Antiche tradizioni tra Ghana e Togo

Negli ultimi decenni, i processi di urbanizzazione e modernizzazione hanno mutato il volto di tanti paesi africani. Sempre più persone abbandonano le zone rurali per trasferirsi nelle grandi città. I conglomerati urbani, anche in Africa, sono sempre più tecnologici e connessi al mondo digitale. Accanto al volto moderno del continente, osserviamo ancora tante zone dove rituali ancestrali sopravvivono o vengono riscoperti. È questo il caso di alcuni centri situati tra Ghana e Togo, dove perdurano tradizioni antichissime. Viaggiare in queste zone dell’Africa occidentale significa incontrare etnie che hanno saputo proteggere la loro cultura, pur guardando al futuro.

Prime tappe in Ghana

 

 

Partiamo da Accra, metropoli animata, a tratti piena di contrasti come è tipico di molte città, non solo africane. La capitale del Ghana non è però una delle nostre mete da scoprire in dettaglio, ma solo una tappa di passaggio da cui partire alla volta di Kumasi. Il tragitto si snoda nel cuore dell’antica terra degli Ashanti, popolo tra i più fieri dell’Africa occidentale, le cui tracce in questa zona risalgono all’XI secolo.

Gli Ashanti fanno parte della popolazione Akan e sono anche chiamati “i signori dell’oro”, poiché conservano una singolare e potente concezione della regalità simboleggiata dallo “scranno d’oro”. Questa denominazione deriverebbe anche dall’abbondante presenza nelle loro terre di giacimenti auriferi, che poi attirarono l’attenzione e le mire colonialiste degli europei, i quali, non a caso, rinominarono tali zone Costa d’Oro.

A Kumasi si può scoprire la storia e il folklore degli Ashanti all’interno del Prempeh II Jubilee, piccolo ma ben fornito museo in cui sono conservati preziosi manufatti antichi e moderni, come il famoso seggio d’oro, il simbolo più sacro degli Ashanti, che in realtà è un falso, poiché quello originale è gelosamente custodito nel palazzo dell’Ashantehene. Il falso scranno venne costruito per trarre in inganno gli inglesi, i quali all’inizio del XIX secolo pretesero che fosse loro donato (nei primi dell’800 ci furono numerosi scontri tra inglesi e Ashanti per il controllo dell’area).

ghana

In questo museo si ammirano anche i preziosi tessuti adinkra, splendidi esempi di arte, creatività e sapienza artigianale. Il Prempeh II Jubilee si trova all’interno del Ghana National Cultural Centre, ampio spazio ideato negli anni ’50 dello scorso secolo dall’antropologo Alexander Atta Yaw Kyerematen per valorizzare le espressioni artistiche e artigianale della sua nazione. In esso troviamo teatri, una libreria ben fornita dedicata al patrimonio storico-culturale Ashanti, un’area dove conoscere i segreti della medicina tradizionale locale e addirittura la riproduzione in scala di una piantagione di cacao, con incluso il modello di un’antica fattoria.

Lasciando Kumasi e procedendo in direzione nord si arriva nel distretto Tamale. Qui s’incontrano popolazioni Dagomba, abili agricoltori, pescatori e cacciatori, la cui struttura sociale si fonda ancora sul ruolo centrale del capo villaggio, il più anziano. L’importanza di questa figura tradizionale è testimoniata anche dall’ubicazione della sua casa, costruita proprio al centro del villaggio: attorno vi sono le altre abitazioni, raggruppate in quartieri ognuno caratterizzato da una particolare “corporazione” o specializzazione, come il quartiere dei macellai o quello dei fabbri.

I Dagomba sono apprezzati anche per le loro abilità artistiche, in particolare in campo musicale. Percussioni, violini e flauti sono usati per comporre musiche melodiche e ritmiche, concepite per i canti di buon auspicio (per esempio per un buon raccolto e per la prosperità del villaggio) e per canti di preghiera.

Passaggio in Togo

 

In Togo, accanto alla presenza di tanti fedeli cristiani, protestanti e musulmani, troviamo ancora numerose persone che seguono culti tradizionali legati all’animismo. La forza di tali culti è talmente radicata che si può scontrare con la modernità. È ciò che è accaduto anni fa, per esempio, nel sud del Togo, precisamente nella laguna di Aného, bonificata solo dopo la deportazione di una parte della popolazione locale. Un trasferimento forzato, poiché gli abitanti ritenevano sacre le acque, dimora del loro coccodrillo totem.

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