Category Archive Yoga e Meditazione

Bhutan, Selene Calloni Viaggi

Bhutan, il regno del drago tonante

È immerso nel cuore dell’Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e da alte vette che toccano i settemila metri. La collocazione geografica ha contribuito a renderlo inaccessibile per molti secoli e sino al 1974, le porte del Bhutan sono state chiuse agli stranieri. Confinante con Cina, India e Nepal, questo piccolo regno dell’Asia è ancora restio ad aprirsi al turismo di massa: alcune località rimangono inaccessibili e il flusso degli stranieri è costantemente monitorato da oculate politiche governative. Non è comunque difficile ammirare i suoi incantevoli paesaggi naturali se ci si aggrega a un gruppo composto almeno da quattro persone e se si viaggia sostituendo l’idea di “turisti fai da te” con il concetto di viaggiatori consapevoli, rispettosi delle tradizioni di questa nazione sospesa tra atmosfere antiche e una profonda spiritualità.

I suoi abitanti lo chiamano Druk Yul, “terra del drago tonante”. Un nome datogli dai tibetani, che lo unificarono nel 1600 grazie all’opera del lama Ngawang Namgyal, a cui si deve l’introduzione del buddhismo Mahayana. La figura del drago e il culto buddhista sono talmente centrali nel Paese da essere stati simbolicamente adottati sulla bandiera bhutanese, dove i colori giallo e arancione rappresentano rispettivamente il potere temporale della monarchia e quello religioso del monachesimo buddhista. L’immagine del drago esprime la forza delle divinità femminile e maschile che proteggono il Paese dalle energie negative.

Gli echi del passato riemergono visitando le antiche fortezze, chiamate dzong, che tratteggiano raffinate e suggestive espressioni architettoniche, costruite in zone strategiche a scopo difensivo, religioso e amministrativo. Tra le più importanti spiccano il Rinchen Pung Dzong, la “fortezza su un cumulo di gioielli”, e il Trashi Chhoe Dzong, “fortezza della religione gloriosa”, situato a Thimphu, la capitale, edificata a 2300 metri, circondata da risaie terrazzate e da salici piangenti.

A Thimphu ha sede l’Istituto nazionale di medicina tradizionale, una costruzione tra le più interessanti della città, non solo a livello architettonico; al suo interno, si scoprono tanti preparati medicinali a base di erbe officinali, di minerali e di altri preziosi ingredienti per la cura di varie malattie. Presso l’Istituto viene svolta un’intensa attività di ricerca sulle piante medicinali del Bhutan al fine di impiegarle secondo antiche tradizioni taumaturgiche, molte delle quali sono conservate in preziosi e centenari volumi presenti nella biblioteca dell’Istituto.

Danze e luoghi misteriosi

Bhutan viaggio Selene Calloni

Negli dzong, i monasteri-fortezza, eretti in cima alle colline o alla confluenza dei fiumi, vengono celebrate le tsechu, feste che durano più giorni, nel corso delle quali i monaci, vestiti con gli abiti tradizionali e con il volto coperto da grandi maschere colorate, danzano in onore dei grandi maestri, al suono di tamburi, cembali e corni. Tra gli eventi più suggestivi vi è quello di Punakha Dromche, dove sono rappresentati da un lato, i temi tipici del Bardo, lo stadio intermedio tra rinascite, dall’altro, i fatti storici legati alla fondazione del Druk Yul, il paese del Drago Tonante.

Gli aspetti religiosi si fondono con le rappresentazioni mitiche e le antiche tradizioni folkloristiche del Paese. Altrettanto importante è lo tsechu dedicato a Padmasambhava, durante il quale viene rievocata la vita, oltre che i suoi insegnamenti. Tra i luoghi più affascinanti e misteriosi del Bhutan vi è il Bumthang, cui si accede oltrepassando il valico di Yotong, In questa zona avvolta da atmosfere mistiche si possono scoprire i primordi della cultura e della spiritualità bhutanese, visitando gli antichi siti della valle di Choskhor. Questa vallata, fulcro del Bumthang, protegge il monastero-fortezza di Jakar, risalente al 1549. Si può ammirare inoltre il tempio di Kurjey, tra i siti più sacri del Bhutan, fondato nel 1652 sul leggendario luogo dove Guru Padmasambhava aveva lasciato impressa su una roccia l’impronta del proprio corpo.

