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Spezie che passione! Benefici e ricette – Seconda Parte

Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo parlato dei chiodi di garofano, della curcuma, della cannella, del cardamomo e dell’anice stellato. Qui approfondiamo il discorso, ricordando la centralità delle spezie nell’Ayurveda, l’antica medicina tradizionale indiana, molto attenta alla qualità degli alimenti e alla loro giusta combinazione. Infatti, nella cucina ayurvedica è fondamentale considerare l’equilibrio energetico del cibo, nonché la quantità che se ne consuma.

Come ricorda il dottor Vasant Lad la farmacologia dell’Ayurveda include molte preparazioni erboristiche e le spezie sono tra gli ingredienti più importanti. I rimedi ayurvedici, sottolinea sempre il dottor Vasant Lad, sono utili per riportare in armonia gli aspetti del corpo che si trovano in uno stato di squilibrio.

Chi pratica yoga e meditazione sa che il cibo rientra nella sādhana quotidiana e rappresenta al contempo una forma di devozione (bhakti), ecco perché in India si assiste a varie puja (rituali) prima dei pranzi. Il cibo (āhāra) ci aiuta a mantenere in armonia e a riequilibrare mente, corpo e spirito.

Riprendiamo dunque il discorso spezie parlando di…

Cumino

In cucina si utilizzano i piccoli semi verde scuri della pianta chiamata Cuminum cyminum. Originario della valle del Nilo, il cumino è molto diffuso in tutto il Medio Oriente, dalla Grecia, alla Turchia, e lo troviamo in tante ricette arabe, cinesi, indonesiane e, naturalmente, indiane. Ancora oggi, molte famiglie marocchine portano sempre in tavola una ciotolina di semi di cumino. L’aroma pungente e amaro deriva da un suo componente attivo, il cuminaldeide, caratterizzato da importanti proprietà medicinali, tanto da prevenire l’osteoporosi e il diabete di tipo 2, come affermato dal dottor Bharat B. Aggarwal, autore del libro “Le spezie che salvano la vita”. Ricco di ferro, il cumino favorisce anche la digestione e la secrezione dei succhi gastrici. Lo ritroviamo in varie ricette a base di legumi (ceci, fave, lenticchie e fagioli), nel tandoori, in stufati e nella preparazione di salse a base di yogurt.

Tandoori masala

Si parla di tandoori quando per la cottura del cibo viene utilizzando un forno realizzato in terracotta, dalla forma di una grande giara dal collo ristretto. All’interno di esso gli alimenti cuociono rapidamente all’esterno, mentre all’interno rimangono teneri. È usato in particolare per la preparazione del pane, di spiedini a base di carne e verdure, e del famoso pollo tandoori.

Si parla invece di tandoori masala per riferirsi alla miscela di spezie che viene usata per insaporire i cibi cotti appunti nel tandoori.

Ingredienti:

un cucchiaio di semi di coriandolo
un cucchiaio di cumino
un cucchiaio di curcuma
noce moscata
semi di peperoncino piccante
2 o 3 chiodi garofano

Versate le spezie in un mortaio e macinateli finemente. Miscelate il tutto e riponetelo in un contenitore ermetico in modo che l’aroma non si disperda.

La noce moscata

È il seme della “Myristica officinalis”, albero sempreverde diffuso in particolare a Grenada, nelle Molucche, India, Madagascar e Brasile. Per il controllo delle siole Molucche – dette “isole delle spezie” – si scontrarono olandesi, portoghesi, inglesi e francesi. Il suo sapore è unico, poiché la noce moscata ha un alto contenuto di miristicina, un olio volatile che se assunto in dosi elevate crea effetti allucinogeni, o alterazioni delle percezioni. Non provoca alcun danno in cucina, perché la quantità adoperata è minima. In ogni caso, dovrebbe usarla con moderazione le donne in gravidanza e le persone con problemi di fegato.

La noce moscata, se usata con prudenza, si rivela una spezie altamente benefica, per esempio nell’alleviare stati ansiosi e depressivi; migliora inoltre la memoria e secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research contribuisce a prevenire convulsioni.

Il miglior modo di usarla per assimilare tutte le sue proprietà è grattugiarla al momento. È un ingrediente prezioso per insaporire dolci, budini e creme, purea di patate e verdure, ed è altresì fondamentale nella preparazione della besciamella.

Il pepe

Chiamato anche “re delle spezie”, il pepe nero durante il Medioevo era prezioso quanto l’oro, tanto che poteva essere utilizzato come moneta di scambio. Di qualità superiore è il pepe indiano, grazie al suo alto contenuto di piperina, ovvero quel composto che stimola le terminazioni nervose del naso (è per questo che gustare o odorare il pepe può causare una serie di starnuti). Il pepe è una spezia altamente benefica, proprio grazie alla piperina, sostanza che aiuta ad attivare la digestione; inoltre, secondo un gruppo di ricercatori thailandesi la piperina contribuisce a migliorare le funzioni cerebrali.

