La fiaccola della libertà, verso l’indipendenza del Tanganica

Come è accaduto per la maggioranza degli Stati dell’Africa (eccezioni sono l’Etiopia e la Liberia), anche la Tanzania ha conosciuto un lungo periodo di dominio straniero. Da colonia tedesca divenne occupata e poi amministrata dal governo di Londra nei primi decenni del XX secolo. A differenza però di altre nazioni africane, la sua indipendenza avvenne senza alcun spargimento di sangue. Il merito di questo pacifico passaggio politico va certamente alla figura di Julius Nyerere, che ne divenne Primo Presidente.

La campagna di Nyerere per l’indipendenza

Si può individuare nel 1956 l’anno di svolta per le sorti del Tanganica. Infatti, nel ’56 Nyerere compì un viaggio molto importante negli Stati Uniti (il secondo per lui negli States), in quanto parlò in occasione della riunione del Comitato sulla decolonizzazione delle Nazioni Unite. Grazie a questo discorso la sua popolarità crebbe nelle comunità afroamericane (e non solo). Una popolarità amplificata dai vari incontri da lui effettuati presso numerose università statunitensi. Questo sostegno fornì a Nyerere un terreno fertile per un cambiamento politico in Tanganica.

Una volta rientrato nel suo paese, in qualità di presidente della TANU – il partito che avrebbe portato la nazione all’indipendenza e che si opponeva allo United Tanganyika Party dominato dai coloni europei – Nyerere partecipò a diverse campagne per parlare al popolo, sottolineando l’urgenza di un risveglio nazionale. Malgrado i diversi ostacoli creati ad hoc dalle autorità coloniali britanniche – come il divieto indirizzato proprio a Nyerere di effettuare discorsi in pubblico – i rappresentanti della Tanganyika African National Union (TANU) riuscirono a partecipare alle prime elezioni multirazziali concesse dal governo di Londra tra il 1958 e il 1959. Il risultato finale fu sorprendente: la TANU ottenne 5 posti ministeriali su 12 all’interno del Consiglio Legislativo, rimasto comunque organo di stampo coloniale. Nonostante ciò, la TANU poté lavorare direttamente all’interno delle strutture governative ancora dominate dai coloni britannici.

9 dicembre 1961, riconosciuta formalmente la sovranità nazionale al Tanganica

L’inizio degli anni ’60 vedono una serie di successi politici per Nyerere e per il suo partito. Durante le elezioni del 1960 la TANU trionfò ottenendo 70 seggi su 71. L’indipendenza era chiaramente vicina. Anche l’autorevolezza di Nyerere come leader politico si ampliò, sia all’interno, sia all’esterno del suo paese. A ciò contribuì la sua ferma posizione contro il regime razzista in Sudafrica.

Grazie alla lungimiranza e alla saggezza di Nyerere, l’indipendenza del Tanganica avvenne in modo del tutto pacifico. Dopo le elezioni del 1960 in cui la TANU stravinse, Londra diede il suo beneplacito alla creazione di un “governo responsabile”, di cui Nyerere divenne Primo Ministro.

Il 9 dicembre 1961 venne riconosciuta formalmente la sovranità nazionale al Tanganica. L’evento fu festeggiato inneggiando alla libertà. La cima del monte Kilimanjaro, ricoperta di neve, venne illuminata con una fiaccola denominata Uhuru (libertà) – divenuta emblema nazionale – portata a 5890 metri da Alex Nyirenda: con la sua luce e il suo calore la fiaccola rappresentò la speranza per un futuro migliore. Anche la bandiera della giovane nazione, portata in vetta, sventolò libera, indicando la ritrovata emancipazione del popolo.

Nyerere nel discorso denominato “una luce sul Kilimanjaro” dichiarò: «Noi, popolo del Tanganica, vogliamo accendere una candela e portarla in cima al monte Kilimanjaro che s’illuminerà al di là dei nostri confini portando speranza dove c’era disperazione, amore dove c’era odio, e dignità dove prima c’era solo umiliazione».

La bandiera britannica fu ammainata e venne issata quella della nuova nazione, al canto di Mungu Ibariki Tanganica (Dio benedica il Tanganica).

L’unione con Zanzibar e la nascita ufficiale della Tanzania

Ma la Tanzania che conosciamo oggi non era ancora nata. Grazie all’atteggiamento dialogante e alla diplomazia di Nyerere, si giunse a una serie di incontri tra lui e Abeid Arnan Karume, presidente dell’Afro-Shirazi Party, partito molto autorevole a Zanzibar. Dopo aver sventato un colpo di Stato, Karume, uomo politico moderato, assunse la presidenza del Consiglio della rivoluzione e insieme a Nyerere incominciò a ipotizzare un’intesa istituzionale fra il Tanganica e le vicine isole lambite dall’Oceano Indiano, ovvero Zanzibar e Pemba.

Il 22 aprile 1964 si giunse all’atto di unione delle due entità nazionali, ratificato dall’Assemblea nazionale del Tanganica e dal Consiglio rivoluzionario di Zanzibar. Quattro giorni dopo venne creata la Repubblica Unita di Tanzania. Nyerere divenne Presidente, mentre Abeid Amani Karume venne nominato Vicepresidente. Per ufficializzare lo storico evento, in modo simbolico, Nyerere, in abiti tradizionali africani, compì una cerimonia, durante la quale unì insieme la sabbia della terra del Tanganica con quella di Zanzibar. Il 30 giugno dello stesso anno venne issata la bandiera della nuova nazione: ai colori del vecchio stendardo del Tanganica, cioè verde, nero, giallo, simboleggianti rispettivamente le risorse naturali, il popolo e il sole, si aggiunse il blu, emblema del mare che circonda Zanzibar e Pemba.

Silvia C. Turrin

L’articolo è on line anche sul sito SMA Africa
Articolo correlato: Julius Nyerere: ancora oggi un Maestro per l’Africa e per il mondo
Per approfondire ulteriormente si veda il libro “Nyerere, il maestro“, Silvia C. Turrin 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *