Il Giappone viene spesso descritto come un Paese iper-tecnologico, frenetico, orientato quasi in modo maniacale alle novità informatico-ingenieristiche. Accanto all’indiscutibile modernità, sopravvive una dimensione profondamente religiosa, che si riscontra osservando le centinaia di templi abbarbicati sui monti o nascosti tra boschi e giardini. La maggior parte di questi edifici sacri è stata innalzata in onore delle divinità dello shintoismo, che rappresenta la religione più diffusa nel Sol Levante. Oltre il 60% della popolazione segue questo culto, in cui si ritrovano elementi di animismo e di panteismo.
Il culto della Natura
“Lo shintoismo fa così intimamente parte della vita quotidiana giapponese che la gente è a malapena consapevole della sua esistenza. Per i giapponesi, più che una religione è una parte permanente e impercettibile dell’ambiente che li circonda, come l’aria che respirano”. Così afferma Sugata Masaaki, studioso di shintoismo. Quello nato in Giappone è in effetti un culto sui generis che non ha nulla in comune con le fedi monoteiste, privo com’è di dogmi o di un’unica figura da celebrare. Il termine shinto deriva dall’unione di shen che significa “spirito” o “divinità” e to, parola cinese che indica la “via” o “sentiero”. Si può definire come religione della natura, caratterizzata da un ricco e vario pantheon di divinità, chiamate kami. Ogni aspetto del creato è motivo di venerazione: il cielo, la terra, un corso d’acqua, una montagna sono oggetto di adorazione. Persino le tempeste e il vento sono ritenuti simboli sacri. Basti pensare al mito risalente al XIII secolo, secondo cui, li assalti delle orde di mongoli che attaccarono l’isola di Kyushu con flotte imponenti, vennero bloccati dalle tempeste, considerate messaggi divini. È in quel periodo che nacque il termine kamikaze, letteralmente vento (kaze) delle divinità (kami), il cui significato col tempo ha tristemente mutato forma e contenuto. Il culto shintoista è un inno al creato. Ciò lo si può costatare camminando nei giardini dei santuari, dove si vedono alberi ritenuti sede di un kami, e perciò uniti all’elemento aria da una corda simbolica attorcigliata al tronco. Nel tempio di Heian a Kyoto, si può scorgere invece il legame tra l’acqua e le piante circostanti, collegati tra loro da una serie di rocce perfettamente in armonia con l’ambiente. Emblema di venerazione è anche il monte Fuji, sintesi perfetta della maestosa bellezza della natura.
La versione integrale dell’Articolo è possibile leggerla sul n. 27 della rivista Vivere lo Yoga
Copywrite 2011 Silvia C. Turrin