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Cederberg sudafrica

A nord di Città del Capo, tra pitture rupestri e vallate fiorite

La regione sudafricana del Cederberg è un’area montana ancora incontaminata, caratterizzata da paesaggi unici. Questa è una zona per chi ama stare a contatto con la natura selvaggia, tra insolite formazioni rocciose in cui si possono scoprire antiche pitture rupestri. A solo due ore da Città del Capo, si ammirano i monti del Cederberg, cime con varie altitudini, che raggiungono i 2000 metri. Costituite da arenaria, le rocce sono state plasmate nel corso dei millenni dal vento e dalla pioggia. Il processo di erosione ha dato vita nella pietra a particolari conformazioni. Tra le più note vi è una roccia, dalla forma di una grande Croce Maltese, alta circa venti metri. Altrettanto suggestivo è il Wolfberg Arch, i cui colori al tramonto e all’alba creano indimenticabili giochi di luce e ombra. L’aspetto singolare di certe formazioni rocciose lo si può notare soltanto da determinate angolazioni e prospettive. È il caso di Soldaatkop, una bizzarra formazione rocciosa che ricorda il volto di una persona, ma che si può soltanto riconoscere viaggiando in direzione Clanwilliam, lungo la R364.

arco wolfberg sudafrica

Le montagne di questa regione, un tempo, erano i rifugi degli antichi San, i Boscimani. Lo testimoniano gli oltre duemila siti scoperti nel Cederberg, dove si ammirano le pitture rupestri degli abitanti originari del Sudafrica. Alcune pitture sono rappresentazioni della loro vita quotidiana, scandita dalla caccia e dalla danza, altre ancora rimangono enigmatiche. Numerosi disegni sono stati dipinti da sciamani San dopo aver raggiunto una sorta di trance. Molte pitture rappresentano quindi visioni che vanno oltre la dimensione tangibile e materiale. L’arte si unisce ad antichi rituali e a primigenie forme di spiritualità. Non sorprende che questi siti siano protetti come patrimonio nazionale.

Particolari sono le testimonianze rupestri nelle grotte di Stadsaal, dove sono ritratti elefanti accanto a strane figure togate. Queste pitture ci testimoniamo di un passato dove la natura era variegata, oltre che madre nutrice. Purtroppo, gli elefanti in quest’area del Sudafrica non s’incontrano più. Uno degli ultimi avvistamenti di pachidermi nel Cederberg risale al lontano Settecento. Tra cascate, grotte, zone acquitrinose, torrenti vivono però indisturbati altri numerosi mammiferi, tra cui leopardi, babbuini, in particolare il babbuino chacma, antilopi e caracal.

Nelle zone montane del Cederberg si contempla inoltre una rigogliosa vegetazione, in cui spicca la protea cryophila, specie rara che predilige un habitat con temperature non elevate. Molto suggestiva per chi ama la natura sudafricana è la valle denominata Biedouw, distante circa 80 chilometri dalla cittadina di Clanwilliam. Dopo le piogge, questa vallata si tinge di un manto vivace grazie alla fioritura di coloratissime specie floreali.

Tra queste troviamo la pianta selvatica Aspalathus linearis, aghifoglia cespugliosa che solo a partire dal 1930 ha iniziato con successo a essere coltivata per la produzione del famoso tè rosso sudafricano. Non a caso, la regione del Cedarberg è l’unica zona al mondo dove si può percorrere la “strada del rooibos”, per ammirare le piantagioni dell’Aspalathus linearis e per scoprire un peculiare aspetto naturalistico di questo angolo del Sudafrica.

Silvia C. Turrin

Il 2018 è un anno storico per il Sudafrica, perché dopo 126 anni gli Springboks
Il 2018 è un anno importante non soltanto per il Sudafrica. Il 18 luglio si
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Domani 19 ottobre uscirà il seguito dell’Autobiografia di Nelson Mandela. Dopo Long Walk to Freedom
Oggi Nelson Mandela avrebbe compiuto 98 anni. Per ricordarlo ripropongo qui due articoli che avevo

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Gorée, per non dimenticare la tratta degli schiavi

A pochi chilometri dalla capitale senegalese Dakar, troviamo l’isola di Gorée, proclamata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 1978. Gorée è un luogo simbolo della storia non soltanto africana. Ciò che è accaduto su questa piccola isola ha influenzato e influenza ancora le dinamiche sociali, economiche, politiche e culturali di varie nazioni. Gorée è tristemente nota per essere stata uno dei tanti centri di smistamento e di commercio degli schiavi.

Scoperta nel 1444 da marinai portoghesi, l’isola venne in seguito controllata dagli olandesi, i quali la battezzarono goede reede, che significa “buon ancoraggio”, da cui deriva il suo attuale nome. In seguito, se l’alternarono inglesi e francesi. Gorée era contesa dagli europei per la sua posizione strategica, essendo vicina all’entroterra africano e affacciata all’oceano Atlantico, in direzione delle Americhe. La sua architettura riflette ancora oggi il periodo coloniale. Ne sono una testimonianza alcune case tradizionali presenti sull’isola, la maggior parte datate XVIII e XIX secolo, strutturate su due piani: il primo fungeva da residenza per i mercanti, mentre il pianterreno era adibito a magazzino di merci o di schiavi. Proprio una di queste abitazioni è il luogo simbolo dell’isola, ovvero la Maison des esclaves (la Casa degli schiavi), dove uomini, donne e bambini, divisi nelle rispettive zone, venivano rinchiusi, per poi essere condotti lontani dalla loro terra.