Esistono varie specie di pepe oltre a quello nero:

bianco: ha questo colore poiché dai frutti del pepe nero è stato rimosso il pericarpo; ha un gusto acuto e un retrogusto leggermente dolce;

verde: deriva dalle bacche del pepe nero colte ancora non mature e immerse in acqua; ha un sapore fresco e piccante;

rosso: è una varietà di pepe le cui bacche sono colte quando sono molto mature; ha un gusto aromatico particolare;

lungo: meno piccante del pepe nero e molto aromatico si presenta con una forma allungata simile a una spighetta; lo si può usare intero oppure lo si grattugia al momento;

di Sichuan: come suggerisce il nome è originario della Cina. È di colore rosso e ha un sapore piccante con retrogusto agrumato.

Il sesamo

Questi semi oleosi sono utilizzati sin dall’antichità da varie civiltà, come quella cinese, egiziana e mesopotamica. Sono ricchi di calcio, ferro, fosforo, magnesio e vitamine del gruppo B; contengono inoltre proteine, fibre, acidi omega-6 polinsaturi. Grazie a questi componenti i semi di sesamo hanno proprietà antiossidanti e ricostituenti. Si utilizzano per arricchire insalate e insaporire i prodotti da forno (pane, biscotti). I semi di sesamo sono ideali anche per preparare creme nutrienti, come la salsa tahina.

Tahin

Ingredienti

semi di sesamo biologici
aglio
olio d’oliva
succo di limone

Tostare i semi di sesamo in una padella antiaderente a fuoco basso, finché non iniziano a dorare. Una volta raffreddati versarli in un mortaio. Aggiungere l’olio d’oliva, l’aglio schiacciato in precedenza e il succo di limone. Amalgamare bene il tutto sino a formare una crema.

Testo a cura di Silvia C. Turrin

La Prima Parte è consultabile a questo link:
Spezie che passione Prima Parte

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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benefici delle spezie

Spezie che passione! Benefici e ricette – Prima Parte

Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le antiche civiltà dell’India, così come i popoli africani le hanno impiegate per arricchire di sapore e colore vari piatti. La loro importanza era testimoniata dal fatto che, per secoli, sono state adottate come merce di scambio: non a caso erano spesso equiparate all’oro e alle pietre preziose. Una tradizione millenaria quella dell’uso delle spezie che continua sino a oggi con una maggiore consapevolezza.
Numerose ricerche hanno messo in evidenza il loro valore nutraceutico, in quanto i loro componenti o principi attivi aiutano a prevenire malattie. Contribuiscono a migliorare il benessere generale dell’organismo stimolando il metabolismo, grazie alle loro proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. Di seguito vediamo alcune delle spezie benefiche per il nostro organismo.
chiodi di garofano spezie

I chiodi garofano

L’itinerario inizia dalle isole Molucche, luogo originario dell’albero Eugenia caryophyllata, i cui fiori in boccio, una volta essiccati, si trasformano nei noti chiodi di garofano. La loro produzione si è diffusa in Africa orientale, soprattutto a Zanzibar e Pemba, caratterizzate da un microclima favorevole alla coltivazione di questa pregiata spezia. Già nel Medioevo i chiodo di garofano erano conosciuti e ricercati dai commercianti. All’epoca venivano usati per curare la tosse e anche per alcuni disturbi intestinali. La famosa Santa Ildegarda (1098-1179), mistica cristiana e sensitiva, ha scritto numerosi trattati di medicina in cui si fa ampio uso di erbe e spezie: per curare il mal di testa consigliava proprio il chiodo di garofano. La medicina ufficiale ha scoperto le sue principali proprietà. Nel caso di mal di denti, un rimedio naturale è l’olio essenziale di questa spezia, in quanto contiene una buona percentuale di eugenolo, sostanza che ha virtù anestetiche e antisettiche. L’infuso di chiodi di garofano è consigliato per ridurre la nausea e anche per problemi digestivi. Questa spezia è poi indicata per insaporire piatti, tisane ed è un ingrediente indispensabile per realizzare il Garam Masala, una miscela diffusa in India, preparata in tanti modi diversi, con l’aggiunta di altre erbe aromatiche.