Tra le sue frasi più ispirate vi sono questi versi:

Mio padre è Samantabhadra, la consapevolezza non–duale. Mia madre è Samantabhadri, la sfera assoluta. La mia discendenza è l’unione di consapevolezza non–duale e sfera assoluta. Mi chiamo Padmasambhava, il Nato dal Loto. Il mio Paese è la sfera assoluta, libera da sorgere e cessare. Il cibo di cui mi nutro è il pensiero dualistico. Dedico il mio tempo a compiere le attività di un Buddha”.

Spiritualità, meditazione e Yoga in Bhutan

Bhutan viaggio Selene Calloni

Il Paese delle nevi è la meta di un imperdibile Viaggio/seminario condotto da Selene Calloni Williams e organizzato da Voyagesillumination.

Selene ha viaggiato in Bhutan molte volte e molto a lungo in passato, è uno dei luoghi al mondo che più ama, poiché è il solo che abbia ancora il tantrismo come religione ufficiale.

Selene ritorna in Bhutan dopo diversi anni e lo fa mettendo a frutto l’esperienza accumulata, la quale Le dice che il periodo migliore per visitare il Bhutan è proprio a cavallo tra dicembre e gennaio, quando il caldo non è ancora arrivato e soprattutto non sono ancora arrivati i turisti. In questo periodo, non turistico, i monaci e i monasteri sono più disponibili, la pace e la vastità dei paesaggi e dei monasteri è godibile fino in fondo.

Il Bhutan è chiamato “Il paese delle nevi” e va visto in questo periodo: il tempo del “vero Bhutan”.

Durante il viaggio Selene condurrà personalmente un seminario sulla tradizione sciamanico-tantrica della non-dualità, l’erotica sciamanica, la mistica sciamanica e la poetica sciamanica.

Le Iscrizioni si effettuano entro il 20 SETTEMBRE

Per maggiori info e iscrizioni:info@voyagesillumination.com

La partecipazione è subordinata ad un colloquio e il numero dei partecipanti è limitato. Richiedi la scheda dettagliata del viaggio scrivendo a info@voyagesillumination.com

Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 70 di Vivere lo Yoga di settembre-ottobre 2016. Come sempre trovate tanti articoli
Non è ancora uscito in Libreria ed è già molto richiesto da tante persone desiderose

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Essere “monotasking” per mantenere l’attenzione e conservare l’energia

Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai da anni, dall’agire, lavorare, vivere secondo un orientamento multitasking.
Un approccio, invece, spesso richiesto, in modo più o meno esplicito, in vari ambienti professionali. Eppure, effettuare più compiti alla volta nuoce a livello produttivo e anche sul piano cognitivo. Il nostro cervello può subire una sorta di “cortocircuito” nel seguire i troppi e variegati compiti a cui lo sottoponiamo e può entrare in modalità stand-by.

Anche se il nostro cervello è plastico, agire in modo multitasking ci disperde tante energie, ci distrae e aumenta i pericoli di produrre sbagli anziché risultati positivi.

L’aspetto buffo è che il termine multitasking è diventato quasi di moda, in diversi ambiti, molto distanti tra loro e che con l’informatica non hanno nulla a che fare.

Sì, perché vogliamo ricordare come la parola multitasking sia stata utilizzata prima di tutto in ambito tecnologico, per indicare quei sistemi operativi capaci di eseguire più programmi contemporaneamente.

Il dogma dell’efficienza, il dogma della produttività, il dogma dell’edonismo… ci spingono a credere che in questo terzo Millennio sia necessario compiere più azioni allo stesso tempo, altrimenti si viene tagliati fuori dal sistema, si è “out”.

Ma è davvero così?

Il cammino meditativo ci spinge ad andare in tutt’altra direzione. Il cammino meditativo ci spinge ad andare controcorrente, alimentando piuttosto la nostra capacità di attenzione, di concentrazione, di focalizzazione su un pensiero, su un gesto, su una sensazione, su un’immagine.

Nella pratica meditativa non è possibile e non è nemmeno né auspicabile, né richiesto essere “multitasking”; occorre piuttosto nutrire l’attenzione cosciente orientandola verso una determinata visione/azione contemplativa.

Anche le ricerche accademiche in questi anni hanno messo in luce come l’approccio al multitasking sia deleterio sul piano creativo, energetico e produttivo.

