpo fisico si espande a quello sottile, il percorso di conoscenza può variare da persona a persona. Il maestro, in questo senso, fornisce spiegazioni dettagliate in merito ai movimenti da praticare e le posizioni da assumere. Spetta però al singolo trovare e perfezionare la propria personale postura, ascoltando anche le vibrazioni interne e i lievi micro-cambiamenti che avvengono a livello fisico. Ascoltarsi è il verbo che meglio sintetizza questo tipo di pratica. Infatti, non è tanto un metodo che si concentra sulla pratica di asana, quanto sulle Pranayama e sulle tecniche di purificazione interiore.

Lo Yoga terapia consiste dunque in un ascolto del corpo, della mente, delle emozioni e delle energie che si espandono. Nello Yoga terapia sono centrali la percezione e la comprensione diretta, nonché soggettiva delle esperienze interiori. È un approccio esperienziale, in cui è fondamentale una corretta respirazione: l’inspirazione e l’espirazione accompagnano i movimenti nella giusta sequenza, rendendo più naturali i movimenti stessi. Proprio perché privo di “forzature”, questo metodo è adatto a chiunque, anche a chi soffre di particolari problematiche fisiologiche (come dolori muscolari o mal di schiena), perché come si afferma nell’Hatha Pradipika:Lo Yoga può essere un sollievo per la sofferenza”.

Silvia C. Turrin

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 70 di Vivere lo Yoga di settembre-ottobre 2016. Come sempre trovate tanti articoli
Non è ancora uscito in Libreria ed è già molto richiesto da tante persone desiderose

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4 settimane per disintossicarsi – Cristopher Vasey ci spiega come

detox libroL’autunno è una stagione perfetta per disintossicarsi. Non solo nutriamo il nostro organismo con alimenti sani, ma lo rafforziamo grazie all’eliminazione delle tossine. Quando si parla di dieta è sempre bene rivolgersi a un medico nutrizionista. Tuttavia, svariati e utili consigli li possiamo trovare nel libro Detox (Edizioni Il Punto d’Incontro) scritto da Cristopher Vasey, naturopata svizzero, autore di diverse pubblicazioni di successo incentrate sul rapporto benessere e alimentazione.

Il volume qui segnalato, oltre ad avere una grafica e un’impaginazione accattivanti, è strutturato in maniera tale da coinvolgere attivamente il lettore, tanto da seguirlo “virtualmente”, per un intero mese, passo per passo, in un Programma Benessere.

Durante la Prima settimana si comincia a eliminare le tossine stimolando l’intestino e bevendo tanta acqua. A tal proposito, Cristopher Vasey ci suggerisce di assumere la tintura madre di frangola (le cui dosi sono soggettive, per cui bisogna valutarne l’efficacia partendo da poche gocce, come spiegato nel testo). La frangola (Rhamnus frangula), in particolare la sua corteccia, è utile per stimolare le funzioni intestinali. Questa azione della frangola deriva dalle sostanze antrachinoniche, che agiscono naturalmente sull’intestino crasso stimolandone il tono e l’ampiezza dei movimenti, e facilitando così la peristalsi. L’altro passo fondamentale nella prima settimana Detox è assumere il giusto quantitativo di acqua. Vasey ci ricorda che il fabbisogno quotidiano di acqua è di circa 2,5 litri e che con “fabbisogno d’acqua del corpo” si intende la quantità di liquido eliminata ogni giorno dall’organismo.

“Il liquido perduto va tassativamente reintrodotto mediante un apporto equivalente, cosicché l’organismo non ne sia carente e mantenga una situazione di equilibrio idrico” afferma Vasey.

Durante la seconda settimana il Programma Benessere prevede la stimolazione del fegato e dei reni. Per far ciò, si sostituisce l’assunzione della frangola con lo psillio, integratore alimentare ricco di fibre derivante dai semi di una pianta appartenente alla famiglia della piantaggine. Lo psillio è generalmente indicato per le stipsi croniche, in quanto efficace e innocuo lassativo naturale. Questa sua funzione è possibile grazie alla presenza di una mucillagine, che al contatto con l’acqua si rigonfia e aumenta di volume. I semi di psillio contengono circa il 30% di fibre. Per stimolare il fegato, in questa seconda settimana Cristopher Vasey suggerisce l’impiego di piante medicinali, quali il carciofo, il tarassaco, il ramolaccio, il rosmarino. Per stimolare i reni, invece, meglio preferire la betulla, l’erica, l’uva ursina e la solidagine.