Garam Masala

Ingredienti:
mezza tazza di cardamomo verde
mezza tazza di semi di cumino
mezza tazza di chiodi garofano

Versate i semi in un mortaio e macinateli finemente. Miscelate il tutto e riponetelo in un contenitore ermetico in modo che il loro aroma e i loro benefici non si disperdano.


circuma spezie

La curcuma

La si riconosce facilmente per il suo colore giallo intenso. In India – che è il Paese primo produttore al mondo – la curcuma è un alimento sacro, poiché legato al dio Sole. La curcuma viene chiamata anche “lo zafferano delle Indie” poiché dà colore (e sapore) a piatti come il curry, ma anche ai tessuti. La “sacralità” di questa spezia deriva da altri elementi. Negli ultimi anni si stanno avviando ricerche per studiare i concreti benefici della curcuma sulla salute: si cerca cioè di capire perché alcune malattie siano così diffuse nei paesi occidentali, in primis negli Stati Uniti, e non in India. Alcuni studi interessanti in materia sono stati pubblicati dalla IARC press. Essi mettono in evidenza le qualità della curcumina – sostanza presente nella spezia da cui deriva il suo nome – che ha importanti effetti farmacologici: possiede cioè proprietà antitrombotiche, ipocolesterolemizzanti e antiossidanti. I ricercatori sottolineano in particolare il suo potenziale anti-tumorale, confrontando per esempio i tassi di tumori al seno, al colon e alla prostata nella popolazione femminile/maschile dell’India (bassi o addirittura inesistenti) con quella degli Stati Uniti (con valori molto più alti). Il segreto di una buona salute non sta tanto nell’uso frequente della curcuma, piuttosto dalla miscela di questa spezia con altre: è questo mix che contribuisce ad aumentare l’assorbimento da parte dell’organismo delle varie sostanze benefiche come la curcumina. È perciò importante amalgamare tra loro alcuni alimenti, perché questo metodo permette di rafforzare gli effetti salutari dei vari componenti nutritivi. Il curry è per esempio un piatto perfetto che risponde all’esigenza della sinergia alimentare.
La curcuma è consigliata dai medici ayurvedici, tra cui il dottor Vasant Lad che la indica come sostanza ideale per depurare il sangue. La consiglia anche per mitigare l’infiammazione delle tonsille e la congestione della gola: in questo caso si usa nei gargarismi, mescolando due pizzichi di curcuma e due pizzichi di sale in un bicchiere di acqua calda (non bollente!).



 

La cannella

Cinesi, antichi Egizi, Ebrei e Arabi la utilizzavano diffusamente. Anche i Romani, grazie all’imperatore Vespasiano, scoprirono la sua fragranza, tanto che veniva usata per confezionare corone e per addobbare i templi. Per molti popoli il suo valore era simile a quello dell’oro. Ne esistono di diverse specie, a seconda della provenienza: dallo Sri Lanka proviene il “Cinnamomum zeylanicum” che è la cannella propriamente detta, quella più pregiata; dalla Cina proviene il “Cinnamomum cassia” e poi ci sono varietà originarie della Birmania e anche del Vietnam. In Oriente la cannella è da sempre utilizzata non solo per il suo aroma dolce e delicato. Essendo un buon disintossicante con proprietà antisettiche è indicata – anche nella medicina ayurveda – per alleviare raffreddore e tosse, soprattutto se associata al cardamomo, allo zenzero e ai chiodi di garofano. Inoltre, come afferma il prof. Bharat B. Aggarwal, la cannella viene usata nella medicina tradizionale cinese per le sue virtù riscaldanti, in particolare per gli indolenzimenti muscolari; e giustamente ricorda che è uno degli elementi che compongono il noto balsamo di tigre, usato per alleviare i dolori.


cardamomo spezie

Il cardamomo

È una spezia particolare, per il suo sapore forte, inconfondibile e tra le più costose, insieme a vaniglia e zafferano. Originario delle foreste tropicali dell’India, Sri Lanka, Tanzania e America centrale il cardamomo è ampiamente usato nella cucina orientale e araba. Vi sono due varietà, grande e piccolo, e quattro tipi di cardamomo, verde, rossastro, bianco e nero: il più ricercato è quello piccolo di colore verde. I suoi benefici – in particolare quelli di un elemento che lo compone, cioè il cingolo – si sprigionano attraverso infusi e decotti. Per ridurre i sintomi del raffreddore si può disciogliere in acqua calda qualche seme da lasciare in infusione per due-tre minuti.


Per un dessert insolito – Crema di riso al cardamomo

Ingredienti:

  • 100 cl latte
  • 150 gr riso (o farina di riso)
  • 5 capsule cardamomo
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • 1 manciata mandorle tritate finemente.

