Category Archive Eventi

Nelson Mandela Presidente Sudafrica apartheid

2018 il centenario dalla nascita di Mandela

Il 2018 è un anno importante non soltanto per il Sudafrica. Il 18 luglio si festeggerà il centenario dalla nascita di Nelson Mandela. Un anniversario pregno di significati, grazie al quale si ha la possibilità di ricordare una figura politica amata a livello internazionale. Tanti gli eventi organizzati in varie zone del globo per ricordare il primo Presidente del Sudafrica eletto democraticamente da tutto il popolo, senza distinzioni di colore.

Da prigioniero a presidente

Tra il 27 e il 30 aprile 1994, in un clima di euforia, si svolsero in Sudafrica le prime elezioni multirazziali e democratiche, basate sul principio una persona, un voto. Ciò si verificava dopo decenni di apartheid (il sistema di separazione razziale venne ufficializzato con la vittoria del National Party nel 1948) e secoli di colonialismo. In quei giorni del 1994 in Sudafrica si respirava un vento di cambiamento e tante persone nutrivano il sogno di una nazione riconciliata e unita. Con l’investitura di Nelson Mandela come primo Presidente della “nazione arcobaleno” (così è chiamato affettuosamente il Sudafrica) questo sogno di pace e di riconciliazione si stava avverando.

La lungimiranza e il peso politico-intellettuale di Mandela, oltre che la sua capacità di perdonare i suoi carcerieri, senza però dimenticare le loro azioni illiberali, hanno permesso alla Rainbow Nation di aprire una nuova pagina della sua lunga tormentata storia. Con l’elezione di Mandela come primo Presidente iniziò infatti un processo di riconciliazione nazionale che, pur tra eventi drammatici, ricordi profondamente dolorosi e tragici squarci familiari e sociali, ha permesso al Sudafrica di andare avanti senza affondare in una sanguinosa guerra civile. Nelson Mandela, nonostante i lunghi anni di prigionia (in tutto 27 anni), ha abbracciato la tesi dell’amico Arcivescovo premio Nobel per la Pace Desmond Tutu, ovvero “non c’è futuro senza perdono” e ha saputo traghettare il Sudafrica verso una nuova fase storica. Per questo, proprio come era accaduto nel 1984 a Desmond Tutu, fu assegnato a Mandela il premio Nobel per la pace nel 1993.

Il Sudafrica non lo dimentica

 

Se l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – che nel 2009 ha dichiarato il 18 luglio il Nelson Mandela International Day – ha deciso di indire a settembre il “Nelson Mandela Peace Summit” (un incontro di alto livello che avrà come tema la pace mondiale), nella patria di Mandela fervono già i preparativi per festeggiare il centenario dalla sua nascita. Per il 17 luglio, la vigilia del compleanno di Madiba, è previsto un attesissimo discorso dell’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Un evento organizzato dalla Nelson Mandela Foundation presso l’Ellis Park Arena a Johannesburg: sono attese 4000 persone.

Per promuovere progetti di alfabetizzazione e di contrasto alla povertà è attiva poi l’iniziativa denominata “Mandela Concerts”, ovvero una serie di concerti non stop in varie parti del mondo, per l’intera giornata del 18 luglio, compleanno di Madiba. L’idea è quella di organizzare tanti concerti a effetto domino – finisce uno ne inizia un altro – con l’intento di raccogliere fondi per rendere prioritaria l’istruzione per i bambini indigenti.

Il South African Tourism ha poi creato la Madiba’s Journey App, un’applicazione che aiuta i turisti/viaggiatori a scoprire i luoghi che hanno avuto una particolare importanza nella vita di Mandela, come la sua città natale, Qunu. Si tratta di una tecnologia fruibile anche rimanendo comodamente a casa.

Eventi tra Italia, Francia e Australia

Anche l’Italia ricorda questo importante anniversario grazie all’Associazione Nelson Mandela Forum, che ha dato l’avvio alle iniziative relative a questa ricorrenza con l’inaugurazione del Mandela Memorial a Firenze. Il Memoriale – che si trova all’ingresso del Mandela Forum in Piazza Enrico Berlinguer, sotto la pensilina – è una riproduzione in vetro della cella di detenzione nel carcere di Robben Island, nella quale il premio Nobel per la pace è stato rinchiuso per 18 anni. L’installazione è un invito a riflettere, da un alto, sullo spazio ristretto in cui fu imprigionato Nelson Mandela e, dall’altro, sulla sua politica di riconciliazione nazionale da lui lanciata dopo la liberazione. Da questa riflessione non può che emergere tutta la grandezza e l’umanità di Mandela.

