Namaste, Ravi Shankar

Un colpo, un tuffo al cuore… appena ho saputo che Ravi Shankar è volato via da questo (folle) mondo. L’ho seguito sin da quando ho iniziato ad amare l’India e la sua musica. Quante volte il suono del suo sitar e dei raga da lui sprigionati mi hanno permesso di abbandonare tutte le negatività di questa società portandomi in una dimensione meditativa…
Basta ascoltare la forza di “Raga Parameshwari”.
È stato e sarà una di quelle icone musicali di nicchia, apprezzate da chi va oltre le solite banalità commerciali pop-rock. Ravi Shankar, nei suoi 92 anni, ha saputo influenzare tanti musicisti pop, in primis i Beatles e soprattutto la “vera” mente del gruppo, cioè il compianto George Harrison.

Vorrei ricordarlo qui attraverso la recensione da me scritta per Amadeus dell’album Nine Decades – Vol.1 (1967-68) dove troviamo un brano intitolato “West meets East”: con Ravi Shankar davvero l’Occidente ha scoperto l’anima musicale più spirituale dell’Oriente.

Om Shanti


Ravi Shankar
Nine Decades – Vol.1 (1967-68)
East Meets West Music / distr. Ducale Music, 2011

IL CONTENUTO:

Raga Gangeshwari / West meets East / Durga Suktam & Mahishasura Mardini Stotram

Ripercorrere un cammino musicale intenso, ricco di produzioni e di emozioni non è semplice, soprattutto se si considera il percorso artistico del grande maestro di sitar Ravi Shankar. Solo l’etichetta discografica della Fondazione che porta il suo nome poteva raccogliere sapientemente in modo ordinato le composizioni di colui che ha trasportato le atmosfere sonoro-spirituali indiane nei frenetici meandri urbani dell’Occidente. Non a caso, la sua label porta il nome di East Meets West. La sua musica non ha mai però abbandonato le radici culturali da cui ha attinto, mantenendosi sempre integra, rispettosa della tradizione dei raga. Eppure allo stesso tempo, la sua musica ha saputo e sa dialogare con quella parte di mondo chiamata Occidente, che talvolta ha sfruttato il nome e le opere di Ravi Shankar per operazioni commerciali alquanto discutibili. Lo sottolinea del resto il virtuoso di sitar nel libretto che accompagna il primo volume del progetto Nine Decades. Diversi i casi di etichette discografiche che hanno ri-utilizzato le sue composizioni inserendole in compilation o in riedizioni senza il consenso del maestro; o ancora, i suoi album vengono catalogati sotto l’etichetta “new age” o ridistribuiti semplicemente cambiando l’artwork. Contro queste e altre speculazioni la sua etichetta East Meets West ha appunto ideato Nine Decades, progetto discografico strutturato in una serie di cd che recuperano straordinarie e rare performance live del Pandit, alcune registrate in occasioni pubbliche, altre in luoghi privati, come negli ambienti di casa della famiglia Shankar.

Il primo volume racchiude esibizioni live risalenti al lontano 1968. Volutamente, le tracce mantengono vivi i suoni e l’atmosfera dell’epoca, lasciando altresì inalterate le voci di sottofondo del pubblico. Ascoltare “Raga Gangeshwari” della durata di 48 minuti è come ritornare indietro in un’India rurale e mistica, sentendo il lento scorrere del Gange. Questo lungo raga – che secondo la tradizione dovrebbe essere suonato al mattino – registrato alla periferia di Allahabad, vede l’intreccio di sitar, tabla (Ustad Alla Rakha) e tampura (Kamala Chakravarty). Un tripudio di sonorità e ritmi che creano una coinvolgente sinfonia indiana. L’altra traccia datata ’68 è “Durga Suktam & Mahishasura Mardini Stotram”, registrata in un tempio di Allahabad. La sacralità del luogo è d’obbligo per la stessa natura del componimento, canto vedico che interpreta in musica l’anima spirituale indiana. Accanto a questi storici brani troviamo nel cd anche un documento audio del ’67, in cui si ascoltano le voci di donne e uomini statunitensi che, negli anni Sessanta, scoprono una nuova musica proveniente dall’Asia, la musica di Ravi Shankar e la tradizione millenaria dei raga. È proprio in quel decennio, pieno di fermenti culturali e di ideali, che inizia a svilupparsi il ponte comunicativo tra Oriente-Occidente, alimentato certamente dalle innumerevoli opere musicali di Shankar e dalle sue prestigiose collaborazioni (ricordiamo quelle con l’ex Beatles George Harrison e Philip Glass). Il dialogo tra Est e Ovest prosegue attraverso i prossimi volumi della serie Nine Decades che raccolgono tutta la passione musicale di questo arzillo e creativo novantenne, nato nella città più sacra dell’India, Benares, e forse i suoi raga risentono di questo influsso originario…

 

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