Dalla Maison des esclaves sono passati milioni di africani, allontanati per sempre dalla loro Madre Terra. È qui, in questo sito carico di dolore, che venivano calpestati i diritti umani di migliaia e migliaia di persone; diritti calpestati dall’avidità, dall’ignoranza e dalla crudeltà di altri esseri umani. Passando per la “porta del non ritorno”, la loro libertà veniva totalmente negata, annullata. La tratta degli schiavi fu un’esperienza senza precedenti nella storia dei popoli, che ha avuto profonde ripercussioni nel continente africano e che ha condizionato le vicende di tante nazioni, in primis quelle degli Stati Uniti.

Per mantenere la memoria di quel tragico periodo, la Maison des esclaves è stata trasformata in museo, che ripercorre le sofferenze patite da milioni di africani. Al piano terra della Maison des esclaves si vedono le celle dove venivano ammassate le persone, bambini, giovani donne, uomini… Quelle riservate agli uomini erano “larghe” 2,60 metri per 2,60 metri e in questo angusto spazio venivano stipati dai 15 ai 20 individui. Gli schiavi erano costretti a rimanere seduti contro il muro, con le braccia e il collo incatenati. Prima di essere smistati come animali da soma, come oggetti e non persone, potevano attendere persino tre lunghi mesi.

I racconti di Boubacar Joseph Ndiaye, scrittore e conservatore di questa casa-museo, hanno contribuito a far conoscere al mondo intero la storia della Maison des Esclaves e il dramma della tratta. Boubacar ha lasciato questo mondo nel 2009, ma la sua insegnamento continua, tanto che ogni anno migliaia di persone visitano Gorée.

A sud dell’isola, osserviamo un’altra testimonianza della tratta, ovvero un forte costruito dagli olandesi sulla collina chiamata Le Castel. Nelle vicinanze si può scorgere il Memoriale di Gorée”, realizzato dall’architetto italiano Ottavio Di Blasi. La struttura, che assomiglia a un grande villaggio, è divisa in due parti, che simboleggiano, l’una, l’Africa della diaspora, mentre l’altra, rappresenta gli africani non deportati dalla loro Madre Terra. Al centro della struttura vi è una sorta di “frattura”, ed è qui che sorge il Memoriale propriamente detto formato da due grandi vele.

Questo Memoriale è un luogo che non soltanto invita a ricordare e a riflettere sulla disumana tratta degli schiavi: qui ha infatti sede il Centro Internazionale delle memorie, uno spazio culturale proiettato verso il futuro, in cui i diritti umani e il dialogo tra i popoli rappresentano le colonne portanti. Il regista Malick Kane ha realizzato un docu-film dedicato interamente al Memoriale di Gorée (titolo originale del film Mémorial de Gorée).

Silvia C. Turrin

L’articolo è pubblicato anche sul sito di SMA Afriche

A pochi chilometri dalla capitale senegalese Dakar, troviamo l’isola di Gorée, proclamata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO
È la quarta isola al mondo per grandezza. La sua superficie, ampia circa 594mila km²,
Il 2018 è un anno importante non soltanto per il Sudafrica. Il 18 luglio si
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori

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Bhutan, Selene Calloni Viaggi

Bhutan, il regno del drago tonante

È immerso nel cuore dell’Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e da alte vette che toccano i settemila metri. La collocazione geografica ha contribuito a renderlo inaccessibile per molti secoli e sino al 1974, le porte del Bhutan sono state chiuse agli stranieri. Confinante con Cina, India e Nepal, questo piccolo regno dell’Asia è ancora restio ad aprirsi al turismo di massa: alcune località rimangono inaccessibili e il flusso degli stranieri è costantemente monitorato da oculate politiche governative. Non è comunque difficile ammirare i suoi incantevoli paesaggi naturali se ci si aggrega a un gruppo composto almeno da quattro persone e se si viaggia sostituendo l’idea di “turisti fai da te” con il concetto di viaggiatori consapevoli, rispettosi delle tradizioni di questa nazione sospesa tra atmosfere antiche e una profonda spiritualità.

I suoi abitanti lo chiamano Druk Yul, “terra del drago tonante”. Un nome datogli dai tibetani, che lo unificarono nel 1600 grazie all’opera del lama Ngawang Namgyal, a cui si deve l’introduzione del buddhismo Mahayana. La figura del drago e il culto buddhista sono talmente centrali nel Paese da essere stati simbolicamente adottati sulla bandiera bhutanese, dove i colori giallo e arancione rappresentano rispettivamente il potere temporale della monarchia e quello religioso del monachesimo buddhista. L’immagine del drago esprime la forza delle divinità femminile e maschile che proteggono il Paese dalle energie negative.

Gli echi del passato riemergono visitando le antiche fortezze, chiamate dzong, che tratteggiano raffinate e suggestive espressioni architettoniche, costruite in zone strategiche a scopo difensivo, religioso e amministrativo. Tra le più importanti spiccano il Rinchen Pung Dzong, la “fortezza su un cumulo di gioielli”, e il Trashi Chhoe Dzong, “fortezza della religione gloriosa”, situato a Thimphu, la capitale, edificata a 2300 metri, circondata da risaie terrazzate e da salici piangenti.