Sminuzzate del riso (tipo a piacere) con il macinino del caffè, o usate farina di riso. Versate il latte in una pentola, aspettate che prenda il bollore, poi aggiungete il riso (o la farina di riso) ben sminuzzato mescolando bene. Cuocere per circa 20 minuti a fuoco lento; quindi unite lo zucchero e il cardamomo macinato all’istante. Amalgamare tutto con cura. Versate la crema di riso in coppette individuali e lasciate raffreddare a temperatura ambiente. Guarnite con mandorle tritate.


anice stellato spezie

L’anice stellato

Dalla forma e dal profumo inconfondibili, l’anice stellato è una spezia usata sin dall’antichità nella medicina tradizionale cinese per le sue proprietà stimolanti e nella cura del mal di gola. Lo si usa non solo per la preparazioni di torte e biscotti, ma anche per tisane e per insaporire brodi di verdura; contribuisce anche a dare un gusto in più alle mele cotte, ideali in inverno come corroboranti, soprattutto se preparate scaldandole a pezzettini in un po’ di acqua, a cui si aggiungono cannella e chiodi di garofano.

Testo a cura di Silvia C. Turrin

La Seconda Parte dell’Articolo è consultabile a questo link:
Spezie che passione Seconda Parte


È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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i cibi ricchi di magnesio

Primavera, percorsi detox e anti-stress

Sul numero 67 della rivista Vivere lo Yoga (marzo-aprile 2016) è pubblicato il mio articolo Primavera, percorsi detox e anti-stress

Eccone un breve estratto:

[…]

i cibi ricchi di magnesio

Tra gli alimenti ricchi di magnesio, vi sono: mandorle; noci; cereali integrali; crusca; fragola; uva; verdure verdi; cacao.

Il Magnesio

Nella stagione primaverile è fondamentale assumere la giusta quantità di magnesio, sale minerale importante per il nostro organismo, poiché influisce sulla nostra vitalità. Infatti, oltre a essere elemento indispensabile per il nostro tessuto osseo, è altresì fonte della nostra energia, contribuisce a mantenere sani il sistema immunitario e il sistema nervoso. Nelle ossa e nei denti si trova circa il 65% del magnesio presente nel nostro corpo; l’altra parte è concentrata nei liquidi biologici, nel tessuto connettivo e nei muscoli.

Insieme a potassio, calcio e sodio, è un sale minerale necessario per la buona salute. Quando c’è una carenza si possono manifestare alcuni sintomi, tra cui ansia, stanchezza, insonnia. L’assunzione consigliata varia a seconda dell’età, dello stile di vita e da altri fattori soggettivi, e in media la dose è di 300 mg al giorno. Per un giusto apporto quotidiano, si possono privilegiare quegli alimenti ricchi di magnesio, tra cui: mandorla; noci; cereali integrali; crusca; fragola; uva; verdure verdi; cacao.

[…]

 Anche l'ayurveda prevede varie ricette a base di spezie che aiutano a contrastare stati di affaticamento e insonnia --- foto news.nationalpost.com

Anche l’ayurveda prevede varie ricette a base di spezie che aiutano a contrastare stati di affaticamento e insonnia

Ricetta ayurvedica antifatica

Lasciare per una notte in ammollo nell’acqua 10-12 mandorle in precedenza sgusciate. Quando si sono ammorbidite metterle in un frullatore insieme a un bicchiere di latte caldo (gusto a scelta), zenzero fresco, cardamomo, una spolveratina di cannella. Aggiungere se si vuole un cucchiaino di miele.

[…]

Continua tra le pagine di Vivere lo Yoga n.67

Altri contenuti che potete trovare all’interno di questo numero:

percepire il prana
art teraphy
combatti stanchezza mentale e stress
la vita è come una favola
di che chakra sei ?
tra stabilità e benessere
la disciplina porta alla pace
l’angolo vegano

E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 71 di Vivere lo Yoga di novembre-dicembre 2016, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non
E’ in edicola il numero 70 di Vivere lo Yoga di settembre-ottobre 2016. Come sempre trovate tanti articoli
E’ già in edicola il numero 69 di Vivere lo Yoga di luglio-agosto 2016. Oltre a tanti articoli
Sul numero 67 della rivista Vivere lo Yoga (marzo-aprile 2016) è pubblicato il mio articolo Primavera, percorsi

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Ayurveda e la mente

Ci sono saperi che non hanno tempo, che sono utili all’uomo postmoderno come lo sono stati per i nostri predecessori. L’Ayurveda è una di quelle conoscenze che varcano i confini del tempo e dello spazio, che varcano frontiere e culture per raggiungere tutti coloro desiderosi di prendersi cura di sé a livello olistico. Il libro Ayurveda e la mente del dott. David Frawley pubblicato da Edizioni il Punto d’Incontro ci spiega proprio questo: ci spiega come l’antica tradizione vedica sia una tradizione da mantenere in vita e da seguire. Anche l’occidentale deve guardare all’Oriente per stare meglio con se stesso, con gli altri e con il pianeta in cui vive. L’Ayurveda – sistema curativo indiano sorto oltre 5mila anni fa – ci aiuta in questo, come leggiamo nel volume del dott. Frawley. Un testo dove possiamo approfondire essenzialmente quattro importanti aspetti del rapporto tra Ayurveda e la mente, quali:

  • Psicologia ayurvedica: medicina yogica fisico-mentale.
  • L’energetica della coscienza.
  • Terapie ayurvediche per la mente.
  • Applicazioni spirituali della psicologia ayurvedica: i sentieri dello Yoga.

