Il retaggio della Mesopotamia

La Mesopotamia é una regione che da sempre affascina, per l’importanza storico-archeologica che la contraddistingue. Nonostante la forte instabilità che ha colpito l’area negli ultimi due secoli e le guerre che la stanno deturpando, questa zona continua a sorprendere.

L’antica Terra fra i due fiumi

 

L’antica Mesopotamia è quella “terra fra i due fiumi” dove sorsero le prime città, come Uruk, Ur e Zabala. Nella piana fertile fra il Tigri e l’Eufrate si sviluppò l’agricoltura e in questa stessa area si evolsero i rapporti economici, sociali e culturali. Fu qui, che grandi popoli quali gli Assiri, i Babilonesi, i Sumeri, partendo da argilla lasciata essiccare, elaborarono la scrittura cuneiforme.

Partendo anche da questi rimandi storici, Stephanie Dalley, già docente all’Università di Oxford ed esperta di Mesopotamia, ha sintetizzato una corposa ricerca che mette in luce quanto diversi popoli abbiano attinto da numerosi elementi sorti proprio nella mezzaluna fertile.

il-retaggio-della-mesopotamiaNel libro The legagy of Mesopotamia uscito nel 1998 per la Oxford University Press, e pubblicato nel 2016 da Adelphi (tradotto da Adriana Bottini), Stephanie Dalley mette a confronto varie culture e sottolinea come tante civiltà siano in qualche modo debitrici di svariati saperi germinati in Mesopotamia. Scopriamo così che persino nella Bibbia, in particolare nella Genesi e nell’Esodo, si possono individuare riferimenti a poemi e storie babilonesi. Parallelismi si ritrovano nella storia del Diluvio, che è raccontata già nell’Epopea di Gilgames.

E ancora, testi giuridici cuneiformi sembra costituiscano la base di altri importanti libri biblici, come il Deuteronomio coi suoi precetti. Influenze mesopotamiche vengono rilevate da Stephanie Dalley anche nel mondo dell’antica Grecia: basta osservare per esempio tavolette d’argilla provenienti da Cnosso, confrontandole con quelle cuneiformi di origine paleo-assira. Ma queste e altre influenze hanno toccato molte altre terre, molte altre civiltà, raggiungendo persino l’India.

Ciò dimostra che le conoscenze nate a Babilonia e a Ninive hanno varcato confini geografici e culturali, intrecciandosi e adattandosi ad altre tradizioni, ad altri modus vivendi. Tutto questo fa emergere l’urgenza di altre ricerche, di altri scavi archeologici e di altri studi sul campo. E l’urgenza di pacificare molte zone (dall’Iraq alla Siria) di quella regione un tempo meglio conosciuta con il nome di Mesopotamia, per consentire nuove ricerche archeologiche. Ricerche da portare avanti non più con l’intenzione di saccheggiare culture altre, bensì di ri-valorizzarle.

Silvia C. Turrin

 


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