A Thimphu ha sede l’Istituto nazionale di medicina tradizionale, una costruzione tra le più interessanti della città, non solo a livello architettonico; al suo interno, si scoprono tanti preparati medicinali a base di erbe officinali, di minerali e di altri preziosi ingredienti per la cura di varie malattie. Presso l’Istituto viene svolta un’intensa attività di ricerca sulle piante medicinali del Bhutan al fine di impiegarle secondo antiche tradizioni taumaturgiche, molte delle quali sono conservate in preziosi e centenari volumi presenti nella biblioteca dell’Istituto.

Danze e luoghi misteriosi

Bhutan viaggio Selene Calloni

Negli dzong, i monasteri-fortezza, eretti in cima alle colline o alla confluenza dei fiumi, vengono celebrate le tsechu, feste che durano più giorni, nel corso delle quali i monaci, vestiti con gli abiti tradizionali e con il volto coperto da grandi maschere colorate, danzano in onore dei grandi maestri, al suono di tamburi, cembali e corni. Tra gli eventi più suggestivi vi è quello di Punakha Dromche, dove sono rappresentati da un lato, i temi tipici del Bardo, lo stadio intermedio tra rinascite, dall’altro, i fatti storici legati alla fondazione del Druk Yul, il paese del Drago Tonante.

Gli aspetti religiosi si fondono con le rappresentazioni mitiche e le antiche tradizioni folkloristiche del Paese. Altrettanto importante è lo tsechu dedicato a Padmasambhava, durante il quale viene rievocata la vita, oltre che i suoi insegnamenti. Tra i luoghi più affascinanti e misteriosi del Bhutan vi è il Bumthang, cui si accede oltrepassando il valico di Yotong, In questa zona avvolta da atmosfere mistiche si possono scoprire i primordi della cultura e della spiritualità bhutanese, visitando gli antichi siti della valle di Choskhor. Questa vallata, fulcro del Bumthang, protegge il monastero-fortezza di Jakar, risalente al 1549. Si può ammirare inoltre il tempio di Kurjey, tra i siti più sacri del Bhutan, fondato nel 1652 sul leggendario luogo dove Guru Padmasambhava aveva lasciato impressa su una roccia l’impronta del proprio corpo.

Tra le sue frasi più ispirate vi sono questi versi:

Mio padre è Samantabhadra, la consapevolezza non–duale. Mia madre è Samantabhadri, la sfera assoluta. La mia discendenza è l’unione di consapevolezza non–duale e sfera assoluta. Mi chiamo Padmasambhava, il Nato dal Loto. Il mio Paese è la sfera assoluta, libera da sorgere e cessare. Il cibo di cui mi nutro è il pensiero dualistico. Dedico il mio tempo a compiere le attività di un Buddha”.

Spiritualità, meditazione e Yoga in Bhutan

Bhutan viaggio Selene Calloni

Il Paese delle nevi è la meta di un imperdibile Viaggio/seminario condotto da Selene Calloni Williams e organizzato da Voyagesillumination.

Selene ha viaggiato in Bhutan molte volte e molto a lungo in passato, è uno dei luoghi al mondo che più ama, poiché è il solo che abbia ancora il tantrismo come religione ufficiale.

Selene ritorna in Bhutan dopo diversi anni e lo fa mettendo a frutto l’esperienza accumulata, la quale Le dice che il periodo migliore per visitare il Bhutan è proprio a cavallo tra dicembre e gennaio, quando il caldo non è ancora arrivato e soprattutto non sono ancora arrivati i turisti. In questo periodo, non turistico, i monaci e i monasteri sono più disponibili, la pace e la vastità dei paesaggi e dei monasteri è godibile fino in fondo.

Il Bhutan è chiamato “Il paese delle nevi” e va visto in questo periodo: il tempo del “vero Bhutan”.

Durante il viaggio Selene condurrà personalmente un seminario sulla tradizione sciamanico-tantrica della non-dualità, l’erotica sciamanica, la mistica sciamanica e la poetica sciamanica.

Le Iscrizioni si effettuano entro il 20 SETTEMBRE

Per maggiori info e iscrizioni:info@voyagesillumination.com

La partecipazione è subordinata ad un colloquio e il numero dei partecipanti è limitato. Richiedi la scheda dettagliata del viaggio scrivendo a info@voyagesillumination.com

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
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Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 70 di Vivere lo Yoga di settembre-ottobre 2016. Come sempre trovate tanti articoli

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Tunisia, tra oasi nel deserto, laghi salati e musei a cielo aperto

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori di souk, osservare un cielo stellato dormendo tra palme e sabbia sahariana. Questo e altro ancora è possibile viverlo non allontanandosi poi molto dalla nostra penisola. A sole due ore (circa) di volo, partendo dai principali aeroporti italiani si raggiunge la Tunisia, Paese africano che, nonostante un rapido processo di modernizzazione, mantiene ancora in vita antiche tradizioni maghrebine.

Molti gli itinerari che il piccolo Stato a nord dell’Africa offre, in ogni stagione dell’anno, ai numerosi turisti provenienti dall’Italia desiderosi di conoscere da vicino la cultura araba, sperimentando il vero hamman, fumando narghilè o visitando luoghi dove la storia è ancora tangibile.

Tunisi, la capitale, sta diventando sempre più occidentale: caotica, inquinata dal traffico e dai rumori. Ma nella medina – labirinto di vie popolate da venditori e artigiani – si assorbono gli odori e i colori tipicamente arabi, grazie ai souk che in essa si dipanano come una ragnatela. La città ospita inoltre la più importante esposizione archeologica del Maghreb, racchiusa nel Museo del Bardo, dove varie sezioni ripercorrono vari periodi storici, nel corso dei quali si sono succeduti romani, greci, arabi.

È però al di fuori della capitale che si inizia a conoscere l’essenza del Paese incastonato tra Mar Mediterraneo, Algeria e Libia.

La zona settentrionale tunisina vanta numerosi siti archeologici definibili veri e propri musei a cielo aperto, testimonianze delle varie civiltà che hanno lasciato le tracce del proprio passaggio.

Cartagine, antica capitale punica, patria di Annibale, è tra i luoghi più famosi, grazie alle numerose vicende storiche che l’avvolgono. Purtroppo, delle vestigia imponenti non è rimasto molto a causa delle distruzioni apportate dai Romani. L’ideale sarebbe quindi affidarsi a una guida esperta per effettuare un percorso che permetta effettivamente di capire le vicissitudini di Cartagine, edificata nell’anno 814 a.C., sulle cui fondamenta si sono sovrapposte architetture fenicie, romane, bizantine, arabe. Un tour che potrebbe includere le Terme di Antonino; il quartiera Bysa; il Museo nazionale, dove si possono ammirare i reperti dei recenti scavi; i porti dai quali i cartaginesi partirono per sfidare Roma; e il quartiere Magon, in cui rimangono resti dell’epoca punica.

Merita poi una visita Sidi Bou Saïd – non molto distante da Cartagine – antico villaggio, situato su un dirupo affacciato sul Mediterraneo, caratterizzato da abitazioni dipinte di bianco, sulle quali risaltano i portoni blu e i colori dei fiori e delle piante che le circondano. Ed è proprio la struttura architettonica, impreziosita da giardini e cascate di bougainvillee, a rendere magica la sosta in questo grazioso paese. Valgono una tappa anche Testour, dal sapore Andaluso, essendo stata fondata dai Mori cacciati dalla Spagna sul finire del XV secolo, e Dougga, in cui domina l’imponente mausoleo libico-punico, alto 21 metri, e dove un’antica strada pavimentata conduce al campidoglio dedicato alle divinità di Giove, Giunone e Minerva.

El Djem, cittadina ubicata fra Souss e Sfax e circondata da piante di ulivi, rappresenta un altro luogo importante a livello archeologico. È qui che si trova il ben conservato anfiteatro romano, opera che testimonia la rilevanza di questa piccola località ai tempi della Roma imperiale.

Tra uliveti e pianure desolate, nella parte centrale della Tunisia, si erge Kairouan, quarta città sacra dell’Islam, che ogni anno accoglie fedeli provenienti da tutto il Maghreb, diretti alla Grande Moschea: edificio circondato da possenti mura, al cui interno si trova un cortile rivestito in marmo, un minareto e, sotto un portico, vi è l’ingresso alla sala delle preghiere. Secondo la tradizione musulmana sette pellegrinaggi a Kairouan equivalgono a un viaggio a La Mecca.

Il lato selvaggio e spettacolare della Tunisia lo si può ammirare addentrandosi nel Sud del Paese, dove oasi, distese di laghi salati, anfratti rocciosi e sabbie sahariane avvolgono il viaggiatore in un’atmosfera ipnotica. La città costiera di Gabès rappresenta il centro da cui si dipanano le piste che conducono al deserto. Gabès merita una tappa soprattutto per la spettacolare strada delle oasi: palme, melograni, campi di tabacco e altri tipi di vegetazione si estendono per circa sei chilometri, percorribili in bicicletta o noleggiando il tipico calèche (calesse).

Non molto distante, si trova il villaggio trogloditico di Matmata, da visitare preferibilmente al mattino presto o nel tardo pomeriggio, nelle ore in cui non c’è “il turismo di massa”: solo così è davvero possibile capire il modus vivendi dei suoi abitanti. Il villaggio, praticamente sotterraneo, è stato fondato dai Berberi per sfuggire sia agli attacchi di invasori, sia al caldo. Le abitazioni sono scavate nella roccia e sono collegate da un intricato sistema di gallerie.

Dopo aver sperimentato la suggestiva attraversata del Chott el Djerid, il grande lago salato, avvolto da sfumature rosa e bianche, si raggiunge una delle mete più famose della Tunisia: Tozeur, celebre sia per la sua oasi composta da palme da datteri e da un rigoglioso giardino botanico, che per il Festival del Sahara. Tozeur, la città principale della regione dei laghi salati, è anche una delle porte per accedere al silenzio e agli immensi spazi del mare di sabbia africano.

Non si può infatti abbandonare il Paese tunisino senza aver trascorso almeno una notte nel deserto: un’esperienza che se vissuta lontana dai cliché tipicamente turistici potrebbe riempire il cuore di mille emozioni, perché l’apparente vuoto e l’illusorio silenzio del deserto dischiudono la pace dell’anima.

Silvia C. Turrin

 


Per organizzare il viaggio:
Gabr’Aoun Robo, Tunisia: nel paese dalle sabbie bianche tra chott, ksour e piste del sud -, Polaris, Firenze, 2006

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

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Viaggio in Giappone, alla ricerca dell’armonia

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità, ai ritmi veloci e alle innovazioni iper-tecnologiche incontriamo una dimensione profondamente spirituale. Sui monti o nascosti tra boschi e giardini vi sono centinaia di templi, molti dei quali innalzati in onore delle divinità dello shintoismo. Oltre il 60% della popolazione del Sol Levante segue questo culto, in cui si ritrovano elementi di animismo e di panteismo.