Lo ha evidenziato per esempio Daniel Levitin, professore di psicologia e di neuroscienze all’Università McGill di Montreal, nonché autore del libro “The Organized Mind, Thinking Straight in the Age of Information Overload” (non tradotto in italiano).

Il nostro cervello – dagli studi condotti – può trattare un solo compito alla volta in maniera efficiente, lucida, pratica. In altre parole, quando stiamo svolgendo due attività simultanee si attivano più aree a livello cerebrale, ma di fatto il cervello tratta un solo compito alla volta. La corteccia prefrontale ci permette di coordinare e pianificare vari compiti, ma in realtà il cervello ha bisogno di un brevissimo lasso di tempo per portare la nostra concentrazione su un compito e poi su un altro.

Una frase che ci ha fatto sorridere e che condividiamo pienamente l’ha riferita lo scrittore statunitense Philip Connors:

Voglio accrescere le mie capacità di concentrazione, non ridurle. Tuttavia, tutte le meravigliose invenzioni del XXI secolo mi spingono, mio malgrado, nella direzione opposta”.

Noi meditanti attraverso la pratica costante, sincera e regolare ci stacchiamo dai condizionamenti, dalle distrazioni, lasciando la nostra mente in uno stato naturale.

Come abbiamo sottolineato nel libro Mindfulness Immaginale la meditazione produce vari benefici, tra cui: la pacificazione della mente; l’attenzione cosciente e l’assenza di giudizio.

La meditazione ci porta a una pacificazione mentale e una mente in pace plasma il cervello portandolo a indirizzare meglio le funzioni cerebrali verso gli atti che compiamo nel momento presente.

Silvia C. Turrin

Articolo pubblicato anche sul mio sito dedicato alla Meditazione:
https://nelcuoredellameditazione.wordpress.com/

Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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yoga bhole

Lo Yoga Terapia

Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche purificatorie dell’Hatha Yoga ha sviluppato un metodo terapeutico che permette di curare rigidità e dolori muscolari. L’obiettivo è quello classico dello Yoga: unire mente e corpo per sviluppare una profonda conoscenza del Sé

“Allorché l’attività della mente viene posta sotto controllo, la mente diviene pura come un cristallo, e riflette con precisione, senza distorsione alcuna, colui che percepisce, ciò che viene percepito, e lo stesso ente che percepisce”.

Così si legge nei Sutra di Patanjali, un testo − si presume risalente al II secolo d.C. − a cui molti maestri yogici di oggi si ispirano per portare avanti antiche conoscenze volte al benessere olistico della persona. Nella tradizione classica, di cui Patanjali rappresenta una delle più autorevoli figure, il termine Yoga significa “unione”, indicando con questa parola l’unione tra la mente e il corpo. È proprio a tale concezione che si ispira lo Yoga terapia, metodo ideato dal medico fisiologo M.V. Bhole, nato in India nel 1935. Il suo approccio si basa su una lunga esperienza in campo clinico. Dopo essersi specializzato in fisiologia nel 1961 presso l’All India Institute of Medical Science di Nuova Delhi, il dott. Bhole ha svolto per oltre trent’anni la professione di ricercatore nel Kaivalyadhama Yoga Research Institute, fondato da Swami Kuvalayananda a Lonavla (provincia di Pune). È in questo Istituto che si è specializzato in fisiologia respiratoria e nel corso degli anni Sessanta ha sperimentato l’efficacia delle tecniche yoga su particolari patologie, come l’asma bronchiale. Quello è stato un importante punto di partenza. Come lui stesso afferma “Da lì, è iniziato un lavoro scientifico riguardante le possibili applicazioni terapeutiche dello Yoga che vede oggigiorno utilizzare tecniche di meditazione per la cura di problemi dovuti allo stress”.

Attività, incontri e approcci terapeutici gli hanno permesso di elaborare un proprio metodo chiamato Yoga terapia, perfezionato dopo lunghi e approfonditi studi legati al Pranayama e agli effetti delle pratiche purificatorie dell’Hatha Yoga.

Attingendo poi a testi classici, molti dei quali letti in lingua originale, ovvero l’antico sanscrito, il dottor Bhole ha cercato di unire in un unico sistema varie pratiche dello yoga: gli Asana (posture); il Pranayama (il controllo del respiro); Kriya (lavoro con gli organi interni attraverso i meccanismi respiratori); Bandha (lavoro con i muscoli respiratori durante lo stato di apnea); meditazione e recitazione di mantra.

“È un metodo terapeutico in cui le tecniche vengono insegnate e date all’allievo come strumento utile per una pratica personale”, sottolinea il dottor Bhole.

yoga terapiaUn incontro di Yoga terapia si sviluppa partendo da una serie di esercizi di rilassamento del corpo, seguiti da una sequenza di asana, al termine della quale si ascolta la risonanza lasciata dai vari movimenti. Oltre alle varie posture, viene praticata la purificazione dei canali energetici tramite respirazioni guidate e vengono recitati mantra le cui vibrazioni infondono benessere agli organi interni del corpo.

A differenza dell’Hatha Yoga, con questo metodo gli insegnanti non puntano all’immediata perfezione degli asana da parte degli allievi. Poiché lo yoga è una ricerca che dal corpo fisico si espande a quello sottile, il percorso di conoscenza può variare da persona a persona. Il maestro, in questo senso, fornisce spiegazioni dettagliate in merito ai movimenti da praticare e le posizioni da assumere. Spetta però al singolo trovare e perfezionare la propria personale postura, ascoltando anche le vibrazioni interne e i lievi micro-cambiamenti che avvengono a livello fisico. Ascoltarsi è il verbo che meglio sintetizza questo tipo di pratica. Infatti, non è tanto un metodo che si concentra sulla pratica di asana, quanto sulle Pranayama e sulle tecniche di purificazione interiore.

Lo Yoga terapia consiste dunque in un ascolto del corpo, della mente, delle emozioni e delle energie che si espandono. Nello Yoga terapia sono centrali la percezione e la comprensione diretta, nonché soggettiva delle esperienze interiori. È un approccio esperienziale, in cui è fondamentale una corretta respirazione: l’inspirazione e l’espirazione accompagnano i movimenti nella giusta sequenza, rendendo più naturali i movimenti stessi. Proprio perché privo di “forzature”, questo metodo è adatto a chiunque, anche a chi soffre di particolari problematiche fisiologiche (come dolori muscolari o mal di schiena), perché come si afferma nell’Hatha Pradipika:Lo Yoga può essere un sollievo per la sofferenza”.

Silvia C. Turrin

Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
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Un libro nato grazie all'incontro con ‪‎Selene Calloni Williams‬ e grazie al Corso di Mindfulness

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Mindfulness Immaginale, rimedio anti-stress

Sul nuovo numero della rivista “Elisir di Salute” (luglio-agosto 2017) trovate un articolo di Silvia dedicato interamente alla Mindfulness Immaginale.

La rivista è disponibile o prenotabile nelle edicole.

Sommario della rivista Elisir di salute luglio-agosto 2017 in cui trovate un articolo interamente dedicato alla Mindfulness Immaginale scritto da Silvia


Ecco un breve estratto dell’Articolo:

 

Personalmente, mi sono avvicinata alla Meditazione

durante un viaggio nell’India del Nord; in seguito ho

avuto modo di approfondire la pratica frequentando

la scuola di Nonterapia/Imaginal Academy fondata

dalla mia maestra Selene Calloni Williams. Quindi

sono diventata Istruttrice di Mindfulness Immaginale.

Grazie a questo percorso ho compreso quanto sia

importante meditare, non solo per se stessi, ma anche

per gli altri. Con il termine “meditare” non intendo solo

la pratica in senso stretto, che prevede una condizione

di isolamento e di profonda introspezione interiore.

L’approccio meditativo dà molta importanza allo sviluppo

della consapevolezza delle proprie emozioni, dei

propri pensieri e delle sensazioni corporee. Ciò aiuta a

diventare pienamente presenti nelle varie situazioni

che si vivono, riuscendo a cogliere maggiormente i

propri bisogni e quelli di chi ci sta di fronte. Questo

nuovo atteggiamento permette anche di capire che i

pensieri e le emozioni sono passeggeri e che quindi,

ad esempio, noi non siamo la nostra rabbia; permette

inoltre di sviluppare e accrescere qualità oggi più che

mai necessarie, come empatia e compassione, quest’ultima

intesa nel significato latino di “cum patior”, cioè

“soffro con”.

