Il cantastorie del Mozambico

È da oltre sessant’anni portavoce dei ritmi tradizionali della sua terra, ma soltanto all’inizio del nuovo millennio la sua musica solare e ritmata è riuscita a oltrepassare i confini africani.

In Italia, quando si parla di musica africana, la mente dell’ascoltatore viaggia subito in direzione Senegal, Mali o Sudafrica, i Paesi che più di altri hanno saputo creare un fertile terreno sonoro, caratterizzato da autorevoli artisti noti a livello internazionale: dai sudafricani Mariam Makeba, Hugh Masekela, Abdullah Ibrahim, ai maliani Toumani Diabaté, Salif Keita, Ali Farka Touré, passando per i senegalesi Youssou N’Dour e l’Orchestra Baobab.

Il Mozambico è una di quelle terre spesso dimenticate rispetto ad altre aree del continente, ritenute musicalmente più “vicine” alle tendenze occidentali. Eppure, questo angolo di Africa orientale ha una ricchezza incredibile dal punto di vista delle tradizioni musicali (e non solo). Basti citare Wazimbo, cantante attivo da oltre quarant’anni, sorta di “memoria storica” del Mozambico: si esibiva infatti nella capitale Maputo quando la città si chiamava Lourenço Marques e il Paese era ancora un colonia portoghese. Ma è Dilon Djindji uno dei più autorevoli depositari della cultura e delle vicissitudini mozambicane.

Una vita dedicata alla musica
Definito “l’uomo delle mille storie”, iniziò a cantare nel lontano 1939, quando aveva solo 12 anni. All’epoca si dilettava a suonare la chitarra da lui stesso costruita. Da allora, la passione per la musica lo ha sempre accompagnato, ma per una serie di vicende e scende personali, le sue capacità vocali sono rimaste confinate entro le frontiere africane.

Nato nel 1927, a Marracuene, nel sud del Mozambico, Dilon Djindji compì studi religiosi grazie al supporto di una missione svizzera e divenne pastore. Parallelamente, continuò a suonare, cimentandosi negli stili popolari della sua terra come lo zukuta e, soprattutto, il marrabenta, genere divenuto famoso proprio grazie alle sue performance.

dilon djindji cd
Nel 1950, Dilon Djindji fu costretto a trasferirsi in Sudafrica e dopo quattro anni riuscì a ritornare nel suo Paese d’origine, dove si dedicò alla sua musica. Nel 1960 fondò la sua prima band, la Estrela De Marracuene e nel 1973 uscì il suo primo singolo, “Xiguindlana”. Soltanto di recente, il suo spessore musicale è stato scoperto oltre le frontiere africane. Si è esibito per la prima volta fuori dai confini mozambicani alla bella età di 74 anni, suonando in un collettivo eterogeneo chiamato Mabulu.

Questo inaspettato successo lo si deve a diversi fattori: dalla valorizzazione di generi tradizionali provenienti dai diversi angoli del pianeta alle moderne tecnologie digitali, oltre che ai nuovi strumenti di comunicazione, che permettono di riscoprire suoni e artisti prima relegati a certi settori di nicchia.

La popolarità di Dilon Djindji nasce soprattutto dal suo carisma, dall’incontenibile entusiasmo che esprime durante le sue esibizione dal vivo. Un’energia che “spiazza” lo spettatore, perché vede di fronte a sé un simpatico e arzillo vecchietto pieno d’energie. Dilon Djindji spiega questa sua forza ricordando il suo stile di vita sempre morigerato e attento: non ha mai assunto né alcolici, né fatto uso di sigarette, sottolinea.

A settant’anni una nuova fase creativa
Nel 2002, la World Music Network ha raccolto in un cd intitolato Dilon 14 brani tra i più rappresentativi della sua lunga carriera. La maggior parte delle canzoni risale al periodo tra il 1950 e il 1964, uno dei più creativi del suo percorso artistico. Ogni canzone racconta una storia. “Chantima Maria” descrive la sofferenza di una madre alla perdita del proprio figlio, mentre “Maria Rosa” e “Angelina” sono inni all’amore.

“Imani-lwe” è invece un’ode alla semplicità della vita e un invito ad assaporare la bellezza della natura, mentre “Badanile” denuncia la detenzione di un uomo accusato ingiustamente. Se fosse nato nell’Africa occidentale, Dilon Djindji sarebbe stato definito un moderno griot. È in effetti un instancabile cantastorie, a cui gli anni sembrano non pesare. Anzi, come ha affermato: “Questo è solo l’inizio di un nuovo periodo della mia carriera di musicista”.

Articolo di Silvia C. Turrin© originariamente pubblicato sul sito SMA Africa

Per approfondire:

Disco consigliato:

– Dilon, Riverboat / World Music Network, 2002

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