Proprio il Giappone, terra di splendidi e intensi contrasti, è la meta dove ti condurrà – dal 16 al 25 settembre 2018 – Selene Calloni Williams, scrittrice, documentarista, nonché Direttrice di Imaginal Academy.

Il tempio di Kinkaku-ji

Il viaggio prevede la conoscenza di luoghi di incredibile bellezza e ricchi di storia, come Kyoto, l’antica capitale imperiale, in cui si respira la cultura del paese. Visiterai diversi grandi templi, tra cui il Kinkaku-ji, o Padiglione d’Oro, chiamato così perché interamente ricoperto con foglie d’oro. Il tempio Kinkaku-ji – in origine villa di riposo di uno shogun Ashikaga – fa parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Anche se in Giappone non esiste una vera e propria religione ufficiale, il buddhismo, nelle sue varie correnti, insieme allo shintoismo è tra quelle più seguite. Le varie tappe dell’itinerario mostreranno anche questo aspetto “sincretista” di una nazione moderna che ha saputo proteggere il suo ricco mosaico culturale.

Un’altra tappa dell’itinerario sarà Nara, a sud di Kyoto, antica città che ha contribuito ad arricchire l’arte e la letteratura giapponese. Qui sorge lo splendido tempio di Kofukuji, edificato nel 710, in cui sono ospitate numerose statue buddhiste di grande valore. Sempre nella cittadina di Nara altrettanto suggestivo è il tempio di Todaiji, che conserva il grande Buddha, il più celebre tra monumenti antichi della città. Fra le tappe del viaggio ci sarà anche il bellissimo santuario Kasuga, costruito nel 768, uno dei luoghi shintoisti più famosi del Giappone.

IL tempio di Kasuga

Si tratta di un Viaggio/Seminario unico e irripetibile, durante il quale Selene condurrà un Workshop intensivo incentrato sullo Yoga Sciamanico.

Il Seminario intensivo di Yoga Sciamanico si svolgerà in un bellissimo tempio buddhista, presso il Monte Koya, nel Parco Regionale di Koya-Ryujin. Con la sua altitudine di circa 1000 metri il Monte Koya (chiamato Koyasan in giapponese) è un antichissimo luogo di meditazione e apprendimento religioso, tanto che sulla montagna sono stati eretti 120 templi e monasteri, alcuni dei quali offrono alloggio a pellegrini e visitatori, piatti vegetariani, e danno anche la possibilità di iniziarsi alla pratica dello zazen, la meditazione zen. Il sito è classificato come Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Tempio presso Koyasan

Il seminario, rivolto in particolare ai giapponesi, è aperto anche a un numero molto ristretto di persone provenienti dall’Europa. Per questo, se sei interessata/interessato a partecipare al Viaggio e al Workshop ti invitiamo caldamente a contattarci, poiché le richieste sono numerose.

Durante il Seminario intensivo di Yoga Sciamanico verranno trattati i seguenti temi:

-aprire il cuore

-trasformare la paura

-ritrovare il nostro scopo nella vita

-affrontare i cambiamenti, invecchiamento, malattia,…

-relazioni, affetti e intimità

-creare abbondanza nelle nostre vite

-trasformare e guarire i traumi.

Il Viaggio in Giappone in compagnia di Selene Calloni Williams ti permetterà di risvegliare il tuo potenziale e la tua forza interiore, anche per il tramite dei paesaggi incantevoli in cui avrai modo di immergerti. Templi e giardini zen ti aiuteranno a ritrovare una profonda armonia interiore, che potrai accrescere grazie ai caldi autunnali cromatismi degli aceri giapponesi.

Per maggiori info scrivi a: info@voyagesillumination.com

e visita il sito ufficiale di VoyagesIllumination. com

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Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

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scozia isole

Il placido mondo delle isole scozzesi

Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso, in cui i movimenti sinuosi o tormentati del mare si accostano ad un cielo dalle sfumature mutevoli. Entrare in un mondo dove spiagge di sabbia cristallina, brughiere, falesie e fiordi spettacolari si fondono in armonia e dove il passato convive placidamente col presente. Tutto questo si può assaporare visitando le numerose isole scozzesi, alcune bagnate dalle fredde acque dell’Atlantico, altre avamposto nel mare del Nord.
scoziaIn prossimità delle suggestive highlands, si trova l’arcipelago delle Orcadi, raggiungibile in meno di un’ora partendo dal piccolo paesino di John O’Groats. Il nome Orkney ha un’origine norvegese e significa “isole delle foche”, denominazione che non sorprende, dato che lungo le coste si possono incontrare svariati esemplari di questi graziosi mammiferi marini. E la derivazione scandinava si spiega dal forte influsso che ebbero i Vichinghi in questi luoghi, un tempo loro mete di conquista. Tracce di questi antichi navigatori sono ancora tangibili osservando per esempio i graffiti in alfabeto runico incise sulle pareti di Maes Howe: necropoli risalente all’età della pietra, situata sull’isola più ampia delle Orcadi, Mainland. Proprio qui vi è un’alta concentrazione di siti preistorici: dalle Standing Stones of Stenness (3000 a.C.) – circolo di dodici colonne in pietra che ricordano Stonehenge – al Ring of Brodgar (2800 a.C.), inserito in un luogo suggestivo, accanto a due loch (laghi, in scozzese), utilizzato presumibilmente per seguire le fasi lunari. Tra gli insediamenti archeologici più datati figura Skara Brae (3200 circa a.C.), villaggio preistorico chiamato anche la Pompei britannica. Il suo aspetto originario è riuscito a conservarsi non grazie a una coltre di ceneri e lapilli, ma dal soffice manto di sabbia che ha permesso di lasciare intatte le abitazioni, tutte collegate tra loro da intricati corridoi e passaggi. Il centro principale di Mainland è Kirkwall, cittadina dove domina l’imponente cattedrale dedicata a St Magnus, edificata nel lontano 1137. Sempre a Kirwall si può ripercorrere il passato delle Orcadi, visitando il Museum of Orkney History, allestito nella Tankerness House (risalente al XVI sec.).

