Mindfulness Immaginale e la capacità di darsi – Intervista a Selene Calloni Williams

Alcune persone, un po’ confuse sul concetto e sulla pratica della Mindfulness, mi chiedono: “Perché ti sei avvicinata proprio alla Mindfulness Immaginale? Cos’ha di diverso rispetto agli altri corsi proposti in Italia?”. Io rispondo in modo semplice, spiegando come la Mindfulness Immaginale sia uno straordinario ponte di collegamento tra la pratica meditativa tipica dell’Oriente e l’approccio psicologico immaginale nato in Occidente.

La Mindfulness Immaginale, sviluppata da Selene Calloni Williams e dal reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, è rispettosa delle basi filosofiche da cui deriva; infatti, essa è incentrata sulla corrente Theravada, ovvero quella scuola buddhista che più si avvicina agli insegnamenti originari dell’Illuminato e da cui traiamo i principi e le pratiche della meditazione.

Selene Calloni Williams e il reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, monaco buddhista Theravada

Bisogna capire che il mondo della Mindfulness si è ormai diversificato. Essendo diventata molto popolare e “di moda”, all’interno della Mindfulness sono sorti approcci puramente materialistici, che non tengono abbastanza in considerazione la dimensione “sacra”, “invisibile” insita invece nella Mindfulness primeva , così come ci è giunta a noi dall’Oriente.

Certo, i confini tra Oriente e Occidente sono diventati labili, almeno dal punto di vista di talune tendenze e modus vivendi legati alla globalizzazione: dall’uso dei medesimi mezzi di comunicazione alla diffusione di modelli socio-tecnologici simili. Possiamo affermare come la Mindfulness Immaginale permetta di approcciarsi alla vita occidentale in maniera più lucida e consapevole. Essa ci aiuta a rimanere attenti alla realtà circostante e ai fenomeni che accadono, restando al contempo ancorati alla dimensione spirituale, sacra.

I ritmi esistenziali in Occidente, o meglio, nel cosiddetto “Nord del Mondo”, continuano a essere frenetici e offuscati da un’innumerevole quantità di distrazioni; la visione materialista appare ancora forte, sebbene vi siano piccole minoranze di persone, con visioni anche tra loro molto differenti, che si sono allontanate proprio dall’eccesso di materialismo per abbracciare stili esistenziali frugali e ispirati a qualche forma di devozione: chi verso la religione cristiana, chi verso il buddhismo, chi verso un approccio più panteistico.

Selene Calloni_Williams, ideatrice di Imaginal Academy – L’Accademia degli Immaginalisti

Come la mia maestra Selene Calloni Williams spiega nei suoi corsi organizzati con Imaginal Academy, “Praticare la Mindfulness Immaginale, significa seguire un cammino “controcorrente”, attraverso il quale tutti i valori del mondo vengono trasvalutati. Il mondo è fondato sugli attaccamenti e la meditazione porta allo scioglimento degli attaccamenti e al Nirvana, cioè alla liberazione dall’illusione di esistere come individuo separato dal tutto. Le sensazioni di mancanza sono passaggi segreti che portano verso il mondo infero, il regno dell’anima e quindi vanno coltivate attraverso la meditazione. Il meditante deve andare nella direzione da cui tutti gli altri fuggono, smettere di agitarsi per contrastare la natura, e alleandosi con essa incamminarsi impeccabilmente verso la liberazione finale”.

La Mindfulness rischia di venire snaturata, ecco perché credo sia giusto fare chiarezza in un tempo storico in cui le mode e la tendenza del “tutto e subito” rischiano di avere il sopravvento; rischiano di creare più confusione e poche certezze tra le persone.

E per fare chiarezza ho voluto intervistare ancora una volta la mia maestra, Selene Calloni Williams. L’occasione è avvenuta in un bellissimo pomeriggio di giugno; ci stavamo avvicinando al crepuscolo e la natura ci ha regalato suoni e colori avvolti da sfumature poetiche. Il canto degli uccellini ci ha accompagnate durante questo interessante dialogo.

Un dialogo indirizzato a chi già certamente conosce la Mindfulness Immaginale, un dialogo rivolto anche a tutte quelle persone che sentono sia giunto il tempo di praticare un cammino controcorrente…

L’importanza della dimensione sacra

Inizio l’intervista a Selene porgendole una domanda introduttiva, ma importantissima per decifrare l’epoca in cui stiamo vivendo.

Silvia: Quanto è importante la Mindfulness Immaginale in un periodo storico come quello che stiamo vivendo? Un periodo in cui sembra che tutto sia dominato dal caos. Un periodo in cui tante persone si sentono distratte e confuse? Come la Mindfulness Immaginale può trasformare l’inconsapevolezza in consapevolezza e il disordine in armonia?

