Category Archive Alimentazione Consapevole

Il cibo del risveglio

La buona salute comincia da un’alimentazione equilibrata e sana. Questa è una convinzione antica quanto il mondo, confermata da una serie di studi risalenti a millenni fa. Basti pensare alle teorie sviluppate dal celebre medico greco Ippocrate, vissuto in Grecia tra il V e il IV secolo a.C., il quale mise in evidenza come la malattia derivi dalla qualità e dalla quantità di cibo che si ingerisce. Da questa premessa formulò la nota teoria dei quattro umori corporei (sangue, flemma, bile gialla e bile nera), poi rielaborata da Galeno, nel II secolo d.C.

Il rapporto tra cibo e benessere è ben noto ovunque nel mondo. Dall’India al Marocco, dal Giappone all’Italia il cibo rimane “la nostra prima medicina”. Ne siamo consapevoli, eppure, nonostante le svariate pubblicazioni e i numerosi programmi televisivi dedicati alla cucina molte persone continuano ad avere una relazione sbagliata col cibo. Immersi come siamo in un eccesso di informazioni sull’alimentazione dovremmo ormai aver compreso come scegliere un’alimentazione sana e naturale. Eppure non sempre è così. Talvolta il cibo sopperisce a una mancanza esistenziale: mancanza d’amore, o di fiducia nelle proprie capacità, o mancanza di dolcezza. Oppure, il cibo si trasforma in una sorta di “oggetto” attraverso cui scaricare rabbia, tensioni, frustrazioni. Il rapporto col cibo viene così distorto, deformato, umiliato, svalutato. Tutto ciò si verifica, poiché si guarda e ci si rapporta al cibo partendo da una prospettiva materialistica. Ma è possibile superarla, come spiega Selene Calloni Williams nel recente libro “Il cibo del risveglio” (Ed. Mediterranee).

Scrive l’Autrice: “L’individuo che io chiamo homo materialis comunis è colui che pensa di aver nel piatto un ammasso di vitamine, proteine, carboidrati… Insomma qualcosa di assolutamente concreto, materiale, oggettivo destinato a far parte di un corpo, il suo, che è altrettanto materiale e oggettivo; egli non fa anima mangiando. […] L’homo materialis è annegato nelle teorie, delle quali è la vittima designata. […] Di questi tempi vengono prodotte molte teorie sull’alimentazione e sempre di nuove ne nascono, tuttavia, malgrado tutti gli sforzi profusi, l’individuo continua a farsi del male mangiando”.

Mangiare come rituale sciamanico

 

Leggendo “Il cibo del risveglio” si comprende la necessità di trasformare la comune visione riguardante il “semplice” atto del mangiare. È essenziale andare oltre la dimensione oggettiva e materiale, per abbracciare piuttosto la visione immaginale. Compiendo questa evoluzione di prospettiva possiamo considerare il cibo come un elemento prezioso, vitale, strettamente connesso all’invisibile e all’amore.

L’Autrice, oltre a spiegare numerosi consigli di cucina, descrive meditazioni, preghiere, rituali potenti da praticare ogni volta che mangiamo, in modo da trasformare ogni pasto in un atto d’amore e in un rito che va oltre la materia. Compiendo le varie pratiche descritte ne “Il cibo del risveglio” rafforziamo la nostra consapevolezza, la nostra presenza mentale, sviluppiamo l’attenzione cosciente e andiamo oltre a una mera azione meccanicistica, automatica, ripetitiva.

Il libro è arricchito da 30 schede relative a 30 alimenti diversi, dall’amaranto al carciofo, dal fico al ginkgo biloba, dalla mela alla pesca… In ogni scheda, per ciascun alimento viene spiegato il mito che l’ha portato in essere. Sono miti legati a varie tradizioni, tra cui quella Greca e quella Induista. E ogni mito manifesta una particolare emozione e/o stato d’animo (rabbia, fallimento, tradimento, ansia, insicurezza, ecc.) accompagnato a sua volta da un evento.

“Conoscere gli effetti dei vari cibi sui nostri stati d’animo ci aiuta a divenire co-creatori del nostro destino” spiega nel libro Selene Calloni Williams.

Seguendo le pratiche di risveglio descritte nel libro, cibarsi diventa un rito sacro. Si ha inoltre la straordinaria opportunità di ri-scopre la centralità del sacrum facere. Mangiare sarà non più un’azione meccanicistica, bensì si trasforma in un rituale simbolico. Il rituale del cibarsi diventa così un viaggio tramite il quale possiamo lenire le ferite dell’anima e riabbracciare l’invisibile.