scozia isoleMa la vera anima di queste terre incastonate in acque cristalline, si riesce a scoprire addentrandosi nei piccoli villaggi, parlando con gli abitanti, ospitali e disponibili, immergendosi nella natura. L’isola di Hoy, a sud di Mainland (raggiungibile da Stromness o da Houton), offre scorci pieni di poesia, emozionanti, come quelli che si ammirano dalle scogliere di St John’s Head, falesie alte più di 300 metri. E altrettanto suggestivo è il faraglione a forma di pinnacolo conosciuto col nome di Old Man of Hoy. Turisticamente meno frequentate sono altre isole che compongono l’arcipelago delle Orcadi: Rousay, ricoperta da un soffice tappeto d’erica, sulla quale si trova il Midhowe Cairn, tomba preistorica, al cui interno vi è una camera lunga 30 metri, chiamata “la grande nave dei morti”; Stronsay, nota per il suggestivo arco roccioso Vat of Kirbister; e ancora North Ronaldsay, sperduta nelle fredde correnti atlantiche, dove vivono placidamente foche e numerose specie di uccelli.

La stagione invernale, non è certamente l’ideale per scoprire questo angolo di Scozia: il limite è rappresentato dalle basse temperature e dai repentini cambiamenti del tempo. Eppure, questo periodo dell’anno è vissuto intensamente dagli abitanti delle Orcadi. Il solstizio d’inverno è per esempio occasione di suggestive cerimonie presso Maes Howe, grazie a un gioco di luci che si riflettono nella camera tombale.

scozia isoleIl culto del sole è ancora particolarmente vivo nelle isole Shetland, tant’è che in pieno inverno (alla fine di gennaio) viene celebrata, presso Lerwick, la festa di Up-Helly-Aa, reminescenza di un antico rito pagano che culmina, tra canti e musiche tradizionali, con l’incendio della riproduzione di una galea vichinga. Le Shetland, a Nord delle Orcadi, sono caratterizzate da un paesaggio aspro e selvaggio, coi loro faraglioni, anfratti, voes (fiordi), habitat perfetto per una variegata fauna: delfini, balene, foche, lontre e un’incredibile varietà di uccelli, che volteggiano vicino alle scogliere e che nidificano nella brughiera. E anche su queste isole il passato è ben testimoniato da numerosi siti archeologici, come i misteriosi “broch”: torri circolari dell’età del ferro, presumibilmente edificate a scopo difensivo. La più famosa e imponente è Mousa Broch, alta 12 metri.

Anche gli abitanti delle Shetland, come del resto tutti gli scozzesi, sono affabili e sempre disponibili a far conoscere la loro cultura, le loro tradizioni. Nelle città principali (come Lerwick), così come nei piccoli centri si possono incontrare numerosi artigiani, veri e propri artisti: chi realizza violini, chi caldi e morbidi capi di lana, chi tappeti. Per scoprire gli scorci mozzafiato e la natura di queste isole, si può partecipare al Festival delle passeggiate delle Shetland (fine di agosto). Musica e storie tradizionali vengono invece narrate alla fine di settembre, in occasione dello Shetland Storytelling Festival, appuntamento dedicato alla narrazione di racconti, inframmezzati o accompagnati da danze e canti.

E la musica tipicamente scozzese aleggia anche sulle Western Isles o Ebridi Esterne, come dimostra l’Hebridean Celtic Festival (sull’isola di Lewis), evento dal richiamo internazionale, nel corso del quale viene diffusa, anche da artisti di fama mondiale, la tradizione musicale gaelica. In effetti, le Ebridi, sempre avvolte da folate di vento, rappresentano una roccaforte della cultura gaelica, anche dal punto di vista linguistico. In questo angolo di Scozia immerso nelle acque dell’Atlantico, la natura offre scorci poetici e suggestivi, come le bianche e deserte spiagge dell’isola di Harris o le distese dei cosiddetti “machair”, parola celtica che indica i pascoli marini (curati da comunità rurali) – composti da sabbia e resti di conchiglie – che, nella tarda primavera, si coprono di variopinti fiori selvatici. Gli appassionati di archeologia possono scoprire anche sulle Ebridi spettacolari siti preistorici, come le Calanais Standing Stones, menhir eretti nel neolitico, la cui posizione pare essere legata a elementi astrologici.

Le isole scozzesi sembrano essere avvolte da un alone di selvaggia tranquillità, dove l’ambiente naturale convive in armonia con i ritmi, non frenetici, degli abitanti. Un consiglio: è possibile alloggiare presso operatori alberghieri attenti al risparmio energetico e alla tutela ecologica (per informazioni: Green Tourism Business Scheme ).