In Francia e in Australia è in tournée il musical dedicato a Madiba, prodotto da Jean-Pierre Hadida (che è anche autore e compositore), da Francine Disegni e da Serge Bonafous. Una storia in musica che ripercorre la vita di Nelson Mandela, dalla nascita di un combattente per la libertà del suo popolo sino alla sua liberazione. Un passaggio storico segnato anche dai colori dominanti: se durante l’apartheid viene marcato il contrasto fra bianco e nero, con la fine del regime razzista la scena si tinge dei colori dell’arcobaleno, della Rainbow Nation. Tra l’equipe del musical troviamo tra le quinte Sam Tshabalala, nato in Sudafrica, considerato uno degli eroi della resistenza culturale al regime di apartheid.

Silvia C. Turrin

Articolo pubblicato anche sul sito:
https://www.missioniafricane.it/2018-il-centenario-dalla-nascita-di-mandela/

La regione sudafricana del Cederberg è un’area montana ancora incontaminata, caratterizzata da paesaggi unici. Questa
Il 2018 è un anno storico per il Sudafrica, perché dopo 126 anni gli Springboks
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Domani 19 ottobre uscirà il seguito dell’Autobiografia di Nelson Mandela. Dopo Long Walk to Freedom
Oggi Nelson Mandela avrebbe compiuto 98 anni. Per ricordarlo ripropongo qui due articoli che avevo

Tags, , , ,

A Parigi, fra ritratti maliani e “dadaismo” africano

Chi ama l’Arte a 360 gradi e al contempo ama l’Africa sempre a 360 gradi sa che a Parigi può approfondire e soddisfare entrambe le passioni. Vuoi per il retaggio coloniale, vuoi per il melting pot culturale, vuoi per la presenza di tante comunità provenienti dai vari angoli del “continente nero”, sta di fatto che la Ville Lumière si conferma una delle capitali europee più aperte ad accogliere eventi, esposizioni, meeting incentrati sui vari volti dell’Africa.

Basta dare un’occhiata all’Agenda culturale degli ultimi mesi per avere ancora una volta la conferma di quanto Parigi rimanga, nonostante le numerose ferite subite di recente, una città attenta alle culture “altre”.

Al Musée du quai Branly, nel VII arrondissement, sino al 21 gennaio 2018 è aperta la mostra Les forêts natales, Arts d’Afrique équatoriale atlantique. Un’esposizione di opere di alto spessore provenienti da collezioni pubbliche e private tramite le quali ci si immerge in una vasta area culturale del continente africano che va dal Gabon alla Guinea Equatoriale, dal sud del Camerun alla zona occidentale della Repubblica del Congo. Ciò permette al visitatore di entrare a fondo nei diversi linguaggi artistici di diversi popoli – Fang, Kota, Tsogo, Punu – che hanno saputo plasmare magnificamente diversi materiali (in particolare il legno) per dare forma allo spirito degli antenati. Nelle teche si scoprono magnifiche maschere colorate con pigmenti naturali e abbellite con fibre vegetali, e poi statue e figure-reliquiario di varie dimensioni. Vere opere d’arte che rivelano l’incredibile abilità e creatività dei popoli della foresta equatoriale atlantica.

 

La Fondazione Henri Cartier-Bresson, nel XIV arrondissement ospita fino al 25 febbraio 2018 un omaggio a Malick Sidibé. Scomparso il 14 aprile 2016, il grande fotografo Malick Sidibé nacque nel 1935 à Soloba (Mali) e studiò a Bamako, presso l’Ecole des Artisans Soudanais. Nel 1962 aprì nel quartiere di Bagadadji, nel cuore della capitale, il suo atelier di fotografia chiamato “Studio Malick”. Da allora, in un Mali culturalmente effervescente, Malick Sidibé coi suoi scatti immortala donne e uomini, soprattutto giovani, che nelle serate di Bamako scoprono le danze provenienti dal Vecchio Continente e da Cuba. Sono ritratte le nuove generazioni, piene di sogni e di speranze, che vogliono lasciarsi alle spalle il periodo coloniale attraverso la musica e il ballo. La retrospettiva denominata Mali Twist – un titolo che si rifà in parte alla canzone eponima del chitarrista maliano Boubacar Traoré e in parte alla fotografia di Malick Sidibé “Dansez le Twist” del 1965 – è un’occasione per ritornare indietro nel passato di Bamako, quando la gioventù maliana nutriva sogni di riscatto e di autorealizzazione. Quei sogni e quella vitalità li ritroviamo ancora nei quartieri della capitale, nonostante la recente guerra e lo spettro dei fondamentalismi.

 

Interessante è poi l’Expo Dada Africa, presso il Musée de l’Orangerie, I° arrondissement, organizzata grazie alla collaborazione del museo Rietberg di Zurigo, della Berlinische Galerie Berlin, e del museo d’Orsay.

Qui il continente africano è protagonista in maniera indiretta, ovvero per il tramite dell’influsso culturale che ha avuto sul movimento anticonformista Dada.

