Ricordando Patrice Lumumba, a 60 anni dal suo assassinio

Patrice Lumumba è considerato il principale artefice dell’indipendenza del Congo e strenuo sostenitore dell’unità africana. Il 17 gennaio 2021 ricorrono i 60 anni dal suo barbaro assassinio. Desideriamo ricordarlo ripercorrendo le tappe principali del suo cammino esistenziale.

Chi era Patrice Lumumba

Patrice Lumumba nacque il 2 luglio 1925 nell’allora Congo belga (l’attuale Repubblica democratica del Congo). Come molti personaggi politici africani, anche lui frequentò le scuole gestite dai missionari (nei primi anni frequentò scuole cattoliche, poi si iscrisse a quelle protestanti). All’epoca, il Congo era una colonia belga e l’educazione non era affatto una priorità per Re Leopoldo II del Belgio che, di fatto, aveva trasformato questa grande nazione in suo possedimento personale. Come all’epoca accadeva anche in altri stati africani colonizzati da potenze straniere (europee), l’educazione era concepita per “indottrinare” i coloni al fine di renderli “malleabili” e facilmente controllabili. In varie scuole missionarie, però, si potevano trovare altre opportunità e approfondire particolari tematiche. Così fece Lumumba. Da autodidatta iniziò a interessarsi della storia, non solo africana, e si avvicinò anche alle scienze politiche e alle dinamiche internazionali.

Saccheggio delle risorse minerarie del Congo

Mente brillante, attenta e curiosa, lavorò come giornalista, e poi come impiegato in una società mineraria. Quest’ultima attività fu per lui rivelatrice, poiché si rese conto dell’enorme saccheggio da parte del Belgio e di varie multinazionali delle ingenti risorse minerarie presenti in Congo. Un saccheggio di fatto a senso unico, poiché la popolazione locale non traeva alcun vantaggio – se non sfruttamento occupazionale e soprusi di stampo razziale – dalle enormi ricchezze presenti sulla propria terra natia.

Ricordiamo che la RDC è ricca di: cobalto, ramo, argento, zinco, stagno, carbone, tungsteno, uranio, radio, manganese, cadmio, coltan, niobio, tantalio, diamanti, l’oro e petrolio. Da questo elenco, comunque non esaustivo, si comprende i motivi per cui vi erano e vi siano ancora enormi interessi economici, geopolitici e strategici che ruotano attorno al Congo.

La via politica

Le varie ingiustizie e le sperequazioni economiche spinsero Lumumba ad avvicinarsi sempre più alla politica. Grazie alla sua capacità comunicativa e all’abilità a livello strategico, Lumumba venne eletto Presidente del Movimento nazionale Congolese: era il 10 ottobre 1958.

Lo sguardo politico di Lumumba andava anche oltre i confini congolesi, come dimostra il suo interesse alle questioni panafricane. Partecipò infatti alla Prima Conferenza dei popoli africani tenutasi a Accra, nel dicembre 1958. In quell’occasione, poté conoscere grandi intellettuali, come Frantz Fanon, ed esponenti politici africani di primo piano, tra cui Kwame Nkrumah. Il 1959 fu un anno importante per Lumumba, in quanto partecipò attivamente al primo Congresso dei partiti politici congolesi e al primo Congresso del Movimento nazionale Congolese. Questo Congresso, organizzato nell’ottobre del ’59, venne macchiato da un bagno di sangue per il violento intervento della polizia, che causò la morte di 30 persone, oltre che centinaia di feriti.

Per i belgi, Lumumba stava diventando un personaggio scomodo. Venne arrestato, senza un’accusa precisa, ma venne liberato grazie all’intervento dei delegati congolesi che dovevano partecipare a un incontro congo-belga organizzato a Bruxelles nel febbraio 1960. Quell’incontro fu il primo passo per concretizzare l’indipendenza del Congo, che venne fissata per il 30 giugno 1960.

Le elezioni generali – le prime nella storia del Congo – decretarono la vittoria del Movimento capeggiato da Lumumba. Egli divenne così Premier, il primo a essere democraticamente eletto, e a lui venne affidato il compito di formare il primo governo del Congo indipendente.

Uno storico discorso inneggiante l’unità e la libertà per il Congo

Il 30 giugno 1960, in occasione della cerimonia di indipendenza del Congo, Lumumba pronuncia un discorso divenuto storicamente e politicamente celebre, non solo in Africa.

Eccone un breve estratto:

Siamo orgogliosi sino nel più profondo del nostro animo, di aver dato vita ad una lotta che è stata di lacrime, sangue e fuoco, perché si trattava di una lotta nobile e giusta e necessaria per por termine all’umiliante schiavitù che ci hanno imposto con la forza. Questa è stata la nostra sorte in ottant’anni di regime coloniale e le nostre ferite sono troppo fresche e dolorose per poter essere cancellate dalla memoria. Potremo dimenticarcene noi che conosciamo il lavoro estenuante che non ci permette di soddisfare la nostra fame, vestire e abituare con dignità, educare i nostri figli come si richiede?

[…]

Uniti, fratelli miei, cominciamo una nuova lotta, una lotta sublime che deve portare il nostro paese alla pace, alla prosperità, alla grandezza. Noi stabiliremo, uniti, un regime di giustizia sociale e assicureremo a ciascuno la giusta retribuzione per il suo lavoro. Noi dimostreremo al mondo ciò che può fare il negro quando lavora in libertà e faremo del Congo un centro che irradierà luce su tutta l’Africa.

Dalla secessione del Katanga al colpo di Stato di Mobutu

Lumumba – con il suo strenuo atteggiamento volto alla difesa degli interessi del Congo e dell’Africa, deciso fermamente a non scendere a compromessi con i colonizzatori belgi – era sempre più considerato una minaccia dal mondo occidentale, desideroso di mantenere il controllo sullo sfruttamento delle risorse minerarie congolesi. L’evento che allarmò ancor di più il Belgio e le altre nazioni occidentali fu la reazione di Lumumba di fronte alla secessione del Katanga (provincia nel sud del Congo ricca di giacimenti minerari), da lui definita come manovra neocolonialista camuffata da federalismo. Lumumba venne considerato sempre più come “pericoloso nazionalista”.

Il Presidente del Congo, Joseph Kasavubu, tentò di rimuoverlo, ma senza successo e, a sua volta, Kasavubu, venne accusato da Lumumba di alto tradimento. Ma il colpo di Stato attuato dal colonnello Joseph Désiré Mobutu e sostenuto da vari attori stranieri, in primis statunitensi e belgi, mise fine alla politica innovatrice di Lumumba, il quale venne messo agli arresti domiciliari. Dopo essere riuscito a scappare, venne arrestato il 1° dicembre 1960 e rinchiuso nel campo militare di Mbanza-Ngungu. Il 17 gennaio 1961, insieme ai suoi compagni Maurice Mpolo e Joseph Okito, Lumumba venne trasferito nell’allora capitale del Katanga (provincia secessionista). Dopo essere stati barbaramente torturati, i tre dirigenti politici del Congo vennero uccisi per mano di un plotone d’esecuzione composto da soldati e poliziotti belgi.

(a cura di) Silvia C. Turrin

 

Foto: ibw21.org; wikipedia.org; www.independent.co.ug

 

Il discorso completo di Patrice Lumumba del 30 giugno 1960 (in francese) 

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