Web-site utili:

 
www.visithebrides.com

www.visitorkney.com/

www.visitshetland.com

www.visitscotland.com


 

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

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islanda natura

Islanda, isola ai confini del mondo

Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano e si incontrano: questa è l’Islanda. Isola che geograficamente e culturalmente appartiene al Vecchio Continente, eppure, sembra essere così lontana dai ritmi frenetici tipici di molte città europee e, allo stesso tempo, appare così proiettata verso un futuro eco-tecnologico. Basta immergersi nei meandri della capitale per accorgersi quanto la “terra di ghiaccio” abbia un’anima postmoderna, legata strettamente al concetto di sviluppo sostenibile.

reykjavik Islanda

Reykjavík – Islanda

Reykjavík, a dispetto delle temperature particolarmente rigide che la caratterizzano per lunghi periodi dell’anno, è una metropoli vivace, animata da un’effervescente vita notturna, grazie ai numerosi pub e live club dove la musica è protagonista. A riscaldare le notti gelide e i lunghi inverni ci pensa l’energia geotermica che, sfruttata sapientemente, offre abbondante calore nel pieno rispetto dell’habitat circostante. Le numerose terme e piscine della capitale sono avvolte dai vapori sulfurei provenienti dal sottosuolo, dominato da forze geotermiche perennemente attive che riscaldano questa città vicinissima al Circolo polare artico. Accanto ad abitazioni dai colori vivaci (sulla falsariga di Amsterdam o dei centri urbani scandinavi), si scorgono case moderne caratterizzate da architetture all’avanguardia che sfruttano al massimo la luce e il calore.

Gullfoss Islanda

la spettacolare cascata di Gullfoss

Ma per scoprire e osservare l’energia sotterranea che ribolle nelle profondità dell’isola, basta raggiungere il cosiddetto “Circolo d’Oro” – non molto distante dalla capitale – dove oltre alla spettacolare cascata di Gullfoss, si può ammirare la famosa area geotermica chiamata non a caso Geyser, nome che risale al XVII secolo. In questa zona la potenza della natura domina ancora incontrastata, come dimostrano gli imponenti getti di vapore che svettano nel cielo per decine di metri (celebre è il geyser di Strokkur).

akureyri islanda

Akureyri

Meritano una tappa, lungo la costa meridionale, anche la scogliera di Dyrhólaey, paradiso per gli amanti del birdwatching, e il piccolo centro di Vik, caratterizzato dalla spiaggia di sabbia nera, per effetto delle eruzioni vulcaniche (tristemente celebre è quella del Laki, nel 1783) che hanno lasciato come ricordo un manto di lava scura.
Nella zona settentrionale, merita una visita Akureyri, una delle città nel nord dell’isola più popolate. Distante solo 60 chilometri dal Circolo polare artico, questo grazioso centro può essere il punto da cui partire per immergersi nei paesaggi che circondano il lago Myvatn, in cui si alternano solfatare, pozze di fango bollenti, crateri e vulcani dalle forme più bizzarre.

L’Islanda appare quasi un altro pianeta… basta osservare, per esempio, l’immensa calotta glaciale del Vatnajökull (8.300 km²) sotto alla quale pulsa il cuore di un vulcano attivo o ammirando i paesaggi quasi primordiali del Parco nazionale dello Jökulsárgljúfur, caratterizzato dalla cosiddetta “gola degli Dei” (Ásbyrgi) e da una miriade di cascate, tra cui la celebre Dettifoss, vero e proprio tripudio di energia naturale. Quella stessa energia che fluisce e si respira in ogni angolo di quest’isola ai confini del mondo e che continua a sprigionare forza attraverso terremoti, eruzioni, colate di fango vulcanico e sbuffi di geyser.

A cura di Silvia C. Turrin

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
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intervista di Syusy Blady a Zecharia Sitchin

Syusy Blady, sulle tracce dei misteri della storia

Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a trasmissioni di successo quali “Turisti per caso” (con Patrizio Roversi) o il più recente “In viaggio con la zia” (con Livio Beshir e il simpatico e preparatissimo critico d’arte Costantino D’Orazio).

Syusy Blady non è soltanto una capace conduttrice televisiva, che ha creato uno stile comunicativo personale e unico, ma è anche autrice e attrice, nonché è un’instancabile appassionata di viaggi. È una nomade.

Che ci faccio qui?” – citando un noto libro di Chatwin – potrebbe essere un suo motto. Già con Turisti per caso (insieme all’inseparabile Roversi) ci ha accompagnati in giro per mondo, conducendoci, attraverso immagini e racconti avventurosi, in tantissimi luoghi meravigliosi, dall’India al Marocco, dall’Argentina alla Cina, passando per il Giappone e la Polinesia Francese.

Il suo interesse per l’archeologia e la storia l’hanno poi portata a indagare su alcuni “enigmi” legati ad antiche civiltà. Sulla scia dei lavori pionieristici di Peter Kolosimo, Syusy Blady ha cercato di dipanare la matassa dei misteri che ancora aleggiano sulla nostra storia, viaggiando in vari angoli di questo nostro villaggio globale. Molti degli itinerari presentati nel ciclo di puntate televisive di “Misteri per caso” vengono riproposti in forma scritta nel libro “Tutta un’altra storia” (Verdechiaro Edizioni), riedizione di un precedente e fortunato volume del 2011. Questa volta, la narrazione è integrata anche con riferimenti interattivi, che rimandano il lettore a oltre 80 video, tramite cui andare sulle tracce di una storia diversa. Per esempio… siamo proprio sicuri che Cristoforo Colombo sia stato davvero il primo navigatore a scoprire l’America?

