Progetti ecoturistici in Mozambico

Pianure alluvionali costiere e altopiani, baie panoramiche di incredibile fascino e poi la valle dello Zambesi dove scorrono il fiume omonimo e il Ruvuma. Il Mozambico è un Paese con numerose attrattive naturalistiche, ma non rientra ancora nel circuito del grande turismo internazionale di massa per diversi motivi. È stato per anni in balia di una guerra civile, che ha creato uno stallo economico.

Raggiunta la pacificazione interna, sono rimasti problemi di natura economico-sociale: la rete stradale è limitata (circolano comunque pochissime auto, troppo costose da mantenere e comprare per buona parte della popolazione); il sistema dei trasporti pubblici si sta riorganizzando, ma i mezzi ad eccezione di alcune aree sono fatiscenti; il settore amministrativo-burocratico è ancora molto lento, anche per la presenza di personale in sovrannumero; le strutture alberghiere sebbene siano aumentate in questi ultimi cinque anni rimangono minoritarie e molte sono per turisti d’èlite, cioè disponibili a spendere senza problemi pur di avere tutti i confort possibili.

Quest’ultimo aspetto viene ben “sfruttato” dalla popolazione locale. Come? Offrendo strutture alberghiere e resort di lusso, quindi costosi, per poi utilizzare gli introiti per tutelare gli ambienti naturalistici. È il caso di Cabo Delgado, nel Mozambico settentrionale, dove è stato avviato un progetto che unisce turismo e conservazione della biodiversità.

I visitatori sono attirati da questo luogo in quanto l’ecosistema si può dire sia ancora intatto, incontaminato, non essendo stato investito dalla guerra civile. Si possono intraprendere safari (intesi come osservazione degli animali e non come attività di caccia) alla ricerca di elefanti, antilopi, leoni, leopardi, ippopotami, e poi tante attività marine lungo la costa tropicale.

Il progetto ecoturistico in questa zona è stato incentivato da esperti viaggiatori e da veterinari, appoggiati dalla Società di zoologia di Londra. I fondi per la tutela di quest’area derivano dalle donazioni di benefattori e dalle entrate provenienti dal turismo. Il numero dei visitatori è limitato. Ci sono infatti solo cinque piccoli eco-lodge. In tutto questo sono coinvolte le comunità locali. Il progetto ha creato non solo nuova occupazione nelle strutture alberghiere (camerieri, cuochi, guide) e nello sviluppo di piccole botteghe artigianali, ma ha permesso di raccogliere fondi per l’apertura di scuole e cliniche ospedaliere.

L’iniziativa si basa quindi sulla forte relazione fra turismo, tutela ambientale, sviluppo locale.
Un progetto simile è stato avviato anche nel Parco nazionale di Quirimbas, in particolare sull’isola di Ibo, un luogo definito “magico, mistico e storico”. Su quest’isola si possono visitare la fortezza di Sáo Joao, le splendide spiagge di sabbia bianca e i resti delle ville portoghesi che rendono la zona come sospesa nel tempo. L’isola è divenuta rifugio di dieci specie di uccelli a rischio di estinzione e di cinque specie di tartarughe anch’esse in pericolo.

Da pochi mesi, il governo del Mozambico ha annunciato la volontà di creare un nuovo progetto ecoturistico nella Maputo Elephant Reserve, in cui l’intervento finanziario pubblico sarà sostenuto dal settore privato e dalla Banca Mondiale.

La Riserva naturalistica, non distante dalla capitale, risente ancora delle conseguenze della guerra civile. Per questo il governo ha deciso di chiedere sostegno internazionale, anche per creare un futuro alla popolazione dell’area.

Molte associazioni, ong, onlus, agenzie di viaggio solidali propongono itinerari e/o consigli per scoprire il lato ecoturistico del Mozambico anche a prezzi ragionevoli. Per esempio il Tinti Gala Lodge è una struttura realizzata con e per le comunità locali. Si trova nel distretto di Matutuine (nella provincia di Maputo) ed è un’area di biodiversità tra le più importanti di tutta l’Africa.
La via dello sviluppo non può che conciliare protezione dell’ambiente e sostegno alle comunità locali sfruttando i vantaggi che il turismo porta con sé.

Articolo di Silvia C. Turrin©