Silvia C. Turrin


 


Selene Calloni Williams. Scrittrice, viaggiatrice e documentarista, è autrice di numerosi libri e documentari a tema psicologia ed ecologia profonda, sciamanismo, yoga, filosofia e antropologia.
È l’iniziatrice del “metodo simbolo-immaginale” o “approccio immaginale” e della scuola italo svizzero degli immaginalisti. L’approccio immaginale è applicato a varie tecniche e discipline nell’ambito delle professioni fondate sulla relazione d’aiuto e nel campo della crescita personale. Per esempio la Mindfulness Immaginale, la Psicogenealogia Immaginale, le Costellazioni Immaginali, la Regressione Immaginale, ecc.

 

 

 


È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il Giappone è un paese dove gli opposti convivono in modo armonioso. Accanto all’indiscutibile modernità,
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La Birmania-Myanmar è un Paese straordinario. Questa nazione, dopo decenni difficili a livello socio-politico, sta

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Spezie che passione! Benefici e ricette – Seconda Parte

Proseguiamo il nostro itinerario nel mondo colorato e profumato delle spezie. Nella prima parte abbiamo parlato dei chiodi di garofano, della curcuma, della cannella, del cardamomo e dell’anice stellato. Qui approfondiamo il discorso, ricordando la centralità delle spezie nell’Ayurveda, l’antica medicina tradizionale indiana, molto attenta alla qualità degli alimenti e alla loro giusta combinazione. Infatti, nella cucina ayurvedica è fondamentale considerare l’equilibrio energetico del cibo, nonché la quantità che se ne consuma.

Come ricorda il dottor Vasant Lad la farmacologia dell’Ayurveda include molte preparazioni erboristiche e le spezie sono tra gli ingredienti più importanti. I rimedi ayurvedici, sottolinea sempre il dottor Vasant Lad, sono utili per riportare in armonia gli aspetti del corpo che si trovano in uno stato di squilibrio.

Chi pratica yoga e meditazione sa che il cibo rientra nella sādhana quotidiana e rappresenta al contempo una forma di devozione (bhakti), ecco perché in India si assiste a varie puja (rituali) prima dei pranzi. Il cibo (āhāra) ci aiuta a mantenere in armonia e a riequilibrare mente, corpo e spirito.

Riprendiamo dunque il discorso spezie parlando di…

Cumino

In cucina si utilizzano i piccoli semi verde scuri della pianta chiamata Cuminum cyminum. Originario della valle del Nilo, il cumino è molto diffuso in tutto il Medio Oriente, dalla Grecia, alla Turchia, e lo troviamo in tante ricette arabe, cinesi, indonesiane e, naturalmente, indiane. Ancora oggi, molte famiglie marocchine portano sempre in tavola una ciotolina di semi di cumino. L’aroma pungente e amaro deriva da un suo componente attivo, il cuminaldeide, caratterizzato da importanti proprietà medicinali, tanto da prevenire l’osteoporosi e il diabete di tipo 2, come affermato dal dottor Bharat B. Aggarwal, autore del libro “Le spezie che salvano la vita”. Ricco di ferro, il cumino favorisce anche la digestione e la secrezione dei succhi gastrici. Lo ritroviamo in varie ricette a base di legumi (ceci, fave, lenticchie e fagioli), nel tandoori, in stufati e nella preparazione di salse a base di yogurt.

Tandoori masala

Si parla di tandoori quando per la cottura del cibo viene utilizzando un forno realizzato in terracotta, dalla forma di una grande giara dal collo ristretto. All’interno di esso gli alimenti cuociono rapidamente all’esterno, mentre all’interno rimangono teneri. È usato in particolare per la preparazione del pane, di spiedini a base di carne e verdure, e del famoso pollo tandoori.

Si parla invece di tandoori masala per riferirsi alla miscela di spezie che viene usata per insaporire i cibi cotti appunti nel tandoori.

Ingredienti:

un cucchiaio di semi di coriandolo
un cucchiaio di cumino
un cucchiaio di curcuma
noce moscata
semi di peperoncino piccante
2 o 3 chiodi garofano

Versate le spezie in un mortaio e macinateli finemente. Miscelate il tutto e riponetelo in un contenitore ermetico in modo che l’aroma non si disperda.

La noce moscata

È il seme della “Myristica officinalis”, albero sempreverde diffuso in particolare a Grenada, nelle Molucche, India, Madagascar e Brasile. Per il controllo delle siole Molucche – dette “isole delle spezie” – si scontrarono olandesi, portoghesi, inglesi e francesi. Il suo sapore è unico, poiché la noce moscata ha un alto contenuto di miristicina, un olio volatile che se assunto in dosi elevate crea effetti allucinogeni, o alterazioni delle percezioni. Non provoca alcun danno in cucina, perché la quantità adoperata è minima. In ogni caso, dovrebbe usarla con moderazione le donne in gravidanza e le persone con problemi di fegato.

La noce moscata, se usata con prudenza, si rivela una spezie altamente benefica, per esempio nell’alleviare stati ansiosi e depressivi; migliora inoltre la memoria e secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research contribuisce a prevenire convulsioni.