Monodieta e riduzione del sale sono i punti centrali della terza settimana del Programma benessere. Vasey invita ad assumere i semi di lino per stimolare l’intestino. I semi di lino hanno un alto contenuto di acidi grassi polinsaturi, fonte vegetale di omega3; inoltre, hanno un effetto addolcente grazie anche alla presenza di mucillagini, ovvero fibre solubili che aiutano a prevenire la stipsi.

Durante la quarta e ultima settimana del Programma benessere Detox curato da Cristopher Vasey si segue una dieta ipotossica. Il naturopata svizzera consiglia di sostituire i semi di lino con le prugne, ricche di fibre, nonché di sorbitolo, zucchero che innesca processi osmotici che attirano nel colon l’acqua contenuta nei tessuti. Ciò facilita le funzioni di evacuazione. Si prosegue poi con l’assunzione di pilosella, erba amara che agisce favorevolmente sulle basse vie urinarie: serve per stimolare i reni.

Il volume, oltre a preziosi consigli, è arricchito da spazi specifici che permettono di annotare gli effetti e le sensazioni che si manifestano durante le quattro settimane del Programma Benessere. Vasey ricorda che col programma Detox si intende ristabilire il funzionamento ottimale del fegato, dell’intestino, dei reni, della pelle e dei polmoni, oltre che favorire l’eliminazione delle tossine. Detox è un libro che invita a ritrovare la vitalità in modo sano e naturale.

Silvia C. Turrin


Detox – 4 settimane per disintossicarsi
Disponibile anche in formato: eBook – 7,49 €


Altri libri di Cristopher Vasey pubblicati da Edizioni Il Punto d’Incontro:



Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
L’autunno è una stagione perfetta per disintossicarsi. Non solo nutriamo il nostro organismo con alimenti
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
Sul numero 67 della rivista Vivere lo Yoga (marzo-aprile 2016) è pubblicato il mio articolo Primavera, percorsi
Sul numero 62 della rivista Vivere lo Yoga (maggio-giugno 2015) è pubblicato il mio articolo Affrontare la

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benefici delle spezie

Spezie che passione! Benefici e ricette – Prima Parte

Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le antiche civiltà dell’India, così come i popoli africani le hanno impiegate per arricchire di sapore e colore vari piatti. La loro importanza era testimoniata dal fatto che, per secoli, sono state adottate come merce di scambio: non a caso erano spesso equiparate all’oro e alle pietre preziose. Una tradizione millenaria quella dell’uso delle spezie che continua sino a oggi con una maggiore consapevolezza.
Numerose ricerche hanno messo in evidenza il loro valore nutraceutico, in quanto i loro componenti o principi attivi aiutano a prevenire malattie. Contribuiscono a migliorare il benessere generale dell’organismo stimolando il metabolismo, grazie alle loro proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. Di seguito vediamo alcune delle spezie benefiche per il nostro organismo.
chiodi di garofano spezie

I chiodi garofano

L’itinerario inizia dalle isole Molucche, luogo originario dell’albero Eugenia caryophyllata, i cui fiori in boccio, una volta essiccati, si trasformano nei noti chiodi di garofano. La loro produzione si è diffusa in Africa orientale, soprattutto a Zanzibar e Pemba, caratterizzate da un microclima favorevole alla coltivazione di questa pregiata spezia. Già nel Medioevo i chiodo di garofano erano conosciuti e ricercati dai commercianti. All’epoca venivano usati per curare la tosse e anche per alcuni disturbi intestinali. La famosa Santa Ildegarda (1098-1179), mistica cristiana e sensitiva, ha scritto numerosi trattati di medicina in cui si fa ampio uso di erbe e spezie: per curare il mal di testa consigliava proprio il chiodo di garofano. La medicina ufficiale ha scoperto le sue principali proprietà. Nel caso di mal di denti, un rimedio naturale è l’olio essenziale di questa spezia, in quanto contiene una buona percentuale di eugenolo, sostanza che ha virtù anestetiche e antisettiche. L’infuso di chiodi di garofano è consigliato per ridurre la nausea e anche per problemi digestivi. Questa spezia è poi indicata per insaporire piatti, tisane ed è un ingrediente indispensabile per realizzare il Garam Masala, una miscela diffusa in India, preparata in tanti modi diversi, con l’aggiunta di altre erbe aromatiche.


