Un angolo di Tibet nella verde Toscana

Reagire di fronte alle avversità, guardando avanti senza vittimismi. È questo l’atteggiamento positivo e propositivo dei monaci che abitano presso l’Istituto Lama Tzong Khapa − uno dei centri più importanti del Buddhismo Mahayana in Europa − dal quale, con amore, elargiscono semi di pace e insegnamenti per un cammino di crescita interiore.

Immerso nei tranquilli e suggestivi paesaggi della natura di Pomaia, piccolo borgo del pisano, l’Istituto, fondato nel 1976 dal Maestro tibetano Lama Thubten Yesce, ha subito un devastante incendio poco dopo l’alba del 26 dicembre 2008. Il rogo, dovuto a un corto circuito, ha distrutto completamente il gompa principale, la grande sala di meditazione, volatilizzando per sempre nell’aria oggetti di inestimabile valore: antichi libri, preziosi testi tibetani (alcuni offerti in dono dall’attuale Dalai Lama, ospite del centro in quattro diverse occasioni), statue, l’altare, e tangke (dipinti realizzati su tela, impreziositi da broccato, in cui sono raffigurate immagini mistiche di divinità). Questo incendio lo considero il segno positivo di una grande purificazione e di incremento a uno sviluppo ancora più grande dell’Istituto. Sebbene siano andate distrutte le statue dei Buddha, queste possono essere sostituite con altre. Dato che sua santità il Dalai Lama è ancora vivente, la ricostruzione del gompa e le nuove statue possono essere un’occasione per invitarlo a benedire la nuova struttura”. Con questo incoraggiamento, il grande Maestro tibetano Dagri Rinpoce, ha inaugurato, il giorno dopo il rogo, il corso di Dharma, trasmettendo così un primo, importante insegnamento alle 120 persone accorse per apprendere i principi del Buddhismo. Lama Rinpoce, nato in Tibet nel 1958, nonostante il tragico evento, ha condotto con ancor più consapevolezza ed entusiasmo i vari incontri che erano stati da tempo programmati, basati in particolare sul testo L’essenza delle buone spiegazioni, fulcro di tutte le pratiche spirituali rivolte alla liberazione dalla sofferenza.

Rigenerarsi con serenità e rigore morale
Un vivido, esteso oceano di pace è la sensazione immediata che si prova una volta oltrepassata l’arcata di pini marittimi, olivi, cipressi e altre piante rigogliose, passaggio naturale che conduce a un luogo dove il tempo è scandito da riti dall’alto significato contemplativo. L’Istituto, caratterizzato da un’architettura semplice, in armonia con il paesaggio circostante, pur distinguendosi per bellezza e imponenza, è attorniato da un verdeggiante parco e da giardini colorati da fila di variopinte bandiere tibetane, da statue votive di Buddha e Lama, oltre che da una serie di stupa, dedicati dai discepoli ai loro Maestri. Sacro e antico simbolo buddhista, lo stupa rappresenta la mente nello stato di illuminazione e, al contempo, il percorso verso la piena e completa realizzazione spirituale. Monaci, monache, studenti, ma anche gli ospiti che ne conoscono la sacralità, camminano in senso orario attorno a questo simbolo buddhista, recitando mantra o meditando, in modo da arrecare beneficio a sé e agli altri esseri senzienti. L’ambiente, avvolto da silenzi, preghiere e sorrisi, genera calma e distensione mentale, diventando una sorgente a cui abbeverarsi per ritrovare o conoscere in profondità se stessi. Ad ogni ospite che frequenta un seminario o un corso è consegnata una tessera annuale, sulla quale sono evidenziati i cinque precetti da seguire per il rispetto di sé, degli altri esseri senzienti e di ogni creatura. Le cinque regole di comportamento sono: non uccidere nessun essere vivente; non prendere ciò che non è stato dato; non avere una condotta sessuale scorretta; non dire il falso; non fare uso di intossicanti (droghe, alcool e tabacco). Poiché, chi si avvicina all’Istituto desidera raggiungere uno stato di maggiore consapevolezza, la disciplina etica costituisce le fondamenta per la realizzazione della mente ed è la naturale estensione di una determinata visione del mondo, in cui sono centrali l’amore, la compassione e la saggezza.

Studi, incontri e attività non solo per buddhisti
L’Istituto Lama Tzong Khapa è uno dei 140 centri di meditazione sparsi per il mondo che sostiene la Fondazione per la preservazione della tradizione Mahayana (FPMT), organizzazione internazionale orientata alla trasmissione dei valori della corrente buddhista Mahayana, detta anche “Grande Veicolo”. Questa scuola, differente da quella denominata Theravada (ovvero la “Via degli anziani”, diffusasi in particolare in Birmania, Thailandia, Cambogia, Laos e Sri Lanka), s’ispira al Sutra del Loto e proclama la superiorità spirituale della via del Bodhisattva. Tra i programmi educativi più rilevanti del centro vi sono i corsi specificamente dedicati agli studi buddhisti, ovvero: il “Master Program”, della durata di cinque anni e uno di ritiro, volto a formare docenti di buddhismo; il “Basic Program”, corso intensivo residenziale in studi buddhisti, basato sui principali testi di sutra e tantra; “alla scoperta del buddhismo”, sviluppato nel corso di 14 incontri con cadenza bimestrale. Oltre a ritiri e a percorsi spirituali impostati sugli insegnamenti del Buddha storico, si tengono svariati seminari, indirizzati anche a coloro i quali non praticano il Dharma, ma si sentono vicini alla sua filosofia. Dal Reiki al Qi Gong, dal counseling al Tai Chi Chuan, in questo angolo di Tibet abbarbicato sui colli pisani, si possono vivere diverse esperienze formative che portano a una profonda calma interiore. È possibile anche partecipare attivamente alla vita dell’Istituto in qualità di volontari, svolgendo diverse mansioni, come cucinare, occuparsi del giardinaggio o rassettare le camere. Ogni volontario ha vitto e alloggio gratuiti, oltre che l’opportunità di praticare le meditazioni e di seguire gli insegnamenti.

Un appello per aiutare la ricostruzione
L’incendio, che ha colpito l’Istituto le prime ore del 26 dicembre, ha causato ingenti danni, non solo materiali. Dagri Rinpoce, durante l’inaugurazione del corso da lui condotto, ha voluto evidenziare che il giorno in cui sono divampate le fiamme, corrispondeva, secondo il calendario tibetano, al momento più propizio per lanciare le moltitudini contro le interferenze. “Ciò che è accaduto – ha affermato – va considerato come l’annientamento di quegli intralci alla pace e all’unità delle forze positive”. Molti i messaggi di sostegno espressi da varie fedi religiose (tra cui la Comunità Valdese, la Comunità Islamica, la Chiesa Cattolica, la Soka Gakkai Italia e la Comunità Zen).

La ricostruzione, tuttavia, comporterà un notevole dispendio di energie e denaro. Chi volesse manifestare la propria solidarietà, inviando un sostegno concreto, può contattare la Direzione dell’Istituto Lama Tzong Khapa (e-mail: info@iltk.it).

È stato inoltre aperto un conto corrente, dove devolvere piccole o grandi somme. Anche un modesto contributo può far la differenza. Come disse Madre Teresa di Calcutta: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

Per ulteriori informazioni:
visita il sito web dell’Istituto Lama Tzong Khapa

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