Il parco del Virunga minacciato dal petrolio

Si estende per quasi 800mila ettari di territorio e racchiude al suo interno rare specie animali, oltre che una ricca vegetazione, habitat ideale per i gorilla di montagna. Stiamo parlando del Parco nazionale dei Monti Virunga, iscritto dall’Unesco, nel 1994, nella lista dei patrimoni dell’umanità, al fine di proteggerlo dalle continue minacce provenienti dalle attività dell’uomo.

Trovandosi in una delle aree più rigogliose dell’Africa, è un vero e proprio polmone verde, che richiama purtroppo vari interessi illeciti: quelli dei bracconieri, desiderosi di accumulare denaro attraverso il contrabbando di specie animali in via d’estinzione, e gli interessi di multinazionali straniere, attirate dagli enormi giacimenti minerari. Si tratta di pericoli che incombono sempre su questo parco, nonostante i numerosi interventi di conservazione di associazioni ambientaliste. Una delle ultime minacce proviene dalla SOCO e dalla Dominion, società britanniche interessate a realizzare ricerche e perforazioni per appurare se la foresta nasconda sotto al suo suolo l’oro nero, il petrolio.

Il WWF ha lanciato l’allarme: “I progetti d’estrazione petrolifera delle aziende britanniche saranno letali per la preziosa e fragile biodiversità della regione, che comprende scimpanzé, ippopotami, elefanti”. Quella delle aziende britanniche è un’iniziativa che calpesta in modo clamoroso tutti i tentavi di proteggere questo ecosistema, la cui tutela va di pari passo con l’esistenza dei gorilla di montagna, che popolano le pendici boscose dei monti Virunga. Nel parco, se ne contano solo 200 esemplari. In passato – lo ricordiamo – la biologa statunitense Dian Fossey aveva lanciato una dura e pacifica battaglia contro i bracconieri, losche figure che, senza alcuno scrupolo, l’hanno uccisa. Nel mondo sono rimasti soltanto 800 esemplari di gorilla di montagna.

Natura contro interessi economici
I progetti britannici d’esplorazione petrolifera minacciano anche la popolazione locale, la quale negli ultimi anni ha accolto con entusiasmo e consapevolezza l’idea che proteggere il Parco significa ottenere anche vantaggi economici e sociali; infatti, il turismo viene alimentato grazie alla presenza di una fauna e flora uniche al mondo e con esso giungono all’interno del parco importanti introiti, che permettono di migliorare le condizioni di vita delle genti che lavorano nell’area protetta. Tra questi vi sono tanti pescatori, circa 30mila, impegnati in progetti ittici sostenibili nelle acque del Lago Edward, incluso nei confini del Parco nazionale dei Virunga.

Per non comprometterne il delicato equilibrio ambientale, il WWF ha chiesto al governo della Repubblica Democratica del Congo di applicare sia le leggi in vigore di salvaguardia del Parco, sia le convenzioni internazionali sulla tutela delle aree protette.

La decisione della SOCO e della Dominion giunge in un periodo molto delicato per la nazione del centro Africa. La guerra nella zona orientale del Paese si è placata, dopo anni di tensioni interetniche e politiche, alimentate da interessi per la spartizione delle risorse naturali nascoste nel sottosuolo. La richiesta delle due società britanniche rischia di risvegliare insanabili appetiti economici, indirizzati ancora allo sfruttamento di coltan, oro e dei richiestissimi idrocarburi, gas e petrolio.

L’articolo era stato originariamente scritto e poi pubblicato sul sito web di SMA Africa

 

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