Il dott. Frawley affronta i vari elementi fondanti l’Ayurveda, come gli umori biologici, ovvero vata (aria), pitta (fuoco) e kapha (acqua), nonché le tre qualità (guna), ovvero sattva, rajas e tamas: questi elementi-base determinano non solo la costituzione fisica, ma anche quella psicologica, oltre che la natura mentale e spirituale di un individuo. Leggendo il testo scopriamo che una terapia medica impiegata nell’Ayurveda è lo Yoga, poiché gli asana agiscono sul piano fisico, mentale ed energetico. Altrettanto centrali sono gli esercizi di respirazione, i mantra e la meditazione. Per capire meglio è interessante citare questo passaggio scritto dal dott. Frawley: “La visione ayurvedica della mente deriva dalla filosofia Yoga e dalla sua comprensione dei differenti livelli di coscienza. In origine la psicologia ayurvedica e yogica erano la stessa cosa e solo recentemente hanno cominciato a differenziarsi. Questo accade perché la gente soprattutto in Occidente, compresi gli insegnanti di Yoga, non sempre sono al corrente della connessione fra Yoga e Ayurveda”. Essendo basati sulla medesima tradizione vedica, Yoga e Ayurveda donano i loro più efficaci benefici se considerati e praticati in sinergia, proprio per le loro strettissime correlazioni.

Nel libro vengono sottolineati poi i fattori che causano disturbi fisici e disturbi mentali: i primi sono dovuti per esempio a una dieta sbagliata o all’esposizione ad agenti patogeni; i secondi dipendono da fattori interni come il cattivo uso dei sensi e l’accumulo di emozioni negative.

L’Ayurveda prende in considerazione quindi aspetti legati sia al corpo, sia alla mente; così si prende cura dell’individuo nel suo complesso considerando: il trattamento delle malattie; la prevenzione delle malattie; l’aumento della vita; lo sviluppo della consapevolezza. Per curarsi è quindi necessario capire quale sia la propria costituzione individuale, se cioè siamo vata, pitta e kapha. Il dott. Frawley spiega in modo chiaro l’essenza e gli “effetti” di questi umori biologici e come possono agire all’interno del complesso mente-corpo. Grazie a un’utile Tabella possiamo capire a quale costituzione apparteniamo e se in noi prevale vata o pitta o kapha. Altrettanto importante è capire quale interrelazione ci sia tra vata, pitta e kapha e prana, tejas e ojas che sono le nostre forme più sottili che agiscono sul livello dell’energia vitale. Capire come funzionano e agiscono prana, tejas e ojas è fondamentale per risolvere gli squilibri psicologici, come ben evidenzia nel libro l’Autore.

Tutto è interrelato e quindi l’Ayurveda prende in considerazione anche quelle forze primordiali di cui siamo composti, ovvero i tre guna: Sattva, Rajas e Tamas. Come spiega il dott. Frawley “Tutti gli oggetti nell’universo sono costituiti da varie combinazioni dei tre guna”, ecco perché sono importantissimi per aiutarci a comprendere la nostra natura mentale e spirituale e a capire come essa funziona.

Ayurveda e la mente illustra questo e altro con un linguaggio molto chiaro anche per chi non ha mai letto di questa “Scienza della Vita”. Con l’ausilio di varie Tabelle, capitoli ben suddivisi e precisi dal punto di vista dei contenuti il lettore può approfondire vari argomenti connessi a questa antica medicina, ancora ampiamente diffusa in India, che agisce sul corpo, sulla mente e sullo spirito.

Silvia C. Turrin

Il libro Ayurveda e la mente del dott. David Frawley (Edizioni il Punto d’Incontro) è disponibile in e-book

il dott. David Frawley

il dott. David Frawley

David Frawley (conosciuto anche con il nome di Vamadeva Shastri) è uno dei pochi occidentali riconosciuti anche in India come insegnanti dell’antica saggezza vedica. Ha scritto numerosi libri e articoli su argomenti vedici come l’Ayurveda, l’astrologia vedica e l’induismo, ma ha ricevuto anche una laurea in medicina cinese. È stato insignito di numerosi premi e riconoscimenti per il suo lavoro sia negli Stati Uniti, suo paese d’origine, sia in India. È presidente dell’American Council of Vedic Astrology e direttore dell’American Institute of Vedic Studies.