Garam Masala

Ingredienti:
mezza tazza di cardamomo verde
mezza tazza di semi di cumino
mezza tazza di chiodi garofano

Versate i semi in un mortaio e macinateli finemente. Miscelate il tutto e riponetelo in un contenitore ermetico in modo che il loro aroma e i loro benefici non si disperdano.


circuma spezie

La curcuma

La si riconosce facilmente per il suo colore giallo intenso. In India – che è il Paese primo produttore al mondo – la curcuma è un alimento sacro, poiché legato al dio Sole. La curcuma viene chiamata anche “lo zafferano delle Indie” poiché dà colore (e sapore) a piatti come il curry, ma anche ai tessuti. La “sacralità” di questa spezia deriva da altri elementi. Negli ultimi anni si stanno avviando ricerche per studiare i concreti benefici della curcuma sulla salute: si cerca cioè di capire perché alcune malattie siano così diffuse nei paesi occidentali, in primis negli Stati Uniti, e non in India. Alcuni studi interessanti in materia sono stati pubblicati dalla IARC press. Essi mettono in evidenza le qualità della curcumina – sostanza presente nella spezia da cui deriva il suo nome – che ha importanti effetti farmacologici: possiede cioè proprietà antitrombotiche, ipocolesterolemizzanti e antiossidanti. I ricercatori sottolineano in particolare il suo potenziale anti-tumorale, confrontando per esempio i tassi di tumori al seno, al colon e alla prostata nella popolazione femminile/maschile dell’India (bassi o addirittura inesistenti) con quella degli Stati Uniti (con valori molto più alti). Il segreto di una buona salute non sta tanto nell’uso frequente della curcuma, piuttosto dalla miscela di questa spezia con altre: è questo mix che contribuisce ad aumentare l’assorbimento da parte dell’organismo delle varie sostanze benefiche come la curcumina. È perciò importante amalgamare tra loro alcuni alimenti, perché questo metodo permette di rafforzare gli effetti salutari dei vari componenti nutritivi. Il curry è per esempio un piatto perfetto che risponde all’esigenza della sinergia alimentare.
La curcuma è consigliata dai medici ayurvedici, tra cui il dottor Vasant Lad che la indica come sostanza ideale per depurare il sangue. La consiglia anche per mitigare l’infiammazione delle tonsille e la congestione della gola: in questo caso si usa nei gargarismi, mescolando due pizzichi di curcuma e due pizzichi di sale in un bicchiere di acqua calda (non bollente!).



 

La cannella

Cinesi, antichi Egizi, Ebrei e Arabi la utilizzavano diffusamente. Anche i Romani, grazie all’imperatore Vespasiano, scoprirono la sua fragranza, tanto che veniva usata per confezionare corone e per addobbare i templi. Per molti popoli il suo valore era simile a quello dell’oro. Ne esistono di diverse specie, a seconda della provenienza: dallo Sri Lanka proviene il “Cinnamomum zeylanicum” che è la cannella propriamente detta, quella più pregiata; dalla Cina proviene il “Cinnamomum cassia” e poi ci sono varietà originarie della Birmania e anche del Vietnam. In Oriente la cannella è da sempre utilizzata non solo per il suo aroma dolce e delicato. Essendo un buon disintossicante con proprietà antisettiche è indicata – anche nella medicina ayurveda – per alleviare raffreddore e tosse, soprattutto se associata al cardamomo, allo zenzero e ai chiodi di garofano. Inoltre, come afferma il prof. Bharat B. Aggarwal, la cannella viene usata nella medicina tradizionale cinese per le sue virtù riscaldanti, in particolare per gli indolenzimenti muscolari; e giustamente ricorda che è uno degli elementi che compongono il noto balsamo di tigre, usato per alleviare i dolori.


cardamomo spezie

Il cardamomo

È una spezia particolare, per il suo sapore forte, inconfondibile e tra le più costose, insieme a vaniglia e zafferano. Originario delle foreste tropicali dell’India, Sri Lanka, Tanzania e America centrale il cardamomo è ampiamente usato nella cucina orientale e araba. Vi sono due varietà, grande e piccolo, e quattro tipi di cardamomo, verde, rossastro, bianco e nero: il più ricercato è quello piccolo di colore verde. I suoi benefici – in particolare quelli di un elemento che lo compone, cioè il cingolo – si sprigionano attraverso infusi e decotti. Per ridurre i sintomi del raffreddore si può disciogliere in acqua calda qualche seme da lasciare in infusione per due-tre minuti.


Per un dessert insolito – Crema di riso al cardamomo

Ingredienti:

  • 100 cl latte
  • 150 gr riso (o farina di riso)
  • 5 capsule cardamomo
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • 1 manciata mandorle tritate finemente.

Sminuzzate del riso (tipo a piacere) con il macinino del caffè, o usate farina di riso. Versate il latte in una pentola, aspettate che prenda il bollore, poi aggiungete il riso (o la farina di riso) ben sminuzzato mescolando bene. Cuocere per circa 20 minuti a fuoco lento; quindi unite lo zucchero e il cardamomo macinato all’istante. Amalgamare tutto con cura. Versate la crema di riso in coppette individuali e lasciate raffreddare a temperatura ambiente. Guarnite con mandorle tritate.


anice stellato spezie

L’anice stellato

Dalla forma e dal profumo inconfondibili, l’anice stellato è una spezia usata sin dall’antichità nella medicina tradizionale cinese per le sue proprietà stimolanti e nella cura del mal di gola. Lo si usa non solo per la preparazioni di torte e biscotti, ma anche per tisane e per insaporire brodi di verdura; contribuisce anche a dare un gusto in più alle mele cotte, ideali in inverno come corroboranti, soprattutto se preparate scaldandole a pezzettini in un po’ di acqua, a cui si aggiungono cannella e chiodi di garofano.

Testo a cura di Silvia C. Turrin

La Seconda Parte dell’Articolo è consultabile a questo link:
Spezie che passione Seconda Parte


È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche

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Un Manuale ispirato alle conoscenze mediche di Santa Ildegarda

Ildegarda di Bingen (1098-1179) nacque in una famiglia nobile tedesca. Era la decima figlia e sin da giovane fu attratta dalla vita contemplativa. Come badessa, come studiosa e profonda conoscitrice di letteratura, scrittura, medicina e botanica ha decisamente rivoluzionato i suoi tempi. Fu una donna estremamente coraggiosa e lungimirante, pioniera di una visione dell’uomo che oggi definiremmo “olistica” o “integrale”. La sua figura pur appartenendo di fatto al Medioevo è quanto mai attuale, come dimostrano le tante opere terapeutiche, teologiche e mistiche che ha lasciato ai posteri.

Molti la definiscono “la prima vera fitoterapeuta moderna”. Ildegarda è stata una guaritrice, dell’anima e del corpo. Personaggi come san Benedetto e vari Papi tennero una fitta corrispondenza con lei, autorevole badessa benedettina. E questo non è un elemento secondario, considerato il ruolo che avevano le donne in quell’epoca. Così come è inusuale il suo ruolo nel diffondere e utilizzare rimedi erboristici, in un periodo in cui l’uso di certe piante poteva essere considerato come una pratica di stregoneria. Invece, Ildegarda grazie ai suoi studi e al suo vasto sapere seppe individuare le proprietà benefiche di erbe, come la ruta, il finocchio, l’assenzio, ecc, tanto da rendere popolari i suoi rimedi.

Negli ultimi anni, grazie a una serie di traduzioni affidate a specialisti in letteratura medievale ci è stato possibile conoscere un po’ di più la vita e i saperi di questa donna eccezionale. Le sue ricette e i suoi piccoli segreti ci aiutano a trovare soluzioni a vari disturbi.

libro rimedi ricette santa Ildegarda di BingenNel “Manuale della Medicina di Santa Ildegarda” edito da Mediterranee (2017) troviamo una serie di corrispondenze tra le malattie e le loro cause sia fisiche, sia spirituali; seguono indicazioni per curarle, con diverse ricette tutte a base di erbe e cereali.

