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dal Mali Abou Diarra, fra modernità e tradizione

Virtuoso dell’antico strumento africano n’goni, il maliano Abou Diarra, dopo l’album An Ka Belebele è tornato con un nuovo progetto intriso dei panorami musicali della sua terra d’origine. Non mancano nei testi questioni importanti come l’emigrazione dei giovani e l’occidentalizzazione del continente nero.
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Al pari di tanti altri artisti africani di talento, anche Abou Diarra rimane un musicista di nicchia, almeno in Italia. In altre parti d’Europa, come in Francia, è apprezzato, viene intervistato e i suoi cd hanno un buon riscontro tra quanti seguono i nuovi cantautori/griot dell’Africa Occidentale. È estremamente interessante conoscere il suo cammino di vita, nonché artistico. Nato nel 1975 nel sud del Mali, precisamente nella regione di Sikasso, Abou Diarra ha fabbricato il suo primo strumento musicale a 14 anni. Figlio di una cantante e di un noto cacciatore detentore di conoscenze animistiche, Abou è cresciuto circondato dalla musica e da antiche storie manifestatisi attraverso cerimonie tradizionali.

Spinto dalla voglia di viaggiare e di apprendere, abbandona adolescente il suo villaggio. Nel frattempo, il padre se ne va, lasciando moglie e figli senza di che vivere. Abou Diarra decide quindi di andare in Costa d’Avorio per guadagnare qualcosa, attinge anche alle sue abilità musicali, in modo da inviare alla madre un po’ di denaro per aiutare la famiglia. L’esperienza in Costa d’Avorio è stata dura e talvolta frustrante. Come ricorda Abou Diarra: “Ho lavorato per circa due anni presso un commerciante, ma ha rifiutato di pagarmi il compenso corrispondente a circa 30mila franchi CFA, ovvero neanche 50 euro. Me ne sono andato e nella città di Abidjan ho incontrato Yoro Diallo, grande virtuoso di n’goni. Desideravo diventasse il mio maestro, ma doveva rientrare a Bamako. Seppur scoraggiato, grazie a un altro incontro – un musicista che mi ha donato uno dei suoi due n’goni – ho proseguito il mio percorso.

Camminando, per quattro mesi e 26 giorni, da Abidjan a Bamako, ho appreso i segreti di questo antico strumento”. Abou Diarra diventa così, giovanissimo, un eccellente suonatore di n’goni, che diventa il “suo” strumento prediletto. Dopo cinque anni lontano dal suo villaggio, ritorna. Viene accolto con entusiasmo e riverenza per le qualità artistiche di cui è dotato. Da allora, evolve come musicista unendo i ritmi tradizionali del Mali con elementi sonori tipici del blues e del folk: dà vita a composizioni solari, che affondano le radici nel sole e nei colori dell’Africa. Il suo stile mescola saggezza ancestrale con nuovi linguaggi moderni appressi durante la sua permanenza in Costa d’Avorio.

A partire dal 2008, la sua musica e il suo modo originale e al contempo antico di suonare lo n’goni vengono sempre più apprezzati, soprattutto in Francia, tanto da essere invitato a vari happening a Parigi, Rennes, Montpellier e Nantes. Nel 2010 realizza An Ka Belebele, disco estremamente interessante per sonorità e contenuti. Molte le tracce interessanti, a partire dal brano “Démocratie”, in cui Abou Diarra parla del nuovo corso politico in Mali, dopo il colpo di Stato degli inizi degli anni Novanta. La democrazia è instaurata, ma nel 2010 tante questioni rimanevano ancora aperte: Quando la democrazia è arrivata – canta il griot – tutti ci credevano. Ma poi, la situazione è diventata complicata. Gli affitti delle case sono più cari, come anche l’elettricità, i trasporti, l’acqua. Ma i salari delle persone sono rimasti stabili, sempre troppo bassi…

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Dopo tre anni da quel disco, Abou Diarra è tornato con Sabou, termine che in lingua Bambara (tra le più diffuse in Mali) significa “grazie a” o anche “a causa di”: una parola che cambia di significato in base alle circostanze, agli eventi. Sabou indica un percorso, di vita e artistico: un viaggio sperimentato da Abou Diarra in questi ultimi anni, scandito dal rispetto verso le tradizioni della sua terra e dalla riverenza verso la saggezza degli anziani. Da qui la scelta di cantare in lingua Bambara, di cantare “grazie a” quanti hanno lasciato una traccia lungo il suo cammino esistenziale.

Silvia C. Turrin

Lo n’goni è una sorta di liuto, tra gli strumenti più usati dai djeli o griot. Ha una cassa di risonanza a forma ovale fabbricata attraverso l’incavatura di un tronco di legno o ricavata da una zucca ovale ed allungata tagliata a metà. La cassa di risonanza è ricoperta da una pelle di capra. Tra la cassa e la pelle è incastonato un bastone. Sull’estremità superiore del bastone vengono fissate le corde (generalmente 3, 4 o 5), tese fino ad un foro, effettuato nella pelle di capra, creato per la fuoriuscita del suono. Vi sono vari tipi di n’goni: quello ad arpa chiamato Dozo N’goni e il Kamale N’goni, suonato dai griot in occasione di feste, celebrazioni.

Il sito ufficiale di Abou Diarra

Video del brano Sabou, seconda traccia dell’omonimo album di Abou Diarra