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Ricordando Nelson “Madiba” Mandela

Oggi Nelson Mandela avrebbe compiuto 98 anni.
Per ricordarlo ripropongo qui due articoli che avevo scritto anni fa: l’uno tratteggia la figura storica di Mandela, l’altro lo ricorda attraverso le sue fiabe africane preferite.
Amandla…
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mandelaIl 10 maggio 1994, si concludeva ufficialmente “il lungo cammino verso la libertà” di Nelson Mandela. Quel giorno, in un clima sia interno che internazionale di generale euforia, avvenne la sua ufficiale investitura in qualità di primo presidente della Rainbow Nation, come è stato metaforicamente definito il Sudafrica multirazziale e democratico.

Rolihlahla (nome xhosa di Mandela) è diventato non solo la guida di una nazione che ha vissuto un lungo periodo di oppressione e razzismo, ma è anche uno dei personaggi più rappresentativi della storia del XX secolo. Nel 1948, quando Mandela aveva 30 anni, in Sudafrica venne instaurato il regime di apartheid, in seguito alla vittoria del National Party. Il partito nazionalista – caratterizzato da una piattaforma politico-ideologica intrisa di razzismo e da una distorta concezione storico-religiosa – promulgò una miriade di leggi che legalizzavano il principio di separazione razziale.

La popolazione sudafricana – attraverso il Population Registration Act (1950) – venne classificata in base al colore della pelle e, in funzione di questo, i diritti e le libertà di una persona cambiavano radicalmente. Le città – tramite il Group Areas Act – furono suddivise in una serie di zone a seconda dell’appartenenza razziale: i neri furono ghettizzati nelle aree della periferia (township), dove i servizi primari (elettricità, acqua potabile) erano in pratica inesistenti. Venne così instaurato un regime autoritario, fondato su un sistema razzista de jure e de facto, che sfruttava il basso costo della manodopera di colore.

Nelson Mandela (come centinaia di altri sudafricani bianchi, neri, coloured) decise di lottare contro l’oppressione, entrando nelle fila dell’African National Congress (ANC). Una delle prime azioni a cui prese parte fu la Defiance Campaign, la campagna di sfida contro le leggi ingiuste, organizzata dall’ANC e dal South African Indian Congress nel 1952. I suoi metodi di resistenza contro il governo del National Party si ispiravano, almeno inizialmente, ai principi di non violenza ghandiani. È infatti con questo spirito che appoggiò l’idea di vari movimenti anti-apartheid di promulgare la Freedom Charter (1955), documento nel quale si auspicava la creazione di un Sudafrica libero, democratico e multirazziale.

Scioperi, boicottaggi, proteste pubbliche non attenuarono l’oppressione, che anzi, venne rafforzata, attraverso il sistema sia giudiziario, sia poliziesco. Mandela decise quindi di adottare una strategia di lotta alternativa, mirata a colpire obiettivi che potevano destabilizzare “il sistema”. Diede così vita all’Umkhonto we Sizwe (la lancia della nazione), ala militare dell’ANC, che aveva come fine quello di colpire lo Stato nei punti strategici cercando di evitare il coinvolgimento dei civili. Nel 1962, Mandela (e altri esponenti dell’ANC) fu arrestato e, in seguito al processo di Rivonia, venne condannato al carcere a vita.

Durante il periodo di prigionia, Mandela si è sempre rifiutato di scendere a compromessi con il governo e sebbene fosse in carcere, la sua popolarità e il suo prestigio non diminuirono affatto, anzi, divenne il politico che più di altri poteva rappresentare il futuro Sudafrica libero. E così è stato. Dopo 27 anni di detenzione, molti dei quali trascorsi nell’isola-carcere di Robben Island, grazie anche alla sua lungimiranza e alla sua fermezza, alla fine degli anni ’80 iniziarono le trattative verso una modifica dello status quo sudafricano. Nel 1990 Madiba (come è familiarmente chiamato da molti sudafricani) venne liberato e dopo varie trattative con gli esponenti del National Party furono indette nell’aprile del 1994 le prime elezioni multirazziali e democratiche: con esse terminava ufficialmente il regime di apartheid. Un anno prima, Mandela era stato insignito del premio Nobel per la Pace: riconoscimento internazionale che voleva sottolineare il suo impegno a favore di una svolta politica in un Sudafrica tormentato da decenni da oppressione e razzismo. Ma anche dopo aver ottenuto la libertà per il suo popolo, Mandela ha continuato a impegnarsi affinché i diritti di tutti fossero rispettati. Promosse così la riconciliazione nazionale, attraverso l’istituzione della Truth and Reconciliation Commission. Si è poi impegnato attivamente per porre fine al drammatico conflitto che ha coinvolto la Repubblica Democratica del Congo alla fine degli anni ‘90. La sua ultima battaglia è quella contro un nemico invisibile, che miete milioni di vittime soprattutto nel continente africano: l’Aids, che Mandela ritiene non più solo una malattia, ma un problema che riguarda i diritti umani.