Syusy Blady attingendo a fonti antiche e attuali ci spiega episodi precedenti il 1492 che dimostrerebbero come altri esploratori abbiano toccato per primi le terre del Nuovo Mondo. Basti considerare alcune mappe storiche, citate nel libro “Tutta un’altra storia”, come quella di Benincasa del 1482 o la Mappa di Vinland del 1440: entrambe, raffigurano terre che teoricamente e ufficialmente erano allora sconosciute. Ma ufficiosamente la realtà era ben diversa.

Syusy Blady ci svela anche il suo incontro con il compianto Zecharia Sitchin (1922-2010), sumerologo poi diventato famosissimo come scrittore: nei suoi libri ha svelato teorie relative alla genesi della specie umana; teorie che si rifanno proprio ai miti sumerici, nei quali si legge, in forma epica, ciò che secondo Sitchin è realmente accaduto agli albori delle origini della nostra specie. In particolare, una tavoletta sumera assume un’importanza rilevante dalla prospettiva di Sitchin: in essa si vede la dea Ninmah che crea un bambino e la dea è circondata da ampolle, come se si trovasse in un laboratorio.
intervista di Syusy Blady a Zecharia SitchinQuesto e altri elementi storici, tra cui un sigillo cilindrico del 2400 a.C. in cui si vede chiaramente il pianeta Nibiru, hanno portato Sitchin a formulare la sua teoria, descritta in modo semplice e chiaro anche da Syusy Blady in “Tutta un’altra storia”. Ciò che noi chiamiamo dèi non sono forse altro che esseri molto progrediti giunti da un altro pianeta? Fu il loro arrivo sulla Terra a determinare il nostro sviluppo e la nostra evoluzione? È grazie alle loro conoscenze che possiamo trovar spiegazioni relative a monumenti, come le mura megalitiche, e a eventi ancora oscuri, come l’improvvisa e inspiegabile distruzione della straordinaria civiltà di Mohenjo-Daro, nella valle dell’Indo?

Syusy ci guida anche in altri tempi e luoghi: dalla Siria – quando ancora non era presa d’assalto dai giochi geopolitici di altre nazioni – a Malta, da Il Cairo a Baalbeck. Sono tante le tappe compiute da Syusy che ci portano indietro nel tempo e che ci fanno riflettere sulla nostra evoluzione e sul nostro modo di studiare e considerare la storia.

È chiaro che molte analisi sono imbevute di preconcetti eurocentrici e paternalisitici, cui si aggiunge una visione fallocratica/androcratica della società. Un manufatto può essere catalogato in un modo piuttosto che in un altro a seconda della prospettiva del ricercatore. Il lavoro encomiabile di Marija Gimbutas (1921-1994) ne è una prova: la nota e compianta archeologa ha praticamente riscritto una parte della nostra storia, mettendo in luce il ruolo della donna e della logica femminile agli albori delle prime società umane. Linee di discendenze matrilineari, società pacifiche ed egualitarie, culti sacri legati a divinità femminili: erano questi gli elementi salienti dell’Europa neolitica. Questi elementi sono stati per lungo tempo offuscati o minimizzati o deformati sul piano storico-archeologico, proprio per la forza della logica fallocratica/androcratica dominante.

Negli ultimi decenni, come mette in luce anche questo volume di Syusy Blady, si sta cercando di delineare un’altra storia, un po’ più vera, un po’ meno ideologizzata, un po’ più rispettosa di modelli incentrati sul matriarcato e sui culti femminili. È dovere di ciascun cittadino capire e conoscere il passato per non commettere più gli stessi errori. Se capiamo il passato senza guardarlo con lenti offuscate o deformate possiamo capire il presente, le contraddizioni e le dominazioni che vediamo nel mondo. Se comprendiamo il presente possiamo capire quale strada percorrere tutti insieme per andare avanti nella nostra evoluzione. È chiaro che se il paradigma politico-economico attuale ancora fortemente basato su logiche maschili non cambierà, il nostro destino come specie umana vivente sarà compromesso.

Siamo noi gli artefici della nostra esistenza. Studiare la storia serve a questo: a capire le nostre vere radici, senza le quali non possiamo crescere davvero in modo compiuto, prospero e armonioso.

Tutta un’altra storia” di Syusy Blady, in modo divertente e coinvolgente, ci elargisce variegati spunti su cui riflettere, per aggiungere nuovi tasselli al vasto mosaico del nostro passato, più o meno remoto. Un passato sul quale aleggiano ancora diverse domande e ancora diversi misteri. Solo ricerche archeologiche serie e rigorose, attuate in un’ottica paritaria ed equilibrata tra il femminile e il maschile, potranno spiegare molti quesiti che ruotano attorno alla nostra storia.

Purtroppo, tanti luoghi ricchi di vestigia ancora nascoste, come Israele, la Palestina, la Siria, l’Egitto e l’Iraq, sono tormentati da guerre e instabilità politico-sociali. E purtroppo, tanti storici monumenti del passato sono stati distrutti durante questi conflitti, come se si volesse oscurare un passato scomodo per taluni gruppi di potere.

La storia è una disciplina quanto mai “politica”, è uno strumento che crea la cultura di un Paese, e quindi delle varie civiltà. È da lì, dalle nostre radici storiche, che bisogna partire per evolvere!

Silvia C. Turrin

 

Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Per gli antichi Romani era la “finis terrae”, la fine della terra. Oltre le spiagge,

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