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Ricordare la storia per capire il presente – La spartizione dell’Africa

Sino al 1800, il continente africano era di fatto rimasto fondamentalmente immune dalle politiche colonialiste, se si eccettuano alcune zone lungo le coste. Infatti, già alcuni Paesi erano sotto il controllo di nazioni europee: Algeria e Senegal erano nell’orbita francese, l’Angola e il Mozambico erano controllate dai portoghesi, mentre il Sudafrica, e in particolare la zona chiamata all’epoca Colonia del Capo, era controllata dagli inglesi (prima ancora dagli olandesi, chiamati in seguito boeri). Tra il 1870 e il 1910, la cartina politico-amministrativa dell’Africa mutò profondamente.

Le coste, i primi avamposti commerciali

Nel corso del XV secolo i portoghesi, seguiti poi da spagnoli, francesi, inglesi e olandesi, iniziarono a esplorare le coste africane e a fondare i primi avamposti commerciali. Agli europei interessava il traffico di oro, avorio e spezie, cui seguì il tristemente noto commercio di schiavi verso le terre del cosiddetto Nuovo Mondo. Nel XVI secolo il continente africano era ancora caratterizzato dai grandi imperi locali, come l’Impero del Songhai, quello degli Yoruba e il Regno del Mali nell’area occidentale. A est vi era il regno d’Etiopia. Nel nord dell’Africa vivevano varie tribù e gruppi, come i Berberi, i Tuareg e i Nubi. Successivamente, a partire dal XVII secolo le Compagnie commerciali divennero lo strumento principale del dominio coloniale, volto a sfruttare le risorse naturali e minerarie africane.

L’espansione coloniale europea in Africa

L’espansione coloniale europea in Africa si intensificò nella seconda metà dell’Ottocento per varie ragioni. Tra esse figurano motivazioni commerciali, militari e ideologiche. In quegli anni si stavano formando e affermando gli Stati-nazione e le élite politiche avevano bisogno di rafforzare il proprio prestigio e la propria forza agli occhi non solo dell’opinione pubblica interna. Colonizzare altre terre significava espandere la propria potenza e affermarsi sul piano internazionale. Da qui lo sviluppo dei vari imperi coloniali. L’espansione coloniale in Africa fu legata anche a motivazioni di stampo razzista-paternalista. Gli europei bianchi si ritenevano superiori agli altri popoli non-europei e perciò ritenevano di avere il compito di “civilizzare” gli africani. È così che nel corso dell’800 si afferma una nuova forma di colonialismo, più complessa, in cui confluiscono fattori economici e politici.

La Conferenza di Berlino 1884-85: la spartizione dell’Africa

Dal 15 novembre 1884 al 26 febbraio 1885 si tenne la Conferenza di Berlino. Suoi principali obiettivi furono: la definizione dei criteri condivisi per la spartizione dell’Africa tra le potenze europee; la formalizzazione delle acquisizioni territoriali già avvenute; la definizione di regole per acquisire nuovi territori. La Conferenza di Berlino venne in pratica indetta per ridurre i pericoli di conflitto fra le potenze coloniali impegnate a disputarsi il dominio dell’Africa. Tale Conferenza si può dire che rappresenti uno spartiacque nella storia dell’Africa: il continente africano non sarebbe stato più lo stesso dopo l’implementazione della spartizione delle sue terre. I Paesi che avviarono dunque la forma moderna del colonialismo furono: Belgio, Germania, Francia, Portogallo e Spagna, cui poi si aggiunsero gli inglesi e gli italiani. L’Africa non aveva alcun potere, né alcuna sovranità: l’eurocentrismo e il paternalismo erano al loro apice. Durante la Conferenza di Berlino venne regolato anche il commercio europeo nelle zone dove scorrono i fiumi Congo e Niger. Inoltre, la Conferenza permise a Leopoldo II del Belgio di acquisire un suo dominio africano personale, che prese il nome di Stato Libero del Congo, ma di “libero” non vi era nulla, almeno dalla prospettiva della popolazione locale del Congo.

Le basi del sottosviluppo in Africa

Lo sfruttamento delle risorse minerarie e naturali, lo sfruttamento di una manodopera abbondante a basso costo, le politiche europee orientate al raggiungimento del profitto a vantaggio della madrepatria e i pochissimi investimenti da parte delle metropoli coloniali nei vari territori colonizzati sono tutti fattori che hanno contribuito a porre le basi del cosiddetto sottosviluppo del continente africano. Il sottosviluppo che poi caratterizzò e caratterizza varie parti dell’Africa si è originato anche da un profondo cambiamento nei confronti della gestione della terra. Tante aree, in particolare quelle fertili e quelle dove vi erano importanti giacimenti minerari o risorse naturali rilevanti come l’acqua, furono requisite, e i loro legittimi proprietari e/o coltivatori vennero espulsi o costretti a lavorarvi come schiavi o a basso costo. Tanti coltivatori o proprietari divennero squatter. In altri casi, furono i colonialisti europei a imporre il tipo di coltivazione: da qui lo sviluppo delle monoculture, dalle arachidi al cacao.

Riflessioni finali

La spartizione dell’Africa, il colonialismo europeo, lo sfruttamento delle risorse minerarie e naturali, lo sfruttamento di manodopera a basso costo, atteggiamenti razzisti e paternalisti provocarono una profonda frattura nel normale processo autonomo di sviluppo del continente africano. I problemi economici, politici e culturali che contraddistinguono ancora varie zone dell’Africa hanno radici proprio nella brutalità con cui gli europei hanno dominato le popolazioni e interi territori. Quando giunsero gli anni della decolonizzazione, l’Africa non riuscì a liberarsi davvero dal giogo europeo.

Silvia C. Turrin

Immagini: Attivismo.info; Storia soppressa blog; DW.


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L’articolo è on line anche sul sito SMA Africa

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