Selene: La Mindfulness Immaginale può fare tantissimo, però bisogna che la gente la pratichi. La Mindfulness Immaginale può ristabilire un legame con tutto ciò che è connesso alla dimensione invisibile. Per esempio, aiuta a migliorare sia la qualità del sonno, sia il nostro rapporto con il nostro corpo. Una persona che riesce a dormire bene, risulta essere meno ansiosa, e quindi è meno agitata. Per trasformare il caos bisogna partire dalle persone. Bisognerebbe che si incominciasse con l’instaurare/ristabilire una maggiore fiducia verso il proprio corpo, verso i propri organi, perché moltissimi individui ormai vivono come se il corpo fosse un oggetto, una macchina; hanno dimenticato il rapporto profondo con gli organi, con la dimensione sacra del corpo. Per Jung gli organi sono gli Dèi, mentre per gli sciamani sono i nostri avi. Certamente non sono semplici oggetti meccanici. Eppure l’uomo sembra avere con il corpo lo stesso rapporto che ha con una macchina, con un computer, solo che il corpo può ammalarsi, può cedere, invecchiare, può dar fastidio. Il corpo ha delle richieste. Questo aumenta l’ansia, la sua frustrazione e ciò, talvolta, può tradursi in violenza e può causare violenza, o incomprensione verso gli altri, perché non comprendere il proprio corpo significa anche non comprende gli altri. Significa anche spezzare il rapporto con l’invisibile. Se questo accade, allora si vive nell’ansia e nella paura.

Silvia: Spiegando la Mindfulness Immaginale ai neofiti e non solo, ho notato come talune persone pensino che per praticarla occorre rimanere in silenzio, in solitudine, al chiuso, e meditare nella classica postura del loto o a gambe incrociate. Anche su questo bisogna fare chiarezza…

Selene: Meditare non significa soltanto rimanere a gambe incrociate e a occhi chiusi. Anzi, è proprio quando una persona deve fare qualcosa per uscire dallo stato di meditazione che si rivela un vero meditante, non quando deve fare qualcosa per mettersi in meditazione. È uscire dallo stato meditativo che fa la differenza tra un praticante o meno. Di fatto, la meditazione è una propaggine della vita, di una vita vissuta in uno stato di consapevolezza. Praticare la Mindfulness Immaginale significa cercare di essere consapevoli, significa sentire/ascoltare con attenzione cosciente. La meditazione è attenzione.

Se una persona è attenta, soffre anche meno. Le persone sono distratte perché hanno paura, hanno paura perché sono in ansia, sono in ansia perché non stanno attente all’invisibile, non guardano le cose in profondità, perché non meditano. Tutto questo si rivela un circolo vizioso. La meditazione può ricondurci in un circolo virtuoso, ovvero: guardo le cose con attenzione, le guardo con profondità, sono consapevole, diminuisco l’ansia, diminuisco la paura e riesco a essere sempre più consapevole, meno distratto. La distrazione è originata proprio da ansia e da paura, le quali provocano superficialità, che a sua volta è causata dalla paura di andare in profondità nelle esperienze di vita. La Mindfulness Immaginale è di enorme beneficio per chi vuole seriamente uscire da questa gabbia.

Silvia: Anche in Italia la mindfulness ormai è inflazionatissima. Viene inserita in tanti contesti come fosse qualcosa di ludico, di facile e sbrigativo. Viene insegnata in certi corsi o seminari a numerosi gruppi di persone, senza prestare l’attenzione in modo specifico alle esigenze e peculiarità di ciascuno. Non si rischia una eccessiva semplificazione?

Selene: La semplificazione non è un rischio, si vede già. La situazione è già così, la mindfulness viene snaturata. Semplificare di per sé non sarebbe sbagliato, ma in questa semplificazione, se eccessiva, si rischia di stravolgere i fondamenti e i contenuti della Mindfulness stessa.

Portare la meditazione a tutti, che di per sé è un buon intento, in realtà è difficile, poiché il processo di semplificazione può trasformarsi in un processo in cui la mindfulness viene deformata. Si finisce così per perdere il suo nucleo centrale, che è il recupero del sacro, della capacità di darsi, di amare, di ritrovare l’unione con il Tutto. La mindfulness se snaturata diventa esattamente l’opposto, cioè qualcosa che parte dall’io e che ha come fine il rinforzo delle categorie dell’io. Mentre la meditazione dovrebbe essere esattamente l’opposto, cioè il superamento e la dissoluzione dell’io. Fare e praticare la Mindfulness Immaginale significa avviare i processi di depersonalizzazione e di smaterializzazione del reale; significa anche lasciare andare gli attaccamenti e coltivare per sé e per il mondo la Pace.

Per approfondire si consiglia la lettura del libro “Mindfulness Immaginale”

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