Nato e sviluppatosi a Zurigo durante la Prima guerra Mondiale, il Dadaismo ha cercato nuove forme espressive in opposizione a quei valori dominanti all’inizio del ´900 e si è poi diffuso a Berlino, New York e ovviamente a Parigi. Gli artisti Dada attinsero ampiamente all’arte africana, e anche a quella dei popoli amerindi e orientali. Questi influssi diedero vita per esempio alle “soirées nègres” al Cabaret Voltaire, e allo scritto di Tristan Tzara “Nota sull’arte nera”. Poesie sonore, collages, balli, performance arricchiscono questa esposizione che mette a confronto l’arte tout court africana con quella del periodo dadaista che ha visto tra i suoi esponenti maggiori Hanna Höch, Sophie Taeuber-Arp, Marcel Janco, il già citato Tristan Tzara, Man Ray, e Picabia.

 

Silvia C. Turrin

È la quarta isola al mondo per grandezza. La sua superficie, ampia circa 594mila km²,
È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale fu per gli Stati Uniti caratterizzato da rivendicazioni
Ci siamo mai chiesti qual è la nostra principale motivazione esistenziale? O qual è l’elemento

Tags, , , ,

Arte Astratta alla Galleria Esdac di Aix

Aix-en-Provence si conferma una città dinamica, creativa e votata all’arte, come ho sperimentato sabato 3 giugno, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Galleria ESDAC (acronimo che indica la Scuola di design e di arti applicate di Aix).

Inaugurazione della nuova sede della Galleria ESDAC di Aix en Provence – foto Silvia C. Turrin

Beaucoup de monde”… Tante persone accorse per l’occasione: fotografi, creativi, ex studenti della scuola, appassionati d’arte e naturalmente pittori, grafici, scultori…

In tutto 500 invitati!

Ad accogliere gli ospiti il volto sorridente di Stéphane Salord, dirigente e co-fondatore (insieme a Baptiste Galland) della ESDAC. Monsiuer Salord era chiaramente soddisfatto della nuova location della galleria, in rue Irma Moreau (2A), oltre che dell’affluenza di pubblico.

 

Inaugurazione della nuova sede della Galleria ESDAC di Aix en Provence – foto Silvia C. Turrin

Non distante da Place De Gaulle, dall’Ufficio del Turismo di Aix e dal famoso Cours Mirabeau, la nouvelle galerie ESDAC è uno spazio aperto ai molteplici e dinamici volti dell’arte a 360 gradi, con uno sguardo attento al mondo del design, così come alle espressioni contemporanee e sperimentali. Non a caso, l’inaugurazione della nuova sede è stata parallelamente l’occasione della vernissage dell’esposizione collettiva dedicata all’arte astratta (Le mois de l’Art Abstrait) aperta sino al 24 giugno 2017.

Protagonisti della mostra sono diversi artisti con un differente background, ognuno con un personale sguardo rivolto all’astrattismo.

Numerose sono le “voci” femminili che hanno traslato le loro visioni astratte in opere d’arte.

Isabel Garrido con le sue fotografie fa eco alla natura e alla terra, rappresentandole nelle loro forme più aride, quasi prive di acqua, come per ricordare il pericolo del “global warming”.

Annie Gehand si dedica alla cosiddetta “peinture numérique”, conosciuta anche col nome anglosassone di digital painting, mentre Marcinek è scultrice, nonché pittrice che gioca coi colori. Altrettanto interessanti sono i lavori firmati da Audrey Le Moustarder e da Vanessa Rancelly (VR) – architetto votata da qualche anno alla pittura espressionista e astratta.

All’interno dell’esposizione collettiva troviamo anche l’artista italiano Bhavana OM, le cui opere double face hanno destato stupore, curiosità e apprezzamenti. Lavori che se da un lato si ispirano sia all’action painting di Pollock – il pennello di “Incanto/Disincanto” ne è un chiaro riferimento – e al graffitismo di Basquiat (riferimenti ancora nell’opera “Incanto/Disincanto”), sia al concetto psicanalitico di doppio e alla dinamicità in Kandinskij, dall’altro sono una dimostrazione concreta della filosofia del reuse and recycle cara a Bhavana OM.

Difatti, “Incanto/Disincanto” e l’altra opera double faceLa Table du ‘riz’ et du plaisir” sono realizzate su tavole di legno da lui trovate e recuperate in un vecchio cantiere:

«Erano accatastate in un angolo – ci racconta Bhavana Om – e immediatamente hanno attirato la mia attenzione per le incisioni lasciate dai carpentieri. Per la mia immaginazione creativa erano già opere d’arte, bastava aggiungere la plasticità del colore così da restituire loro un’altra esistenza, rendendole dinamiche».

