Anoushka Shankar al Teatro Antico di Arles

Sonorità tra India e Spagna

Quando si parla di Arles riecheggiano subito nella mente le tele di Van Gogh, essendo stata la città dove il pittore olandese ha tratto ispirazione per molti dei suoi quadri più famosi. Arles è sinonimo  di arte e storia, e non solo. I diversi linguaggi artistici si combinano offrendo al visitatore tante meraviglie da scoprire. L’unione tra passato e presente, tra vestigia, tecnologia moderna e le diverse muse si vive pienamente in occasione dei vari Festival organizzati nella città provenzale.

A metà luglio, ho assistito a Les Suds à Arles, un grande happening di musica che riunisce vari suoni e varie culture. Tra i tanti live voglio segnalare quella di Anoushka Shankar, figlia del noto virtuoso indiano di sitar Ravi Shankar, esibitasi giovedì 12 luglio. Anoushka porta avanti la tradizione classica del padre – con lui ha iniziato a suonare il sitar a nove anni – aggiungendo di volta in volta altri suoni legati al jazz, all’elettronica e al flamenco. Proprio l’intreccio fra India e Spagna è stato proposto da Anoushka nella suggestiva cornice del Théâtre Antique di Arles, classificato patrimonio mondiale dell’umanità: una location davvero unica per questo interessante connubio.

A eccezione della prima parte, affidata ad Arcangel, definito dalla presentatrice “una delle nuove voci più intense legate al panorama andaluso del flamenco”, l’evento è stato intriso di forte pathos. Le mie aspettative legate a questo giovane cantante nato a Huelva nel 1977 sono andate un po’ deluse: il suo stile è una mera copia di quello già offerto in passato dagli storici e più bravi cantori spagnoli di questo genere. La timbrica di Arcangel non ha nulla di eccezionale o di originale e a mio parere non è riuscito a creare nessuna suggestione degna di nota. Molto più interessante il chitarrista che lo ha accompagnato, Dani de Morón, che ha dimostrato di essere un abile conoscitore degli stilemi flamenco, apportando un piglio di energia in un live – quello di Arcangel – che altrimenti sarebbe risultato troppo lineare.

Di tutt’altro livello è stata l’esibizione di Anoushka Shankar e dei musicisti che l’hanno accompagnata. Dopo aver salutato il pubblico secondo i riti indiani, con un Namaste profondamente sentito, Anoushka ha aperto il suo live con un raga tradizionale, sviscerando subito la sua abilità col sitar (strumento estremamente difficile da suonare). Accompagnata da Pirashanna Thevarajah (percussioni indiane), Sanjeev Shankar (tanpura e shehnai, un oboe dell’India del nord), Anoushka ha voluto iniziare con il linguaggio sonoro tipico della sua terra, per poi presentare il suo progetto raga-flamenco denominato Traveller. Grazie al contributo della brava vocalist Sandra Carrasco, El Piraña (percussioni) e Melon Jimenez (chitarra), la figlia di Ravi Shankar ha tributato omaggio a due Paesi – l’India e la Spagna – pieni di ritmo e di antiche memorie musicali. Molti artisti stanno recuperando la connessione tra queste due fiere tradizioni, come Pepe Habichuela, Paco de Lucía e John McLaughlin. Anoushka Shankar ha saputo creare un coinvolgente dialogo tra le sonorità flamenco e un registro musicale più marcatamente legato alla classicità indiana, regalando la profonda spiritualità della sua terra natia attraverso alcuni intensi raga (coinvolgente il “raga della sera”). Anoushka durante il concerto al Théâtre Antique ha saputo tracciare un ponte sonoro pieno di colori tra Spagna e India, rispettando gli stilemi di entrambe le culture.

Silvia C. Turrin©

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