In questo libro emerge la chiara visione dell’uomo per Santa Ildegarda, sintetizzabile nella frase: “Tu sei ciò che mangi”. Il regime nutrizionale è fondamentale per mantenere una buona salute. Basti pensare che malattie quali il diabete, l’Alzheimer, la cirrosi epatica sono correlate all’alimentazione.

Gli Autori del manuale sono esperti di medicina ildegardiana.

Gottfried Hertzka (1913-1997), figlio di un medico di Bad Gastein, nel Salisburghese, si laureò in medicina a Vienna nel 1938. Rifiutatosi di aderire al partito nazista, venne arrestato e imprigionato per nove mesi nel campo di concentramento di Landsberg. Medico generico in Baviera e poi a Costanza, dal 1960, insieme al farmacista Max Breindl, mise in pratica le ricette e i rimedi di santa Ildegarda.

Wighard Strehlow, un’autorità nel campo della medicina di santa Ildegarda, è stato chimico ricercatore per l’industria farmaceutica. Da diversi anni vive e svolge la professione di terapeuta ad Allensbach am Bodensee, in Germania, dove tiene anche tiene seminari e conferenze.

Il volume è suddiviso in 16 Capitoli. In ciascuno troviamo consigli comportamentali e nutrizionali per intervenire in caso di determinati disturbi e problemi: dalle scottature alle allergie, dai bruciori di stomaco ai dolori addominali.

Il sapere di Ildegarda è vasto e tocca ogni singolo organo e ogni singola parte del corpo: occhi, orecchie, denti, epidermide, apparato circolatorio, sistema nervoso, apparato digestivo, sistema linfatico…

A ogni disturbo c’è una soluzione. Ildegarda, visionaria e donna sapiente, ci invita a prevenire tante malattie scegliendo una corretta, sana alimentazione, in cui centrali sono le erbe medicinali e i cereali. Consigli che oggi tanti medici farebbero propri. Naturalmente, la scienza medica ha fatto passi da gigante in questi secoli, dopo l’epoca in cui visse Santa Ildegarda. Sta a noi trovare la giusta “via” che coniuga saggezza antica e medicina moderna.

Silvia C. Turrin

La buona salute comincia da un’alimentazione equilibrata e sana. Questa è una convinzione antica quanto
Il mondo, agli inizi del XXI secolo, sembra impazzito, sembra “andare alla rovescia”, come dicono
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Talvolta, l’importanza e il ruolo dei nostri antenati viene sottovalutato, o addirittura non viene nemmeno
Capita che un evento imprevisto ci faccia capire che stiamo correndo troppo nella nostra vita.

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Mindfulness Immaginale, rimedio anti-stress

Sul nuovo numero della rivista “Elisir di Salute” (luglio-agosto 2017) trovate un articolo di Silvia dedicato interamente alla Mindfulness Immaginale.

La rivista è disponibile o prenotabile nelle edicole.

Sommario della rivista Elisir di salute luglio-agosto 2017 in cui trovate un articolo interamente dedicato alla Mindfulness Immaginale scritto da Silvia


Ecco un breve estratto dell’Articolo:

 

Personalmente, mi sono avvicinata alla Meditazione

durante un viaggio nell’India del Nord; in seguito ho

avuto modo di approfondire la pratica frequentando

la scuola di Nonterapia/Imaginal Academy fondata

dalla mia maestra Selene Calloni Williams. Quindi

sono diventata Istruttrice di Mindfulness Immaginale.

Grazie a questo percorso ho compreso quanto sia

importante meditare, non solo per se stessi, ma anche

per gli altri. Con il termine “meditare” non intendo solo

la pratica in senso stretto, che prevede una condizione

di isolamento e di profonda introspezione interiore.

L’approccio meditativo dà molta importanza allo sviluppo

della consapevolezza delle proprie emozioni, dei

propri pensieri e delle sensazioni corporee. Ciò aiuta a

diventare pienamente presenti nelle varie situazioni

che si vivono, riuscendo a cogliere maggiormente i

propri bisogni e quelli di chi ci sta di fronte. Questo

nuovo atteggiamento permette anche di capire che i

pensieri e le emozioni sono passeggeri e che quindi,

ad esempio, noi non siamo la nostra rabbia; permette

inoltre di sviluppare e accrescere qualità oggi più che

mai necessarie, come empatia e compassione, quest’ultima

intesa nel significato latino di “cum patior”, cioè

“soffro con”.