Continua tra le pagine di Elisir….


Per approfondire:

Selene Calloni Williams, Silvia C. Turrin – Mindfulness Immaginale. Pratiche di meditazione e visione immaginale – Edizioni Mediterranee 2016

 

Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
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un libro per sempre Mindfulness Immaginale

Mindfulness Immaginale e la capacità di darsi – Intervista a Selene Calloni Williams

Alcune persone, un po’ confuse sul concetto e sulla pratica della Mindfulness, mi chiedono: “Perché ti sei avvicinata proprio alla Mindfulness Immaginale? Cos’ha di diverso rispetto agli altri corsi proposti in Italia?”. Io rispondo in modo semplice, spiegando come la Mindfulness Immaginale sia uno straordinario ponte di collegamento tra la pratica meditativa tipica dell’Oriente e l’approccio psicologico immaginale nato in Occidente.

La Mindfulness Immaginale, sviluppata da Selene Calloni Williams e dal reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, è rispettosa delle basi filosofiche da cui deriva; infatti, essa è incentrata sulla corrente Theravada, ovvero quella scuola buddhista che più si avvicina agli insegnamenti originari dell’Illuminato e da cui traiamo i principi e le pratiche della meditazione.

Selene Calloni Williams e il reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, monaco buddhista Theravada

Bisogna capire che il mondo della Mindfulness si è ormai diversificato. Essendo diventata molto popolare e “di moda”, all’interno della Mindfulness sono sorti approcci puramente materialistici, che non tengono abbastanza in considerazione la dimensione “sacra”, “invisibile” insita invece nella Mindfulness primeva , così come ci è giunta a noi dall’Oriente.

Certo, i confini tra Oriente e Occidente sono diventati labili, almeno dal punto di vista di talune tendenze e modus vivendi legati alla globalizzazione: dall’uso dei medesimi mezzi di comunicazione alla diffusione di modelli socio-tecnologici simili. Possiamo affermare come la Mindfulness Immaginale permetta di approcciarsi alla vita occidentale in maniera più lucida e consapevole. Essa ci aiuta a rimanere attenti alla realtà circostante e ai fenomeni che accadono, restando al contempo ancorati alla dimensione spirituale, sacra.

I ritmi esistenziali in Occidente, o meglio, nel cosiddetto “Nord del Mondo”, continuano a essere frenetici e offuscati da un’innumerevole quantità di distrazioni; la visione materialista appare ancora forte, sebbene vi siano piccole minoranze di persone, con visioni anche tra loro molto differenti, che si sono allontanate proprio dall’eccesso di materialismo per abbracciare stili esistenziali frugali e ispirati a qualche forma di devozione: chi verso la religione cristiana, chi verso il buddhismo, chi verso un approccio più panteistico.

Selene Calloni_Williams, ideatrice di Imaginal Academy – L’Accademia degli Immaginalisti

Come la mia maestra Selene Calloni Williams spiega nei suoi corsi organizzati con Imaginal Academy, “Praticare la Mindfulness Immaginale, significa seguire un cammino “controcorrente”, attraverso il quale tutti i valori del mondo vengono trasvalutati. Il mondo è fondato sugli attaccamenti e la meditazione porta allo scioglimento degli attaccamenti e al Nirvana, cioè alla liberazione dall’illusione di esistere come individuo separato dal tutto. Le sensazioni di mancanza sono passaggi segreti che portano verso il mondo infero, il regno dell’anima e quindi vanno coltivate attraverso la meditazione. Il meditante deve andare nella direzione da cui tutti gli altri fuggono, smettere di agitarsi per contrastare la natura, e alleandosi con essa incamminarsi impeccabilmente verso la liberazione finale”.

La Mindfulness rischia di venire snaturata, ecco perché credo sia giusto fare chiarezza in un tempo storico in cui le mode e la tendenza del “tutto e subito” rischiano di avere il sopravvento; rischiano di creare più confusione e poche certezze tra le persone.

E per fare chiarezza ho voluto intervistare ancora una volta la mia maestra, Selene Calloni Williams. L’occasione è avvenuta in un bellissimo pomeriggio di giugno; ci stavamo avvicinando al crepuscolo e la natura ci ha regalato suoni e colori avvolti da sfumature poetiche. Il canto degli uccellini ci ha accompagnate durante questo interessante dialogo.