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
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Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
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IL CUORE DELL’ĀYURVEDA

Abbiamo già avuto modo di recensire libri pubblicati da Lakṣmī, casa editrice italiana molto speciale, poiché porta la filosofia e la saggezza orientali in un Occidente ancora troppo materialista (e che sta investendo come un fiume in piena e condizionando lo stesso Oriente con il suo materialismo) attraverso la diffusione di opere specializzate, molto attente, tra l’altro, alla traslitterazione del sanscrito.

Tra le ultime interessanti pubblicazioni vi è Il cuore dell’āyurveda, antologia di brani tratti dai classici dell’āyurveda antico, curata da un esperto in materia, il dott. Ernesto Iannaccone, medico specialista in igiene e medicina preventiva, che dal 1985 si interessa di India e di filosofie orientali. Le conoscenze legate all’āyurveda da lui apprese nel corso degli anni le ha sintetizzate in questo corposo libro ispirato ai primi fondamentali testi di questa “scienza” o meglio “conoscenza della vita”, ovvero il Charaka Samhita, il Sushruta Samhita e l’Ashtanga Hridaya Samhita, tutti redatti oltre 2000 anni fa. Una saggezza antica. Testi che disvelano non solo la struttura anatomica e fisiologica del corpo umano e le cause del sorgere delle malattie, la loro diagnosi e le cure, la farmacologia e le terapie di purificazioni, ma spiegano elementi di chirurgia, sino a giungere alle otto branche dell’āyurveda, contenute nell’opera relativamente più recente, l’Ashtanga Hridaya Samhita, che “chiude” un fervido straordinario periodo intellettuale, filosofico e culturale dell’India antica. Come sottolinea l’Autore, i testi pubblicati dopo questi tre grandi classici dell’āyurveda non sono altro che mere ripetizioni.

Per chi vuole davvero addentrarsi in questa “conoscenza della vita” può quindi far riferimento alle tre opere redatte da Caraka, Suśruta e Vāgbhaţa, ben spiegate nel volume Il cuore dell’āyurveda. Tra gli aspetti interessanti del testo del dott. Iannaccone vi è l’interrelazione fra mitologia, medicina, religione, cultura, letteratura, cui si aggiungono elementi di yoga. Questo perché lo stesso āyurveda è nato, si è sviluppato e si è fondato su tutti questi aspetti caratterizzanti l’India del passato, quando ancora il subcontinente non aveva subito né il colonialismo inglese, né la lacerante partizione. Se si guarda infatti all’India antica, si rimane affascinati dal fiorire di idee legate a tutti i saperi: un vero scrigno che mai deve essere dimenticato, né tanto meno deformato.

È quindi importante restituire dignità a tutte quelle nozioni provenienti dall’India e in genere dall’Asia che possono aiutare l’uomo occidentale a migliorare il suo modo di vivere, in un senso olistico. È importante valorizzare le culture “altre”, per smitizzare l’idea che solo l’uomo europeo, occidentale abbia modernizzato la società.

Il cuore dell’āyurveda dimostra quanto noi, piccoli granelli nell’Universo, dobbiamo ancora apprendere per ricongiungerci con quelle tradizioni del passato che possono aiutarci a costruire un futuro migliore, rispettoso dell’uomo nella sua totalità.

Silvia C. Turrin

IL CUORE DELL’ĀYURVEDA
Antologia di lezioni dai testi classici dell’āyurveda
di Ernesto Iannaccone
pagine 376
€ 30.00

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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Amadio Bianchi

Sul numero 34 di Vivere lo Yoga (settembre-ottobre 2010) è pubblicata la mia intervista al Maestro Amadio Bianchi.

Eccone un breve estratto:

Incontriamo un grande Maestro di yoga e ayurveda che negli anni ha creato un ponte culturale fra Oriente ed Occidente