Il miglior modo di usarla per assimilare tutte le sue proprietà è grattugiarla al momento. È un ingrediente prezioso per insaporire dolci, budini e creme, purea di patate e verdure, ed è altresì fondamentale nella preparazione della besciamella.

Il pepe

Chiamato anche “re delle spezie”, il pepe nero durante il Medioevo era prezioso quanto l’oro, tanto che poteva essere utilizzato come moneta di scambio. Di qualità superiore è il pepe indiano, grazie al suo alto contenuto di piperina, ovvero quel composto che stimola le terminazioni nervose del naso (è per questo che gustare o odorare il pepe può causare una serie di starnuti). Il pepe è una spezia altamente benefica, proprio grazie alla piperina, sostanza che aiuta ad attivare la digestione; inoltre, secondo un gruppo di ricercatori thailandesi la piperina contribuisce a migliorare le funzioni cerebrali.

Esistono varie specie di pepe oltre a quello nero:

bianco: ha questo colore poiché dai frutti del pepe nero è stato rimosso il pericarpo; ha un gusto acuto e un retrogusto leggermente dolce;

verde: deriva dalle bacche del pepe nero colte ancora non mature e immerse in acqua; ha un sapore fresco e piccante;

rosso: è una varietà di pepe le cui bacche sono colte quando sono molto mature; ha un gusto aromatico particolare;

lungo: meno piccante del pepe nero e molto aromatico si presenta con una forma allungata simile a una spighetta; lo si può usare intero oppure lo si grattugia al momento;

di Sichuan: come suggerisce il nome è originario della Cina. È di colore rosso e ha un sapore piccante con retrogusto agrumato.

Il sesamo

Questi semi oleosi sono utilizzati sin dall’antichità da varie civiltà, come quella cinese, egiziana e mesopotamica. Sono ricchi di calcio, ferro, fosforo, magnesio e vitamine del gruppo B; contengono inoltre proteine, fibre, acidi omega-6 polinsaturi. Grazie a questi componenti i semi di sesamo hanno proprietà antiossidanti e ricostituenti. Si utilizzano per arricchire insalate e insaporire i prodotti da forno (pane, biscotti). I semi di sesamo sono ideali anche per preparare creme nutrienti, come la salsa tahina.

Tahin

Ingredienti

semi di sesamo biologici
aglio
olio d’oliva
succo di limone

Tostare i semi di sesamo in una padella antiaderente a fuoco basso, finché non iniziano a dorare. Una volta raffreddati versarli in un mortaio. Aggiungere l’olio d’oliva, l’aglio schiacciato in precedenza e il succo di limone. Amalgamare bene il tutto sino a formare una crema.

Testo a cura di Silvia C. Turrin

La Prima Parte è consultabile a questo link:
Spezie che passione Prima Parte

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4 settimane per disintossicarsi – Cristopher Vasey ci spiega come

detox libroL’autunno è una stagione perfetta per disintossicarsi. Non solo nutriamo il nostro organismo con alimenti sani, ma lo rafforziamo grazie all’eliminazione delle tossine. Quando si parla di dieta è sempre bene rivolgersi a un medico nutrizionista. Tuttavia, svariati e utili consigli li possiamo trovare nel libro Detox (Edizioni Il Punto d’Incontro) scritto da Cristopher Vasey, naturopata svizzero, autore di diverse pubblicazioni di successo incentrate sul rapporto benessere e alimentazione.

Il volume qui segnalato, oltre ad avere una grafica e un’impaginazione accattivanti, è strutturato in maniera tale da coinvolgere attivamente il lettore, tanto da seguirlo “virtualmente”, per un intero mese, passo per passo, in un Programma Benessere.

Durante la Prima settimana si comincia a eliminare le tossine stimolando l’intestino e bevendo tanta acqua. A tal proposito, Cristopher Vasey ci suggerisce di assumere la tintura madre di frangola (le cui dosi sono soggettive, per cui bisogna valutarne l’efficacia partendo da poche gocce, come spiegato nel testo). La frangola (Rhamnus frangula), in particolare la sua corteccia, è utile per stimolare le funzioni intestinali. Questa azione della frangola deriva dalle sostanze antrachinoniche, che agiscono naturalmente sull’intestino crasso stimolandone il tono e l’ampiezza dei movimenti, e facilitando così la peristalsi. L’altro passo fondamentale nella prima settimana Detox è assumere il giusto quantitativo di acqua. Vasey ci ricorda che il fabbisogno quotidiano di acqua è di circa 2,5 litri e che con “fabbisogno d’acqua del corpo” si intende la quantità di liquido eliminata ogni giorno dall’organismo.

“Il liquido perduto va tassativamente reintrodotto mediante un apporto equivalente, cosicché l’organismo non ne sia carente e mantenga una situazione di equilibrio idrico” afferma Vasey.