Silvia C. Turrin

Joyful Birthday Madida!

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L’Africa è un continente immenso, variegato, abitato da tanti popoli che hanno forgiato diverse culture. Eppure, da nord a sud, troviamo alcuni elementi che accomunano questo grande mosaico etnico e tra questi elementi figura certamente la tradizione orale. Le vicende di un villaggio, antiche epopee, leggende, proverbi che racchiudono la sapienza degli anziani sono raccontati oggi, come in passato, dai cantastorie.

Questi personaggi sono depositari delle tradizioni e delle conoscenze del villaggio e della regione dove risiedono. Definiti anche “biblioteche viventi” i cantastorie creano un ponte tra le nuove e le vecchie generazioni, tra il passato e il presente di un popolo. Incarnano la cultura orale che appunto accomuna il nord e il sud del continente africano: in Africa occidentale vengono chiamati griot, in Camerun mwet e in Sudafrica imbongi.

Il cantastorie contemporaneo ha la funzione importante di mantenere in vita di generazione in generazione racconti che appartengono alla comunità, al fine di non perdere una patrimonio orale immenso e prezioso. All’interno di questa ricchezza orale figurano le fiabe, colorate allegorie che insegnano ai più piccini – ma anche ai grandi – quella saggezza che va oltre i confini del tempo e delle culture. Racchiude proprio questa sapienza imperitura il volume Le mie fiabe africane selezionate accuratamente dal padre del Sudafrica democratico e libero, Nelson Mandela.

Madiba, come viene affettuosamente chiamato dai suoi connazionali, ha dedicato la sua intera esistenza alla lotta contro il razzismo e l’apartheid imperante in Sudafrica dal 1948 al 1994. Premio Nobel per la pace, Mandela incarna la perfetta sintesi tra modernità e tradizione: con le sue scelte politiche ha avuto uno sguardo lungimirante e al contempo ha saputo conservare le tradizioni tipiche della sua terra natia e dell’intero continente africano.

Questa salvaguardia delle tradizioni è racchiusa anche in questo libro (edito dalla Feltrinelli, uscito nel 2012 nella collana Universale Economica), in cui Mandela ha selezionato le fiabe africane più espressive, toccanti, formative, adatte per tutti i bambini a prescindere dalle radici culturali di origine. Giocando su personaggi allegorici, e quindi sui simboli che sono forme archetipiche, queste fiabe raggiungono la fantasia del lettore, trasportandolo in un mondo apparentemente lontano, ma che invece è molto vicino proprio grazie alle metafore in esse contenute.

Figure come la lepre, il leone, il serpente racchiudono profondi simbolismi comprensibili da ogni bambino, ad ogni latitudine del globo. I vari racconti mettono anche in luce la ricchezza culturale del continente africano, preservata attraverso il ruolo dei cantastorie. Come scrive Mandela nella Prefazione: «Il mio desiderio è che in Africa la voce del cantastorie possa non morire mai, e che tutti i bambini africani abbiano la possibilità di sperimentare la magia dei libri senza smarrire mai la capacità di arricchire la loro dimora terrena con la magia delle storie».

Le fiabe scelte da Mandela provengono da tanti Paesi dell’Africa: Tanzania, Zimbabwe, Botswana, Marocco, Nigeria, Lesotho, Kenia e naturalmente Sudafrica. Questi racconti divertono piccoli e grandi, alimentano l’immaginazione, e ai lettori fanno conoscere tradizioni, elementi materiali e paesaggistici dell’Africa. Le mie fiabe africane è un testo che non solo dovrebbe essere letto da tutti i genitori ai propri figli, ma che dovrebbe anche essere inserito in ambito scolastico, a cominciare dalle scuole materne, per aprire le menti dei più piccoli a mondo davvero libero, pieno di culture, di voci e di colori.

Silvia C. Turrin

Nelson Mandela
Le mie fiabe africane
Feltrinelli (collana Universale economica)
Pagg.172

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