il Maestro Amadio Bianchi - foto di Silvia C. Turrin

il Maestro Amadio Bianchi – foto di Silvia C. Turrin

Era il 1998 quando si è tenuto a Milano un importante evento di respiro internazionale per commemorare la figura del Mahatma. Dal 24 al 30 gennaio, in uno spazio di quasi novemila posti a sedere, si erano esibiti gratuitamente oltre 300 artisti, provenienti da varie latitudini del pianeta. Ideatore di questa grande celebrazione, chiamata “Artisti per la pace. Gandhi 50 anni dopo”, è stato il Maestro Amadio Bianchi, figura autorevole, in Italia e all’estero, del mondo dello yoga e dell’ayurveda. Presidente dell’European Yoga Federation e del World Movement for Yoga, Yogacarya Amadio Bianchi è chiamato anche Swami Suryananda Saraswati, a conferma della sua forte simbiosi con la cultura e la filosofia indiana. Lo abbiamo incontrato nella sede della Scuola Internazionale di Yoga e Ayurveda, C.Y.Surya, da lui fondata. Tanti i temi interessanti emersi nel corso dell’intervista. Dalle sue parole e dai suoi gesti traspare una profonda pace interiore e quella consapevolezza che tanti ricercano, soprattutto in un periodo così instabile come quello in cui l’intera umanità è immersa. «C’è un più ampio risveglio di consapevolezza dettato dalla necessità o dal malessere – spiega il Maestro. In questa fase storica è più evidente che in altri momenti. Quando si è profondamente nell’oscurità, si anela forse con più desiderio a una visione più chiara. Dal punto di vista spirituale, è un periodo molto cupo, in quanto siamo nel kali yuga. Proprio in questi momenti alcune coscienze si risvegliano con più evidenza. Io le sto incontrando sempre più numerose».

Dal buio alla luce
Gli antichi testi vedici descrivono questa era come un’epoca di decadenza, di discordia e grandi conflitti. Ma è appunto in questi frangenti che molte persone si aprono e sono più ricettive a cogliere segnali non materialisti, non tangibili, più profondi e vicini alla propria coscienza. Il Maestro Amadio Bianchi ha vissuto il “suo kali yuga”, circa 45 anni. All’epoca stava attraversando una fase esistenziale molto difficile, delicata e oscura. È stato proprio in quel periodo complesso e pieno di difficoltà che si è avvicinato allo yoga. «Ho iniziato a praticare per una motivazione personale. Avevo perduto la salute. All’età di 17- 18 anni ho incominciato ad avere problemi di anemia, che poi si sono acuiti con il passare del tempo. Qualche dottore aveva in seguito definito l’anemia “un sospetto di leucemia”. Sono andato in cura da un famoso professore di Genova. Sto parlando di 45 anni fa. Era un luminare del settore. Da quell’incontro i miei problemi non si sono risolti. Si è acuita anche la mia condizione psicologica ed emotiva di tristezza: ero circondato da molte attenzioni, quelle attenzioni che si elargiscono a una persona che se ne sarebbe andata. Credo che quella tristezza che mi aveva colpito avesse aggravato ancora di più il mio stato di salute precario. Infatti, mi sono ammalato anche di tubercolosi. Nonostante le difficoltà mi sono sposato con Emy Blesio (diventata anche lei una nota insegnante di yoga; ora Presidente dell’International Yoga Confederation, N. d. A.). Avevo 23 anni e la mia compagna Emy 19. Stavamo arredando la casa e stavamo cercando anche libri per arricchire scaffali e librerie nuove. Abbiamo acquistato parecchi volumi. Il libraio che ci li ha venduti era così contento che ci ha regalato alcuni testi, diversi rispetto a quelli che Emy richiedeva. Tra questi figura un libro per me importantissimo, perché mi ha cambiato la vita. Si tratta di Sport e yoga scritto dal Maestro Yesudian, originario dell’India, che però risiedeva in Svizzera. Ho incominciato a leggere questo e altri suoi libri, che in realtà non hanno grandi pretese filosofiche; però, fra le righe, c’è qualcosa che mi ha profondamente colpito. Quel libro è stato ed è talmente importante che nella mia casa lo custodisco in una vetrinetta. È una delle cose più care. Gli scritti del Maestro Yesudian hanno determinato il mio impatto con l’Oriente, con lo yoga prima e l’ayurveda poi. Dopo averli letti, ho praticato yoga per 3 anni in modo intenso risolvendo praticamente tutti i miei problemi di salute. Il medico condotto del mio paese natale, Corteno Golgi a pochi chilometri dalla Svizzera, andò da mia madre, dicendole: “Sono un uomo di scienza, non credo nei miracoli, ma questo lo è”. Partire da analisi di un certo tipo e arrivare a risultati di un altro tipo credo per un medico sia stupefacente. Ho cambiato l’alimentazione, e ho seguito un percorso yogico partendo dagli insegnamenti di questo maestro, per poi avvicinarmi ad altre tecniche. Di questo devo ringraziare anche un famoso ex-calciatore che ho incontrato all’Aprica. Questo signore si chiama Paolo Marocchi e anche a lui devo un poco dell’emozione e dello slancio che mi ha condotto allo yoga. L’ho incontrato quando non era più calciatore a causa di problemi al ginocchio. Mi raccontava che per una persona cresciuta nel mondo del calcio, uscirne per forza è stato traumatico. Lo yoga gli aveva permesso di recuperare una condizione di serenità. È stato Paolo Marocchi a mettermi in contatto con i primi maestri riconosciuti e conosciuti in Italia».