Durante la seconda settimana il Programma Benessere prevede la stimolazione del fegato e dei reni. Per far ciò, si sostituisce l’assunzione della frangola con lo psillio, integratore alimentare ricco di fibre derivante dai semi di una pianta appartenente alla famiglia della piantaggine. Lo psillio è generalmente indicato per le stipsi croniche, in quanto efficace e innocuo lassativo naturale. Questa sua funzione è possibile grazie alla presenza di una mucillagine, che al contatto con l’acqua si rigonfia e aumenta di volume. I semi di psillio contengono circa il 30% di fibre. Per stimolare il fegato, in questa seconda settimana Cristopher Vasey suggerisce l’impiego di piante medicinali, quali il carciofo, il tarassaco, il ramolaccio, il rosmarino. Per stimolare i reni, invece, meglio preferire la betulla, l’erica, l’uva ursina e la solidagine.

Monodieta e riduzione del sale sono i punti centrali della terza settimana del Programma benessere. Vasey invita ad assumere i semi di lino per stimolare l’intestino. I semi di lino hanno un alto contenuto di acidi grassi polinsaturi, fonte vegetale di omega3; inoltre, hanno un effetto addolcente grazie anche alla presenza di mucillagini, ovvero fibre solubili che aiutano a prevenire la stipsi.

Durante la quarta e ultima settimana del Programma benessere Detox curato da Cristopher Vasey si segue una dieta ipotossica. Il naturopata svizzera consiglia di sostituire i semi di lino con le prugne, ricche di fibre, nonché di sorbitolo, zucchero che innesca processi osmotici che attirano nel colon l’acqua contenuta nei tessuti. Ciò facilita le funzioni di evacuazione. Si prosegue poi con l’assunzione di pilosella, erba amara che agisce favorevolmente sulle basse vie urinarie: serve per stimolare i reni.

Il volume, oltre a preziosi consigli, è arricchito da spazi specifici che permettono di annotare gli effetti e le sensazioni che si manifestano durante le quattro settimane del Programma Benessere. Vasey ricorda che col programma Detox si intende ristabilire il funzionamento ottimale del fegato, dell’intestino, dei reni, della pelle e dei polmoni, oltre che favorire l’eliminazione delle tossine. Detox è un libro che invita a ritrovare la vitalità in modo sano e naturale.

Silvia C. Turrin


Detox – 4 settimane per disintossicarsi
Disponibile anche in formato: eBook – 7,49 €


Altri libri di Cristopher Vasey pubblicati da Edizioni Il Punto d’Incontro:



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benefici delle spezie

Spezie che passione! Benefici e ricette – Prima Parte

Sin dai tempi antichi le spezie sono state utilizzate come alimento benefico. Greci, Romani, le antiche civiltà dell’India, così come i popoli africani le hanno impiegate per arricchire di sapore e colore vari piatti. La loro importanza era testimoniata dal fatto che, per secoli, sono state adottate come merce di scambio: non a caso erano spesso equiparate all’oro e alle pietre preziose. Una tradizione millenaria quella dell’uso delle spezie che continua sino a oggi con una maggiore consapevolezza.
Numerose ricerche hanno messo in evidenza il loro valore nutraceutico, in quanto i loro componenti o principi attivi aiutano a prevenire malattie. Contribuiscono a migliorare il benessere generale dell’organismo stimolando il metabolismo, grazie alle loro proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. Di seguito vediamo alcune delle spezie benefiche per il nostro organismo.
chiodi di garofano spezie

I chiodi garofano

L’itinerario inizia dalle isole Molucche, luogo originario dell’albero Eugenia caryophyllata, i cui fiori in boccio, una volta essiccati, si trasformano nei noti chiodi di garofano. La loro produzione si è diffusa in Africa orientale, soprattutto a Zanzibar e Pemba, caratterizzate da un microclima favorevole alla coltivazione di questa pregiata spezia. Già nel Medioevo i chiodo di garofano erano conosciuti e ricercati dai commercianti. All’epoca venivano usati per curare la tosse e anche per alcuni disturbi intestinali. La famosa Santa Ildegarda (1098-1179), mistica cristiana e sensitiva, ha scritto numerosi trattati di medicina in cui si fa ampio uso di erbe e spezie: per curare il mal di testa consigliava proprio il chiodo di garofano. La medicina ufficiale ha scoperto le sue principali proprietà. Nel caso di mal di denti, un rimedio naturale è l’olio essenziale di questa spezia, in quanto contiene una buona percentuale di eugenolo, sostanza che ha virtù anestetiche e antisettiche. L’infuso di chiodi di garofano è consigliato per ridurre la nausea e anche per problemi digestivi. Questa spezia è poi indicata per insaporire piatti, tisane ed è un ingrediente indispensabile per realizzare il Garam Masala, una miscela diffusa in India, preparata in tanti modi diversi, con l’aggiunta di altre erbe aromatiche.