Un dialogo indirizzato a chi già certamente conosce la Mindfulness Immaginale, un dialogo rivolto anche a tutte quelle persone che sentono sia giunto il tempo di praticare un cammino controcorrente…

L’importanza della dimensione sacra

Inizio l’intervista a Selene porgendole una domanda introduttiva, ma importantissima per decifrare l’epoca in cui stiamo vivendo.

Silvia: Quanto è importante la Mindfulness Immaginale in un periodo storico come quello che stiamo vivendo? Un periodo in cui sembra che tutto sia dominato dal caos. Un periodo in cui tante persone si sentono distratte e confuse? Come la Mindfulness Immaginale può trasformare l’inconsapevolezza in consapevolezza e il disordine in armonia?

Selene: La Mindfulness Immaginale può fare tantissimo, però bisogna che la gente la pratichi. La Mindfulness Immaginale può ristabilire un legame con tutto ciò che è connesso alla dimensione invisibile. Per esempio, aiuta a migliorare sia la qualità del sonno, sia il nostro rapporto con il nostro corpo. Una persona che riesce a dormire bene, risulta essere meno ansiosa, e quindi è meno agitata. Per trasformare il caos bisogna partire dalle persone. Bisognerebbe che si incominciasse con l’instaurare/ristabilire una maggiore fiducia verso il proprio corpo, verso i propri organi, perché moltissimi individui ormai vivono come se il corpo fosse un oggetto, una macchina; hanno dimenticato il rapporto profondo con gli organi, con la dimensione sacra del corpo. Per Jung gli organi sono gli Dèi, mentre per gli sciamani sono i nostri avi. Certamente non sono semplici oggetti meccanici. Eppure l’uomo sembra avere con il corpo lo stesso rapporto che ha con una macchina, con un computer, solo che il corpo può ammalarsi, può cedere, invecchiare, può dar fastidio. Il corpo ha delle richieste. Questo aumenta l’ansia, la sua frustrazione e ciò, talvolta, può tradursi in violenza e può causare violenza, o incomprensione verso gli altri, perché non comprendere il proprio corpo significa anche non comprende gli altri. Significa anche spezzare il rapporto con l’invisibile. Se questo accade, allora si vive nell’ansia e nella paura.

Silvia: Spiegando la Mindfulness Immaginale ai neofiti e non solo, ho notato come talune persone pensino che per praticarla occorre rimanere in silenzio, in solitudine, al chiuso, e meditare nella classica postura del loto o a gambe incrociate. Anche su questo bisogna fare chiarezza…

Selene: Meditare non significa soltanto rimanere a gambe incrociate e a occhi chiusi. Anzi, è proprio quando una persona deve fare qualcosa per uscire dallo stato di meditazione che si rivela un vero meditante, non quando deve fare qualcosa per mettersi in meditazione. È uscire dallo stato meditativo che fa la differenza tra un praticante o meno. Di fatto, la meditazione è una propaggine della vita, di una vita vissuta in uno stato di consapevolezza. Praticare la Mindfulness Immaginale significa cercare di essere consapevoli, significa sentire/ascoltare con attenzione cosciente. La meditazione è attenzione.

Se una persona è attenta, soffre anche meno. Le persone sono distratte perché hanno paura, hanno paura perché sono in ansia, sono in ansia perché non stanno attente all’invisibile, non guardano le cose in profondità, perché non meditano. Tutto questo si rivela un circolo vizioso. La meditazione può ricondurci in un circolo virtuoso, ovvero: guardo le cose con attenzione, le guardo con profondità, sono consapevole, diminuisco l’ansia, diminuisco la paura e riesco a essere sempre più consapevole, meno distratto. La distrazione è originata proprio da ansia e da paura, le quali provocano superficialità, che a sua volta è causata dalla paura di andare in profondità nelle esperienze di vita. La Mindfulness Immaginale è di enorme beneficio per chi vuole seriamente uscire da questa gabbia.

Silvia: Anche in Italia la mindfulness ormai è inflazionatissima. Viene inserita in tanti contesti come fosse qualcosa di ludico, di facile e sbrigativo. Viene insegnata in certi corsi o seminari a numerosi gruppi di persone, senza prestare l’attenzione in modo specifico alle esigenze e peculiarità di ciascuno. Non si rischia una eccessiva semplificazione?