Continua tra le pagine di Vivere lo Yoga n.34

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 70 di Vivere lo Yoga di settembre-ottobre 2016. Come sempre trovate tanti articoli
Non è ancora uscito in Libreria ed è già molto richiesto da tante persone desiderose

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Manuale Moderno di Ayurveda

Per un articolo giornalistico ho avuto il piacere di conoscere di persona Simona Vignali presso il suo centro di Milano – Scuola SIMA e con piacere segnalo questa sua pubblicazione dedicata all’affascinante mondo dell’Ayurveda.

Prima, però, è bene spiegare in modo sintetico cos’è questa antica scienza curativa indiana.

L’Ayurveda è il sistema curativo tradizionale indiano, sorto oltre 5mila anni fa. Il termine unisce le parole Ayu (Vita) e Veda (Conoscenza). È dunque la Scienza della Vita, le cui radici sono rintracciabili nel Charak Samhita, un trattato risalente a 3500 anni fa, che traeva fondamento da un testo più antico, l’Agnivash Samhita. Questa medicina, ancora ampiamente diffusa in India, agisce non solo sul corpo, ma anche sulla mente e sullo spirito. È dunque olistica, poiché si occupa del benessere totale dell’individuo, sia esso malato (è curativa), sia esso sano (è preventiva). Secondo l’Ayurveda, l’equilibrio dei cinque elementi (Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere) assicura la vita in questo Universo e in ogni essere vivente. L’uomo è costituito da tre dosha (Vata, Pitta e Kapha), ovvero energie vitali che agiscono sulle varie funzioni del corpo umano. Se uno o più dosha si trova in uno stato di squilibrio, si manifesta una patologia. Nella pratica curativa ayurvedica, vengono utilizzati minerali, erbe e varie terapie di purificazione.

Ecco una breve sintesi dell’interessante Manuale Moderno di Ayurveda scritto da Simona Vignali, naturopata, massofisio-terapista, insegnante di discipline naturali, Ayurveda e massaggio ayurvedico.

Questo libro, scritto da un’autrice italiana per il lettore italiano, mostra come questa scienza antica possa offrire risposte e soluzioni alle problematiche della vita moderna. Ricco di fotografie a colori, schemi e consigli utili, presenta un completo programma di riequilibrio energetico che comprende pratiche salutistiche, indicazioni alimentari, trattamenti di bellezza, esercizi di respirazione e di meditazione. Lo stile è semplice e divulgativo, per favorire l’immediata comprensione dei concetti più profondi e originali dell’Ayurveda e della cultura indiana.

L’Ayurveda è la millenaria scienza indiana della salute. Secondo quanto afferma, ogni essere umano è dotato di una costituzione psicofisica unica e irripetibile come il DNA, risultato della combinazione tra le tre ‘forze intelligenti’ chiamate Vata, Pitta e Kapha. Per vivere in piena salute è necessario individuare la propria costituzione e favorire l’armonia tra tutte le sue componenti.

  • Editore:Red Edizioni
  • Data pubblicazione:Giugno 2008
  • Formato:Libro – Pag 236 – 19×24 – cartonato
  • Note:Illustrato con Foto a Colori
  • Categorie:Medicina Ayurvedica
La buona salute comincia da un’alimentazione equilibrata e sana. Questa è una convinzione antica quanto
Il mondo, agli inizi del XXI secolo, sembra impazzito, sembra “andare alla rovescia”, come dicono
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Talvolta, l’importanza e il ruolo dei nostri antenati viene sottovalutato, o addirittura non viene nemmeno
Capita che un evento imprevisto ci faccia capire che stiamo correndo troppo nella nostra vita.

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L’essenza dell’Ayurveda Classico

L’Ayurveda è vasto come l’oceano, studiandolo e praticandolo personalmente da molti anni ho scoperto che è molto difficile per una persona poterlo padroneggiare.

Per il benessere di tutti, ho cercato quindi di cogliere l’essenza dell’Ayurveda concentrando in questo libro le conoscenze fondamentali.

In quest’opera sono descritti, in 10 capitoli, la disintossicazione (Panchakarma), il ringiovanimento (Rasayana), lo stile di vita salutare (Swastvritta), la dieta (Ahar), i massaggi (Abhyangam), la fomentazione (Swedan), la costituzione (Prakriti), i punti vitali (Marma), i canali (Srota), la patogenesi (Kriyakaal) e la diagnosi (Nidaan), la storia degli elementi (Tattva).


L'essenza dell'Ayurveda ClassicoQuesto libro sarà utile non solo a coloro che sono alla ricerca di bellezza, di salute e felicità individuale, ma anche agli studenti che hanno intrapreso un percorso per diventare operatori professionisti di Massaggio Ayurvedico e Panchakarma.

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Professori di neuroscienze cognitive, docenti di comunicazione e psicologi ci stanno mettendo in guardia, ormai
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le

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