Garam Masala

Ingredienti:
mezza tazza di cardamomo verde
mezza tazza di semi di cumino
mezza tazza di chiodi garofano

Versate i semi in un mortaio e macinateli finemente. Miscelate il tutto e riponetelo in un contenitore ermetico in modo che il loro aroma e i loro benefici non si disperdano.


circuma spezie

La curcuma

La si riconosce facilmente per il suo colore giallo intenso. In India – che è il Paese primo produttore al mondo – la curcuma è un alimento sacro, poiché legato al dio Sole. La curcuma viene chiamata anche “lo zafferano delle Indie” poiché dà colore (e sapore) a piatti come il curry, ma anche ai tessuti. La “sacralità” di questa spezia deriva da altri elementi. Negli ultimi anni si stanno avviando ricerche per studiare i concreti benefici della curcuma sulla salute: si cerca cioè di capire perché alcune malattie siano così diffuse nei paesi occidentali, in primis negli Stati Uniti, e non in India. Alcuni studi interessanti in materia sono stati pubblicati dalla IARC press. Essi mettono in evidenza le qualità della curcumina – sostanza presente nella spezia da cui deriva il suo nome – che ha importanti effetti farmacologici: possiede cioè proprietà antitrombotiche, ipocolesterolemizzanti e antiossidanti. I ricercatori sottolineano in particolare il suo potenziale anti-tumorale, confrontando per esempio i tassi di tumori al seno, al colon e alla prostata nella popolazione femminile/maschile dell’India (bassi o addirittura inesistenti) con quella degli Stati Uniti (con valori molto più alti). Il segreto di una buona salute non sta tanto nell’uso frequente della curcuma, piuttosto dalla miscela di questa spezia con altre: è questo mix che contribuisce ad aumentare l’assorbimento da parte dell’organismo delle varie sostanze benefiche come la curcumina. È perciò importante amalgamare tra loro alcuni alimenti, perché questo metodo permette di rafforzare gli effetti salutari dei vari componenti nutritivi. Il curry è per esempio un piatto perfetto che risponde all’esigenza della sinergia alimentare.
La curcuma è consigliata dai medici ayurvedici, tra cui il dottor Vasant Lad che la indica come sostanza ideale per depurare il sangue. La consiglia anche per mitigare l’infiammazione delle tonsille e la congestione della gola: in questo caso si usa nei gargarismi, mescolando due pizzichi di curcuma e due pizzichi di sale in un bicchiere di acqua calda (non bollente!).



 

La cannella

Cinesi, antichi Egizi, Ebrei e Arabi la utilizzavano diffusamente. Anche i Romani, grazie all’imperatore Vespasiano, scoprirono la sua fragranza, tanto che veniva usata per confezionare corone e per addobbare i templi. Per molti popoli il suo valore era simile a quello dell’oro. Ne esistono di diverse specie, a seconda della provenienza: dallo Sri Lanka proviene il “Cinnamomum zeylanicum” che è la cannella propriamente detta, quella più pregiata; dalla Cina proviene il “Cinnamomum cassia” e poi ci sono varietà originarie della Birmania e anche del Vietnam. In Oriente la cannella è da sempre utilizzata non solo per il suo aroma dolce e delicato. Essendo un buon disintossicante con proprietà antisettiche è indicata – anche nella medicina ayurveda – per alleviare raffreddore e tosse, soprattutto se associata al cardamomo, allo zenzero e ai chiodi di garofano. Inoltre, come afferma il prof. Bharat B. Aggarwal, la cannella viene usata nella medicina tradizionale cinese per le sue virtù riscaldanti, in particolare per gli indolenzimenti muscolari; e giustamente ricorda che è uno degli elementi che compongono il noto balsamo di tigre, usato per alleviare i dolori.


cardamomo spezie

Il cardamomo

È una spezia particolare, per il suo sapore forte, inconfondibile e tra le più costose, insieme a vaniglia e zafferano. Originario delle foreste tropicali dell’India, Sri Lanka, Tanzania e America centrale il cardamomo è ampiamente usato nella cucina orientale e araba. Vi sono due varietà, grande e piccolo, e quattro tipi di cardamomo, verde, rossastro, bianco e nero: il più ricercato è quello piccolo di colore verde. I suoi benefici – in particolare quelli di un elemento che lo compone, cioè il cingolo – si sprigionano attraverso infusi e decotti. Per ridurre i sintomi del raffreddore si può disciogliere in acqua calda qualche seme da lasciare in infusione per due-tre minuti.


Per un dessert insolito – Crema di riso al cardamomo

Ingredienti:

  • 100 cl latte
  • 150 gr riso (o farina di riso)
  • 5 capsule cardamomo
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • 1 manciata mandorle tritate finemente.