Continua tra le pagine di Elisir….


Per approfondire:

Selene Calloni Williams, Silvia C. Turrin – Mindfulness Immaginale. Pratiche di meditazione e visione immaginale – Edizioni Mediterranee 2016

 

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche

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Cambio pelle in 7 passi

Gli scaffali di tanti negozi specializzati in cosmesi sono zeppi di creme, varietà di shampoo, profumi, eau de toilette, scrub ecc. I prodotti in commercio che “dovrebbero” prendersi cura del nostro corpo sono sempre più numerosi e diversificati, nel prezzo così come nella qualità degli ingredienti base. Ma come è possibile scegliere il cosmetico più adatto a noi, rispettando i delicati equilibri fisiologici della nostra pelle, tutelando al contempo l’ambiente?

La risposta la possiamo trovare tra le pagine del nuovo libro firmato Lucia Cuffaro, “Cambio Pelle in 7 Passi” (Arianna Edizioni, 2016), un ricco concentrato di tanti consigli utili per quanti desiderano scegliere in modo consapevole i prodotti di bellezza. Leggendolo si scopre quali sono quelli da evitare assolutamente, avendo tra i loro ingredienti sostanze nocive per la salute sia del nostro organismo, sia del pianeta. Lucia ci spiega come interpretare e capire il famoso INCI, acronimo di International Nomenclature of Cosmetic Ingredients attraverso cui sono indicate in etichetta le sostanze presenti nel cosmetico. A parità di prodotto, l’INCI può cambiare molto: per esempio, uno shampoo può contenere un ingrediente che è allergene del profumo, mentre uno altro shampoo di altra marca no.
Leggere attentamente l’INCI e decifrarlo è uno dei primi passi che ci aiutano a scegliere in modo consapevole un cosmetico! Lucia ci spiega in modo dettagliato quali sono le sostanze “buone” e quali quelle pericolose per il nostro corpo, come per esempio tutte quelle che derivano dal petrolio.
Andando ancora oltre possiamo capire anche l’importanza dell’autoproduzione e iniziare così a realizzare i cosmetici che ci servono. Lucia illustra in modo semplice quali ingredienti base e sicuri possiamo acquistare per preparare a casa detergenti viso, balsami per capelli, deodoranti, dentifrici, creme… tutto ciò che ci occorre per la nostra bellezza.

Leggendo “Cambio Pelle in 7 Passi” scopriamo che bastano soltanto 10 ingredienti base per la cura del nostro corpo: si tratta di ingredienti naturali, facili da trovare, non costosi, rispettosi della salute delle persone e del pianeta.

Due esempi? Tra gli ingredienti base da usare per tante ricette di bellezza troviamo l’olio d’oliva – meglio se Bio e spremuto a freddo – già utilizzato anticamente proprio per le sue innumerevoli proprietà benefiche, e il bicarbonato di sodio, davvero versatile in quanto antisettico e sbiancante.

Ancora una volta Lucia Cuffaro in un libro riesce a condensare tante informazioni utilissime per imparare ad autoprodursi ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Un libro, “Cambio Pelle in 7 Passi”, che testimonia la forza del Movimento per la Decrescita Felice, perché autoprodurre – non soltanto cosmetici – significa essere cittadini attenti e responsabili, in grado di dire “basta” alla diffusione e distribuzione di prodotti nocivi e inquinanti. Lucia ha all’attivo altri libri incentrati sulla decrescita, tra i quali “Fatto in casa con Lucia”, e “Risparmia 700 euro in 7 giorni”.

Buona autoproduzione consapevole!

Silvia C. Turrin

La buona salute comincia da un’alimentazione equilibrata e sana. Questa è una convinzione antica quanto
Il mondo, agli inizi del XXI secolo, sembra impazzito, sembra “andare alla rovescia”, come dicono
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Talvolta, l’importanza e il ruolo dei nostri antenati viene sottovalutato, o addirittura non viene nemmeno
Capita che un evento imprevisto ci faccia capire che stiamo correndo troppo nella nostra vita.

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