Incanto/Disincanto”, nel corso della vernissage, ha creato non pochi dibattiti per il significato dell’una e dell’altra “faccia” della tavola: chi sottolineava la genialità nell’aver aggiunto il pennello da lavoro all’opera e chi sottolineava l’apparente contrasto fra i due lati.

Quando l’atto creativo genera commenti e discussioni esso ha già raggiunto un suo obiettivo… uno tra i molti…

All’interno dell’esposizione collettiva “Le mois de l’abstrait 2017” Bhavana Om presenta due lavori molto diversi rispetto a quelle double face.

Life on a string si può definire altra opera ispirata al reuse and recycle; qualche attento osservatore potrà notare che sulla tela, oltre alle ocre provenzali, vi sono giochi di spezie: dai piccoli grani di pepe nero al cumino e alla polvere gialla della curcuma.

Un’opera, ci ha spiegato l’artista italiano, ispirata all’impermanenza e alla precarietà traslate nell’uso di spezie, che sarebbero state gettate nel cestino dei rifiuti perché ormai scadute; spezie che invece hanno trovato una seconda vita, proprio come nel caso delle tavole double face.

Caos Calmo (acrilico, olio, guache e pasta per lavori in 3D) è un chiaro ossimoro, concepito per invitare le persone a ricercare comunque la serenità e un equilibrio interiore, in un’epoca storica in cui la situazione geopolitica internazionale è di totale disordine.

L’arte si rivela ancora linguaggio che oltrepassa i confini della creatività e dell’immaginazione per raccontare, anche in modo astratto, la realtà in cui siamo tutti immersi, a ogni latitudine del pianeta.

Silvia C. Turrin

P.S. da notare il porta biglietti da visita di Bhavana OM realizzato da lui stesso riciclando (ovviamente) una vecchia custodia per cd, trasformandola con schizzi di colori acrilico in un’opera davvero originale…

Aix-en-Provence si conferma una città dinamica, creativa e votata all’arte, come ho sperimentato sabato 3
E’ uscito il nuovo numero della rivista Missioni Consolata (gennaio-febbraio 2016) con tanti articoli tra cui
Sono in procinto di ultimare la mia Guida turistica dedicata alla Provenza, aggiungendo alcuni dettagli e box
C’è una zona all’interno della Provenza dove la natura trionfa. I grandi agglomerati urbani, il
Il territorio così diversificato, la qualità dei suoi paesaggi e il suo patrimonio architettonico fanno

Tags, , , ,

Festival Jazz a Juan 2015 – Tra sax, basso e tromba – Kenny Garrett – Marcus Miller – Ibrahim Maalouf

Anche quest’anno, lo storico Festival Jazz di Juan-les-Pins non ha deluso le aspettative. La rassegna giunta alla 55ª edizione, tanto amata dagli appassionati di jazz, ha visto protagonista, fra gli altri, un istrionico Al Jarreau, ancora pieno d’energia, sempre bravissimo nei suoi scat, Santana, Zappa plays Zappa e il duo eccezionale composto da Chick Corea e Herbie Hancock.

A giudizio di chi scrive quella del 18 luglio è da annoverare tra le serate memorabili di questa edizione. Il penultimo incontro del Festival è stato aperto dal geniale Kenny Garrett, che ha portato sul palco di Juan-les-Pins una ventata di free e contemporary jazz di alto spessore. Sin dalle prime note è emersa la sua straordinaria capacità di sperimentare col sax, aspetto questo ormai consolidato da almeno tre decenni. Il suo è un percorso iniziato negli anni ’70, epoca in cui crebbe immerso nella scena jazz di Detroit. Miles Davis, Art Blakey, Freddie Hubbard e Woody Shaw sono alcune delle icone jazz con cui ha suonato.

18072015-_20A8308

Kenny Garrett Quintet – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Garrett ha voluto cominciare il live partendo da “J.Mac”, tratto dall’album Seeds From the Underground (2012), ben accolto da pubblico e critica.  Brano pieno di energia in cui si trovano echi di Post Bop, “J.Mac”  è un chiaro riferimento al grande sassofonista di New York Jackie McLean (1931 – 2006), al quale Garrett ha dedicato questo omaggio. Da Pushing the World Away (2013) Kenny Garrett ha scelto, prima, il brano omonimo al disco, un’intensa “preghiera” in jazz, che allontana le follie e i condizionamenti del mondo e che volge lo sguardo alla dimensione, quasi spirituale, del qui e ora; poi, sempre dall’album del 2013 ha suonato “J’ouvert” coinvolgente omaggio a Sonny Rollins.

18072015-_20A8477

Kenny Garrett Quintet – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Non poteva non terminare con il “manifesto” delle persone felici, “Happy people” tratto dall’omonimo album del 2002.  Kenny Garrett ha fatto emergere ancora una volta la sua eleganza e la sua tecnica impeccabile; al contempo, è stato bravissimo nel coinvolgere il pubblico, grazie alla buona sinergia con gli altri musicisti, Rudy Bird (percussioni), Vernell Brown Hr (piano), Corcoran Holt (contrabbasso), McClenty Hunter (batteria) e la partecipazione straordinaria di Mino Cinelu (percussioni).