Sminuzzate del riso (tipo a piacere) con il macinino del caffè, o usate farina di riso. Versate il latte in una pentola, aspettate che prenda il bollore, poi aggiungete il riso (o la farina di riso) ben sminuzzato mescolando bene. Cuocere per circa 20 minuti a fuoco lento; quindi unite lo zucchero e il cardamomo macinato all’istante. Amalgamare tutto con cura. Versate la crema di riso in coppette individuali e lasciate raffreddare a temperatura ambiente. Guarnite con mandorle tritate.


anice stellato spezie

L’anice stellato

Dalla forma e dal profumo inconfondibili, l’anice stellato è una spezia usata sin dall’antichità nella medicina tradizionale cinese per le sue proprietà stimolanti e nella cura del mal di gola. Lo si usa non solo per la preparazioni di torte e biscotti, ma anche per tisane e per insaporire brodi di verdura; contribuisce anche a dare un gusto in più alle mele cotte, ideali in inverno come corroboranti, soprattutto se preparate scaldandole a pezzettini in un po’ di acqua, a cui si aggiungono cannella e chiodi di garofano.

Testo a cura di Silvia C. Turrin

La Seconda Parte dell’Articolo è consultabile a questo link:
Spezie che passione Seconda Parte


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Un Manuale ispirato alle conoscenze mediche di Santa Ildegarda

Ildegarda di Bingen (1098-1179) nacque in una famiglia nobile tedesca. Era la decima figlia e sin da giovane fu attratta dalla vita contemplativa. Come badessa, come studiosa e profonda conoscitrice di letteratura, scrittura, medicina e botanica ha decisamente rivoluzionato i suoi tempi. Fu una donna estremamente coraggiosa e lungimirante, pioniera di una visione dell’uomo che oggi definiremmo “olistica” o “integrale”. La sua figura pur appartenendo di fatto al Medioevo è quanto mai attuale, come dimostrano le tante opere terapeutiche, teologiche e mistiche che ha lasciato ai posteri.

Molti la definiscono “la prima vera fitoterapeuta moderna”. Ildegarda è stata una guaritrice, dell’anima e del corpo. Personaggi come san Benedetto e vari Papi tennero una fitta corrispondenza con lei, autorevole badessa benedettina. E questo non è un elemento secondario, considerato il ruolo che avevano le donne in quell’epoca. Così come è inusuale il suo ruolo nel diffondere e utilizzare rimedi erboristici, in un periodo in cui l’uso di certe piante poteva essere considerato come una pratica di stregoneria. Invece, Ildegarda grazie ai suoi studi e al suo vasto sapere seppe individuare le proprietà benefiche di erbe, come la ruta, il finocchio, l’assenzio, ecc, tanto da rendere popolari i suoi rimedi.

Negli ultimi anni, grazie a una serie di traduzioni affidate a specialisti in letteratura medievale ci è stato possibile conoscere un po’ di più la vita e i saperi di questa donna eccezionale. Le sue ricette e i suoi piccoli segreti ci aiutano a trovare soluzioni a vari disturbi.

libro rimedi ricette santa Ildegarda di BingenNel “Manuale della Medicina di Santa Ildegarda” edito da Mediterranee (2017) troviamo una serie di corrispondenze tra le malattie e le loro cause sia fisiche, sia spirituali; seguono indicazioni per curarle, con diverse ricette tutte a base di erbe e cereali.

In questo libro emerge la chiara visione dell’uomo per Santa Ildegarda, sintetizzabile nella frase: “Tu sei ciò che mangi”. Il regime nutrizionale è fondamentale per mantenere una buona salute. Basti pensare che malattie quali il diabete, l’Alzheimer, la cirrosi epatica sono correlate all’alimentazione.

Gli Autori del manuale sono esperti di medicina ildegardiana.

Gottfried Hertzka (1913-1997), figlio di un medico di Bad Gastein, nel Salisburghese, si laureò in medicina a Vienna nel 1938. Rifiutatosi di aderire al partito nazista, venne arrestato e imprigionato per nove mesi nel campo di concentramento di Landsberg. Medico generico in Baviera e poi a Costanza, dal 1960, insieme al farmacista Max Breindl, mise in pratica le ricette e i rimedi di santa Ildegarda.

Wighard Strehlow, un’autorità nel campo della medicina di santa Ildegarda, è stato chimico ricercatore per l’industria farmaceutica. Da diversi anni vive e svolge la professione di terapeuta ad Allensbach am Bodensee, in Germania, dove tiene anche tiene seminari e conferenze.

Il volume è suddiviso in 16 Capitoli. In ciascuno troviamo consigli comportamentali e nutrizionali per intervenire in caso di determinati disturbi e problemi: dalle scottature alle allergie, dai bruciori di stomaco ai dolori addominali.

Il sapere di Ildegarda è vasto e tocca ogni singolo organo e ogni singola parte del corpo: occhi, orecchie, denti, epidermide, apparato circolatorio, sistema nervoso, apparato digestivo, sistema linfatico…

A ogni disturbo c’è una soluzione. Ildegarda, visionaria e donna sapiente, ci invita a prevenire tante malattie scegliendo una corretta, sana alimentazione, in cui centrali sono le erbe medicinali e i cereali. Consigli che oggi tanti medici farebbero propri. Naturalmente, la scienza medica ha fatto passi da gigante in questi secoli, dopo l’epoca in cui visse Santa Ildegarda. Sta a noi trovare la giusta “via” che coniuga saggezza antica e medicina moderna.