Selene: La semplificazione non è un rischio, si vede già. La situazione è già così, la mindfulness viene snaturata. Semplificare di per sé non sarebbe sbagliato, ma in questa semplificazione, se eccessiva, si rischia di stravolgere i fondamenti e i contenuti della Mindfulness stessa.

Portare la meditazione a tutti, che di per sé è un buon intento, in realtà è difficile, poiché il processo di semplificazione può trasformarsi in un processo in cui la mindfulness viene deformata. Si finisce così per perdere il suo nucleo centrale, che è il recupero del sacro, della capacità di darsi, di amare, di ritrovare l’unione con il Tutto. La mindfulness se snaturata diventa esattamente l’opposto, cioè qualcosa che parte dall’io e che ha come fine il rinforzo delle categorie dell’io. Mentre la meditazione dovrebbe essere esattamente l’opposto, cioè il superamento e la dissoluzione dell’io. Fare e praticare la Mindfulness Immaginale significa avviare i processi di depersonalizzazione e di smaterializzazione del reale; significa anche lasciare andare gli attaccamenti e coltivare per sé e per il mondo la Pace.

Per approfondire si consiglia la lettura del libro “Mindfulness Immaginale”

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Myanmar-Birmania, la terra dei 37 Nat

La Birmania-Myanmar è un Paese straordinario. Questa nazione, dopo decenni difficili a livello socio-politico, sta nuovamente camminando sulla strada della libertà. Nonostante le privazioni, la sua gente ha conservato la gioia nel cuore. Merito certamente della spiritualità che da sempre aleggia in questo angolo d’Oriente. Una spiritualità fortemente basata sul buddhismo, oltre che, in percentuale minore, su culti animistici.

Per le città, nei templi, anche quelli sperduti nella foresta, sfilano le tonache arancioni dei monaci Theravada. Tanti i simboli buddhisti che si incrociano viaggiando in ogni suo anfratto: pagode avvolte da misticismo, stupa impregnati di preghiere dei fedeli.

È proprio grazie alla forza di queste tradizioni ancestrali che il popolo birmano ha mantenuto in vita antichissimi culti. Tra questi i Nat meritano di essere conosciuti.

I Nat appartengono al mondo della bellezza poetica.

Per approfondire la loro storia uno dei libri più originali è Le Carte dei Nat e le costellazioni familiari, uno strumento per parlare con gli antenati scritto dalla documentarista, nonché scrittrice Selene Calloni Williams.

Dopo aver compiuto diversi viaggi etno-antropologici in Birmania, anche in luoghi mai raggiunti dal turismo di massa, Selene ha voluto raccogliere quanto appreso sul culto dei Nat in questo libro, divenuto tra l’altro uno strumento utilissimo per quanti lavorano nell’ambito della psicogenealogia.

Come scrive l’Autrice:

“I Nat sono il prodotto di una filosofia naturale che mostra una radice universale. […] Essi rappresentano le molteplici forze della psiche umana. Il legame dei Nat con gli avi è nel loro carattere sciamanico e animistico. Per le tribù animiste, ancora oggi presenti nella foresta birmana, vi è una connessione stretta fra Nat, antenati e spiriti”.

Puoi addentrarti nel culto dei Nat e nell’anima vera della Birmania dal 28 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018, viaggiando con Voyagesillumination – Imaginal Academy in compagnia di Selene come guida d’eccezione.

Un itinerario che inizia dalla capitale Yangon, dove potrai ammirare la straordinaria Shwedagon Paya, la Pagoda d’oro, il tempio più bello di tutto il Myanmar.

La Birmania è anche terra del buddhismo Theravāda, ovvero la “Via degli anziani”, originatasi circa 100 anni dopo la morte del Buddha.

Visiterai Bagan, un luogo magico. Bagan è rimasto il centro spirituale della corrente Theravada, come testimoniano le centinaia di templi ancora esistenti, circondati da una fitta foresta.

In questo viaggio, se già non la conosci, scoprirai la Mindfulness Immaginale e i suoi benefici a livello psico-fisico. Praticherai meditazione con la guida esperta di Selene Calloni Williams e dei monaci buddhisti: un’opportunità incredibile, che ti aprirà la strada verso una maggiore consapevolezza e verso l’inizio di una vita piena, orientata all’armonia.