Protagonista della seconda parte della serata, Marcus Miller, caro amico del Festival di Juan-les-Pins, che ha presentato alcuni brani del suo nuovo eccellente Afrodeezia (2015), album che è un viaggio per il mondo attraverso il jazz, tra New York, Detroit, Chicago, Brasile, Senegal, Mali e Burkina Faso, Ghana.

18072015-_20A8568

Marcus Miller – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Nazione, quest’ultima, che lo ha ispirato nel comporre “Hylife”, prima traccia del nuovo album, in cui il jazz-funk contemporaneo si mescola con il leggendario highlife ghanese e i vocalizzi tipicamente senegalesi. Per questo pezzo e per gli altri l’istrionico bassista (in realtà, polistrumentista) si è avvalso di un sorprendente collettivo di musicisti e coristi, tra cui Alex Han (sax), Lee Hogans (tromba), Brett Williams (piano), Adam Agati (chitarra), Louis Cato (batteria), Guimba Kouyaté (chitarra acustica), Cherif Soumano (kora), Julia Sarr (corista), Mino Cinelu, percussionista versatile che ha suonato anche con il compianto Miles Davis.

18072015-_20A8614

Guimba Kouyaté (chitarra acustica), Cherif Soumano (kora) – Live Marcus Miller – at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

L’ensemble era ben affiatato, capace di creare un’energia speciale sul palco percepita dal pubblico, che ad ogni assolo applaudiva entusiasta. Ineccepibili gli arrangiamenti di ogni brano, da “Hylife” a “B’s River”, seconda traccia di Afrodeezia, alla rilettura di uno storico successo soul-funk.

18072015-_20A8736

Marcus Miller – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

«Volevo omaggiare la Motown – ha detto Marcus sul palco – e mi sono chiesto: qual è il pezzo della famosa etichetta di Detroit con i giri di basso più cool?» e ha iniziato a suonare “My girl”… delirio del pubblico.

Ma si è interrotto, dicendo: «Sì ok, ma cerco qualcosa di più, più… cool. Allora, ascoltate… questa è una linea di basso che ho imparato all’età di 12 anni».

Appena ha iniziato a diffondere le note di “Papa Was a Rollin’ Stone”, capolavoro dei Temptations, il pubblico si è esaltato. La versione di Marcus Miller è incredibile, grazie ad arrangiamenti estremamente curati, mai prevedibili, con un interplay assolutamente fantastico tra fiati, basso, piano e chitarra. Se questo momento del live ha toccato livelli elevati, l’apice è stato raggiunto quando sulla scena è arrivato Ibrahim Maalouf.

18072015-_20A8891

Ibrahim Maalouf at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

L’eclettico trombettista ha composto un brano speciale appositamente per l’occasione, che parte dal basso di Miller, passa per le percussioni, la sezione fiati, per giungere a sonorità circolari in un continuo crescendo, sino a una sorta di trance musicale globale, scandita dalla voce evocativa del vocalist e poeta marocchino, Aziz Sahmaoui, co-fondatore dell’Orchestre National de Barbès. Semplice e giocoso, Maalouf ha ammaliato con il suo modo di sviscerare le note e per la complicità che ha instaurato con gli altri musicisti, tanto da creare un pathos come quello che si potrebbe percepire solo in un collettivo Maghrebino, Gnawa, balcanico.

18072015-_20A8922

Ibrahim Maalouf – Marcus Miller ensemble – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Situazione musicale davvero straordinaria, unica, quella creata dal trombettista franco-libanese Ibrahim Maalouf, che è intervenuto solo a un brano, ma la sua è stata una forte, incredibile, prorompente presenza.

18072015-_20A8983

Ibrahim Maalouf – Marcus Miller ensemble – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Particolarmente toccante è stato il pezzo “Gorée (Go-ray)” dall’album Renaissance (2012), che Marcus Miller aveva già proposto in occasione della sua ultima esibizione a Jazz à Juan nel 2013. Anche questa volta ha voluto ricordare la sua visita all’isola senegalese, Gorée, luogo simbolo della storia, divenuta tristemente nota in passato come centro di smistamento e commercio degli schiavi. Marcus Miller però ha sottolineato che: «Questo brano vuole sì ricordare la storia, ma soprattutto vuole celebrare la capacità dell’essere umano di trasformare le cose orribili come la schiavitù in qualcosa di positivo. Da quella disumana esperienza… tanto è emerso di buono, come la musica. Questo è un pezzo non basato sulla collera, bensì sulla speranza…».

Anche questo è Jazz…

«Viva il Jazz», come ha dichiarato con gioia sul palco Jean-René Palacio, Direttore Artistico di Jazz à Juan.