Silvia C. Turrin

Il mondo, agli inizi del XXI secolo, sembra impazzito, sembra “andare alla rovescia”, come dicono
Immagine emblematica esposta all'interno del museo dell'apartheid - Photo Silvia C.
Talvolta, l’importanza e il ruolo dei nostri antenati viene sottovalutato, o addirittura non viene nemmeno
Capita che un evento imprevisto ci faccia capire che stiamo correndo troppo nella nostra vita.
L’autunno è una stagione perfetta per disintossicarsi. Non solo nutriamo il nostro organismo con alimenti

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Inverno vivere lo yoga

Vivere lo Yoga – n.72 * Un inverno di benessere

E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al mondo dello yoga e dell’Oriente. 

96 pagine tutte da leggere!
Tra i vari argomenti trattati dalla rivista:

  • la magia del respiro
  • sogni d’oro con le Asana
  • chiedimi se sono felice
  • yoga in ufficio

Trovate anche il mio articolo

Un inverno di benessere e senza stress — Eccone un breve estratto:

[…]

Nutrirsi per prevenire lo stress

Il cibo che ingeriamo è la prima fonte della nostra salute. Se scegliamo alimenti che creano un accumulo di tossine nel nostro organismo, anche le nostre difese immunitarie ne risentiranno. Ciò non significa seguire regole rigide, ma stare attenti alla qualità e alla varietà della nostra dieta. Cereali, patate, soia, frutta secca e oleaginosa (datteri, fichi, mandorle, noci, nocciole, ecc.), verdure e frutta fresca sono indispensabili per nutrirsi senza sovraccaricarsi di tossine.

Particolarmente benefico in inverno è il frutto del melograno, ricco di sali minerali (tra cui potassio, manganese, zinco, rame e fosforo), di vitamine (A, B, C, E e K) e di flavonoidi (il succo è un concentrato di antiossidanti naturali).

[…]

L’energia del tè matcha

Originario del Giappone, il tè verde matcha si ottiene da foglie finemente lavorate e ridotte in polvere. È usato nella tradizionale cerimonia del tè e nella preparazione di varie ricette dolci. Questa bevanda si rivela una fonte di energia e un buon rimedio anti-stress, grazie alle essenze contenute nelle foglie. In esse troviamo infatti vitamine (A ed E), betacarotene, e sostanze antiossidanti chiamate catechine, che svolgono un’efficace azione antinfiammatoria.

Continua tra le pagine di Vivere lo Yoga n. 72

Inverno vivere lo yoga

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 70 di Vivere lo Yoga di settembre-ottobre 2016. Come sempre trovate tanti articoli
Non è ancora uscito in Libreria ed è già molto richiesto da tante persone desiderose

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Galina Shatalova, consigli per una vita sana

Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”.

Questa massima del filosofo e medico greco Ippocrate rimane ancora una grande verità. Viviamo in un’epoca con profonde e diffuse contraddizioni: da un lato, nei paesi del cosiddetto Nord del mondo c’è talmente un’abbondanza di cibo che si sta manifestando negli ultimi anni il fenomeno preoccupante dell’obesità nei bambini; dall’altro, nei paesi del Sud del mondo si verifica la situazione opposta e ciò a causa dei gravi squilibri nella distribuzione internazionale degli alimenti, unita a politiche economiche che favoriscono gli interessi delle grandi multinazionali e delle industrie alimentari, a discapito dei bisogni reali delle persone.

Il Metodo di Guarigione NaturaleIl cibo rimane un “elemento chiave” del nostro benessere, oltre che della nostra economia. Galina Shatalova, medico chirurgo nata nell’ex URSS ( precisamente ad Aşgabat, città dell’attuale Turkmenistan), nella sua lunga e intensa vita (è deceduta all’età di 95 anni) ha sempre dato importanza proprio a questo aspetto. Per lei, che ha lavorato presso l’Istituto di Ricerche Spaziali dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, una sana alimentazione prevede l’assunzione in particolare di: verdura, frutta, bacche, cereali, semi e vari tipi di noci.

Questo è uno dei “segreti” svelati da Galina Shatalova nel libro “Il Metodo di Guarigione Naturale” (Macro Edizioni, 2016), in cui spiega alcune regole per mantenersi in forma e per prevenire disturbi molto diffusi, in particolare, in Occidente, come il sovrappeso, che porta con sé gravi conseguenze psico-fisiche.

Oltre a una sana alimentazione, Galina Shatalova ci suggerisce altre dritte per stare bene, come la pratica della respirazione completa, un esercizio che chi pratica yoga conosce già.

Perché è fondamentale conoscere e “lavorare” sul respiro?