Altra tappa suggestiva è il Monte Popa, dove forte è la presenza dei Nat, spiriti protettori e guide che vivono nella natura. Su questa vetta entrerai a contatto coi Nat, con la loro forza selvaggia.

Per prepararti al viaggio ti consigliamo di immergerti nelle pagine del libro di Selene Calloni Williams, Le Carte dei Nat (Edizioni Mediterranee), in cui oltre alla psicogenealogia viene illustrata la spiritualità birmana. Il volume è arricchito da 37 carte che corrispondo ai 37 Nat (disegnati dall’artista Luigi Scapini) e dal dvd “Myanmar, Terra dei Nat”, girato a Bagan tra gli sciamani del Monte Popa.

Per maggiori info clicca qui.

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
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Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

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I benefici neurologici della Mindfulness – in Scienza e Conoscenza

Sul numero 60 della rivista “Scienza e Conoscenza” è pubblicato un mio articolo dal titolo “I benefici neurologici della Mindfulness” in cui mi ricollego al libro “Mindfulness Immaginale” (Mediterranee, 2016).

Ecco un breve estratto dell’articolo:

Praticando la meditazione Theravāda, che e parte integrante della Mindfulness Immaginale, si sviluppa la capacita di andare oltre l’idea del materialismo e dell’oggettivita delle cose, ottenendo importanti risultati a livello integrale. Per intraprendere questo percorso di fuoriuscita dalla gabbia dell’io e per svuotare la mente dai pensieri ossessivi e necessario apprendere i fondamenti della Mindfulness. Una volta apprese le basi si puo praticare la meditazione quando e dove si vuole.

Mindfulness immaginale: un cammino di consapevolezza

Chi va oltre la dimensione tangibile, sa che la pratica della meditazione permette di scoprire il proprio vero sé, e di accedere a stati spirituali altrimenti non sperimentabili. È proprio sulla meditazione che si fonda la Mindfulness Immaginale, sviluppata da Selene Calloni Williams e dal monaco Theravāda Gotatuwe Sumanaloka Thero.

[…] Continua tra le pagine di Scienza e Conoscenza n. 60

 

Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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Dal Buddhismo Theravāda alla Mindfulness Immaginale

Sul numero di marzo di Missioni Consolata tra i tanti articoli trovate anche il mio scritto intitolato “Dal Buddhismo Theravāda Alla Mindfulness Immaginale” in cui parlo, come suggerisce il titolo, di Buddhismo, della tradizione dei monaci della foresta e di Mindfulness con numerosi riferimenti al libro edito da Mediterranee “Mindfulness Immaginale

Eccone un breve estratto:

Le varie correnti buddhiste hanno inoltre in comune cinque importanti precetti a cui ogni monaco o anche buddhista laico deve conformarsi. Queste regole sono: astenersi dall’uccidere o danneggiare qualunque creatura vivente; astenersi dal prendere ciò che non ci è stato dato; astenersi da una condotta sessuale irresponsabile; astenersi da un linguaggio falso o offensivo; astenersi dall’assumere bevande alcoliche e droghe. Queste sono le norme “base” di un cammino lungo, che permette al praticante di andare oltre la sofferenza.

[…]

La corrente Theravāda e gli eremitaggi della foresta

Il buddhismo Theravāda, conosciuto anche come scuola buddhista meridionale o Hīnayāna (del piccolo veicolo), è presente in Sri Lanka, Laos, Cambogia, Birmania e Thailandia. Theravāda è una parola pali che significa «Dottrina dei più anziani dell’Ordine» o «Via degli Anziani», un nome derivante dalla stretta aderenza all’insegnamento originale e alle regole di vita monastica che il Buddha ha trasmesso. Nella dottrina Theravāda è fondamentale il concetto di liberazione del singolo dall’eterno ciclo di morte e rinascita: ciò significa che è l’individuo stesso, una volta comprese le cause della sofferenza come il desiderio, l’ignoranza (intesa come non conoscenza della realtà) e gli attaccamenti, a dover agire compiendo azioni virtuose per raggiungere il nirvana. La corrente Theravāda è caratterizzata al suo interno da una tradizione ancor più rigorosa, che è quella dei monaci della foresta.

[…] Continua tra le pagine di Missioni Consolata (marzo 2017)

 

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

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