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Amadou Hampâté Bâ, grande pensatore africano da ri-scoprire

L’uomo è l’Universo in miniatura. L’uomo e il mondo sono interdipendenti. L’uomo è il garante dell’equilibrio della creazione”.

Questa frase racchiude la sensibilità e la prospettiva esistenziale d’insieme di uno dei più acuti intellettuali che l’Africa ha donato al mondo. Amadou Hampâté Bâ non è stato solo scrittore, come molti lo descrivono, ma anche uno storico, un poeta, un traduttore, nonché uno strenuo difensore delle antiche culture orali dei popoli. Egli è stato un Maestro, nell’accezione più ampia del termine, e continua a esserlo, grazie alle sue numerose opere che ha consegnato ai posteri.

Spicca a livello storiografico il libro L’empire Peul du Macina (con la Prefazione di Théodore Monod), in cui Hampâté Bâ, insieme a Jacques Daget, racconta in forma scritta le vicende del primo Impero coranico dell’Africa. Fondato da Cheikhou Amadou, semplice pastore di origine Peul, questo regno chiamato Macina si è esteso lungo l’attuale territorio del Mali. In questo testo diffuso solo in lingua francese (ricordiamo l’edizione apparsa nel 1975 pubblicata da Les Nouvelles Editions Africaines), Hampâté Bâ descrive per la prima volta da una prospettiva africana, locale, interna al Mali, le vicende di un Impero guidato da Amadou Hâmmadi Boubou, chiamato poi per le sue qualità e la sua saggezza “Cheikhou”, che significa guida spirituale. L’umile pastore, seguendo una visione profetica, è riuscito dal 1818 al 1853 a unire e a pacificare un mosaico di popoli con varie fedi.

La grandezza di quest’opera non deriva solo dai suoi contenuti e dalla storia svelata connessa all’Impero di Macina, ma scaturisce dal lungo, minuzioso lavoro di ricerca compiuto da Hampaté Bâ, durato ben 15 anni. Prima di pubblicarlo, l’autore ha ascoltato le narrazioni di centinaia e centinaia di persone (circa mille!), delle quali ne ha conservate solo 80 ritenendole testimonianze affidabili. Questo lavoro scrupoloso realizzato da Hampaté Bâ è solo un esempio della sua grandezza e del fervore con cui ha voluto traslare per iscritto una ricca cultura orale.
Altra sua opera emblematica e rilevante è L’étrange destin de Wangrin (in italiano L’interprete briccone, ovvero lo strano destino di Wangrin, Edizioni Lavoro 2002), chiara denuncia della corruzione e dell’arroganza del colonialismo francese. Il protagonista Wangrin, persona reale, amico di Hampaté Bâ, viene descritto come un eroe che utilizza l’arma dell’ironia per denigrare e combattere i soprusi dei colonialisti. Un libro in cui riecheggia la tradizione orale dell’Africa occidentale, e che è valso al suo autore, nel 1973, il Grand Prix Littéraire D’afrique Noire.

Sintetizzare tutto ciò che ha compiuto Hampâté Bâ nel corso della sua intensa vita (1900-1991) è impresa ardua. Ecco perché invitiamo i nostri lettori a leggere le sue Memorie, da lui scritte durante gli ultimi anni della sua esistenza. In italiano sono stati pubblicati i primi due volumi Amkoullel l’enfant peul e Oui mon commandant!, editi dalla Ibis (Amkoullel il bambino fulbe, 2001; e Signorsì, comandante!, 2006).

Il primo traccia le vicende giovanili di Amadou Hampâté Bâ, detto Amkoullel; il secondo ripercorre sempre con ironia, sagacia e acume la sua esperienza (breve, poiché per sua volontà se ne distaccò) come funzionario dell’amministrazione coloniale francese, in servizio nell’ex Alto Volta, l’attuale Burkina Faso. Per recuperare la trilogia completa delle sue Memorie bisogna affidarsi al volume edito dalle edizioni Actes Sud, dove sono incluse le tre storie Amkoullel l’enfant peul; Oui mon commandant!, Sur les traces d’Amkoullel l’enfant peul. Volume straordinario, incluso nella collana “Thesaurus”, dove si ritrovano le opere dei più grandi scrittori del mondo, tra cui Ovidio, Voltaire, Ibn Khaldun, Dostoïevski. Nelle sue Mémoires è racchiusa una complessa, variegata tradizione africana. Come egli stesso scrive: “Non c’è una sola Africa, non c’è un solo uomo africano, non c’è un’unica tradizione africana valida per ogni regione e ogni etnia”. Hampâté Bâ racconta la sua Africa, quella da lui vissuta direttamente o indirettamente attraverso le voci di preziosi testimoni, depositari del passato. Nei suoi scritti si percepisce la presenza del sacro, del potere dell’invisibile, del senso della comunità, del legame con gli antenati e dal ruolo centrale della figura della madre. Come si evince dalle sue Mémoires: “Un Peul può disobbedire al padre, però mai a sua madre. La regola è assoluta”. Gli scritti di Hampâté Bâ restituiscono al lettore contemporaneo immagini, paesaggi, simboli religiosi, volti di donne e uomini di un’Africa pervasa da mille voci, colori, dove il legame tra i vivi e i morti rimane ancora forte. L’anima di Hampâté Bâ aleggia ancora nella sua terra d’origine, forse con un po’ d’inquietudine difronte alle recenti vicende caotiche del Mali, una terra dove la cultura dovrebbe avere il sopravvento, ricreando quell’unità a sua tempo promossa dal semplice pastore Cheikhou Amadou.

Silvia C. Turrin
L’articolo è on line anche sul sito di SMA Afriche


Letture consigliate:

Amadou Hampâté Bâ, Mémoires, Actes Sud, 2012, 864 pagine
Amadou Hampâté Bâ, Il Saggio di Bandiagara, Neri Pozza, 2001, 248 pagine
Amadou Hampâté Bâ, Amkoullel il bambino fulbe, Ibis, 2001, 432 pagine
Amadou Hampâté Bâ, Signorsì, comandante!, Ibis, 2006, 421 pagine

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