A Davos 2020, due giovani africane ambientaliste fanno sentire la loro voce

In questi giorni si stanno svolgendo, nella fredda cittadina svizzera di Davos, vari summit in occasione del World Economic Forum 2020. Tra i protagonisti, oltre ai noti politici e agli economisti abbiamo visto Greta Thunberg. Ancora una volta, anche da questo palcoscenico, ha lanciato il suo chiaro messaggio, ovvero che il clima sta cambiando e che questa questione riguarda tutti, al di là delle frontiere.

«La nostra casa è ancora in fiamme, niente è stato fatto. Mi chiedo, in quale modo spiegherete ai vostri figli il vostro fallimento e quale scusa userete per averli lasciati da soli ad affrontare il caos del clima che voi stessi avete generato?», ha chiesto Greta a coloro che hanno nelle loro mani il potere decisionale di cambiare il sistema economico che ha sinora sfruttato ampiamente le risorse del pianeta.

Però, accanto a Greta, abbiamo visto che altri teenager, provenienti da varie zone del mondo, impegnati concretamente nella tutela ambientale. Tra questi ci sono due ragazze provenienti dall’Africa che stanno portando avanti progetti basati sullo sviluppo sostenibile. Progetti che si prendono cura della “nostra casa comune” (definizione, questa, estrapolata dalla bellissima e attualissima Lettera Enciclica Laudato sì di Papa Francesco sulla cura della casa comune, uscita nel 2015).

Dal Sudafrica, Ayakha Melithafa

Ayakha Melithafa ha 17 anni ed è un’attivista per l’ambiente. Vive a Eerste River, nella regione sudafricana del Western Cape e sta rappresentando i giovani ambientalisti del Sudafrica a Davos. Cosa l’ha spinta ad attivarsi? La sua famiglia e il luogo dove è nata. Sua madre lavora nel settore agricolo, un lavoro che ha fatto emergere sempre di più la centralità dell’acqua. Sì, perché negli ultimi anni nella zona di Cape Town l’acqua è sempre più scarsa: un problema che minaccia la sopravvivenza di persone, animali e di interi ecosistemi. La crisi idrica del Western Cape ha avuto un picco tra il 2015 e il 2018 a causa della siccità.

Ciò ha spinto Ayakha a mobilitarsi, partecipando sia all’African Climate Alliance – un gruppo di giovani che organizzano scioperi per il clima a Cape Town – sia all’iniziativa denominata Project 90 entro il 2030. Con queste azioni Ayakha, insieme ad altri giovani africani, chiede una nuova politica economica, non più basata sulle fonti di energia fossili (carbone e petrolio); chiede inoltre l’avvio di una fase di transizione ecologica in Sudafrica, che permetta di portare il paese verso un sistema basato sulle energie rinnovabili. Nel 2019, Ayakha, insieme a Greta e ad altri 14 ragazze e ragazzi, è stata tra le firmatarie e sostenitrici della petizioni, poi portata al Comitato ONU per i diritti dell’infanzia, con cui si dichiarano le potenze economiche mondiali colpevoli di inazione in merito alla crisi climatica in atto.

Dallo Zambia, Natasha Mwansa

 

Natasha è una giovane giornalista di soli 18 anni, impegnata in vari programmi. Attraverso il suo lavoro denuncia e condivide quelle violazioni a danno dei diritti delle giovani minorenni, costrette per esempio ancora a sposarsi prima dei 18 anni. Natasha ha poi creato una Fondazione (che porta il suo nome) attraverso la quale avvia iniziative volte a gettare le basi dello sviluppo di una società in cui i giovani vengano ascoltati, valorizzati e curati. Per il suo impegno e attivismo è stata inserita nell’African Union Commission’s Youth Advisory Board.

Silvia C. Turrin

Foto: 247news.africa; En24 Africa; Daily Maverick.

L’articolo è on line anche sul sito SMA Africa

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