Silvia C. Turrin

Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Aix-en-Provence si conferma una città dinamica, creativa e votata all’arte, come ho sperimentato sabato 3
E’ uscito il nuovo numero della rivista Missioni Consolata (gennaio-febbraio 2016) con tanti articoli tra cui
Sono in procinto di ultimare la mia Guida turistica dedicata alla Provenza, aggiungendo alcuni dettagli e box
C’è una zona all’interno della Provenza dove la natura trionfa. I grandi agglomerati urbani, il
Il territorio così diversificato, la qualità dei suoi paesaggi e il suo patrimonio architettonico fanno

Tags, , , ,

Mimosalia 2015 – attraverso i 4 Elementi

Ormai è una tradizione giunta alla sua XIX edizione. Dal 1996, nella Ville fleurie di Bormes les Mimosas, durante l’ultimo week-end di gennaio si svolge Mimosalia, manifestazione dedicata agli appassionati di fiori, erbe aromatiche, piante più o meno conosciute e varietà provenienti da altri continenti, come l’Africa. La cittadina di Bormes les Mimosas la conosco da svariato tempo, ma solo in questo 2015 l’ho visitata in occasione di Mimosalia.

Mimosalia 2015 - foto di Silvia C. Turrin©

Mimosalia 2015 – foto di Silvia C. Turrin©

La giornata di Domenica 25 gennaio è stata splendida dal punto di vista climatico, con sole, cielo terso e temperatura mite. Sembrava già primavera! e non solo a livello meteo, ma anche osservando la Natura che già mostra il suo lento, progressivo risveglio. Una Natura ricca, caratterizzata da una straordinaria biodiversità per effetto di un microclima privilegiato. Una Natura che colora le vie del villaggio di un manto policromatico. Gli alberi di mimosa regalano nei mesi invernali la loro vivace energia attraverso un tripudio di fiori dorati. Nelle aiuole si scorgono I non ti scordar di me, splendide margherite, e addirittura la protea, fiore simbolo del Sudafrica! Splendide Bougainvillea – pianta originaria delle zone tropicali – adornano muri delle case, passaggi e incantevoli pergolati. Non mancano piante grasse, cactus e poi agrumi succosi.

Protea - Mimosalia 2015 ---- foto di Silvia C. Turrin©

Protea – Mimosalia 2015 —- foto di Silvia C. Turrin©

L’articolo continua sul Blog Provenza da Scoprire

Respirare profumi di spezie orientali, immergersi nei meandri di intricate medine, ammirare i variopinti colori
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Allontanarsi dai ritmi frenetici delle metropoli grigie, inquinate, convulse e immergersi in un paesaggio meraviglioso,
Terra di contrasti assoluti, dominata da paesaggi selvaggi, dove l’acqua e il fuoco si scontrano
Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è una donna poliedrica. Tutti la ricordiamo grazie a

Tags, , , ,

Christian Scott, una bella rivelazione al Festival jazz dei Cinque Continenti di Marsiglia

Tante le aspettative verso questa serata del 23 luglio al Palais Longchamp tutta dedicata al volto nuovo del jazz afroamericano. In particolare, il pubblico del Festival dei Cinque Continenti di Marsiglia attendeva con trepidazione Gregory Porter, l’artista jazz-soul dell’anno, che è riuscito ad allargare il numero dei suoi estimatori grazie all’album Liquid Spirit (Blue Note, 2013). Non c’è dubbio che la sua voce sia straordinaria: calda, profonda, baritonale, che si dilata con estrema facilità lungo la scala pentatonica. Anche in questo concerto Gregory Porter ha confermato la capacità di plasmare le note, i vocalizzi come solo i grandi del gospel, del soul e del jazz sanno fare. Eppure, al di là di questa facile ed eccezionale duttilità vocale è mancato qualcosa o, meglio, chi scrive ha percepito qualcosa di troppo.


“Un di più” derivato dall’interazione oltre misura studiata fra Porter e il suo gruppo. Accompagnato da Chip Crawford al piano, Aaron James al contrabbasso, Emanuel Harrold alla batteria e Yosuke Sato al sax, il nostro vocalist ha dato l’impressione di aver lasciato ampio spazio a eccessivi tecnicismi e alla puntigliosità di arrangiamenti già pianificati; si è percepito uno “sforzo” nello sviluppare un pathos di gruppo che stentava a imporsi. Troppi anche gli assoli acuti del sassofonista, che soffocavano letteralmente il resto della band. Nessun musicista si è imposto per particolari virtuosismi jazz e Porter si è di fatto limitato a reinterpretare pari pari molte delle tracce incluse in Liquid Spirit, dall’omonimo brano a “Musical Genocide”, da “Hey Laura” a “Free”. Tra le poche divagazioni e improvvisazioni regalate da Porter a un pubblico per la maggior parte distratto (ad eccezione dei pochi fortunati seduti sul manto erboso difronte al palco) citiamo la sua incursione nel classico “Hit the Road Jack”, portato al successo dal compianto Ray Charles.