Perché, come spiega lei stessa nel libro qui citato: “La respirazione conferisce un certo ritmo al pensiero, all’essenza spirituale e alla ricchezza emotiva dell’individuo, alla sua attività mentale, alla circolazione, all’alimentazione e alla termoregolazione”.

Importanti quindi il respiro addominale e quello toracico.

Galina Shatalova ci suggerisce questa sequenza nell’inspirazione: si espande prima la pancia, poi si abbassa il diaframma, il torace si allarga e anche la zona sovraclaveare si apre. L’espirazione ha la sequenza inversa.

Per fare il pieno di aria buona vengono consigliati luoghi come un bosco, la riva di un fiume o di un lago, e meglio ancora in collina, possibilmente alle prime ore della mattina.

Indispensabile per una buona qualità di vita è poi il movimento fisico. Anche in questo caso, Galina Shatalova suggerisce una serie di esercizi, molti tratti da sequenze yogiche, come “il cane che si stira” e “il saluto al sole”.

“Il Metodo di Guarigione Naturale” è un testo agile da leggere, ricco di informazioni, che confermano ciò che il sistema yogico diffonde da millenni, ovvero una serie di pratiche sane basate su un certo tipo di alimentazione (preferibilmente vegetariana), su un lavoro di pranayama e su asana. A ciò Galina Shatalova aggiunge la pratica del sistema Nishi, che presuppone bagni di contrasto con aria e acqua.

Il libro “Il Metodo di Guarigione Naturale” può essere visto come una fonte da cui trarre ispirazione per migliorare la qualità della propria vita, pur sapendo che la salute passa sempre dalla prevenzione e da visite di controllo e da esami condotti da seri, affidabili medici specialistici.

Silvia C. Turrin

È immerso nel cuore dell'Himalaya, difeso da un complesso ambiente costituito da valli profonde e
Il medico e fisiologo indiano M.V. Bhole unendo le tecniche di Pranayama con le pratiche
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i cibi ricchi di magnesio

Primavera, percorsi detox e anti-stress

Sul numero 67 della rivista Vivere lo Yoga (marzo-aprile 2016) è pubblicato il mio articolo Primavera, percorsi detox e anti-stress

Eccone un breve estratto:

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i cibi ricchi di magnesio

Tra gli alimenti ricchi di magnesio, vi sono: mandorle; noci; cereali integrali; crusca; fragola; uva; verdure verdi; cacao.

Il Magnesio

Nella stagione primaverile è fondamentale assumere la giusta quantità di magnesio, sale minerale importante per il nostro organismo, poiché influisce sulla nostra vitalità. Infatti, oltre a essere elemento indispensabile per il nostro tessuto osseo, è altresì fonte della nostra energia, contribuisce a mantenere sani il sistema immunitario e il sistema nervoso. Nelle ossa e nei denti si trova circa il 65% del magnesio presente nel nostro corpo; l’altra parte è concentrata nei liquidi biologici, nel tessuto connettivo e nei muscoli.

Insieme a potassio, calcio e sodio, è un sale minerale necessario per la buona salute. Quando c’è una carenza si possono manifestare alcuni sintomi, tra cui ansia, stanchezza, insonnia. L’assunzione consigliata varia a seconda dell’età, dello stile di vita e da altri fattori soggettivi, e in media la dose è di 300 mg al giorno. Per un giusto apporto quotidiano, si possono privilegiare quegli alimenti ricchi di magnesio, tra cui: mandorla; noci; cereali integrali; crusca; fragola; uva; verdure verdi; cacao.

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 Anche l'ayurveda prevede varie ricette a base di spezie che aiutano a contrastare stati di affaticamento e insonnia --- foto news.nationalpost.com

Anche l’ayurveda prevede varie ricette a base di spezie che aiutano a contrastare stati di affaticamento e insonnia

Ricetta ayurvedica antifatica

Lasciare per una notte in ammollo nell’acqua 10-12 mandorle in precedenza sgusciate. Quando si sono ammorbidite metterle in un frullatore insieme a un bicchiere di latte caldo (gusto a scelta), zenzero fresco, cardamomo, una spolveratina di cannella. Aggiungere se si vuole un cucchiaino di miele.

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Continua tra le pagine di Vivere lo Yoga n.67

Altri contenuti che potete trovare all’interno di questo numero:

percepire il prana
art teraphy
combatti stanchezza mentale e stress
la vita è come una favola
di che chakra sei ?
tra stabilità e benessere
la disciplina porta alla pace
l’angolo vegano

E’ in edicola il numero 72 di Vivere lo Yoga, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non soltanto al
E’ in edicola il numero 71 di Vivere lo Yoga di novembre-dicembre 2016, con tanti nuovi articoli interessanti, legati non
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E’ già in edicola il numero 69 di Vivere lo Yoga di luglio-agosto 2016. Oltre a tanti articoli
Sul numero 67 della rivista Vivere lo Yoga (marzo-aprile 2016) è pubblicato il mio articolo Primavera, percorsi

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