Decisamente molto più jazz, anzi, free, post-bop e contemporary jazz, è stata la prima parte della serata affidata a una band affiatata, il cui leader è il giovane trombettista Christian Scott (classe 1983). Formato da Braxton Cook al sax, Lawrence Fields al piano, Kristopher Funn al basso, Corey Fonville alla batteria e la talentuosa diciannovenne Elena Pinderhughes al flauto, il gruppo ha sviscerato con passione suoni eleganti, sofisticati, a tratti pieni d’energia e di arrangiamenti improvvisati. Dal palco promanavano belle vibrazioni, dall’interplay vivace, libero e al contempo rispettoso dei canoni del jazz. Una bella rivelazione, quella di Christian Scott, almeno per Marsiglia e la Francia. Ma questo giovane trombettista – che si ispira ai lavori di Miles Davis, Coltrane, Mingus e al contempo Bob Dylan e Hendrix – ha già infuso energia, non solo musicale, al movimento Occupy Wall Street, ha collaborato tra gli altri con Mos Def e Jill Scott e attraverso le sue composizioni parla di questioni socio-politiche pressanti negli States (come il sistema carcerario e le conseguenze, che si fanno ancora sentire, dell’uragano Katrina). Tutto un altro spessore musicale rispetto al più rassicurante e prevedibile Gregory Porter.

Silvia C. Turrin

  “Viaggi nella Musica” Un volume dedicato alla Musica e alla Musicoterapia, con approfondimenti inerenti
Si sono spese tante parole – forse anche ripetitive e talvolta troppo stonate – dopo
Gianfranco Rosi è stato insignito dell'Orso d'oro alla Berlinale con un docufilm impegnato e purtroppo
È trascorso un decennio dalla prima intervista con il musicista statunitense Jeff Oster e da
Addio Mr Bowie - photo telerama.fr Un personaggio istrionico come David

Tags, , , ,

L’arte dell’Africa nera a Sassari

Dal 30 gennaio al 28 febbraio 2014, presso il palazzo della Frumentaria di Sassari si può visitare la mostra Nka. L’arte dell’Africa nera, con maschere, sculture e altri oggetti provenienti da Ghana, Burkina Faso,Tanzania e da altri paesi africani.

Ormai in Italia è sempre più raro vedere un’esposizione, ben curata, in cui protagonista è l’arte africana. La crisi economica unita a una crisi culturale non permette di dare spazio alla creatività e alle tradizioni del continente africano. Questo 2014 è però iniziato positivamente. La Sardegna, isola di migranti e di popoli diversificati, nel suo capoluogo ospita una mostra interessante dal titolo “Nka. L’arte dell’Africa nera“. Aperta sino a venerdì 28 febbraio 2014 presso il palazzo della Frumentaria, l’esposizione propone al pubblico oggetti della collezione del Museo Africano di Verona, a cui si aggiungono maschere delle collezioni private Budroni di Cagliari e Rubino di Sassari. Organizzata dall’Associazione Culturale Tabularasa, in collaborazione con il Comitato di via Università e con il contributo e patrocinio del Comune di Sassari, la mostra è una bella opportunità di ammirare pezzi artistici singolari, un centinaio in tutto, provenienti da varie zone dell’Africa.

Uno spazio è dedicato al Mali, in particolare all’etnia Dogon, di cui sono espressioni le maschere impiegate per scandire cerimonie animiste e importanti riti di passaggio. Si osservano poi preziose sculture originarie del Ghana e del Burkina Faso, nonché maschere della Tanzania.

La mostra è un susseguirsi di colori forti, intrisi di una potente energia cromatica, come il rosso, simbolo della fecondità e della vita, poi il bianco ed il nero, evocatori rispettivamente della vita eterna e dell’oscurità.

Colleen Madamombe scultrice dello Zimbabwe

Oltre a oggetti utilizzati durante cerimonie le cui radici affondano in un lontano passato, l’allestimento include elementi contemporanei, come un quadro del togolese Joseph Amedokpo e una scultura di Colleen Madamombe, artista della Repubblica dello Zimbabwe, deceduta nel 2009 a soli 45 anni. Colleen Madamombe è diventata popolare grazie alle sue opere sulla cultura Shona e sul lavoro delle donne, queste rappresentate mentre trasportano l’acqua, mentre coltivano i campi e curano i propri figli. Molto apprezzata anche nel Regno Unito e degli Stati Uniti, Colleen ha ottenuto per tre volte il premio come miglior artista donna dello Zimbabwe.

Per i neofiti, i curatori della mostra hanno voluto inserire nel percorso pannelli informativi sugli oggetti esposti, con relativi riferimenti alle etnie africane (Dogon, Ashanti, Yoruba, Kuba) cui sono collegati. Si potrà così scoprire il significato della parola Nka inclusa nel titolo della mostra. Un termine molto evocativo – usato in particolare nell’area sudorientale della Nigeria, nel Golfo di Guinea, dall’etnia Igbo – indicante l’espressione creatrice dell’essere umano e più in generale il concetto di “arte e creatività”. Una creatività che traspone in una dimensione materiale il senso spirituale e animista di tanti popoli africani.

Silvia C. Turrin

L’Articolo è on line anche sul sito SMA  Afriche

 

Ormai è una tradizione giunta alla sua XIX edizione. Dal 1996, nella Ville fleurie di
Tante le aspettative verso questa serata del 23 luglio al Palais Longchamp tutta dedicata al
Dal 30 gennaio al 28 febbraio 2014, presso il palazzo della Frumentaria di Sassari si
Ricevo questa notizia e la pubblico con grande coinvolgimento. Purtroppo non sono in Italia ma
È una delle poche rassegne italiane che resiste alle mode, all’indifferenza di molti, alle critiche

Tags, , , ,

CONGO WEEK – “BREAKING THE SILENCE – ROMPIAMO IL SILENZIO”

Ricevo questa notizia e la pubblico con grande coinvolgimento. Purtroppo non sono in Italia ma vi parteciperò con il cuore! scriverò certamente un articolo sulla situazione in Congo sentendo le fonti locali e chi conosce bene la realtà della RDC.

 

CONGO WEEK

“BREAKING THE SILENCE – ROMPIAMO IL SILENZIO”

REGGIO EMILIA E IN TUTTO IL MONDO

DAL 19 AL 26 OTTOBRE 2013

 

CONGO WEEK A REGGIO EMILIA

Con la presente sono ad invitarla al Congo Week (19 ottobre – 26 ottobre 2013), una settimana dedicata alla RD Congo. Questa iniziativa è promossa ed organizzata da 2007 da Friends of The Congo, un’organizzazione di congolesi ed americani, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma che vive il popolo congolese, un dramma molto lontano da noi ma che ci riguarda molto da vicino.

Dal 1996 è in atto nella RD Congo una guerra economica per il controllo delle tante risorse minerarie di cui è pieno questo paese. Secondo stime ONU, dal 1993 al 2003, avrebbero perso la vita circa 5 milioni di persone. Oggi, nel 2013, le stime parlano di circa 8 milioni di vittime e milioni di casi di violenze su donne, usate come arma di guerra. Tutto nella quasi indifferenza della cosiddetta comunità internazionale e dei media.

Un silenzio che uccide, un silenzio giustificabile solo dagli interessi economici delle multinazionali, dei soliti paesi industriali in cerca di energia e materie prima. Oggi, un minerale che rende molto vicino a noi questo silenzio si chiama coltan, la cui produzione e riserve mondiali sono all’80% nell’est della RD Congo.

Dal coltan si estrae il tantalio, metallo preziosissimo per la realizzazione di micro condensatori, necessari per le batterie e microchip per i telefonini, portatili, airbag, gps, tv, computer, playstation, ecc. Un metallo indispensabile a tutta l’elettronica di nuova generazione per la sua efficienza nella gestione della corrente elettrica, un metallo che rende quindi questo conflitto vicini a noi perché abbiamo tutti un pezzo di Congo nelle nostre tasche.

Il Congo week si svolgerà dal 19 al 26 ottobre a Reggio Emilia, con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia e della Provincia di Reggio Emilia ed in collaborazione con l’Officina Educativa (Comune di Reggio Emilia), il Centro Missionario Diocesano, la Scuola di Pace di Reggio Emilia, il Centro d’Incontri Reggio Est, la Dynamique de la Diaspora Congolaise en Emilia-Romagna ed altre realtà, con una serie di appuntamenti (vedi allegato o il link http://www.peacewalkingman.org/docs/allegati/kongoweek/eventi.pdf) che hanno lo scopo di spiegare meglio una guerra che continua ad uccidere in silenzio, tragedia di cui abbiamo una corresponsabilità in quanto consumatori di tecnologia.

Sapere è molto importante, perché solo così riusciamo a renderci conto delle sofferenze degli altri. Sofferenze causate dalla nostra società consumistica ed egoista.

Solo sapendo possiamo cambiare le cose.

John Mpaliza

 

Il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale fu per gli Stati Uniti caratterizzato da rivendicazioni
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Domani 19 ottobre uscirà il seguito dell’Autobiografia di Nelson Mandela. Dopo Long Walk to Freedom
Se questo è un uomo Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, voi che trovate
E' un periodo molto difficile per l'Italia a livello politico, economico e sociale (dalle enormi e

Tags, , , ,